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Jul 24 2008

Il frustino (Parte 1 di 2)

Tag: BDSMerzulia @ 9:01 am


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Lei era lì.
La vedevo nella penombra della stanza, illuminata solo dalle fiamme delle candele, che sapevo piacerle da morire.
I disegni cangianti che la luce vibrante disegna sui corpi, la sensualità della carne illuminata appena, accendeva in me un desiderio nuovo, diverso dal solito.
Lei vibrava, fremeva in attesa di essere toccata, baciata ed io, per aumentare il piacere, non facevo nulla, la ammiravo soltanto.
Ci eravamo conosciuti ad una festa di compleanno e dopo varie peripezie avevamo deciso di unire le nostre strade; avevamo già fatto l’amore diverse volte, ma da qualche settimana lei era cambiata, più sensuale, più erotizzante.
Aveva iniziato a curare piccoli dettagli del suo corpo a cui prima non badava; sottigliezze, se vogliamo dirla tutta, come lo smalto sulle unghie ora lasciate crescere, graffianti, come quelle di una tigre, nuovi gioielli sapientemente indossati con noncuranza.
E quella seduzione sottile, che solo le donne sanno mettere in atto, buttata lì con indifferenza, fra un discorso ed un altro.
Un’occhiata, un gesto, una parola: quanto basta per divenire pazzi di passione, come quella sera.
Era incominciato con le sue innocenti parole, come sempre: “Sai, ho acquistato della nuova biancheria, ti devo far vedere come mi sta…. ” Allora esordisco con una nuova tesi, confezionata per l’occasione, e dico: ” Secondo me la biancheria intima deve essere guardata in penombra, per ricreare il più possibile le condizioni ideali… ” Attendo la sua risposta, temendo un ” ma finiscila, chi lo dice, io vado a misurarmela, tu fai quello che vuoi… ” Invece: “Va bene, pensaci tu….. “, detto con una voce già carica di passione, e scompare, lasciandomi alle prese con accendino e stoppini.
Mi ustiono un dito mentre sento, ovattati, i rumori di lei che si prepara; il suono della collana sfilata in mezzo alle altre, il soffiare sommesso del profumo. Sono tentato di andare a curiosare, ma non voglio rovinarmi la sorpresa, e poi gli occhi non si sono ancora abituati all’oscurità e rischio di scontrarmi con qualcosa.
La aspetto seduto, sul divano.
Lei si fa attendere, crudele, anche se so che è già pronta; attende che io faccia partire la musica, vuole che tutto sia perfetto.
Eccola.
Ne intravedo la sagoma sulla porta, ma ancora non riesco a metterla a fuoco; si avvicina, a piedi scalzi, a passi leggeri, verso il centro della stanza, per farsi guardare.
Indossa un baby-doll nero, trasparente, e basta. Mi alzo; sento il suo profumo, che sulla sua pelle si modifica, divenendo ancora più buono.
Una volta vicino a lei, la faccio voltare, e con delicatezza, la faccio chinare sul tavolo, ammirando il suo posteriore, la sua fichetta depilata.
Il tavolo è troppo alto, ed è costretta a rimanere in punta di piedi per poggiarvi sopra, stupendamente in tensione.
Magicamente, dal nulla, appare un frustino nella mia mano.
Lei non mi può vedere, attende che io faccia qualcosa; inizio a passarglielo piano sulle natiche, sulla schiena, sulla fichetta.
Inizia a muoversi, per farsi passare il frustino dove vuole, ma non ha ancora capito che cosa sto usando.
Ancora qualche movimento e poi, una piccola sosta; Un sibilo fende l’aria e lo schiocco colpisce il suo culo, forte; rimane senza fiato per il dolore e lo stupore, tutti i muscoli si tendono, stringe il bordo del tavolo con tutte le sue forze.
Il gioco continua.
Un po’ di carezze, e poi, quando non la aspetta, la staffilata.
Ad ogni colpo, gode di più, io mi avvicino sempre di più alla fica con i miei colpi ritmati, fino a colpirla, più piano, proprio lì.
Lei si agita come per evitare i colpi, ma invece li asseconda, si sposta per farsi colpire dove più le piace.
Ma io, da vero carnefice smetto.
La faccio alzare dal tavolo e la faccio distendere sopra.
Una fune fa capolino da una sedia; passo dietro di lei e le lego le mani a due sedie.
Completata l’opera mi sposto e la guardo.
Distesa sul tavolo, con la testa reclinata all’indietro, legata con le braccia aperte, sta a gambe larghe per offrirla ai miei colpi, il seno florido che si alza e si abbassa seguendo il suo respiro affannato.
Mi avvicino ed il frustino passa delicatamente sui seni, sulla pancia, sul collo; un colpo violento sui capezzoli e poi la mia bocca, che li succhia per lenire il dolore.
Lo stesso per la sua fica, dove bacio il suo bottoncino rosa, dove lecco il suo sapore.
Sento il calore prodotto dai colpi, ne godo e sento che lei fa altrettanto; allora mi alzo e, senza farmi sentire, mi avvicino alla sua testa.
La afferro per i capelli, le apro la bocca ed infilo il mio cazzo fra le sue labbra calde.
Lei si agita un po’, vorrebbe che continuassi a giocare con il suo corpo, ma capisce che non ho intenzione di toglierlo dalla sua bocca.
Inizia a succhiarlo, magistralmente come solo lei sa fare, muovendogli la lingua intorno, mentre io la spingo sempre più a fondo per capelli.
Sto scopando la sua bocca; la tengo ferma, mi muovo ritmicamente, sento la sua lingua quando arrivo in fondo. … (segue)


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Jul 23 2008

Il dopo cena…

Tag: Coppie, Incontrierzulia @ 8:28 am


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Nelle storie è buona norma iniziare dal principio. Sarò prolisso.
Quasi dieci anni fa, una sera di giugno, io e mia moglie da soli in un ristorante passavamo la serata mangiando e conversando.
Mia moglie è una impicciona, è piuttosto brava a leggere i movimenti delle labbra, ha un acuto spirito di osservazione. Quasi alla fine della cena mi indica una coppia pochi tavoli distante e mi racconta cosa le era capitato di notare: «Ho seguito le loro mosse e letto le loro labbra. Lui le ha toccato a lungo le gambe sotto la tovaglia insinuandosi sempre di più, quando è arrivato *lì* ha avuto un sussulto. Lui l’ha guardata con aria stupita ed interrogativa e lei ha detto: no, non le ho ».
La ragazza aveva un vestito di maglia aderente sui toni del beige ed effettivamente, quando si alzò per uscire non mancai di verificare che il vestito non presentava alcun segno di biancheria sottostante. Io non avevo mai considerato una simile eventualità.
Mia moglie quella sera indossava un tailleur verde di fresco di lana con la giacca doppio petto ed una gonna appena sopra il ginocchio (sono e sarò sempre preciso sulle caratteristiche dell’abbigliamento perché, nelle nostre esperienze, si è rilevato fondamentale). Sotto un completino di seta con inserti in pizzo composto da top e culotte.
Il resto della serata al ristorante trascorse fra la mia insistenza e il suo negarsi, sempre meno convinto. Infine ha acconsentito e, prima di uscire dal locale, si è recata in bagno ed ha provveduto ad *alleggerirsi*. Il pensiero del compiere tale gesto ci aveva mandato su di giri ma la novità dell’averlo compiuto ci eccitò ulteriormente. Il ristorante era in un cascinale fuori città e le macchine erano posteggiate poco distanti. Lungo lo stradellino verso il parcheggio la bramosia della crescente eccitazione ci fece strusciare l’un con l’altro sempre più. Camminando abbracciati infilai una mano sotto la sua gonna e la strusciai sulle sue cosce nude fino a toccare le sue rotondità dei suoi glutei. I suoi spasmi si fecero più forti ed allora sollevai ancora quel poco di tessuto rimasto fino ad esporle significativamente il culo pizzicandoglielo con passione. In macchina continuammo a toccarci. La gonna ormai era diventata meno di un piccolo fazzoletto e la peluria era generosamente offerta al tatto ed allo sguardo. Anche lei nel frattempo aveva iniziato a procurarsi cose da toccare e da assaporare in un turbinare di movimenti reciproci che consentivano di lasciare poca attenzione alla guida. Non volevo avere l’orgasmo distratto dalla guida ma al contempo non volevo perdere l’occasione di far dimenare lei in un orgasmo senza interrompere la corsa dell’auto. Per questo la pregai di non toccarmi più, di mettersi comoda, di allargare le gambe e prosegui a stuzzicarla, a stimolarla, a penetrarla anche con più dita finché non raggiunse un orgasmo intenso. Ormai eravamo prossimi a casa e lì volevo concedermi allo sfogo della passione ma lei insistette, quasi sgarbatamente, per restituire subito la cortesia ricevuta. Ormai non potevo certo tirarmi indietro. Tutto del resto era partito con la sua rilevazione e la sua svestizione. Il suo modo di chiedere lasciava chiaramente intendere l’intensità della sua bramosia e sicuramente non sarei rimasto deluso.
Dovemmo pertanto fermarci, quasi arrivati nei pressi di casa, per l’urgenza del desiderio, in un anfratto laterale di una strada di periferia. In breve tempo, trovata una posizione compatibile, senza minimamente preoccuparsi di ricomporre la decenza dei suoi abiti, la sua bocca si attanagliò al mio pene già duramente provato dai momenti precedenti della serata. In ancor meno tempo raggiungi un intenso orgasmo. Avevo valutato bene l’intensità della sua eccitazione. Quella sera solo poche gocce di sperma non trovarono posto nella sua bocca e nella sua gola.
Quel piccolo anfratto in una strada di prima periferia nel tempo è diventato il luogo del suo aperitivo.
Questa è stata la nostra prima volta… FINE


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