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ago 15 2007

Il lago, la luna e le stelle.

Tag: RaccontiErzulia @ 21:01


Andrea era tornato da Torino e voleva assolutamente parlare con Sara, anche se lei sembrava volerlo fuggire, come era accaduto molte altre volte tra loro due. In realtà le loro vite erano separate, lei insieme a Marco, lui forse ancora insieme a Livia. In realtà, prima di partire Andrea aveva lasciato Livia, impossibile continuare a fingere di amare qualcuno se sai, dentro di te, che non è così; se avverti il bisogno di qualcun altro, se ti baci e chiudendogli occhi rivivi momenti già vissuti, ma con un’altra persona, che non è quella che stai stringendo tra le tue braccia in quel momento. Andrea aveva atteso il ritorno di Sara da scuola per un numero interminabile di ore, era deciso e risoluto sul fatto di volerla incontrare, di volerle parlare. Alla fine s’incontrarono in una piazza, tra una fontana ed una giostra. Lei era insieme a Marco, ma quando la vide non sentì gelosia, provò solamente una forte stretta al cuore, l’ennesima conferma che quella ragazzina era riuscita a perforare la corazza che al cuore lui credeva d’averci messo. Anche per lei rivederlo non fu facile, fu scoprire, quasi all’improvviso, che Marco era solamente di peso, eppure lui, tra i tanti che aveva avuto, era uno dei meno peggio. Si guardarono fissi ed intensi negli occhi, quindi si appartarono qualche metro. - Sara io sono qui solo per porti di persona una domanda: cosa sono io per te, il bisogno di sentirti amata per quello che sei?–No, Andrea. . . tu sei l’aria che respiro, un raggio di sole tra le nuvole, la mia speranza per domani, sei l’uomo che desidero con la mente e con il corpo. Sei nei miei sogni e nei miei pensieri. Ti amo. Ogni giorno di più, ma non so chi sei, non più. . . –Ho tutte le risposte che vuoi, informa tuo padre che intendo portarti fuori una di queste sere, anzi ci voglio parlare io di persona con tuo padre. Non sono un ladro e non ho nulla di cui dovermi vergognare, per cui ci terrei a parlargli di persona. - Sara rimase un attimo a parlare con Marco, la sua espressione non era delle più felici, quindi andò a telefonare a suo padre e tornò da Andrea. Se andiamo verso casa di mia nonna lo troviamo lì, così ci parli direttamente. Durante il tragitto parlarono di cosa entrambi avevano fatto in quei mesi distanti una dall’altro, dell’incidente con il motorino di lei, dei problemi con il lavoro di lui, compreso il fatto che avesse intenzione di trasferirsi nuovamente a Milano Andrea tentò più volte di baciarla, ma lei si scostò ogni volta, la cosa però non sembrò irritarlo, anzi, accolse quella novità, il fatto di doverla riconquistare, come qualcosa di giusto e di bello. Enzo, il padre di Sara, era un tipo aperto e socievole, poi lui ed Andrea si conoscevano già. Rimasero un po’ sul muretto a parlare, essenzialmente di Sara, del fatto che dopo un periodo un po’ balordo, dopo l’incidente con il motorino che l’aveva inchiodata forzatamente in casa ingessata, sembrava attraversasse un bel periodo. - Enzo posso chiederti di portare Sara a mangiare una pizza?–. . . e se io invitassi te e Sara a mangiare la stessa pizza? Avresti qualcosa in contrario?–No, assolutamente. - Andrea aveva qualche impegno da sbrigare: amici, famiglia, e simili;per cui rimase in parola con Sara che l’avrebbe chiamata per dirle il giorno. Fu fissato per il venerdì sera di quella settimana. Andrea passò da cassa della nonna di Sara a prelevarla. Qui la nonna insistette per volerlo conoscere. Lo trovò molto più giovanile ed in forma di come se lo immaginava e lo invitò in casa a prendere un caffè. Lei non lesinava le raccomandazioni nei confronti della nipotina, mentre Sara sembrava insofferente alla cosa. Andrea dal canto suo era seduto al tavolo, con in bella vista il divano che tanti ricordi gli riportava alla mente, per cui un certo imbarazzo sull’argomento castità di Sara ce l’aveva. -Scusi non vorrei sembrare scortese, ma io e Sara dobbiamo andare, abbiamo appuntamento a Lecco con suo padre e preferisco guidare con il chiaro. -Sapeva di mentire spudoratamente, di voler avere solo più tempo a disposizione per starsene solo con Sara. Montarono in macchina e presero la strada per i laghi. Al primo semaforo rosso Andrea si voltò a guardare Sara. La fissò dolce, contento di averla lì vicino a lui e le diede un bacio. Lei questa volta non si scostò. Durante il tragitto più volte si scambiarono dei baci. Lui a volte le carezzava la testa e lei disegnava con il dito il profilo di lui. Erano particolarmente felici di essere nuovamente insieme e non c’erano parole, solo baci e sguardi. Lei lo interruppe un attimo. -Non pesi a cosa dirà la gente vedendoci?–Lo sai cosa penso della gente, dei loro giudizi superficiali, Loro non sanno niente della mia vita e della tua vita, per cui non possono esprimere giudizi e, anche se lo fanno, quel che dicono non mi può interessare. -Ormai erano al lago. Il sole era già tramontato e, nel cielo, brillava la luna piena. Dietro un’antica costruzione, la darsena. Fu lì che si diressero. Andrea la abbraccio stretta, quindi, poiché lei si scostava per il timore del giudizio della gente, la tenne semplicemente per mano. Giunsero fino ai massi della diga e qui Andrea si fermò, sedendosi su uno di essi. Sara di fronte a lui. In silenzio entrambi, occhi fissi negli occhi, lo sguardo perso uno in quello dell’altra e viceversa. Partì un bacio pieno di passione, poi un altro e un altro ancora. Sara si ritrasse, un po’ per prendere respiro e un po’ per l’imbarazzo che qualcuno che lei conosceva li potesse vedere. Rimase fissa a guardare la luna, mentre Andrea da dietro le cingeva la vita. Lo spettacolo dell’acqua, il cielo notturno e le barche a vela ormeggiate era già di per sé romantico. Essere poi in quel posto con Andrea le pareva un sogno. Sentì sul collo le labbra umide di lui baciarla con passione, mentre le sue mani dalla vita risalivano fin dentro il reggiseno ad accarezzarle i capezzoli. Socchiuse gli occhi assaporando ogni istante di quel momento, lasciandosi solo travolgere dalle proprie sensazioni. Andrea la chiamo a sé, sentì il corpo di lui, i suoi muscoli e quel sesso maschile teso e rigido contro la sua schiena. Si ritrovò così a pensare che in quell’istante avrebbe preferito essere tra quattro pareti per poter dar pieno sfogo a tutto quello stato di tensione e di passione. Andrea la fece delicatamente girare, per prenderne i seni in bocca e per carezzarla delicatamente il sesso attraverso il tessuto dei pantaloni, in modo da sollecitarle i tessuti più esterni. Il tutto con grande semplicità e passione, scambiandosi spesso sguardi di una dolcezza infinita. Fu l’orologio di Andrea a richiamarli alla realtà, ricordando loro che era già ora dell’appuntamento con Enzo, il padre di Sara. Ad entrambi il cuore batteva forte e poco era importato di dove fossero e chi li potesse vedere, erano tornati insieme e lo erano stati come mai prima, perché erano consci di quello che uno provava per l’altra. Sul lungolago incontrarono Enzo ed insieme andarono in cerca di una pizzeria. Lei abbracciata ad Andrea e lui a tenersela ben stretta, questo a prescindere anche della presenza del padre. Sara fece una facciaccia a suo padre quando, in pizzeria, si sedette al fianco di Andrea, posto che avrebbe voluto occupare lei. Lui con lo sguardo le fece intuire che non poteva chiedere troppo e che, comunque, erano faccia a faccia e potevano scambiarsi sguardi che non abbisognavano di altre parole, sentendo il contatto uno dell’altro con i piedi. . -Questa sera fanno la serenata a mia cugina Paola, che ne dici papà se portiamo anche Andrea?–Se ad Andrea va bene, a me va bene. –Se a voi due va bene, va bene anche per me. -La situazione era piuttosto strana ed assurda. Era tutto sottinteso, nel senso che ognuno dei tre sapeva benissimo il ruolo degli altri due e cosa pensassero, ma Andrea s’era dimostrato fondamentale per riportare un po’ di tranquillità e sicurezza in Sara, perché Enzo potesse ora permettersi il lusso di tenerlo lontano da sua figlia. Finita la pizza, Andrea chiese se qualcuno voleva mangiare il gelato, perché l’avrebbe offerto lui, ma entrambi dissero di no, per cui decisero di andare verso casa di Paola a sentire la serenata. Enzo lasciò che la figlia andasse in macchina con Andrea, quindi si mise davanti per fare strada. I due ne approfittarono per scambiarsi qualche bacio, anche perché lui sarebbe tornato l’indomani a Torino. Arrivarono nei pressi di casa di Sara, lì lui parcheggiò la macchina, quindi tutti e tre si diressero a piedi vero la vicina abitazione di Paola. Lei, durante tutta la serenata, rimase sempre incollata vicino ad Andrea, gli occhi lucidi e pieni di vita e speranza, ricambiati da quelli di lui. Andrea non aveva mai pensato al matrimonio in vita sua, eppure, in quel momento, ci stava pensando, mentre lei aveva estratto dalla polonra la catena d’oro con la fede. Quel metallo giallo sullo sfondo nero del tessuto riluceva di una brillantezza particolare, del desiderio comune di un futuro da condividere insieme. Lui fissava quelle mani e quell’oggetto, quindi il volto di lei e, la rimirava, facendo analoghi pensieri. Tra tanti parenti era difficile non notare la presenza, per così dire, estranea di Andrea; per cui, quella sera, era quasi una ufficializzazione del loro rapporto tra loro due, nato e cresciuto per mesi di nascosto. La serenata finì ed Enzo disse ad Andrea di riportare la figlia a casa della nonna. In altre occasioni lui avrebbe fermato la macchina nel primo angolo buio, invece quella sera andò dritto, senza pensare a cosa avrebbe potuto fare con lei in quella macchina. Non c’era più l’idea di rubare l’amore di Sara, ma quello di averlo naturalmente, di diventare una coppia a tutti gli effetti. Arrivati davanti casa della nonna, le diede un bacio leggero sulle labbra. La seguì con lo sguardo, passo dopo passo, mentre si dirigeva ed, infine, entrava dalla porta. A quel punto, nel silenzio più assoluto della sua auto, disse inascoltabile:-Ti amo. -Accese il motore e ogni metro di asfalto che le ruote percorrevano era un centimetro della sua pelle che gli veniva strappato. Era rendere quella serata sempre meno presente e sempre più passato. Era andare verso Torino e non poter rimanere lì. Era la paura di sapere come partiva, ma non avere l’idea di come l’avrebbe trovata quando sarebbe tornato, perché lei, ormai, non era più una delle tante. . . lei sarebbe rimasta nel suo cuore come unica ed irripetibile.

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