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Set 07 2007

Monica e Lisa (1 di 2)

Tag: RaccontiErzulia @ 5:13 pm


“No. No cazzo, non lavarmi il vetro, rompicoglioni”. Lisa ingranò la prima e partì spedita nonostante il semaforo fosse ancora rosso. La città, verso la fine di Luglio, incominciava a svuotarsi; il traffico,leggermente meno caotico del solito, le permise la manovra senza che corresse troppi rischi.”Porca puzzola, Monica, ’sti caspita di vu’lavà, sono sempre più insistenti” “Pensi gli fottesse nulla di lavarti il vetro?” “Già, e allora perché se ne stava sdraiato sul vetro? Secondo te si riposava?” “No, forse stava cercando di raccogliere il massimo di quello che offri.” “In che senso, scusa?” “Caspita, hai una minigonna che pare una mantovana da figa quando sei in piedi, ora che sei seduta è salita. Guardati tra le gambe un attimo.” Lisa abbassò lo sguardo, il pizzo delle sue mutandine, più che fare capolino, era esposto come nella vetrina dell’ortolano.”Opps, è un po’ troppo corta, dici?” “Insomma.”. Lisa parcheggiò di fronte alla piccola libreria che aveva aperto con Monica.”In ogni modo era carino” “Chi?” “Il vu’lavà” “Ma piantala Monica, è negro!” “E allora? Era carino comunque” “Sei proprio una cagna in calore, ti faresti anche un cammello se ne avessi l’occasione” “Un cammello non so, un cane forse. In ogni modo non fare la verginella del campo. l’altra sera nel bagno della discoteca.. Sbaglio o erano due muratori?” “Sbaglio o c’eri anche tu con me? Ti prego non venirmi sui capelli e allora - glomp - tutto giù in gola” “Mmmf, dettagli, comunque non erano muratori; caffè?” Monica e Lisa si conoscevano dal liceo, l’università, l’appartamento diviso per ragioni economiche e poi la decisione di aprire quella libreria insieme. A dirla tutta l’università, l’appartamento e la libreria non erano le uniche cose fatte insieme, di quando in quando, per la verità, spesso, si erano trovate insieme in situazioni “divertenti”. Vivere insieme le aveva portate ad un rapporto molto aperto, una sorta di sorellanza evoluta, qualche volta avevano “giocato” insieme, non da lesbiche convinte ma, piuttosto da esploratrici di nuovi confini. Il ragazzo del bar entrò nel negozio “Caffè, Cappuccino e..” Gli occhi gli si persero sulle gambe di Lisa. Lisa era una ragazza alta, sul metro e settanta, ben fatta, capelli castano chiaro e occhi marrone. Monica era qualche centimetro più bassa, un po’ più di seno rispetto a Lisa, i capelli quasi corvini e occhi di un verde intenso.”Eh?” disse Monica, “Brioche” concluse il ragazzo”Mariotto, non hai mai visto un paio di gambe?” chiese Lisa. Mario, anzi Mariotto come lo chiamavano loro, arrossì: sedici anni, un sacco di fantasie, zero pratica, contro i loro 26 partiva perso.”Scommetto che se Lisa alza la gonna, cade il vassoio” disse divertita Monica.”Per favore..” La voce di Mario era vibrata, nervosa, il carattere da uomo gli si stava formando e quelle due stronze riuscivano sempre a metterlo in difficoltà. Lisa gli passò la mano tra i capelli “Piccolo uomo.. Ah, magari avessi dieci anni in meno” Mario fece del suo meglio,ma un po’ di cappuccino uscì dalla tazza.”Mi scusi, Monica” “Non importa, anzi..” Monica alzò la tazza e leccò la schiuma che gocciolava. Mariotto uscì un po’ goffamente dal negozio. Le due ragazze risero”Due a uno che va a farsi una sega” “Siamo due stronze, un giorno mi sa che toccherà dargliela, per ripagarlo dei nostri divertissement”.La giornata passò tranquilla, nella ordinaria amministrazione. Le librerie lavorano molto sotto le feste, ma il resto del tempo rappresentano un impegno abbastanza leggero. L’ora di chiusura arrivò presto. Mariotto era la vittima predestinata, e consapevole, delle loro piccole eccitanti cattiverie. “Dobbiamo comprare le pile” Disse Monica mentre il ragazzo entrava con i due aperitivi.”Per cosa” chiese Lisa”Il vibratore è scarico..” “Come fai a scaricarlo in due giorni lo sai solo tu. Caspita non ti basta mai..” La patta di Mariotto presentava un piccolo rigonfiamento,il volto invece era rosso.”Stronza” disse Monica, mentre la porta sbatteva dietro Mario,”Tu no?” “Solo un po’”La serranda scese con un rumore cupo, mentre Lisa avviava la Panda.”Ceniamo a casa?” “Inviti sotto mano?” “Solo di quel babbione di Luca” “Per la carità. Luca, il polipo sbrigativo, no grazie. Insalatona?” “Va bene”Ben presto furono nel loro appartamento, tre stanze all’ultimo piano di un condominio, grazioso prestito del padre di Monica, pieno di animaletti di peluche in ogni angolo. Lisa ascoltò la segreteria, lanciando le scarpe in un angolo.”Qualcosa di interessante?” chiese Monica, mettendosi un’ampia maglietta”Solo rompiballe”Finito di cenare, Lisa e Monica, si sedettero sul divano, a cercare un po’ di refrigerio sotto la ventola del lampadario-ventilatore.”Fa un caldo che si sbanfa” “Aggiungi lo special di Emilio Fede e sei a posto” “Proposta: doccia e poi videocassetta” “Titolo?” “Mmmm, fammi pensare.. Un classico nel loro genere: Heavy Metal oppure Quel gran pezzo dell’Ubalda……..” “La signora Montezemolo? Meglio i cartoon” “Vieni con me in doccia?”Le due ragazze entrarono nel bagno “Tiepida verso il fresco?” chiese Monica”Mmmm Mmmm” annuì Lisa. L’acqua scorreva sui giovani corpi femminili, ritemprandoli dal caldo umido della città. Lisa scoppiò in una risata alquanto maliziosa.”Be’?” chiese Monica insaponando i seni dell’amica”Pensa se Mariotto ci vedesse adesso, ci sarebbe un esplosione di sborra su tutti i muri “Risero entrambe a quell’affermazione. “No, pensa ci vedesse ora” disse Monica, baciando la bocca di Lisa. Lisa lasciò le labbra aprirsi alla lingua esploratrice. I corpi insaponati strusciavano l’un l’altro, ben presto i capezzoli di entrambe si ersero, testimoni di un eccitazione che aleggiava nell’aria sin dall’ingresso sotto la doccia. Le mani di entrambe esploravano morbide curve. Monica, che aveva datola stura al gioco, si inginocchiò di fronte al monte di venere dell’amica. La lingua sembrava inseguire i rivoli che l’acqua disegnava. Lisa si lasciò appoggiare al muro e divaricò il più possibile le gambe. Per quanto il box doccia non lasciasse molto spazio all’azione, Monica riuscì testardamente a raggiungere la fessura di Lisa.”Vieni, usciamo” disse Monica. Avvolte nello stesso asciugamano raggiunsero il divano. L’acqua che bagnava i loro corpi evaporò ben presto, complice il caldo della sera e un altro calore, ben più eccitante, che le due sprigionavano, avvolte, come erano, in un 69lento e dolce. Non vi era quella frettolosità tipicamente maschile. Le due lingue giocavano sulle due vagine con calma lasciando il piacere salire lento. Lisa fu presto in preda ad un orgasmo, quasi etereo, ma,non per questo tralasciò di dedicare alla figa di Monica le attenzioni del caso. Rimasero qualche minuto ansanti, i corpi adagiati uno contro l’altro.”Certo che sei brava a leccare la figa” “Tu non sei da meno. Comunque grazie”Si baciarono languidamente. Lisa si stiracchiò “ho fame, vuoi un frutto?” “Del peccato?”Lisa rise e cominciò a canticchiare la canzone di Zucchero.”Secondo te quello del palazzo là in fondo ha visto il numero che abbiamo fatto?”Monica raggiunse Lisa di fronte alla finestra, entrambe erano nude,non vi era malizia in quel momento tra loro, la loro nudità era un fatto normale, assodato, vivevano insieme da lungo tempo.”Naahhhh, troppo lontano. Comunque diamogli qualcosa da vedere.”Monica baciò Lisa, le due bocche si aprirono in un bacio goloso. Il bacio sotto la doccia era stato in qualche maniera casto ed intimo in confronto a quello. Le due giovani femmine erano ora più eccitate di prima, avevano già goduto ma, in qualche maniera, era servito loro solo per snervare quella serata, ora invece erano pronte per qualcosa di più. .intrigante e perverso.”Ho voglia di cazzo” Lisa aprì uno stipetto e ne ricavò un paio di giocattoli.”Porca” “Ti piace quando faccio la porca” Lisa appoggiò un cazzo di gomma alla bocca di Monica”Succhiamelo” La lingua della ragazza corse lungo lo stelo”Per bene, altrimenti ti farà male quando ti monterò”Il gioco di ruolo piaceva ad entrambe, erano state la cameriera di un esigente padrona, oppure la puttana mal pagata di un rozzo cliente. Il gioco non prevedeva mai un ruolo definito, chi si sottomettesse all’altra era lasciato al caso. Monica si abbassò a prendere in bocca il cazzo che Lisa aveva fissato alla vita.”Da brava, per bene, come col muratore l’altra sera” “Non era un muratore, era un geometra, per la precisione” “Zitta e succhia, Troia”Monica si inginocchiò, il freddo del pavimento era in qualche modo piacevole, le piacevano le mani di Lisa sulla testa, a forzarle il movimento, ad obbligarla a prendere, sempre più in fondo, quel fallo.”Montami… per favore” chiese Monica appoggiandosi sul tavolo mostrando all’amica il culo alto e sodo.. Lisa abbassò una mano verso la figa dell’amica “Sei proprio una gran Troia, senti come sei bagnata”, puntò il cazzo nella fessura e lo spinse dentro con un colpo secco. “Ahi.. piano” “Piano un paio di palle, vacca come sei questo lo senti appena”. Ci vollero pochi minuti perché Monica raggiungesse un fragoroso orgasmo. Madide di sudore, entrambe si guardarono, negli occhi di Monica, una strana riconoscenza verso l’amica per averla fatta godere. Si addormentarono abbracciate. La sveglia trillò alle otto, come sempre.”Que ore ciono?” chiese Monica con la voce impastata dal sonno”Mmmm, le otto” “Ancora cinque minuti”Lisa fu la prima ad alzarsi, entrò in cucina ed accese la macchina del caffè americano, abitudine presa anni prima durante uno stage negli Stati Uniti.”Porca Puzzola. Che cazzo è successo?”Monica uscì dal letto si infilò una maglietta con su scritto “Non baciatemi” e raggiunse l’amica sulla porta del bagno. Un sottile strato di acqua bagnava il pavimento del bagno.”Credo servirà un idraulico” “Sì e anche una dose di culo clamoroso per trovarlo”Dopo quattro segreterie telefoniche, 3 “Posso fare qualcosa tra 15giorni” finalmente “Guardi, le mando due ragazzi nella mattinata,intorno alle dieci”Lisa guardò Monica “Testa o croce per chi in va’ libreria e chi aspetta l’idraulico” “Ok, Testa” disse Monica lanciando una moneta da cinquanta lire in aria. La moneta atterrò tintinnante sul pavimento. “Il famoso martellatore di palle, aspetto l’idraulico” disse Lisa. Monica uscì di casa, dando un bacio a metà strada tra la guancia e le labbra a Lisa “Ciao, vedi però di non trombarti l’idraulico. Ne abbiamo uno scaffale pieno alla sezione libri da pippe” “Ciao, stronzetta, le chiavi della macchina”Monica raggiunse presto il negozio, passando di fronte al bar, suonò il clacson e Padron Pietro uscì “Buon dì, signorina, il solito?” “Grazie Pietro, solo cappuccino e brioche”Non ostante l’inconveniente domestico era di buon umore. Mariotto aprì la porta “B..buongiorno Signorina” “Come sei formale stamattina, è perché manca Lisa?” “No” “Dai, come sei sostenuto. Vieni qua” Il ragazzo obbedì.”Ti piace Lisa?” “Si” “Ed io” “Anche” “Sai anche non rispondere solo a monosillabi?” “Si…cioè insomma…siete tutte due..molto” “Mmmmolto?” “Belle” “Grazie” disse Monica “Tieni, consideralo un piccolo ringraziamento per tutte le nostre battutacce” il bacio schioccò sulla guancia di Mario lasciando una lieve impronta di rossetto. Il citofono trillo intorno alle 10 e 45 “Si?” chiese Lisa”L’idraulico” “Sesto piano, interno B, c’è l’ascensore”Lisa aprì la porta, controllò allo specchio la sua immagine, portava un paio di pantaloncini corti ed una maglietta, niente di troppo appariscente. Non scoparti l’idraulico, la battuta di Monica risuonava ancora nella sua mente. L’ascensore raggiunse il piano, due ragazzi di colore carichi di attrezzi uscirono, Lisa sgranò gli occhi “la signorina Lisa?” chiese il più alto dei due, con vago accento che ricordava la Francia.”Si, prego per di qua. Il danno è in bagno” “Permesso..” dissero i due entrando. Entrambi erano più alti di Lisa, intorno al metro e ottanta, benfatti, spalle larghe, muscoli da attrezzi, non da palestra.”Dove possiamo posare i ferri?” Lisa era vagamente stupita dalle buone maniere di entrambi, non sapeva neanche lei il perché, ma si immaginava gli extra comunitari solo come dei vu’lavà o vu’cumprà e basta.”Dove siete più comodi, direi non in bagno perché c’è una spanna d’acqua per terra” “Io sono Ismail lui è Yussuf, buongiorno”Yussuf emerse dal bagno “Credo si sia rotto il tubo che porta acqua al lavabo” “No..” Fece eco Ismail “E’ grave dottore?” chiese Lisa innocente”No, è solo una gran rottura di ..volevo dire scocciatura, bisogna rompere il muro per ripararlo” “Accidenti” “Dai, se incominciamo subito per due abbiamo finito”I due cominciarono a spaccare il muro sopra il lavandino. Lisa stava appoggiata sulla porta guardando i due ragazzi lavorare. Il caldo del mezzogiorno, si faceva sentire. “Posso portarvi qualcosa di fresco da bere?” “Si, grazie” “Grazie molte” risposero in coro i due ragazzi. Lisa si diresse in cucina. Mentre armeggiava in frigorifero, sentii i due parlottare tra loro in francese e ridacchiare. Tese l’orecchio”..godemichet..”.”porca puzzola” le sfuggì tra i denti, il grosso fallo di plastica faceva quasi bella mostra di se, appena nascosto dal cesto della frutta. Si sentì arrossire, il cuore batterle sempre più forte. Bella figura del cazzo, pensò. Imboscò al meglio il giocattolo, mise due bicchieri sul vassoio, aprì la le lattine di Coca e tornò in bagno.”Grazie” dissero entrambi”Ha fortuna signorina, abbiamo trovato il tubo rotto, e forse riusciamo a mettere una pezza senza dover spaccare oltre” disse Yussuf “Parlate bene l’italiano, di dove siete?” “Senegal, signorina” “Potete chiamarmi Lisa. Siete qui da molto?” “Quasi quattro anni, abbiamo finito gli studi e poi abbiamo trovato questo lavoro, Signorina Lisa” “Solo Lisa. Studi di che?” “Ingegneria” “E fate gli idraulici?” “E’ un lavoro onesto, pulito.. Be’ forse non pulito, intendevo regolare” “Prova ad aprire il centrale, anziché fare disturbare la signorina”interruppe Ismail Il getto di acqua fredda investì Lisa e i due ragazzi contemporaneamente. “Tabernacle! Chiudi la doccia” urlò Ismail. “Mi dispiace, Signorina Lisa” Le magliette, bagnate , si incollavano ai corpi dei ragazzi, come fossero una seconda pelle. I seni di Lisa erano ora in bella mostra, i capezzoli inturgiditi dal freddo, si stagliavano sfrontati. Gli occhi di Ismail e Yussuf incollati.”Il tubo è a posto, mi spiace per il muro, Signorina Lisa” la voce di Ismail suonava calda nel cervello di Lisa, quel signorina Lisa le ricordava le tenute del sud degli Stati Uniti, i corpi bagnati dei due ragazzi, sentiva la situazione strana, gli occhi fissi sulle patte dei due giovani.”Il tubo..” Il tubo, il tubo, pensava. Che tubo?”Si, Signorina Lisa, il suo tubo.. è messo a posto. dove voleva che mettessimo il tubo?..” ridacchiò Yussuf. Senza dire nulla Lisa si inginocchiò di fronte a Yussuf, slacciò i pantaloni e li lasciò cadere a terra. Il ragazzo non portava biancheria intima. Lisa aprì la bocca e lasciò che il cazzo, mezzo bazzotto, vi entrasse. - Che cazzo sto facendo? - pensò – sto ciucciando il cazzo di un negro.. - L’odore del sudore e di una scarsa igiene intima le piaceva, la eccitava, continuava a succhiare. Presto il cazzo di Yussuf assunse una bella consistenza nella bocca della ragazza. “Badroncina Lisasuccia bene cazzo” Il fatto che Yussuf avesse parlato così, come i negri dei film, acuì in lei una sensazione mista tra Rossella O’Hara e le padroncine bianche di Radici.”Forse Badroncina succia anche Ismail”. Senza distogliere la bocca dal cazzo ben duro Lisa volse gli occhi verso Ismail. Eccitato dalla scena, aveva già calato i pantaloni ed il suo cazzo aveva bisogno di ben poco lavoro per essere bello teso. Spostò la bocca sull’altro cazzo. Il sapore era diverso, anche l’odore. Sentiva il fondo di un dopo barba dozzinale. - Miglioro, sto succhiando il cazzo di due negri -”Ahh.. Biggola Badroncina succhia bene, quelle putain.” - Putain. puttana .mi sta dando della puttana.. -”Non bsono ubna pbuttanna” bofonchiò Lisa senza smettere di succhiare quel cazzo - Come si permette di darmi della puttana…-Staccò la bocca da Ismail, aveva due cazzi neri, duri, bagnati di saliva, all’altezza degli occhi. Come ipnotizzata non riusciva a distogliere lo sguardo.”Signorina, vuole lasciare suoi amici così?” chiese Yussuf. Lisa si alzò. Teneva le mani appoggiate sul cazzo dei due. Baciò Ismail in bocca. Quel bacio le parve addirittura più osceno del succhiare loro il cazzo - Bacio un negro. Non sono una puttana. Sono una Troia .una gran Troia -Yussuf le era dietro, sentiva il cazzo, grosso e duro, puntare sul suo culo, e le mani di lui strizzarle le tette.”Al tempo. aspettate” Si staccò da quell’abbraccio. - Troia.. devo essere una Troia all’ultimo stadio - Slacciò i pantaloncini e li fece scivolare lungo i fianchi, la maglietta, bagnata, era complicata da sfilare e le rimase impigliata per un attimo intorno alla testa. Inquel momento di cecità sentiva le quattro mani scorrere sul corpo. Tette. Culo. Monte di venere. Le piaceva sentirsi toccare dappertutto e non vedere, sentire le mani, sporche di grasso e intonaco, sul suo corpo, sentire che le calavano gli slip. Al fine liberò la testa. Il medio di Ismail la penetrò di sorpresa,quasi dolorosamente “Già bagnata, la Signorina Lisa.” sentiva come un martello la volgarità del tono.”Venite.” Lisa aprì la porta della camera, e vi si gettò su subito, le gambe penzoloni, semi aperte, pronta a farsi scopare dai due. In quel momento guardò i due, nudi, i cazzi duri la puntavano come fossero armi da fuoco. Non erano delle misure mitologiche, ma comunque due gran bei pezzi. Senza troppi riguardi Yussuf le aprì le gambe, e infilò secco due dita nella figa.”Yeoww, fai piano.” non finì la frase, Ismail le aveva messo il cazzo di fronte alle labbra e lei non aveva perso tempo nell’aprire la bocca. Sentì le dita lasciare la sua figa e la cappella avvicinarsi alle grandi labbra “Aspetta, cazzo!” Aprì il comodino e tirò fuori dei preservativi ” O con questi o niente..” Yussuf aprì il pacchettino e puntò il preservativo sulla cappella” Infilamelo, Signorina Lisa” Lisa, obbediente, svolse il caucciù sulla cappella, poi finì di srotolarlo con la bocca - Cazzo! È più largo di prima - il cazzo di Yussuf si era non allungato, ma piuttosto allargato, la cappella ora costringeva Lisa ad aprire maggiormente la bocca.Si mise a quattro zampe - Ma guardati, che vacca, non basta che sia negro, anche alla pecorina mi faccio montare - “Oucchh” il cazzo di Yussuf entrò brutalmente dentro lei, lasciandola per un attimo senza fiato, poi cominciò a pomparle dentro. Ogni colpo sembrava aprirla in due. Ismail le offrì nuovamente il cazzo da succhiare. Lisa succhiava golosa. Afferrava quel bastone di liquirizia famelicamente.”Brava Signorina Lisa, hai figa bella stretta, a me piace molto” “E succhia molto bene, buona puttana Signorina Lisa” Le piaceva sentirli parlare così, se fosse stata scopata così in una stalla, pensava, come le vere Badroncine…….”Ora noi cambia” disse Ismail liberando il cazzo dalla bocca di Lisa”Anch’io vuole figa stretta” e si infilò il preservativo, sdraiandosi sul letto. Le mani di Yussuf le lasciarono i fianchi. Lisa si impalò volentieri sul bastone di Ismail, le piaceva farsi scopare a smorzacandela. Girò la testa verso Yussuf, per tutta risposta Ismail la tirò a se “Bello culo di Signorina Lisa. Ora me scopa” “No. nel culo no, è grosso.” Yussuf spalmò un po’ di saliva sul buco, infilò dentro uno, due dita. “No.. dai, non nel culo..” La cappella iniziava a puntare “Ti prego.. fai piano” “Signorina Lisa, deve barlare in altro modo, se vuole che schiavo Yussuf obbedisca” - Che diamine voleva dire? In francese? In Senegalese? Che cazzo. - Il cazzo di Yussuf pareva strapparle le carni in due “Sporco negro, la tua padrona ti ha detto di fare piano!” urlò. “Si Badroncina Lisa, Yussuf fa piano ora”. Il cazzo rallentò, lasciando ai muscoli di Lisa il tempo di abituarsi all’ingombrante presenza. Lisa si abbandonò completamente ai due maschi che pompavano dentro lei; stava godendo e godendo bene di quei cazzi. Aprì gli occhi e si vide riflessa nello specchio dell’armadio. Due negri, grossi e scuri la sbattevano, quasi senza ritegno. Il bianco del suo corpo in mezzo al nero, una sorta di panino di cui lei era l’imbottitura. Si eccitò da morire con quella immagine. Venne con urlo “Sborratemi in bocca, sborratemi in bocca”. I due ragazzi la liberano e si misero in piedi. Lisa, quasi senza più forze, prese a succhiare entrambi i cazzi, cercando di infilarli entrambi nella bocca, impresa per altro impossibile. Succhiò allora prima uno e poi l’altro, senza soluzione di continuità. Il pensiero di essere Troia, vacca o puttana, non le passava più per la mente, voleva solo sborra, sborra calda addosso a lei. Il primo schizzo la colpì quasi di sorpresa, avvicinò la bocca per non perdere nulla.- Cazzo! E’ bianca anche la loro, anche il sapore è simile - Yussuf ed Ismail svuotarono su lei il loro carico appiccicoso, poi tutti si lasciarono andare sul letto. Ismail fu il primo a riprendersi “Yussuf andiamo”, Lisa giaceva semicosciente sul letto. Rivestiti, entrarono nella stanza. “Signorina?”Lisa alzò la testa, mollemente “Si?” “Ci sarebbe il conto da pagare. Sono 250 senza ricevuta o 400 con fattura” - Fattura? Per essermi fatta montare? - Molle sulle gambe, Lisa si alzò, un rivolo di sperma scivolò lungo la pancia. Estrasse il portafoglio e pagò.”Grazie, Signorina Lisa, se volesse ..farsi dare una bella aggiustata ancora, questo il nostro cellulare”. “Fuori!” Urlò - Una bella aggiustata, aggiustata? Per chi la avevano presa?-Chiuse la porta e si accasciò sul divano, raggomitolata. Si sentiva strana, squassata dall’orgasmo che i due le avevano procurato ed offesa dalla frase detta alla fine. Il telefono interruppe il sonno”Pronto?” “Lisa? Sono Monica. Tutto Ok?” “Si, si, stavo pisolando un po’ “ “Passi a prendere qualcosa dal cinese per cena?” “Va bene, involtini e porcate varie?” “Si, a più tardi” “’Ciotto”Ciotto, era, nel loro gergo, l’abbreviativo di baciotto. Lo usavano quando stavano poco bene e volevano essere e sentirsi coccolate. L’acqua della doccia, portò via il sudore e gli umori dell’amplesso di qualche ora prima, Lisa si sentiva meglio - Maledetta frase, poteva essere una grande giornata sennò.. -Decise di dedicarsi qualche cura extra, epilady, ciglia, smalto. Quando era triste faceva sempre così, un po’ di shopping avrebbe migliorato ulteriormente.

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