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ott 31 2007

Auto di lusso

Tag: Adolescenti, AutoErzulia @ 00:24

-E’ davvero una bellissima macchina….. Comoda, spaziosa, fa venire proprio voglio di rilassarsi!!!-
La ragazza era bellissima, e il suo tono di voce sensuale e intrigante lo faceva sentire quasi a disagio. Certo, Enrico era un tipo piuttosto sveglio, un trentenne bello ed elegante, e con le donne ci sapeva decisamente fare. Vantava già una discreta serie di conquiste serali, grazie al suo modo di fare affabile, alla sua spigliata solarità, e perché no, alle ottime doti di “venditore di fumo” che possedeva. Eppure, quella ragazza, splendida, sensuale, dall’aria decisamente disinibita e sicura, lo stava mettendo un po’ a disagio, minando seriamente le sue capacità di riflessi! La stessa mise della ragazza aveva un’aggressività erotica totalmente contrastante ai lineamenti dolci del suo viso bello e delicato, ma contemporaneamente modellava il suo corpo in maniera allarmante: una deliziosa Longette pitonata con un piccolo spacco laterale le copriva le gambe, disegnandole le cosce e i fianchi; aveva una camicetta di un rosa chiarissimo, che riprendeva la tonalità della gonna, dando a tutta la sua figura una luminosità cui era difficile sfuggire, e una giacchina corta, tenuta aperta. Il bel seno pieno e modellato da un balconcino sicuramente molto costoso le balenava dalla camicetta, lasciata maliziosamente sbottonata quanto possibile. Una sciarpina di seta attorno al collo e i capelli castani raccolti sul capo completavano la sua figura, dandole un affascinante pizzico di anni 50. Mentre salivano in macchina, poi, il movimento fluido delle sue gambe aveva fatto apparire per un attimo l’orlo delle calze, rivelando la presenza (assolutamente eccitante per Enrico) di un reggicalze nero; così, mentre parlavano, seduti dentro l’auto, lui non riusciva ad evitare di lasciar cadere il proprio sguardo su quelle splendide gambe. Lei sembrava accorgersene e, probabilmente, gradire, dato che continuava a sorridergli, e la cosa metteva in difficoltà Enrico, troppo abituato alle solite, lunghe disquisizioni di persuasione e convincimento. Non si illudeva, perché sapeva benissimo che tipo di fascino potevano esercitare le auto di lusso su certe ragazze, ma in questo caso non riusciva a capire cosa realmente quella splendida creatura stesse cercando. Aveva acceso l’autoradio, un modo come un altro per ammorbidire la situazione, oltre che per farle notare, furbescamente, le notevoli qualità della vettura.
-Certo, è una gran bella macchina….. Sinceramente, credo che non ce ne siano molte, sul mercato, così. E poi ha veramente tutto: vedi? Questo è il joystick da cui posso controllare l’autoradio, senza staccare le mani dal volante….. E l’autoradio, di serie, ha il CD con il caricatore da dodici nel bagagliaio….. L’airbag, poi….
-Deve costare un patrimonio…….
-Senti, ti dico la verità! Non troppo! O meglio, non si può certo considerare un’auto economica, questo è chiaro, ma vale ben più di qualche sacrificio, te lo assicuro! E poi, sembra impossibile, ma consuma veramente poco, pensa che…..
-Il pomello del cambio è in radica?-
-Il…… pomello del cambio? Ah, sì…… questo! Certo, è in radica! Pensa che solo questo costerebbe più di duecentomila lire! Il cambio semiautomatico, poi….
-Mi piacciono da impazzire, i pomelli in radica…- la ragazza vi aveva messo la mano sopra ed aveva cominciato a lisciarlo languidamente;
-Danno l’impressione di morbidezza e di calore, e invece sono così lisci, così asciutti e duri…..Fanno proprio venire la voglia di accarezzarli! Mi eccitano!!!-
Enrico sentì il sangue salirgli di colpo al cervello!! Si voltò di scatto, trovandosi improvvisamente inchiodato dallo sguardo malizioso della ragazza.
-E tu? Cos’è che ti fa eccitare? Ah, si, ho capito………..queste, giusto? A giudicare da come me le guardi ti devono proprio piacere….. -
La ragazza si tirò su la gonna, scoprendo le gambe fino al bordo più scuro delle calze, e divaricandole impercettibilmente. Enrico, impietrito, divenne rosso come un peperone.
-Però queste sono, morbide, non come la radica….. e sono anche più calde!! Perché non provi ad accarezzarle?-
Impossibile resistere!!! Enrico posò la mano sul ginocchio della ragazza, scorrendo lentamente lungo la coscia, scivolandovi all’interno, salendo fino all’orlo della calza, e ancora più su, trovando la pelle nuda, liscia e morbida come seta. La ragazza reclinò la testa, socchiudendo la bocca e sospirando, quando lui le sfiorò il pizzo delle mutandine.
-Scommetto che anche tu nascondi qualcosa di più eccitante della radica del cambio, vero?-
La ragazza allungò una mano sul petto di Enrico, scendendo senza troppi complimenti sul suo ventre, e ancora giù, penetrando sotto la cintura, carezzando il morbido cotone dei boxer ingrossati di colpo dalla reazione al suo tocco vellutato.
-Ecco! Lo sapevo che nascondevi qualcosa di buono…..
Ritrasse la mano, per dedicarsi alla zip dei pantaloni e alla cintura di cuoio. Il pene di Enrico sbucò dalla fessura dei boxer all’improvviso, eretto e duro come un obelisco di granito. Il sorriso della ragazza fece trasalire Enrico.
-Wow!! Felice di conoscerti!!-
La ragazza si piegò su di lui, saggiando con la punta della lingua il disegno delle vene sull’asta di Enrico. Con pochi movimenti rapidi ed esperti mise a nudo la cappella, circondandola con le proprie labbra e facendola sparire dentro la propria bocca. Enrico sussultò, sentendo quelle morbide labbra scendere lentamente, fino a toccargli l’attaccatura dei testicoli, e spingere ancora più a fondo, fino a che il nasino di lei non sprofondò nel suo ventre, soffermandosi qualche secondo. Lui si ritrovò a chiedersi come poteva quella bocca così piccola e delicata accogliere tanto facilmente tutta quella carne in un colpo solo; così, allentandosi la cravatta abbassò lo sguardo su di lei, scoprendo che lo stava fissando, con la bocca completamente spalancata per poter essere piena, e che contemporaneamente riusciva anche a sorridere. Credette di perdere il controllo, lasciandosi andare. La sua mano era passata ad interessarsi delle morbidezze racchiuse dentro la camicetta della ragazza, scoprendo due seni sodi come il marmo, coronati da capezzoli turgidi e carichi di voglia. Lei stava aumentando il proprio ritmo, andando su e giù con la testa, senza aiutarsi con le mani per potersi gustare quello splendido cazzo nella sua interezza. Enrico era ormai travolto, e tornò ad allungare le mani verso le gambe della ragazza. Lei si inginocchiò sul proprio sedile, e lui fece altrettanto, afferrandola per la nuca e dandole il ritmo per gli affondi della sua bocca, mentre lui le scostava le mutandine con due dita, affondandole estasiato nella fichetta calda e fradicia di desiderio.
Si bloccò all’improvviso!
-Ma….. Cazzo!!!-
-Che ti succede?- Chiese lei, senza mollare la presa sui glutei di Enrico.
-Ma insomma…. Come sarebbe a dire “che ti succede”?!!!-
-Ah, capisco……. Hai ragione!! Non vuoi rischiare di fare macchie spiacevoli sulla tappezzeria dell’auto, vero? Beh, non ti posso dar torto!! Allora facciamo così….-
In un attimo la ragazza scese di macchina, vi girò attorno, raggiungendo Enrico che, sceso lentamente a sua volta dall’auto, si stava riassestando. Lei lo afferrò per la cravatta e se lo trascinò lentamente ma decisamente verso il cofano, fino a sedervici sopra, a gambe divaricate.
-Coraggio, assaggiami! Sentirai come sono dolce, quando ho voglia di essere scopata!!-
Era davvero troppo! Per Enrico non c’era più speranza di mantenere il self control!! Le afferrò le mutandine, strappandole di colpo e facendola ridere, e si buttò a capofitto tra le sue cosce, affondandole la lingua nelle umide labbra della fica. Le attenzioni della sua lingua la fecero sussultare, mentre con le mani le apriva la camicetta, afferrandole i due seni polposi. Lei gemeva, ansimava, inarcando la schiena sempre più nervosamente, afferrandolo infine per i capelli:
-Ora basta: fottimi!!-
Enrico si rialzò, le appoggiò il glande sulla vagina dischiusa come un’orchidea, e affondò dentro di lei con un movimento secco e potente. Cominciò a muoversi piano, mentre lei chiudeva gli occhi respirando profondamente; poi lui alzò il ritmo, facendola ricominciare a gemere, e poi ancora più forte, afferrandole i seni, stringendole delicatamente la gola, afferrandole le spalle per tirarla più a sé, strappandole rantolii sommessi e acuti come quelli di una gatta.
-Ah!!! Aaaaah!!! Fer…. Fermo……. Fermo! ……..As…….. Aspetta!!!-
A fatica, ma si fermò:
-Che c’è?-
-C’è che non mi basta!!-
-Cosa vuol dire?-
-Vuol dire che lo voglio prendere anche di dietro!-
Attimo di sbigottimento! Qui si rasenta la follia, pensò Enrico. Una proposta così non l’aveva mai ricevuta, e tantomeno da un pezzo di fica come quello lì. Si scostò leggermente, lasciandole lo spazio per scivolare giù dal cofano dell’auto. Lei si girò, divaricando le splendide gambe, i piedi ben piantati a terra e i gomiti poggiati sulla carrozzeria della macchina. Enrico le infilò di nuovo le dita nella vagina, trasudante umori, passandole poi nello sfintere anale, lavorando rapidamente per inumidirlo, per allargarlo al punto giusto.
-Non perdere tempo! Entrami dentro!!!-
La mente di Enrico non aveva più il benchè minimo spazio per la razionalità; ogni sensazione, ogni fetta di coscienza, ogni muscolo del suo corpo convergevano verso un unico punto: il suo sesso, assolutamente, incredibilmente, bisognoso di esplodere!!
Guidò il cazzo pulsante con le mani, accompagnandolo nella lenta penetrazione di quel piccolo, angusto, fiorellino di carne. La sensazione, là dentro, fu disarmante: il senso di calore, di esaltazione, di necessità assoluta di scatenare la propria libido lo pervase, invitandolo a spingere forte nella penetrazione, squassando il culetto della povera, fortunatissima ragazza con un’intensità inenarrabile.
-Ti piace farti riempire il culo, eh, troia? Sssi, ti sfondo!!! Così……… Ti sto fottendo……….. Ti sto fottendo il culo, puttana!!!!-
Si sorprese di se stesso, non aveva mai parlato così a nessuna, e la cosa lo esaltò oltre ogni limite. Le risposte della ragazza si limitavano a qualche vocale ansimata a caso o gridata all’improvviso, mentre lui la stantuffava ormai con violenza, stringendole i fianchi e godendo del rumore dei propri testicoli che sbattevano contro la sua vagina dilatata e grondante di piacere. Non si era mai sentito così!! Con la soddisfazione tipica dell’orgoglio di un uomo che sa di aver svolto bene il proprio compito, la sentì contrarsi in uno spasimo violento, travolgente, estenuante. Ma Enrico non riusciva ancora a godere, non ancora!! La costrinse ad inginocchiarsi, afferrandole la testa e forzandole le labbra con la propria carne intrisa di caldi sapori femminili, spingendogliela giù, sentendole la lingua, il palato, la gola!! Uno, due, tre colpi violenti, e finalmente l’esplosione, completa e travolgente, che gli annebbiò la vista. Estrasse il proprio cazzo dall’abbraccio di quelle labbra per vedere gli ultimi fiotti del proprio orgasmo colpirle la fronte e scenderle sul naso, mentre lei, dagli angoli della bocca, lasciava uscire due bianchi rivoli di soddisfazione maschile. Lei rise, maliziosamente soddisfatta. Lui sospirò, piuttosto sconvolto, conscio del fatto che quasi sicuramente avrebbe perso il lavoro. Fuori dal Concessionario di auto, intanto, decine di persone, con la bocca spalancata e il naso schiacciato contro la vetrina, continuavano a fissarli, esterrefatti….


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ott 30 2007

L’inizio

Tag: TradimentiErzulia @ 00:22

Da quando mi ero sposata la mia vita era diventata piatta, monotona, anche sessualmente avevo avuto un appiattimento.
Sempre le solite scopate, senza mai una variazione, solo il venerdì ed il sabato. Lui sempre stanco ed io come una stupida che cercavo di stimolarlo in tutti i modi.
Poi la scoperta, aveva un’altra donna con cui si divertiva. Per me che non lo avevo mai tradito era stato un affronto insopportabile. Lei era bella ma non aveva nulla di tanto diverso da me, certamente più giovane di me che ho 33 anni, portati in maniera decente, visto che per strada ricevo ancora apprezzamenti gentili.
Quella scena di lui appiccicato a lei fece scattare una molla dentro di me . ” Lo fa lui, lo faccio anch’io”, e così fu.
Il pensiero di fargliela pagare cresceva ogni giorno sempre di più, in casa facevo finta di niente, continuavo a concedermi nei giorni stabiliti ma il mio pensiero era altrove, cercavo l’occasione.
L’occasione capitò il giorno che iniziarono i lavori di restauro in casa.
Contattata una ditta questa il giorno stabilito mando tre operai, il responsabile dei lavori, Salvatore, un uomo sulla cinquantina, fisico asciutto con un aria da burbero, gli altri due molto più giovani Lorenzo, 22 anni, biondo molto carino e Sandro, un ragazzo marocchino, che si faceva chiamare così perché il suo nome vero era troppo complicato.
Il pensiero di stare in casa da sola con tre uomini mi fece nascere l’idea della vendetta, ma non sapevo come iniziare.
Tutto cominciò con l’offerta del caffè, che portai vestita in modo da far notare le mie forme, minigonna elasticizzata e camicetta che metteva in mostra il mio seno, porto la 4^ taglia, e Salvatore inizio col farmi i complimenti dicendo che era il più bel caffè che aveva preso in vita sua, ma vide che i miei occhi erano puntati sul fisico dei due ragazzi che solo con la tuta addosso stavano tinteggiando in fondo alla stanza ed accennò ad un sorriso. Li chiamò per il caffè e mentre si avvicinavano il mio sguardo si illuminò visto che Salvatore disse : ” Finite la parete e dopo venite nella camera in fondo al corridoio così ci organizziamo per domani” nel dire quelle parole accenno ad un altro sorriso ricambiato dai due ragazzi. La camera in fondo al corridoio era la mia camera da letto, che stando alle richieste non doveva essere tinteggiata.
Lo guardai e lui per tutta risposta mi disse ” Signora non si preoccupi faremo un servizio extra” e prendendomi per un braccio mi porto fuori dalla stanza.
Lo seguivo come un’automa, giunta in camera da letto sentii le sue forti braccia stringermi a lui e la sua bocca sul collo che mi baciava, mi sentii mancare quando la sua mano mi incominciò a toccare la mia figa, sentivo le sue dita entrare ed uscire, prima uno poi due, sembrava che volesse aprirmi con le dita, con questo movimento mi spinse sul letto.
Sentivo il peso del suo corpo addosso, le sue mani lentamente mi spogliarono e sentii la sua lingua che incominciava a leccarmi tutta . Ero eccitata, sentire quella lingua che mi scavava dentro era il massimo, chiusi gli occhi e mi rilassai per gustarmela ancora di più, ma sobbalzai quando sentii altre due mani che mi accarezzavano, aprii gli occhi e vidi il paradiso.
Due enormi cazzi erano quasi vicino alla mia bocca, erano Sandro e Lorenzo, senza pensarci due volte incominciai a leccarli e succhiare entrami. Sentire quei due membri che a turno entravano ed uscivano dalla mia bocca era stupendo, ma ancora di più fu quando Salvatore senza nessun riguardo mi penetro la figa. Doveva essere bello grosso anche quello, visto che mi sentii subito piena.
Salvatore mi fotteva con foga, lo sentivo stantuffare come un forsennato dentro di me e ad ogni colpo che dava incitava i suoi ragazzi a darsi da fare perché il cliente deve essere sempre soddisfatto del lavoro.
Era stupendo avere tre cazzi a disposizione, la mia vendetta si stava consumando.
Salvatore all’improvviso usci dalla mia figa e girandomi a pancia in giù incominciò a leccarmi il culo.
“Bella troia, qua non lo hai ancora preso vero ? Bene provvederemo noi”, queste parole mi fecero sussultare, era vero il culo non lo avevo mai dato a mio marito, era sacro. Ebbi paura, ma sentire quella lingua che mi inumidiva il buchetto era fantastico.
Lorenzo e Sandro nel frattempo continuavano a farsi succhiare, ma dopo un po’ cambiarono anche loro atteggiamento, mi presero per i capelli e cominciarono a comandare loro il ritmo, mi facevano affondare la bocca sui loro cazzi in maniera così profonda da farmi mancare l’aria.
Salvatore dopo vermi lubrificato bene il culo ordinò a Sandro di fare il suo dovere.
Il marocchino esegui subito l’ordine e dopo aver affondato per l’ultima volta il suo cazzo nella mia bocca, passo dietro di me.
Sentivo la punta del suo cazzo d’ebano strusciare sul mio buchino, come se cercasse la mira, lo sentii appoggiarsi al buco, Salvatore che mi teneva le chiappe allargate e Lorenzo all’improvviso si fermarono, cercai di voltare la testa ma non fu possibile, Lorenzo mi riportò subito nella mia posizione e mi puntò nuovamente il cazzo alla bocca.
Fu un solo movimento, un solo colpo, il cazzo di Sandro che con un solo colpo mi apri il culo e il cazzo di Lorenzo che affondò nella mia bocca.
Sentii un dolore atroce, volevo urlare ma il cazzo di Lorenzo infilato nella mia bocca me lo impedì.
Sandro più entrava ed usciva e più il dolore andava sciamando lasciandomi una forte sensazione di piacere, si butto sul letto di schiena mentre io ero ancora impalata al suo cazzo, avevo la mia figa esposta e Lorenzo non perse l’occasione, mollo la mai bocca per entrarmi in pancia dalla porta principale.
Quel cazzo in culo ed un altro nella figa mi fece godere come non mai, il movimento e ritrico, uno entrava e l’altro usciva.
Mi vennero dentro quasi insieme, sentivo la mia pancia piena di cazzo e di sborra bollente, era divino.
E Salvatore, Salvatore si masturbava a vedere quella scena e la cosa più ovvia che gli venne da fare fu quella di sborrarmi in gola.
Mi lasciarono nuda sul letto con tutto il loro succo dentro e fuori di me e ritornarono al loro lavoro.
Mi sentii appagata, avevo consumato la mia vendetta e mi ero pure divertita. Passai una bella settimana di scopate, da quella volta ho iniziato a tradire mio marito in tutti i modi.


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ott 29 2007

Quando lui vuole le corna

Tag: TradimentiErzulia @ 00:19

Per convincere mia moglie a farsi un altro uomo in mia presenza, dovetti sudare sette camicie. Da anni, ormai, la nostra unione era perfetta e aveva raggiunto il massimo dell’intesa sessuale e psicologica; il nostro rapporto andava a gonfie vele ma, come sempre, quando si ha quasi tutto, si vuole il di più. Insomma, una sera, dopo aver fatto l’amore e le sue carezze postchiavata, presi il coraggio a due mani e le dissi:
“Marisa, sei la mia donna, mia nel corpo e nell’anima. Tu sai quanto io sia geloso di te…eppure…”.
“Eppure cosa?”, mi chiese lei, mordicchiandomi un orecchio.
“Eppure io mi sento in colpa perché tu, povera cocca, non hai mai mangiato che una pietanza…Mi capisci, coniglietta?”
“Veramente, no. Di quale pietanza stai parlando? Io sono una donna felice, non mi manca niente… e ti amo, maialone mio…”
“” Sai, io vorrei che tu potessi fare nuove esperienze con altri uomini, prima che ti capiti per caso vorrei che tu sapessi che io sarei felici essere tuo complice. Ultimamente ho come un chiodo fisso sogno di scoparti insieme ad altri o che tu mi fai le corna ed io nascosto posso osservarti e godermi lo spettacolo”".
“”Brutto maialone ha!!!! Questi sogni fai? Allora sappi che se tu desideri questo prima poi ti accontenterò, però dovrò scegliere io, deve essere un uomo che mi piace, che mi sappia corteggiare e conquistare e mi faccia innamorare “”
Lasciai correre, per quella notte. Poi, pensando a uno dei nostri amici molto dongiovanni, mi venne in mente che forse avremmo potuto avviare un discorso con lui… E così lo invitai a cena.
Marisa, sapendo che sarebbe venuto un ospite a cena, preparò un bellissimo soufflé, oltre ad altre cose squisite. Poi si vestì in modo raffinato ed elegante, mise scarpe a tacco alto; infine si truccò e raccolse i bei capelli scuri.
Il nostro amico, Cesco, rimase incantato da tanta bellezza. Cenammo con i candelabri di cristallo accesi, lei si diede da fare per essere impeccabile e si fece apprezzare sia per la cena che per la sua brillante compagnia, come sempre.
Discutendo io tirai in ballo il fatto che Cesco fosse un irriducibile scapolo, e dei vantaggi che lui aveva ad esserlo.
“E un caso e non una scelta. E mi rammarico, quando vedo una coppia ben affiatata come la vostra. Io mi sento spesso solo…”
Capii che se non tentavo in quel momento, forse non avrei più avuto occasione di fare proposte.

“Ma cosa dici, Cesco? Un fusto come te, come può soffrire di solitudine? Quante amanti hai, di’? Non fare il volpino… so bene che scopi come un riccio. ..scusami, Marisa, ma tanto siamo tra gente giovane che non si scandalizza delle parole e che oltretutto piace scopare, o no?”.
Lei di rimando rispose “” Certo, fra di noi possiamo parlare liberamente, ormai siamo adulti e vaccinati e certamente non ci scandalizziamo delle parole. Comunque Cesco credo che mio marito abbia ragione, a dire di raccontarla giusta e di confessare di quante donne ti vengono dietro magari sposate”".

“Ma.. .sai, non sempre ci sono le occasioni e poi oggi c’è poco da fidarsi delle avventure occasionali. Francamente, mi piacerebbe trovare un po’ di calore in famiglia… avere una compagna con cui dividere i piaceri, come voi che siete due amici prima che marito e moglie. E poi mi manca una donna che sappia cucinare come Marisa, perché non mi inviti a cena ancora, a proposito?
“” Ma certo Cesco, tu puoi venire tutte le volte che vuoi, a noi fa piacere stare in buona compagnia. Anzi Facciamo un po’ di musica e creiamo un po’ di allegria. Su dai, Marisa vieni, balla con Cesco che si sente solo, su confortalo un pochino ”

Marisa si alzò da tavola turbata, forse dal mio modo di fare spregiudicato e un po’ troppo spinto, ma sopportò solo per la gentilezza mostrata dall’ospite, così accettò di ballare con lui.
La serata si stava finalmente movimentando infatti Marisa adesso era più serena e rideva quasi di continuo. Eccitata dal ballo e dal vino, che spesso le offrivo, abbassava la guardia dei tabù.
Poi i brani movimentati erano finiti ed era arrivato il momento dei lenti. Lei senza pudore ormai tra le braccia forti di Cesco sembrava avesse freddo, se ne stava tutta accucciata sul suo largo petto. Di quando in quando, mi dava una sbirciatina e io le facevo cenni d’intesa. Ormai eravamo tutti e tre consapevoli che stava per accadere qualcosa di nuovo.
“” Ecco, guarda, le donne come si sentono sicure tra le tue braccia, e poi dici di sentirti solo.
Sei un ragazzo fortunato con te le donne ci stanno volentieri, e chi sa forse piace pure a Marisa.
Allora Marisa che ne pensi, tu ci andresti a letto con Cesco?”"
“” Ma, in somma, bè in verità se fosse per me, me lo farei subito. Sin dalla prima volta che me l’hai presentato me lo sarei scopato. Ma, purtroppo sono una moglie fedele e l’ho dovuto lasciare alle altre”".
Dopo quell’elogio spudorato di lei, si allontanarono uno dall’altra. Vidi che la patta di lui era gonfia, sotto la bella giacca di cachemire. Mia moglie andò al bar del soggiorno, e verso ancora da bere.
Il ‘disco di Madonna cominciò a girare e stavolta fui io a prendere tra le braccia mia moglie.
“Come lo trovi? E simpatico, vero?”, dissi a Marisa.
“Sì, forse un po’ timido, rispose lei ma è indubbiamente gentile e di bell’aspetto. Ma io adoro te, puccio mio, maialone mio, mandalo via che ho voglia di farmi sfondare tutta la fica da te…”
“Parla piano…ti può sentire…che razza di figura mi fai fare? Piuttosto, riprendi a ballare con lui che mi eccita tanto guardarvi mentre ti stringe tra le sue braccia.”
“Ah. ..adesso capisco.. .sei un maialone, adesso vuoi anche farmi chiavare da un altro. ..ma non dovevo essere io a chiedertelo? Ti ricordi che m’hai detto che nessuno mi obbligava… Comunque, se è questo che desideri va bene anche così perché ti amo tanto. Vuoi che vada a cambiarmi, a mettermi qualcosa di più sexy, con la scusa che sono sudata così lo eccitiamo un po’?”"

“Vai, tesoro vai a cambiarti se no ti prendi un malanno (dissi a voce molto alta) Tanto Cesco si ferma ancora e magari, sia io che lui ci mettiamo in libertà, per dare la possibilità alle camice di asciugarsi.”
Cesco aveva gradito il mio invito “Sì togliamoci qualcosa…”, disse slacciandosi la giacca e mostrando un torace invidiabile. Poi tolse la camicia e si mise sul divano bevendo il secondo bicchiere di cocktail. Era contento come un bambino. E non vi posso descrivere quanto fosse contento quando Marisa rientrò nel salotto.

Era vestita solo di una cortissima sottoveste di pizzo e calze con giarrettiere e scarpette a spillo. Il tutto metteva in risalto la sua bellezza marcata, la sua pelle come seta, colore delle camelie. Aveva truccato pesantemente occhi e bocca, proprio come una troia che si rispetti. In fondo, la cosa non le era dispiaciuta, anzi, la trovava bellissima, super. Il resto, si sa, le fece anche più piacere.
Si sedette accanto a me e ci disse “” Brutti maialoni che fate bevete da soli? Non mi offrite niente? Su dai datemi qualcosa per tirarmi su, non volete mica farvi pregare? “”.
Io così trovai la scusa per ricattarla dicendole “” Per te ci può essere qualcosa da bere solo se sarai gentile con noi e ci farai vedere meglio le gambe”" Cesco la incitò di andare più su, ancora più su e di farci vedere come le stava il perizoma . io ero ormai fuori di me, volevo sempre emozioni ancora più forte e le ricordai che il nostro amico non essendo sposato soffriva la solitudine ed era triste e che lei se fosse stata una vera amica avrebbe dovuto consolarlo. “”Certo amore ai ragione dobbiamo aiutare a Cesco a sentirsi in famiglia con noi, così ci verrà a trovare spesso facendoci felice”".

Si avvicino a lui che era seduto ed inizio ad accarezzarlo e a baciarlo sulle guance sul petto e poi di nuovo sulle guance sulla fronte sul mento finche Cesco le offrì le sue labbra e poi la sua lingua.
Io eccitatissimo dallo spettacolo iniziai a tirami pure il cazzo e a masturbarmi furiosamente.
Lei alla vista del mio cazzo di fuori disse baciando lui “” amore guarda quel porco di mio marito cosa fa…. E proprio un porco si tira le seghe ( slacciandole i pantaloni ) tu invece scommetto che preferisci i pompini vero amore?”" E rivolgendosi a me “” cornuto guarda come spompino al tuo amico, guardami, su dai dimmi se sono brava, se sono una buona moglie che sa fare felice il suo uomo e suoi amici. Uuuuuuu… che bello fare la puttana. Uuu come mi piace prenderlo in bocca, sto morendo e bellissimo succhiare la minchia di un altro davanti al proprio cornuto”"

Era la prima volta che si faceva pastrugnare da un uomo che non fosse suo marito. Cesco capì che era molto sensibile di capezzoli e di clitoride. A questo punto mi avvicinai anch’io e la eccitammo in due, io baciandola in bocca e ficcandole in fica un dito, mentre lei si teneva le tette tra le mani per offrirle a tutti e due.
“Andate di là, andate sul bel lettone”, dissi come un buon padre che vuol far giocare i suoi figli. E loro, stretti uno all’altra come due rami d’edera, arrivarono fino alla grande stanza da letto baciandosi e pomiciandosi, con lei che non aveva smesso un attimo di masturbare quel cazzone.
Io, in un angolo, lasciavo che Cesco facesse da solo. Del resto, una volta sul letto, mia moglie si spalancò la fica con le dita e stando a gambe per aria e culo scoperto lo incitava a scoparsela.

Lui non perse un attimo di tempo. Brandendo il suo grosso cazzo come un’arma, le puntò la cappella tra le piccole labbra tutte bavose di umore. Poi vidi che la ficona di mia moglie si stava pappando tutto l’uccello dell’amico, al punto che quasi si pigliava dentro anche le palle…
Cesco era ormai una furia, un animale inselvaggito, sferzava colpi di cazzo che la facevano sobbalzare di qua e di la. Gli urli e le grida di piacere davano l’indice di godimento degli amanti.
A me piaceva immensamente che mi chiavasse la moglie in quel modo brutale. Lei era abituata a cose più normali con me, e questo confronto l’avrebbe cambiata sicuramente, l’avrebbe resa troia come da sempre la desideravo.
Mi sentivo sconvolto ma felice, ero la prova vivente che si può amare tanto il sesso da non porsi alcun limite di etica o di morale. Non avevo più timore di ammettere che guardare mia moglie che si lascia scopare da chiunque la desidera, mi piaceva così tanto di accettare qualsiasi umiliazione ero caduto proprio in basso ma ero felice.
Stavo godendo come un matto, sapendo che un altro uomo la sta chiavando al mio posto, sentire i loro gemiti, i sospiri e il rumore del cazzo dell’amico che vibra dentro e fuori la fica gonfia di piacere, umida e gocciolante di sperma.
Poi ci fu un sessantanove, lui la sta leccando godo molto, ma mi eccito ancora di più quando vedo lei che, docile come una cagnetta in calore, lo spompina a dovere.
Ma non contento la spingo a concedersi un po’ di più, e la sfido a prenderlo nel culo.
“” No! questo no (disse lei) Cesco mi spaccherebbe ho paura. Ha il cazzo troppo grosso, e poi il mio culo è ancora vergine”".

Io fece segno all’amico di insistere, cercai di rasserenarla dicendole che non avrebbe sentito niente. Iniziai a leccargli il buchetto, lei sembrava impazzita quelle leccate di culo la sconvolsero. Afferrai il cazzo di Cesco, lo masturbai un po’ e come se fosse attratto da una calamita lo inghiotti tutto in bocca con la scusa di inumidirlo, facendo il primo pompino della mia vita a quella splendida michia che si stava scopando mia moglie. l’ho appoggiato nel culo della dolce troia e lo vide scivolare dentro. “”Siiiii… porciiii… inculatimi lo voglio lo sempre desiderato ma avevo paura a farlo. Suuu… dai più forte sfondatemi dai. Che bello che è…. Grazie maritino mio di avermi fatto provare. Siiii ancora pure tu amore devi provare a fartelo infilare da Cesco nel culo. E’ bellissimo amore vedrai, sono sicura che oltre che cornuto Cesco ti saprà fare godere anche come finocchio ti farà morire si baciatevi inculatevi pure voi. Vengooo gooodo grazieee, grazie basta, basta “” .
Cosi dicendo sborrò lei ma anche noi venimmo sul suo splendido corpo, che abbracciammo e leccammo ancora un pò.
Ma io iniziavo ad avere anche voglia di provare altre emozioni, volevo provare l’umiliazione e il piacere di farmi scopare da Cesco, farmi inculare così come mia moglie aveva detto.
Infine, io e Cesco mettemmo a nanna la nostra bambina, che ci aveva fatto godere tanto, e lei si addormentò come una fatina stanca, ed io rimandai la mia inculata alla prossima occasione.


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