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Nov 16 2007

Senza limite

Tag: Incontri, TradimentiErzulia @ 6:23 pm


E’ facile che si arrivi ad esagerare quando si pensa o si desidera qualcosa a lungo, un pensiero fisso che diventa a breve morboso e’ capace di portarti a fare cose assurde di cui solo a pensarci proveresti vergogna.
Mi e’ successo con Elena, la sorella ventitreenne della mia ragazza.
E’ una sorellastra a dire la verita, e si vedeva dal fisico: una quarta misura a scapito di una terza che al
confronto sembrava misera, un corpo molto in carne e, cosa che mi piaceva, amava sentirsi libera, amava andare in giro (d’estate ovviamente) molto svestita e in casa girava spesso a piedi nudi e in mutande.
Sin dalle prime volte, quando mi si presentava l’occasione, la guardavo, cercavo di vedere sempre qualcosa in piu’ e mi eccitavo parecchio.

Tutto e’ iniziato quando un sabato pomeriggio mi sono recato con la mia ragazza a Milano e lei ci ha chiesto se poteva farci compagnia. Era la prima volta che la vedevo, erano solo 2 mesi che stavo con Stefy (la mia ragazza), e non capii subito cosa sarebbe diventata lei nei miei pensieri.
A dire il vero quel giorno Elena non si presentava di certo come una modella: vestita al volo con quello che era capitato e con quegli occhiali con le lenti spesse 20 centimetri perche’ non aveva avuto il tempo di mettere le lenti.
Ma la scintilla scoppio quando, entrati in un negozio di usato, provo’ una maglietta di quelle corte, di quelle che lasciano la pancia scoperta, e invece di darsi un parere da sola nel camerino, usci’ e trovo’ me proprio di fronte a lei per chiedermi un giudizio: la maglietta era troppo corta, e soprattutto stretta, la sua quarta misura esplodeva contro quella beata maglietta e i suoi capezzoli risaltavano come due
spine.
Logicamente non compro’ quella maglietta che se avesse provato a mettere per andare in giro sarebbe stata violentata sul colpo…
Un’ altra volta e’ stata quella del Sabato sera: prima di uscire Elena provava i vestiti esibendosi in una vera e propria sfilata di moda. Ma quello che mi attirava erano le sue scarpe: dei sandali a zeppa che come chiusura avevano solo qualche laccio… iniziarono i miei pensieri morbosi. Dopo aver adorato i suoi enormi seni, ora adoravo i suoi splendidi piedini: avrei voluto baciarli, prenderli in mano, passare la mia
lingua sopra quelle dita fini, sopra lo smalto rosso che sempre metteva.
La mia passione per lei continuava cosi’, di volta in volta sempre aumentando, e quando ero a casa sua sembrava io trascurassi la mia ragazza, quando Elena girava per la casa.
Una volta ancora fu quella in cui lei’ ritorno dalla piscina con degli amici e li porto’ in casa per mangiare, visto che i genitori erano in viaggio. Elena non si era tolta il costume e i capezzoli risaltavano, mentre ai piedi erano ancora quegli splendidi sandali.
Io e Stefy ci chiudemmo in camera a fare l’amore e fu la prima volta che sognai di farlo con Elena.
Me la immaginavo a letto: doveva essere abbastanza assetata, aveva quell’aria… non tanto santa, ma piuttosto volgare. La bocca era carnosa, le mani liscie, il culo… era l’unica cosa che non avevo ancora avuto modo di ammirare.
Non ci volle molto. Una domenica pomeriggio sul presto, verso le 14, Elena si sveglio’ tardi per i postumi del Sabato sera e indossava una maglietta bianca (naturalmente senza reggiseno che risulta scomodo di notte), condita da un paio di mutandine minuscole che nella parte posteriore sprofondavano nel suo culo che poteva cosi’ splendere alla luce del sole: era perfetto, sembrava disegnato da Giotto, era rotondo, morbido e formoso, di quelli che si sognano di notte, di quelli che, visti rinchiusi nei jeans aderenti, risaltano, che fanno venire voglia di farli uscire, perche’ li sono sprecati.
Questi episodi mi facevano salire i bollori in corpo. Una volta mi trovai da solo a casa della mia ragazza. Elena era in Spagna (lo e’ ancora) e la mia ragazza dovette uscire per un paio d’ore dopo mangiato e io
proposi di rimanere in casa a finire di pulire la cucina e sistemare.
Dopo 10 minuti, cominciarono a entrarmi in mente idee strane, nuove.
Entrai nella camera di Elena e cominciai ad aprire ogni cosa mi capitava sottomano: dalla scrivania al comodino, dall’armadio alla scarpiera. I suoi sandali non c’erano, di certo non sarebbe partita lasciandoli a casa, ma rimanevano molte delle sue scarpe. Notai che portava il 37 e che mi eccitava sapere che in quelle scarpe che io tenevo in mano ed annusavo c’era stato il piede di Elena. Le feci passare tutte, sapevo che li’ potevo trovare solo le sue. Andai verso la scrivania, ma non trovai nulla di interessante, se non il suo numero di cellulare che a poco serviva, vista la sua lontananza. Trovai una
scatola di preservativi, chiusa, forse era li’ da mesi.. non aveva un ragazzo e non lo cercava nemmeno dopo la storia conclusasi un anno prima.
Ora l’armadio. Non mi controllavo piu’ ero infatuato da quella sensazione, la voglia di toccare suoi indumenti, quella stoffa che aveva toccato il suo corpo.
Trovai delle minigonne, ma le piu’ belle mancavano anche in questo caso.
Non trovavo il cassetto dell’intimo… era nel comodino. Primo cassetto, calze, calze e ancora calze. Piccole, corte alla caviglia, un paio di autoreggenti (profumate), un paio di scaldamuscoli sotto il ginocchio. Secondo cassetto: reggiseni.
Costumi interi, a due pezzi, scollati e piccoli. Reggiseni in pizzo, a body, con bottoncini davanti, senza coppe: quarta misura, ma c’era anche qualche quinta.
Ultimo cassetto, slip. Il mio membro ormai scoppiava dentro i pantaloni, li tolsi perche’ mi faceva male. Slip bianchi, neri, rossi e rosa. In pizzo, in seta, sgambati e un tanga: questo fu troppo. Un tanga giallo che praticamente copriva giusto la passera e che dietro aveva un filo utile solo per poter essere indossato. La immaginai nuda solo con quello: non pensavo avesse questo tipo di indumenti e ora pensavo fosse anche un po’ porca per portarli.
La mia ossessione non resisteva piu’: presi il tanga, tirai fuori il cazzo e lo avvolsi nell’indumento. In quel pezzo di stoffa lei aveva messo il paradiso ed io lo stavo toccando, si era come se me la stessi scopando, mentre la mia mano iniziava a masturbarmi.
Furono 5 minuti splendidi, lasciato a me, sul letto dove lei dormiva, dove si toccava io avevo esploso una quantita’ di sperma incredibile. Se lei fosse stata li’, l’avrei presa e violentata, sarei finito anche in prigione, ma l’avrei fatto.

Stefy arrivo dopo mezz’ora, il tempo per riprendermi. Quel tanga lo tengo ancora a casa mia, ogni tanto lo guardo. Elena e’ ancora in Spagna, ormai sono 5 mesi che non la vedo, non resisto piu’.
In Aprile saro’ a dormire dalla mia ragazza e dormiro’ nel letto di Elena.
Dovro’ portare delle lenzuola di ricambio.

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