12345 (1 voti, media: 2,00 su 5)
Loading ... Loading ...

dic 31 2007

Scoprirsi Diverso

Tag: Adolescenti, Esperienze, Gay e LesboErzulia @ 16:40

Ero sempre stato attratto per natura da cio’ che non era uguale a me, “la curiosita’ e’ il motore della vita”, era sempre stato il mio motto. E cosi avevo agito in tutti i campi, ovviamente anche in campo sentimentale. Cosi per caso cominciai, dopo aver visionato alcuni film porno con lesbiche, a considerare anche l’aspetto omo-sex del problema.

E quando uno pensa gli vengono delle domande e cerca le inevitabili risposte.

Perche’ una persona e’ attratta da un altro essere vivente del proprio sesso? Sicuramente non lo fa’ apposta.

E’ un istinto o una malattia, o peggio una perversione?

Se fosse il primo, in quanto tale non sarebbe sottoposto alle regole della ragione. Le altre ipotesi suonavano solo come convenzioni o stereotipi della societa’ benpensante (o bacchettona!!!).

Eppoi i “froci” o “culattoni” erano proprio tutti come li si dipingeva? Dei trans effeminati, privi di qualsiasi connotato maschile?

Ero titubante al riguardo e con l’andare del tempo mi convinsi che ognuno di noi sia sostanzialmente composto da due persone, femmina e uomo insieme. Durante la procreazione il feto ha entrambi gli organi sessuali, poi un gene ne decide il sesso ma siamo un mix di entrambi i sessi.

Sono sempre stato una persona sensibile, ma non avevo mai capito perche’ in certe occasioni fossi attratto da un uomo. Semplicemente non ci avevo mai pensato, come se il condizionamento di questa societa’ mi avesse impedito di ascoltare i miei istinti. Eppure era cosi, ci pensai e analizzai tutti i miei comportamenti sotto la lente di questa nuova consapevolezza. Quando ero piccolo era il ragazzo forte del gruppo, il dominatore che attraeva la mia attenzione, ma non era un istinto sessuale, più un bisogno di appartenenza ad una banda, il bisogno di protezione.

Poi con l’andare del tempo era il rispetto e l’invidia per l’audacia e la forza del compagno di rugby.

In seguito la profonda amicizia per qualche compagno di scuola. Poi il cameratismo a militare, ma nulla di tutto cio’ era mai stato legato alla sfera sessuale. Gli uomini non mi eccitavano le donne invece eccome.

Mi erano sempre piaciute e mi sono tolto con loro delle belle soddisfazioni, ma il fatto che nel mondo esista questa sorta di omo-fobia verso i “diversi” mi incuriosi’ oltremodo.

Negli incontri amorosi con le donne non mi tiravo indietro se durante un pompino lei aveva l’ardire di toccarmi il sedere, sfiorandomi con un dito il buchino nascosto,anzi mi mettevo piu’ comodo per facilitarle il compito.

Non mi sono mai sentito gay o meno uomo per questo anzi mi piaceva moltissimo.

Se poi la ragazza si spingeva oltre e mi metteva un dito dentro la sborrata arrivava imperiosa e spontanea.

Tanto era alto il mio tasso di omologazione con i principi della societa’ che arrivai persino a sposarmi ed ad avere un figlio con questa donna.

Quando poi il matrimonio fini’ a rotoli non imputai il fallimento al lato sessuale che era sempre andato a meraviglia con mia moglie. Eravammo solo incompatibili dal punto di vista caratteriale, tutto qui.

Un bel giorno pero’ decisi di approfondire questo tarlo che mi rodeva la mente e cominciai a frequentare le chat. Sulle prime non fu’ un esperienza molto piacevole, i piu’ erano dei semplici perditempo, trans o coppie gay di consumata esperienza. Non facevano al caso mio, avevo bisogno di qualcosa di particolare per effettuare il salto di sponda. Fu’ cosi per caso che incontrai su una chat una coppia normale, con lui bisex che cercava un singolo come me, disposto a tutto, a soddisfare sia lei che lui e cosi risposi.

Diciamo che la mia curiosita’ latente era emersa all’improvviso e avevo voglia di provare sensazioni nuove.

Nel primo incontro, fatto solo per conoscersi, potei ammirare lei, una superba stangona mora e lui un perfetto esempio di macho latino, tanto per dire che non tutti i bisex o gay devono per forza essere effemminati. Misi subito in chiaro che per quanto riguardava lei non c’erano problemi ma che per lui, essendo la prima volta, non sapevo come sarebbe andata a finire. Non ero mai stato con un uomo, per cui non sapevo se la questione mi sarebbe piaciuta e non volevo assolutamente che la cosa creasse problemi. Lui mi disse che non c’erano paranoie al riguardo e che tutto si sarebbe svolto senza drammi o forzature.

Fu’ cosi che fissammo un incontro a casa loro per la settimana successiva. Nel frattempo io non feci che pensare a quello che avrei fatto o provato, ebbi sogni notturni con visioni che mi facevano svegliare tutto sudato ed eccitato allo stesso tempo, insomma ero impaziente come una scolaretta al suo primo appuntamento.

Il giorno del nostro primo incontro mi feci una doccia (ho sempre odiato la sporcizia) e vestitomi al meglio arrivai a casa delle coppia in perfetto orario.

Entrai e fu’ lui ad accogliermi al cancello di una splendida villa, vestito di un semplice completo cachi (eravamo in estate dopotutto). Mi ricordo ancora quella scena, aveva un sorriso smagliante e mi abbraccio’ come si fa’ con un vecchio amico.

“Son contento che tu sia arrivato, vieni ti faccio vedere la casa, mentre Sonia finisce di preparare il pranzo”, cosi mi disse accompagnandomi nella visita della magnifica residenza, una villa davvero fenomenale, posta su una collina che dominava il lago Maggiore.

Era un uomo facoltoso e se la passava decisamente bene, ma sapendo dei miei timori non fece nulla per mettermi a disagio, che so, toccatine o battutaccie (che a dire il vero mi ero solo immaginato io nelle mie fantasticherie).

Sonia ci chiamo poco piu’ tardi mentre era intento a farmi vedere la sua moto nel garage.

Lei era abbigliata alla stessa maniera del marito, fresca e spigliata con un miniabito che copriva veramente poco il suo magnifico corpo.

Il pranzo si scaldo’ dopo qualche bicchiere di vino (qualche, diciamo che bevemmo di gusto un ottimo vino di cui adesso non ricordo il nome…….) quando entrambi i padroni di casa allungarono un piede per saggiare la consistenza dei miei attributi.

Di loro sono sempre andato fiero, cosi come del mio corpo, allenato da anni di sport e curato sotto ogni punto di vista.

I loro piedi mi stimolarono a tal punto che dopo pochissimo l’uccello urlava per venir fuori dagli ormai scomodi boxer.

Fu cosi che in un battibaleno i due si spogliarono e rimasero nudi. Lei aveva un fisico scultoreo, da frequentatrice di palestra, seni perfetti e sodi, ventre piatto e culetto alto e marmoreo.

Lui non era da meno, sembravano divi di Baywatch, abbronzato e con gia’ una perfetta erezione in bella vista.

Si avvicinarono sorridenti e presero a spogliarmi delicatamente. Quando fui nudo mi stesero sul divano e cominciarono un bocchino di comune accordo poi mi proposero un giochetto.

Mi bendarono e mi chiesero di indovinare chi mi stesse sbocchinando, se sbagliavo c’era una penitenza. Loro non mi avrebbero toccato con le mani, perche’ cosi sarebbe stato piu’ facile indovinare.

Cosi presero a spompinarmi senza pieta’, non ci crederete ma non ne azzeccai una. Infatti se si fossero alternati almeno avrei capito, o se lui avesse portato la barba (invece era totalmente depilato). Cosi quando “qualcuno/a” mi regalo’ un ingoio da urlo (il mio), appena mi tolsero la benda vidi lui che sorrideva tutto entusiasta con ancora il mio pisello in bocca, che si andava ammosciando. Me lo puli’ perfettamente da ogni traccia di piacere cosi come avrebbe fatto la piu’ navigata delle troie e una volta finito disse con noncuranza:” Adesso devi pagare pegno, a me e alla mia signora, visto che non hai azzeccato chi di noi due era al lavoro neanche una volta su dieci”, disse avvicinandomi e incominciando a baciarmi. Potei sentire quindi dalle sue labbra l’odore del mio seme.

La sua lingua era calda ed esperta e nonostante fosse la prima volta che baciavo un uomo la cosa non mi mise per niente a disagio. La riprova fu’ che il mio sesso si eresse nuovamente, come se il pompino di pochi minuti prima non fosse nemmeno esistito.

“Bene la mia punizione l’hai superata, e come inizio direi che non c’e’ male, non ti sei sdegnato di assaggiare il tuo sperma dalle mie labbra, quindi adesso tocca a lei” mi disse indicando la sensuale Sonia.

Ci spostammo per l’occasione in un’immensa vasca per idromassaggio, di quelle che si vedono nei film americani, a livello del pavimento e grande come una piccola piscina di forma rotonda.

Ci immergemmo tutti e tre e quando si ebbe finito do acclimatarci si avvicino’ Sonia con un sorrisino beffardo:” visto che devi fare penitenza ho pensato che dovresti incominciare a leccarmi un po’ il culo, cosi lo preparerai all’introduzione dell’arnese di mio marito”.

Si mise a pecorina sull’orlo della vasca spingendo indietro le reni per invitarmi a cominciare. La sua fica emanava un profumo afrodisiaco e l’assenza di peli agevolava il lavoro di lingua su tutte le pieghe di quel sesso infuocato.

Poi con calma passai a lambire il buchetto grinzoso, stendendo con cura le pieghette e assaporando il diverso sapore di quell’anfratto, molto piu’ deciso del precedente.

Vidi Sonia che godeva di quel trattamento e quando le misi le dita a forbice, una in fica e l’altra in culo, per slargarla un poco, emise un lamento di piacere, come un gemito trattenuto a lungo.

“Bene mi sento soddisfatta, adesso devi preparare il mio maritino” disse rivolgendo lo sguardo verso lui che aveva gustato la scena appoggiato al bordo della vasca, menandosi distrattamente il sesso. Questi spuntava appena dal pelo dell’acqua, cosi mi venne spontaneamente un’idea. Feci finta di fare uno squalo affamato, mimando goffamente una nuotata e appena giunto a tiro spalancai la mascella buttandomi a capofitto verso il mio primo pompino.

Appena ebbi il suo mostruoso arnese nella mia bocca ebbi un tale fremito alla zona genitale che pensai che tutto il sangue fosse affluito improvvisamente li’ facendomi scoppiare come un palloncino gonfiato male.

Che sensazione meravigliosa, sentire quel pezzo di carne che non aveva nulla da invidiare al mio, saggiarne la consistenza con le labbra, vellicarlo con la lingua, sentirne gli spasmi e le contrazioni come se fosse animato di vita propria, poterne apprezzare il forte odore muschiato, l’odore dell’uomo virile!!!

Luca apprezzo’ molto il mio lavoro e mi incito’ delicatamente prendendomi per la testa e pilotando il ritmo del pompino e sussurandomi “ehi ma sei sicuro di essere alla prima esperienza, succhi in maniera divina”. Sfilandolo per un attimo dalla mia bocca risposi gioviale:” vuol dire che ci saro’ portato, non credi?”

Cosi raddoppiai gli sforzi leccandogli tutta l’asta, a partire dal glande, giu’ per il frenulo e poi sulla nervatura sottostante, traendo piacere nel seguire tutte le minuscole vene in rilievo. Gli feci un servizietto coi fiocchi leccando anche le palle, spingendomi fino a lambirgli l’ano con veloci tocchi di lingua. Dalla sua faccia potei apprezzare che il mio impegno era ben ripagato, nonostante fossi un novizio. E il viso non era l’unico indizio del suo reale appagamento, mentre leccavo potevo sentire distintamente il sapore delle prime goccie di piacere che uscivano dalla sua nerchia vigorosa. Poi, quando ebbe il sesso bello lucido e levigato mi fece smettere mi accarezzo’ il sesso turgido, e per scherzo mi massaggio’ un poco l’ano dicendo “eh caro mio mi sa che oggi perderai la verginita’……” poi disse a Sonia di montarmi a smorzacandela, rimanendo io in acqua con lei sopra. Cosi lui pote’ finalmente sfondargli il culo col suo maglio possente.

Fu’ un momento molto intimo, con i sensi moltiplicati a mille dall’adrenalina, sentivo distintamente come in un film, come se in pratica io non fossi li, i gemiti sommessi di lei, completamente aperta e piena di carne pulsante, e il pene di lui che sfregava sul mio diviso da un sottile membrana di carne.

Mentre mordicchiavo i seni di Sonia, sentii le ondate dell’orgasmo che montavano in lei, poco dopo si irrigidi’ e gemette a lungo in preda al piacere mentre finivamo di colpirla con i nostri cazzi.

Luca si sfilo da lei ma non era ancora venuto cosi si diresse verso la mia bocca che con pochi e delicati colpi lo fece venire con un urlo rauco, ingoiai il suo seme con naturalezza senza che mi facesse schifo, mentre mi accarezzava i capelli con fare gentile.

Avevo voglia di venire, visto che dopo la magnifica pompa, non avevo piu’ goduto mi girai verso Sonia, che in fase post-orgasmo, mi sembrava un po’ tramortita, e glielo scaraventai senza troppi fronzoli nel culo.

Sonia si rianimo’ e comincio’ di nuovo a gemere, finche’ la portai ad un nuovo ed imperioso orgasmo, svuotandomi nei suoi intestini.

Uscimmo in piscina per rinfrescarci un attimo e per farci due bracciate, mentre Sonia preparava un aperitivo.

L’alcool della bevanda fresca mi ritempro’ un pochino e mi ricordo’ la promessa sulla mia verginita’. Avevo voglia di farmi sfondare il culo a tal punto che quando Luca si avvicino’ e mi sfioro’ di nuovo l’ano con un dito d’istinto inarcai il culo per agevolargli il compito.

Cosi Luca propose un trenino preparatorio. Sonia si distese di schiena su un lettino, con un cuscino sotto le reni, in modo da facilitarmi l’esplorazione delle sue parti basse.

Aveva tutto l’ano arrossato dai nostri assalti e la poveretta reclamava un po’ di lingua per alleviare quel bruciore.

Cosi mi misi davanti a lei, a pecorina, per leccare l’ano dolorante con la passione di una crocerossina. Dietro di me Luca comincio’ a leccarmi a sua volta il sedere, massaggiandomi nel contempo il cazzo e le palle. Ogni tanto mi ficcava dentro tutta la lingua a mo’ di cazzo, ritraendola metteva un dito e lo faceva roteare per allargarmi bene il mio buchetto. In realta’ avevo provato a ficcarci dentro qualcosa, e con soddisfazione.

Avevo usato quella settimana in preparazione di questo evento, il vibratore che avevo preso per la mia ex-moglie e devo dire che mi era piaciuto tantissimo.

Ma un conto era un vibratore e un altro era un vero cazzo, e che cazzo aggiungerei!!!

Poi mentre Sonia di contorceva nuovamente per i colpi della mia lingua, Luca prese un gel lubrificante e con quello mi spalmo tutto il buco e anche l’uccello provocandomi intensi brividi di piacere. Sonia aveva raggiunto il suo ennesimo orgasmo e mi suggeri’ di leccare ancora un poco l’uccello di Luca, che era eccitato come uno stallone.

Nonostante l’orgasmo di mezzora prima era tutto teso e violaceo con una goccia di piacere che gia’ imperlava la cappella infuocata, cosi leccai via con fare malizioso il segno evidente del suo stato di infoiamento e lo spompinai coscienziosamente per la seconda volta.

La moglie non era stata con le mani in mano e nello stesso momento mi ficco’ ben 3 dita a cuneo nel culo, avendo l’effetto di procurarmi solo delle fitte di piacere che si ripercossero sul mio uccello congestionato.

“Adesso e’ pronto Sonia, aiutalo a sdraiarsi di schiena come eri tu prima” disse uscendo lucido dalla mia bocca che si rattristo’ al momento di essere lasciata cosi “vuota”.

Mi sdraiai e Sonia mi aiuto’ a tenere le gambe aperte prima e ad allargarmi personalmente le chiappe con le sue belle mani affusolate.

Ebbi un solo moto istintivo di paura quando l’enorme cappella si appoggio’ al mio ano indifeso, ma Luca fu’ speciale e con un sorriso mi disse che potevo ripensarci, per tutta risposta mossi per quanto possibile, il culo nella sua direzione per obbligarlo a porre fine all’attesa.

Spinse cosi delicatamente che non mi accorsi dell’introduzione della cappella finche’ non me lo disse la moglie” bravo bravo… cosi…. e’ entrata, non stringere il muscolo e vedrai che andra’ tutto bene”.

Il gel faceva il suo lavoro magnificamente e potei sentire solo una piacevole sensazione di “pieno” quando il cazzo arrivo’ a fondo corsa.

Attese un po’ per permettere al mio intestino di abituarsi all’intruso poi facendomi un cenno d’intesa, per avere la mia approvazione, prese a muoversi con fermezza, strappandomi gemiti di godimento.

Sonia aveva preso nel contempo a leccare l’arnese di suo marito che entrava ed usciva dal mio culo, leccandomi anche le palle e tutta la zona intorno al perineo.

Non avevo mai goduto cosi tanto, era forse questo che mi mancava?

Luca, capito che non avrebbe retto molto, incito’ Sonia a prendermelo in bocca e a farmi venire.

Si attacco’ al mio affare pompando come un’ossessa, mentre il marito menava fendenti ormai scomposti dall’imminente orgasmo. Appena cominciai a scaricarmi nella bocca della donna le contrazioni del mio ano fecero oltrepassare a Luca la soglia del non ritorno e anche lui esplose con potenti zaffate di seme che andarono a calmare solo in parte i miei spasmi di piacere.

Luca attese un attimo che si calmasse la foga, attendendo di sgonfiarsi un poco, cosi da non farmi male. Nonostante questo il suo cazzo usci facendo un flop dal mio martoriato culo, rimasto un po’ slargato e aperto per la scopata incredibile, procurandomi un po’ di male.

Per qualche minuto rimasi in quella posizione con l’aria fresca che lambiva il mio ano, che a poco a poco andava richiudendosi.

Stavo per addormentarmi quando senti delle dita delicate mettere un po’ di crema per alleviare l’inevitabile bruciore.

Dormii da loro quella notte anche perche’ ero talmente spossato che non me la sentivo di guidare.

La mattina dopo li salutai come si farebbe veramente con degli amici e ripartii per casa.

Come e’ andata a finire?

A distanza di anni vedo ancora quella coppia, ogni tanto ci vado a trovarli e finalmente, lo posso dire ho capito la mia sessualita’. E forse proprio grazie a loro. E’ per questo che nutro per Sonia e Luca una specie di venerazione, o di amore se preferite, che va ben al di la’ della semplice amicizia tra esseri adulti. Se non fosse stato per loro adesso vagherei ancora alla ricerca della mia meta’ di mela. Sarebbe bastata una “prima volta” con gente rozza e non capace come Luca, che forse non sarei quello che sono oggi.

Ho ancora occasionalmente rapporti con le donne, non le butto via di certo, ma vivo con un ragazzo come me, che ama la vita e non fa’ distinzioni tra le persone in base ai loro gusti sessuali.


Altre cose da provareCuli negri da sfondare | Hentai in DVD | Natura tettone | Gemito gay | 



12345 (Nessuno ha ancora votato)
Loading ... Loading ...

dic 30 2007

La sorella in calore

Tag: Adolescenti, Incesti, TradimentiErzulia @ 16:38

Mi chiamo Giulio e ho 21 anni mia sorella è di qualche anno più grande di me (ha 25 anni) e si chiama Giorgia.
Lei viveva e vive tuttora nel suo appartamento da quando si era laureata.
Io e lei abbiamo sempre avuto un buon rapporto, solo qualche litigata ogni tanto.
Avevo sempre visto mia sorella nella maniera in cui una sorella si vede, non certo come una possibile amante.
All’epoca (un anno fa) si era appena lasciata con il ragazzo e da un po di tempo non era troppo felice, si vedeva che qualcosa non andava.
Era il pomeriggio del 12 agosto e faceva molto caldo, ero andato a casa sua per portarle il cellulare che si era dimenticata in macchina la sera prima, suonai il campanello e dopo poco mia sorella venne ad aprirmi vestita solo di una maglietta e un paio di mutandine; non ci feci caso, altre volte l’avevo vista così.
Entrato in casa però mi accorsi che era tutto in ordine tranne il divano che era tutto in disordine con i cuscini sparsi per il salotto; mi accomodai e la rimproverai perché avevo dovuto scomodarmi con quel caldo per una dimenticanza sua.
Mi chiese di perdonarla e mi invitò a farle compagnia fino a sera visto che nessuno dei due aveva nulla da fare.
Le dissi che invece io avrei dovuto incontrare la mia ragazza e che potevo fermarmi solo per un ora, lei rispose che un ora sarebbe stata sufficiente e mi invitò a sedermi sul divano, lei andò in camera sua e tornò dopo poco con una videocassetta in mano, accese il videoregistratore e cominciammo a guardarla.
Con mia somma sorpresa vidi che era una casetta porno dove un uomo con un enorme cazzo stava sodomizzando una troia dalle enormi tette.
“Giorgia ma cosa stai facendo” esclamai “stai calmo fratellino lo sai che io sono senza fidanzato e che noi due da piccoli giocavamo al dottore (era vero ma non avevamo fatto mai nulla di sporco), voglio solo divertirmi un po con il tuo bel cazzo”.
Così dicendo si tolse le mutandine e la maglietta, era eccitata i suoi capezzoli erano turgidi la sua figa perfettamente depilata era umida, si chinò su di me, mi levò i pantaloni e estrasse il mio cazzo che ora puntavo contro la sua bocca.
Ero impietrito e lei mi invitò a rilassarmi, cominciò a leccare la mia asta con maestria e a succhiarmi lo scroto “hai proprio un bel arnese” “lo sapevo da tempo ma solo ora riesco ad apprezzarlo” mi disse, io a quelle parole non capii più niente e cominciai ad incitarla e a ficcargli l’asta sempre più verso la gola, lei cominciò a stantuffare fino a quando non vide che stavo per venire, a quel punto si sfilò, si alzò in piedi e poi si mise a quattro zampe dicendomi “Vieni fotti la tua sorella nell’ano” non me lo feci dire due volte, subito la penetrai violentemente e lei lanciò un grido di dolore “non cosi velocemente o mi lacererei il buco” mi disse mia sorella in maniera oscena.
Andai allora in cucina a prendere dell’olio e ne versai sul suo buchino, la cominciai a penetrare prima dolcemente poi con foga, lei emetteva dei mugolii di piacere misti a dolore, riuscivo a vedere la sua corona anale che avvolgeva il mio cazzo e sentivo i suoi nervi che si contraevano mentre stantuffavo, a volte urlava dal male ma mi pregava di non fermarmi.
Lei intanto aveva cominciato con stimolarsi il clitoride e a ficcarsi tre dita su per la vagina .
Dopo non più di 5 minuti che continuavo a sbatterla cominciai a sentire gli impulsi dell’orgasmo la avvertii e lei mi rispose “vienimi dentro che ne ho voglia ” a quella risposta le scaricai un fiume di sborra nel ventre che qualcosa cominciò anche a colare.
Lei subito si staccò e prese a pulirmi il glande con la lingua emettendo dei piccoli gemiti come una cagna sottomessa.
“Sei soddisfatta ora” le dissi e lei mi rispose con un bacio in bocca che all’inizio cercai di evitare visto che aveva le labbra cosparse della mia sborra.
Era passata un ora e dopo una veloce doccia mi rivestii e me ne andai ringraziando prima mia sorella della stupenda esperienza.
Da allora rimanemmo d’accordo che l’avremmo fatto di nuovo solo se lei ne avesse sentito il bisogno.
Tuttora vado a letto con mia sorella e continuo a essere fidanzato con la stessa ragazza che non sa nulla.


Altre cose da provareDiciottenni in calore | Fascino bisessuale | L'imperonegro | Solo negri gay | Viaggio erotico | 



12345 (Nessuno ha ancora votato)
Loading ... Loading ...

dic 29 2007

Il professore

Tag: Gay e Lesbo, Incontri, RicordiErzulia @ 16:37

Una diecina d’anni fa, la mia famiglia ebbe un tracollo finanziario, perché mio padre, che era un ricco commerciante, perse la testa per una ragazza giovane e molto puttana e trascurò gli affari al punto di fallire. La ragazza, dopo avergli spillato un po’ di quattrini, lo piantò e lui chiese perdono alla famiglia. Mia madre lo riaccolse in casa, ma ormai eravamo rovinati. Io dovetti abbandonare la scuola dopo la terza media, e mio padre dovette lavorare come commesso in uno dei negozi che un tempo erano stati suoi.

Dopo anni di sacrifici riuscimmo a risollevarci ed io, che avevo sempre desiderato studiare, ripresi la scuola.

Purtroppo avevo perso parecchi anni e, nel tentativo di recuperare, andai in una scuola privata. Riuscii a recuperare in parte, ma poi, giacché gli esami da privatista erano sempre più difficili, decisi di iscrivermi alla scuola pubblica, sia pure rinunciando a due anni. Perciò mi trovai in una classe con studenti di un paio d’anni più giovani di me.

Era una scuola per ragionieri, con insegnanti di livello piuttosto basso. Faceva eccezione la professoressa di geografia, che mi piaceva molto, perché era molto intelligente, aveva un aspetto dolce e materno e, devo confessare, mi piaceva anche fisicamente. Si chiamava Concetta, aveva quarantasette anni, ma ne dimostrava molti meno; aveva capelli castani, tagliati a caschetto, e gambe e sedere da ragazza, che io sbirciavo quando lei non mi guardava. Era una donna molto seria e metteva soggezione a tutti gli studenti, ma io, che ero molto più maturo dei miei compagni, vedevo in lei, oltre che l’insegnante, la donna. Forse lei se n’accorse ma, pur dimostrandomi simpatia, mantenne sempre un comportamento riservato e serio. Avevo anche notato che il preside, un uomo maturo ma ancora prestante, aveva per lei delle attenzioni, ma attribuivo ciò al fatto che lei era la migliore fra le professoresse.

Io avrei avuto bisogno di ripetizioni, perché il mio ritardo negli studi era notevole, ed un giorno ne parlai con lei. Mi disse subito che, essendo una mia insegnante, non poteva darmi lezioni private e, del resto, le materie che m’interessavano non erano le sue; però aggiunse che suo marito avrebbe potuto aiutarmi. Promise che gliene avrebbe parlato.

Il giorno dopo, quando l’incontrai, mi disse che avrei potuto andare da lei, per mettermi d’accordo con suo marito, quel pomeriggio stesso.

Alle cinque suonai al campanello della sua porta, in una piccola casa con giardino, alla periferia della cittadina dove viviamo. Venne lei ad aprirmi; indossava un leggero abito di seta che aderiva al corpo, mettendo in risalto le forme procaci. Mi stupii un po’ al vederla così, perché di solito era sempre vestita in modo molto serio, e dovetti riconoscere che era molto più bella di quanto mi fosse apparsa fino a quel momento.

M’introdusse in casa che, anche se senza pretese d’eleganza, era arredata con buon gusto, e mi presentò al marito.

Il professor Elia, il marito, era un uomo di cinquantuno anni, dall’aspetto distinto, gentile e sorridente. Mi fece entrare nello studio, e presto ci accordammo per le lezioni; sarei andato due volte la settimana, di pomeriggio per due ore. Parlammo un po’ della materia che mi avrebbe dovuto insegnare, poi mi chiese di me: perché ero in ritardo con gli studi, cosa avevo fatto fino a quel momento, eccetera. Era un uomo gentile e ispirava confidenza.

Dopo qualche minuto, la signora Concetta s’affacciò alla porta dello studio, e mi chiese se avrei gradito un tè; accettai e ci spostammo in soggiorno. Mi fecero accomodare su una poltrona, mentre il signor Elia si sedeva sul divano; fra noi c’era il tavolino, dove la signora appoggiò il vassoio con il tè. Mi voltava le spalle e non potei fare a meno di osservare il bellissimo sedere che, mentre lei era chinata per versare il tè nelle tazze, appariva in tutto il suo splendore; l’abito di seta metteva in evidenza i glutei carnosi, facendo risaltare il solco fra quei meravigliosi globi. Mi parve che il professore notasse il mio sguardo rivolto alle grazie della signora, ma non cambiò il suo atteggiamento gentile nei miei confronti, anzi, mi parve che trattenesse a stento un sorriso compiaciuto.

Dopo aver versato il tè, la signora Concetta si sedette sul divano, a fianco del marito e prese la sua tazza.

“Vi siete messi d’accordo?” Chiese,

“Sì certamente; verrà due volte la settimana, il Martedì ed il Giovedì, alle quattro, per due ore” rispose il professore;

“Benissimo; così, all’intervallo vi farò il tè”.

Mentre sorbiva il suo tè, l’abito si era alzato leggermente, mostrando un po’ le cosce; ma lei non si scompose e lasciò che ammirassi le sue belle gambe.

Il marito aveva certamente notato il mio sguardo ma, anche questa volta, non cambiò atteggiamento.

Dopo una ventina di minuti di conversazione, mi accomiatai; la signora mi strinse la mano sorridendo, ed il professore mi accompagnò alla porta. Nell’andarmene mi parve che mi strizzasse l’occhio con un sorriso complice, ma certamente mi sbagliavo; forse si trattava solo di un tic.

A casa non feci che pensare alla professoressa, al suo meraviglioso culo, e mi eccitai tanto che non potei fare a meno di masturbarmi.

A scuola, il giorno dopo, quando la vidi, non mi parve più la stessa professoressa severa di prima; si comportava sempre allo stesso modo e vestiva in modo castigato, ma io non potevo fare a meno di rivedere, con gli occhi della mente, quelle stupende rotondità posteriori che mi avevano eccitato. Quando l’incontrai, nel corridoio delle aule, mi sorrise, ma nulla più di quanto non avesse sempre fatto.

Finalmente arrivò il Martedì. Alle quattro in punto ero davanti alla porta della casa e suonavo il campanello. Venne ad aprirmi il professore, e mi fece passare nello studio. Nella sua gentilezza, mi parve di cogliere, come l’altra volta, qualche cosa che andava oltre la semplice cortesia.

Dopo un’ora di lezione, la signora Concetta si affacciò alla porta ed annunciò gioiosa:

“Intervallo per il tè”. Andammo in soggiorno e ci sedemmo nella stessa posizione della volta precedente. La signora portava lo stesso abito di seta, ed io non potei fare a meno di ammirare ancora quel sedere voluttuoso; anzi, questa volta lo osservai senza nascondere lo sguardo: volevo vedere se il professore reagiva in qualche modo. Reagì, eccome: mentre io guardavo lei, lui guardò me e mi sorrise ancora. Questa volta non ebbi dubbi: a lui non dispiaceva che io ammirassi sua moglie; anzi, n’era compiaciuto.

Dopo aver servito il tè, lei si sedette a fianco del marito, ed ancora la gonna si alzò mostrando parte delle cosce. Non fece niente per abbassarla, ed io non riuscii ad evitare di guardarle le gambe. Conversammo per qualche minuto, poi il professore ed io tornammo nello studio.

Al momento del commiato, lui mi accompagnò alla porta, mi strinse la mano, ed ancora mi sorrise.

Andandomene pensai che forse mi sbagliavo: il professore era semplicemente gentile e di vedute larghe, e non faceva caso all’esibizione della moglie, che in fondo, non aveva fatto niente di strano, se non mostrare le sue bellezze in modo del tutto naturale.

Anche quella sera, tuttavia, mi masturbai pensando a lei. Immaginavo di affondare il viso in quel culo da sogno, e di leccarlo fino a farla godere. Intanto godetti io.

Avevo già avuto esperienze di sesso, ma solo con prostitute, e con loro non avevo avuto il coraggio di fare ciò che desideravo da sempre: leccare la figa ed il culo. Alla professoressa avrei leccato tutto, mi sarei fatto pisciare in bocca, se lei lo avesse voluto. Cominciai a pensare a lei sempre più spesso, e mi masturbavo in continuazione.

Ad un certo punto mi accorsi che quando la vedevo mi sentivo avvampare; lei se n’accorse certamente, perché cominciò a sorridermi in modo sempre più confidenziale. Evidentemente l’ammirazione di un giovane la lusingava.

Non passò molto tempo, prima che il professor Elia ed io entrassimo in confidenza. Non ostante la differenza d’età, lui mi trattava da adulto ed a volte parlavamo anche di cose personali. Un giorno mi confessò d’amare molto la moglie, ma di non esserne geloso;

“Anzi” aggiunse, “mi fa piacere vedere che tu l’ammiri”. Arrossii!

“Oh, non devi preoccuparti; ho notato come la guardi, e il fatto che ti piaccia mi lusinga. Perché ti piace, vero?” Ero imbarazzatissimo e balbettai un timido

“Si”. Lui si mise a ridere ed aggiunse:

“Magari vorresti portartela a letto”. Ero sulle spine. Non ostante la confidenza che si era instaurata fra noi, io ero pur sempre uno studente, e loro due insegnanti. Non risposi e lui non insistette.

Quando, quel pomeriggio, andammo in soggiorno per il tè, il professore disse alla moglie:

“Lo sai, Concetta, che il nostro Filippo è innamorato di te?” La signora mi guardò sorridendo, e, incuriosita, mi chiese:

“E’ vero?” Io ero imbarazzatissimo; cosa potevo dire? Balbettai una frase ridicola:

“Lei mi piace molto, ma non farei nulla per offenderla”. Lei rise a squarciagola;

“Una donna non si offende mai nel sentirsi ammirata e desiderata”. Quella frase mi rinfrancò e mi sentii meglio.

Andandomene venne lei ad accompagnarmi e, prima di aprire la porta, mi diede un bacio sulla guancia; io ricambiai il bacio e, con un’audacia di cui non mi credevo capace, le sfiorai le labbra con le mie. Lei non si scansò, accettò il bacio sulle labbra, ed aprì leggermente la bocca permettendo alla mia lingua di penetrarla. Ero al colmo dell’eccitazione; sentivo il cazzo durissimo, che spingeva nei pantaloni. Ci abbracciammo stretti, ed io spinsi il bacino contro di lei, che sicuramente sentì la mia erezione. Anche lei spinse il bacino, come ad incontrare il mio sesso. Perdetti ogni ritegno, e portai la mano sul sedere dei miei sogni; lei mi lasciò fare e spinse la sua lingua nella mia bocca. Quando si staccò da me, con la coda dell’occhio vidi il professore che sbirciava dalla porta dello studio, e che si ritrasse subito. Me n’andai correndo: mi pareva di volare. A casa andai subito nella mia camera a masturbarmi: sentivo un forte dolore ai testicoli, che passò solo dopo un po’.

La notte non feci che pensare a quella donna che mi faceva impazzire, e mi masturbai almeno cinque o sei volte. Ma il professore? Possibile che non fosse geloso al punto di rimanere indifferente di fronte allo spettacolo della moglie che baciava un ragazzo?

Fortunatamente, il giorno dopo, a scuola, la professoressa non c’era, ed io ne fui contento perché non riuscivo ad immaginare come sarebbe stato l’incontro, e temevo di tradirmi.

Quando tornai per la lezione, il professor Elia mi accolse con il solito sorriso complice. Io temevo l’incontro; ma ormai ero quasi certo che lui fosse un “voyeur” ed ero deciso ad accertarmene; se fosse stato così, per me si sarebbero spalancate le porte del paradiso.

Da ragazzo avevo avuto dei contatti omosessuali con i miei amici, come quasi tutti del resto, e non mi sarebbe dispiaciuto avere un incontro a tre. La mia audacia mi spaventava ma, in fondo, loro mi avevano incoraggiato. La professoressa non era in casa e lui entrò subito in argomento:

“Ho visto, l’altro ieri, che baciavi Concetta; ti è piaciuto?”

“Si, molto!”;

“Ti piacerebbe fare l’amore con lei?”; non speravo che la cosa fosse così facile perciò risposi subito con un

“Si” deciso.

“Guarda, però, che Concetta è molto esigente. Tu come sei…lì sotto?” Io non sapevo cosa rispondere, anche perché non capivo bene cosa intendesse. Vedendomi titubante, lui mi chiese:

“Fammi vedere come ce l’hai”. Ero incerto, e lui prese l’iniziativa: mi abbassò la cerniera e mi estrasse il cazzo.

“Però,” disse,

“Hai proprio un bel pisellone; chissà com’è quando è duro; prova a farlo indurire” Io cercai di farmelo diventare duro, senza successo. Allora lui:

“Lascia fare a me, vediamo se ci riesco”. Così dicendo me lo prese in mano, me lo menò un po’, poi si abbassò e me lo prese in bocca, succhiandolo in modo meraviglioso. In quella morbida bocca il cazzo mi si indurì subito; a quel punto ero veramente eccitato; quel professore così serio mi stava facendo un meraviglioso pompino. Non ci volle molto perché gli sborrassi in bocca. Lui inghiottì tutto; si pulì le labbra e, compiaciuto mi disse:

“sono certo che Concetta apprezzerà questo bel cazzone.” Quel giorno non vidi la professoressa ed il giorno successivo sembrava non passare mai.

Finalmente arrivò il giovedì. Appena entrato, il professore mi disse:

“Durante l’intervallo vi lascio soli per un po’; Concetta è già d’accordo, vai tranquillo, quando si scatena è una vera troia”. Ero un po’ stupito per quel linguaggio, così in contrasto con la serietà dell’ambiente; ma ormai cominciavo ad abituarmi.

Quando Concetta arrivò per il solito tè, Elia disse che doveva uscire un momento. Lei mi fece sedere vicino, sul divano, e subito mi abbracciò; ci baciammo; dapprima dolcemente, poi con sempre maggior passione, finché lei si sdraiò e mi attirò su di sé. Sentivo il cazzo che premeva nei pantaloni: ero eccitato all’inverosimile. Non capivo più niente. Cominciai a brancicarla, mettendo le mani sotto la gonna, ad accarezzarle le cosce. Salii fino alle mutandine, che scostai leggermente e raggiunsi la figa calda e bagnata. Lei gemeva con il capo arrovesciato all’indietro; ciò m’incoraggiò.

Quella donna che mi aveva sempre messo soggezione, ora era sotto di me che gemeva come una vera troia, una porcona affamata di sesso. Dopo un po’ lei, come risvegliatasi dall’estasi, mi sbottonò i calzoni, abbassò la cerniera e me li sfilò insieme agli slip. Mi aveva rovesciato sul divano, ed ora era lei sopra di me. Il mio cazzo svettava duro e voglioso. Lei s’inginocchiò sul pavimento, abbassò il capo e mi prese il cazzo, mettendoselo in bocca. Ero in paradiso: la mia professoressa mi stava facendo un pompino come la più incallita delle puttane. In quel momento il professor Elia entrò e si sedette sulla poltrona, guardandoci con occhi colmi di libidine. La presenza del professore mi mise in agitazione ed il cazzo mi si ammosciò. Lei mi guardò, poi si volse verso il marito e:

“Cornutone, non vedi che lo metti in imbarazzo? Spogliati, fagli vedere che piccolo cazzetto che hai, così si rinfrancherà”. Quel linguaggio, spiegabile solo con lo stato d’estrema eccitazione che si era creato, m’imbarazzò ancor di più. Elia si spogliò e vidi un cazzo che, se pur piccolo, era durissimo.

“Guardalo”, mi disse lei,

“quel cornuto, che cazzetto che ha; in confronto al tuo mi fa ridere”; detto ciò, riprese il pompino.

Io ero esterrefatto: la mia professoressa si era trasformata in una volgare puttana. Il mio cazzo rimaneva moscio; allora lei mi chiese:

“Che ne dici se quel frocio d’Elia ti spompina un po’ lui; magari è più bravo di me.” Io balbettavo parole senza senso. Elia si avvicinò; s’inginocchiò al posto della moglie e mi prese il cazzo in bocca.

La situazione mi sconvolgeva. Mentre lui mi succhiava, lei mi baciò lascivamente sulla bocca, poi mi mise un capezzolo fra le labbra ed io lo succhiai con avidità. Ora ero di nuovo eccitato ed il mio cazzo aveva ripreso vita. Lei, allora, scostò il marito, mi venne sopra e s’impalò su di me.

Prese subito a godere, gemendo ed arrovesciando il capo. Il professore accostò la poltrona, si sedette e mi prese la mano portandosela sul cazzo, che io strinsi, incominciando a masturbarlo. Lui godette quasi subito, emettendo tre o quattro getti di sperma che mi bagnarono la mano. Poco dopo godetti anch’io seguito da lei, che non aveva smesso di gemere, ma che ora urlava oscenità:

“Siiiii, riempimi tutta, lo voglio nel culo questo cazzone; voglio godere davanti a quel frocio cornuto di mio marito; ahhhh…….”. Ormai non avevamo più freni e l’orgia continuò per un’ora. Lei godeva in continuazione, urlando oscenità, insultando il marito che, ad un certo punto, mi era venuto dietro e mi accarezzava il culo, infilandomi poi un dito dentro, aumentando il mio piacere.

Da quel giorno, ogni volta che andavo a lezione, dopo il tè facevamo la nostra orgia, raggiungendo una perfetta intesa. Glielo mettevo davanti e dietro, dove notai che entrava facilmente, dopo che lei si era fatta leccare da Elia.

Un giorno, Concetta, al colmo della libidine, urlò che voleva due cazzi: uno davanti ed uno dietro.

“Però non voglio il cazzetto di mio marito, ne voglio un altro come il tuo”. Io non seppi che cosa rispondere, ma il professore intervenne:

“La prossima volta facciamo venire anche Giuseppe”.

“Chi è Giuseppe?” Chiesi allarmato.

“Non ti preoccupare, è un amico ed è già d’accordo, se tu ci stai”. La cosa mi eccitava ed accettai.

“Però vorrei sapere chi è; non vorrei che fosse una persona che conosco”;

“Si, lo conosci, ma va tutto bene, stai tranquillo; è innamorato di Concetta, e fa tutto quello che lei vuole, senza protestare, e poi finalmente potrò essere soddisfatto anch’io: è il preside”. Rimasi di sasso, ma il desiderio di partecipare ad un’orgia in quattro era tanto forte che accettai.

Venne il grande giorno. Arrivai un po’ in ritardo e, quando Elia venne ad aprire, subito mi disse:

“E’ già arrivato, vieni”. Mi accompagnò in soggiorno, dove la professoressa sedeva sul divano, vicino al preside.

“Vieni, siediti vicino a noi, non aver timore; Giuseppe è un amico e non vede l’ora di fare l’amore con noi.”

Ormai ero abituato a quei cambiamenti repentini: la professoressa che si trasformava in una puttana, il professore che diventava un porco depravato, ed ora il preside che chissà cosa avrebbe fatto; perciò mi sedetti vicino a loro, mentre Elia si sedeva sulla poltrona di fronte a noi.

Concetta mi mise subito una mano sull’inguine e sentì la mia erezione che, a quel punto, era ormai più che consistente.

“Senti come ce l’ha duro” disse rivolta a Giuseppe; questi allungò la mano e tastò il mio cazzo da sopra i pantaloni.

“Però” esclamò

“Forse è meglio se ci mettiamo comodi”. Subito la proposta fu accettata e ci spostammo in camera.

Concetta si spogliò in un attimo, ed aiutò me a togliermi gli indumenti. Il preside ed il professore furono nudi in un momento.

Eravamo tutti al massimo dell’eccitazione e col cazzo duro; il preside aveva un arnese enorme, grosso come il mio polso; mi pareva impossibile che potesse entrare nella figa di Concetta. Quest’ultima evidentemente era innamorata di quelle dimensioni, perché spinse il preside supino sul letto, gli si sdraiò sopra e, mentre lo baciava lascivamente sulla bocca, si infilò il grosso bastone nella figa. Si dimenò un po’ guaendo come una cagna, e godette subito. Il professore guardava e si menava il piccolo cazzetto. Naturalmente quella ninfomane considerava la prima scopata solo un antipasto, e subito volle che il marito le leccasse il culo, poi si rivolse a me dicendo: mettimelo nel culo, mentre Giuseppe mi chiava davanti. Il preside conosceva la donna molto bene, e sapeva quanto fosse affamata di sesso, perciò si era trattenuto ed ora era di nuovo pronto per un’altra cavalcata.

Concetta si mise su un fianco, porgendomi quelle meravigliose chiappe, che io penetrai con facilità; quindi invitò il preside a penetrarla davanti. Fu una cosa sconvolgente: lei urlava come un’ossessa ed io sentivo il cazzo del preside, separato dal mio da una sottile membrana. Non ci misi molto a venire; mentre Concetta godeva in continuazione, le sborrai nelle viscere. Alla fine mi rovesciai esausto. Il preside si era trattenuto ancora una volta, mentre Elia ci guardava con la bocca aperta, quasi incredulo nel vedere la sua adorata mogliettina sbattuta da due maschi contemporaneamente.

La mia giovane età mi permise di riprendermi molto presto, anche perché Elia mi prese il cazzo in bocca succhiandomelo con esperta maestria.

“Guarda quel frocio come è bravo a succhiare il cazzo” esclamò Giuseppe,

“Si merita un premio” così dicendo, si portò dietro Elia e gli puntò il cazzo sul culo.

“Senti, senti, questo porco si è messo la crema sul buco; evidentemente sapeva di ricevere il premio”; così dicendo cominciò a spingere. Temevo che lo sfondasse, ma Elia, evidentemente, era abituato ad essere inculato da quella enorme nerchia, perché emise solo un gemito, poi riprese il suo pompino.

“Non farlo venire” disse Concetta,

“Voglio godermelo io questo virgulto”.

L’orgia continuò per un bel po’; ad un tratto, il preside estrasse il cazzo dal culo di Elia e si avvicinò a me, mentre stavo leccando Concetta. Io, terrorizzato, strinsi le chiappe e rifiutai la penetrazione.

“Allora mettimelo tu” disse Giuseppe. Non potevo rifiutargli il favore; ancora una volta Elia fu chiamato a fungere da lubrificante con la lingua, poi io presi il posto della lingua con il mio cazzo e spinsi: il preside emise un urlo e mi allontanò.

“Ahi, che male, questo non è come il cazzetto di Elia; fai più piano”. Concetta gli mise un po’ di crema ed io tornai alla carica. Questa volta Giuseppe non protestò. Mi dimenai un po’ dentro di lui e, mentre lo inculavo, si menò l’enorme cazzo ed eiaculò: finalmente anche lui aveva goduto.

Ora eravamo tutti esausti, e soddisfatti. Ci rivestimmo, Concetta ci fece un caffè, poi ci lasciammo promettendo di rivederci.


Altre cose da provareL'imperonegro | Tette sulla rete | Viaggio erotico | Nere | 



Pag 1 di 1112345...ultima »