Dic 12 2007
Prima classe
Fu lo squillo di un cellulare a svegliarlo.
Piero si era addormentato appena il treno si era mosso dalla stazione.
Era stravolto per essersi svegliato all’alba dopo una notte di bagordi con gli amici.
Adesso però tornava a casa.
Poteva dormire per tutto il viaggio e sarebbe arrivato più riposato.
Ma quando aprì gli occhi pensò che forse poteva stare sveglio ancora un po’. Mentre dormiva, una donna si era seduta nel posto di fronte a lui.
Non una donna e basta.
Una gran bella donna: di poco più vecchia di lui, avrà avuto tra i 35 e i 40.
Magari un po’ volgare, ma sexy da morire.
Anzi, una vera e propria vacca. Capelli scuri, trucco pesante.
Addosso aveva un tailleur: gonna corta e giacca piuttosto stretta su due pere notevoli.
Lì per lì maledì i treni moderni che avevano cancellato gli scompartimenti e la riservatezza.
Ma poi si convinse che anche se fosse stato solo sul treno con quella donna non sarebbe successo nulla.
“Di sicuro non me la scopo, ma almeno guardarla….”
E così fece, tentando di non far notare le sue attenzioni.
Operazione quasi impossibile anche perchè la sua immaginazione gli aveva gonfiato l’uccello che ora reclamava una maggiore comodità.
i mosse sul suo sedile per aggiustarsi il pacco, e gli sembrò che la sua vicina seguisse i suoi movimenti.
Stava leggendo un libro e alzò gli occhi dalla pagina per osservare Piero che con una mano tra le gambe cercava senza farsi notare di mettersi a posto.
A lui sembrò addirittura che accogliesse con un sorriso quel movimento.
Non vi badò più di tanto, ma non riusciva a togliere gli occhi dalla donna.
Lei ad un certo punto si alzò e si diresse verso la toilet, Piero potè così notare le sue gambe: perfette ed esaltate dai tacchi alti.
L’andatura poi rese più felici tutti passeggeri maschi del vagone.
Insomma un figone!
E Piero continuava ad avere una erezione prepotente.
La sconosciuta forse se ne era già accorta, ma ebbe la conferma al suo ritorno al posto.
Decise infatti di cambiare posto e di sedersi vicino al finesrino, di fianco a Piero.
Per farla passare lui tentò di uscire per lasciarla passare, ma lei si infilò tra lui e il piccolo tavolino dandogli le spalle.
Non si accorse del rossore dell’uomo, ma della sua erezione sì.
Il suo bel culo sfiorò infatti il pacco di Piero.
Lei fece però finta di nulla e si sedette.
A quel punto fu Piero che, imbarazzato, pensò che andare in bagno potesse essere la soluzione ai suoi problemi.
Il suo cazzo infatti era durissimo da troppo tempo e lui pensò che una sega nei cessi del treno potesse aiutarlo.
Detto fatto. Si ritrovò con il suo bastone duro nella mano destra, mentre si reggeva per resistere ai movimenti del treno.
Non aveva ancora completato la sua opera quando il treno frenò improvvisamente.
Come un bambino beccato con le dita nella marmellata, Piero rinfoderò l’asta e fece per uscire.
Aprì la porta e si trovò di fronte Lei, il troione.
Lei lo spinse di nuovo dentro il piccolo cesso e si chiuse la porta alle spalle.
“Spero che tu non abbia avuto il tempo per sprecare la tua sborra”
Piero restò interdetto.
Il cazzo era ancora ben duro nei pantaloni e lei glielo tirò fuori. Abbassò l’asse del cesso e vi si sedette.
Il cazzo di Piero le sventolava davanti alla bocca, aprì le gambe e si tirò su la gonna.
Piero si accorse che non portava le mutande.
“Che bel cazzo che hai, me ne ero accorta che ti tirava.
Ancora un po’ e mi inculavi davanti a tutti. Adesso qui siamo un po’ più tranquilli”.
“Ma sei veramente una gran porca” disse Piero stupito.
“Bravo, insultami pure. Mi piace sentirti dire porcate”.
Poi tacque facendosi quasi scomparire il cazzo in bocca.
Succhiò con maestria il grosso uccello di Piero mentre lui la copriva di insulti:
“Lecca troia, prendimelo tutto in bocca. Mi piace sentire la tua lingua sul mio cazzo”.
E lei gemeva; succhiava, gemeva e intanto si sgrillettava.
Poi si alzò e fu Piero a sedersi sul cesso.
Lei gli diede le spalle e si alzò la gonna.
Piero quasi svenne vedendo quel culo sporgente, grosso ma sodo.
Lo pastrugnò mentre le si apriva la fica con le dita e si infilzava sul suo cazzo.
“Com’è duro, voglio sentirlo fino in gola. Fottimi forte”.
Cominciò un su e giù forsennato con il membro che scorreva velocissimo nella fregna lubrificata dalla sua broda.
Piero intanto le aveva sbottonato la giacca ed estratto le tette dal reggiseno.
“Che pere che hai. Mi piacerebbe inondartele di sborra”.
“Dai vaccona goditi questa sberla”.
Lei, sempre con il cazzo di Piero tra le cosce, si sporse in avanti e si aggrappò al bordo del lavandino, cominciando a muoversi avanti e indietro per continuare a fotterlo.
In quella posizione Piero poteva più agevolmente allargarle le chiappe e vedere il suo cazzo che scompariva in quella caverna umida.
Il Troione non ci mise molto a venire.
Piero dovette metterle una mano sulla bocca per evitare che qualcuno la sentisse urlare.
Come se avesse fretta, si sfilò il tronco dalla fregna e fece rialzare Piero.
Di nuovo seduta potè riprendere a ciucciarsi quella bestia e a sgrillettarsi. “Dai maiale, godi anche tu. Sei stato bravo ti farò sborrare sulle mie tette, come volevi.” e si imboccò il cazzo.
La sua bocca era magica: riusciva a farvi scomparire dentro tutto il lungo arnese di Piero.
“Vengo, troia” disse ad un certo punto Piero.
Lei se lo tirò fuori di bocca completamente ricoperto di saliva e glielo menò: quando si accorse che stava per sborrare mirò alle tette.
“Godo, puttana. Ti inondo di sborra!”
“Sì, lavami le tette, la faccia. Coprimi di sborra”.
Il primo, violento schizzo lo ricevette in faccia e cercò di leccarlo con la lingua.
Il resto finì sulle sue pere.
Mentre Piero le sborrava addosso, venne anche lei.
Si passò il cazzo tra le tette e poi lo riprese in bocca. Piero lasciò che lei si divertisse ancora un po’ con la sua minchia tra le labbra.
La leccava e la ciucciava con passione come per spremerne gli ultimi rimasugli di sborra.
“Ma quanto sei vacca?” chiese Piero stravolto.
Lei gli rispose con un sorriso mentre raccoglieva con le dita il seme rimastole sul petto.
Lo invitò ad uscire e chiuse la porta.
Quando anche lei tornò a sedersi, ripassò di fronte a Piero e con voluttà torno a toccargli di nascosto il cazzo sussurrandogli l’ennesima sconcezza: “Mi hai fatto una vera doccia. Non sarà l’ultima”.
Piero si addormentò poco dopo.
Quando si svegliò non la trovò.
Ma sulla prima pagina del suo giornale c’era un numero di telefono..



