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Feb 29 2008

Fatti della vita

Tag: RicordiErzulia @ 3:07 pm


è strano come i fatti della vita vengano a bussare alla tua porta, anche quelli che non vai a cercare, anche quelli che non ti interessa di sapere.

La domenica pomeriggio vado al bar sotto i portici a prendere un caffè. Non cambio posto perché lì il caffè è buono. Prima prendevo il caffè amaro ma adesso metto sempre una bustina di zucchero solo per il gusto di vedere come il mucchietto rimane a galla sulla schiumina densa e lucida e poi pian piano affonda dolcemente.

La televisione è accesa su immagini senza voce e la radio gracchia la cronaca delle partite di calcio.

La ragazza dietro al bancone non mi chiede nemmeno più quello che voglio e accenna appena un sorriso di circostanza. Bevo solo un caffè, non sono un buon cliente.

Non parlo mai con nessuno. Il mio udito passa di lì mentre gli altri parlano.

Metto la bustina di zucchero, mescolo meticolosamente, bevo il mio caffè e mi fermo dieci minuti in piedi davanti ad un tavolo in cui si gioca a briscola in cinque.

Un gruppo di donne che da venti anni ogni domenica ed ogni festivo si ritrovano dalle due di pomeriggio alle sette di sera a giocare a briscola: sono scoppiate guerre, il paese ha attraversato crisi economiche, ci sono state tre alluvioni e un tornado, l’Italia è stata campione del mondo di calcio, tanti delitti eccellenti hanno sconvolto l’opinione pubblica . Loro sono sempre state lì.

E io mi chiedo come si fa a stare per cinque ore col culo su una sedia a chiamare un due a settantuno.

Il discorso più impegnato che ho sentito fare è stato su chi andrà in nomination al grande fratello

Luisa si è sposata di sabato proprio per poter essere presente la domenica al tavolo da gioco.

Lei si fa gli affari degli altri ma si sa praticamente nulla dei suoi. Forse perché davvero nella sua vita non c’è nulla che valga la pena di essere raccontato. Si ciba dell’invidia della vita degli altri.

“Dovevi strozzare invece di andare a liscio”

Alice ha avuto un marito, una bimba, un gatto, è stata innamorata di Franco.

Il marito l’ha lasciata. La bimba è un’adolescente che se ne va per i fatti suoi. Il gatto è morto. L’amore per Franco è diventato un ricordo ridicolo.

Le sono rimasti una casa e un tumore al seno.

“Ma fai il sopragioco che mi giri la mano no? ”

Caterina ha perso un figlio ventenne avuto quando ancora frequentava le superiori. Un lunedì sera di novembre il parroco ha bussato alla sua porta e le ha detto che Emanuele era morto in un incidente poco lontano da casa.

Sono passati due anni e Caterina non è ancora riuscita a piangere. Frequenta un gruppo di sostegno e ha preso due cani.

“Sento odore di volata”.

Michela è una mamma, un’operaia, una moglie, porta in giro il cane per il paese perché è un cane grosso e ha bisogno di movimento. Da vent’anni ha sempre quella pettinatura a caschetto e gli occhiali con la montatura leggera. Ha scopato con Franco al quale ha detto di aver scopato nel bagno del bar con Gianluca.

“Ti è andata male perché hai trovato il due asciutto”.

Sabina non gioca più, va al circolo anziani perché lì il gruppo per giocare si forma prima. è una che se la tira perché è bella, perché ha un po’ più soldi delle altre e fa i viaggi in. è stata una conquista di Franco.

Al suo posto è subentrata Francesca, cognata di Michela, una che sta sulle scatole a tutte ma è indispensabile per raggiungere il numero per giocare: briscola in cinque è infinitamente più eccitante della briscola in quattro.

Francesca è vice direttrice di una filiale della cassa di risparmio. è stata la prima della classe alle superiori. Vuole essere la prima della classe anche a carte ma la logica non è nelle sue corde. è una persona sopra le righe che non piace ma nessuna delle altre donne ha il coraggio di dirglielo in faccia. Lo dicono solo alle sue spalle.

“Non abbiamo fatto i trenta”

Qualche volta fa la sua comparsa anche Fiorella. Fiorella ha quarant’anni, parla russo e giapponese e vive coi genitori. Lavora da un paio d’anni per un tour operator e gira il mondo. Prima non è mai riuscita a tenersi un lavoro per più di due mesi perché non le era giusto per lei. è la migliore amica di Alice. Forse anche lei è stata innamorata di Franco.

Come so queste cose? Perchè me le dicono. Sono tutti pronti a parlare di questo o di quello al bar. Sembra un confessionale agnostico. Poi ti fai delle domande. Poi ti appassioni. Dal panettiere, dal barbiere, dal dottore, in edicola, alla palta, al mercato ascolti quello che dicono e che ti dicono e ti fai tutti i tuoi castelli. Poi ci sono cose che non verresti sentire, ma ti entrano a forza nelle orecchie e diventano come un tarlo nel cervello.

E la tua stima per le persona fa un viaggio tra gli alti e bassi di un ascensore impazzito.

Una volta mi hanno chiesto se volevo giocare con loro. Ho declinato gentilmente l’offerta.

Nel gruppetto di spettatori ho letto invidia e scontento. Perché anche le vite di quelli che stanno intorno si incrociano con quelle delle protagoniste. Tutti vorrebbero essere il morto che trova posto di tanto in tanto al tavolo.

“Ma non chiami con quelle carte lì? ”

Fabrizio sbava per Alice: è scapolo, ha sessant’anni, un’infinità di terra coltivata e, si dice, il più grosso cazzo del paese. Insomma un eterno affamato. Solo che le sue mire sono un tantino alto. Alice è la più bella di tutte. E se la tira parecchio.

“Dovevi fare vedere che eri la socia”

Franco non è uno che ci fa: ci è proprio. Il suo quoziente intellettivo potrebbe essere paragonato ad un bambino di cinque anni, senza offesa per il bambino; si è mangiato in pochi anni tutti i soldi dei genitori, è andato in fallimento, vive facendo l’operaio. Ma è assistito dal più bel fisico e dal più bel volto del circondario e quindi la vita per lui è piuttosto facile.

“Ma tieni su la briscola che è la più alta”

Gianluca è sposato, ha una moglie bellissima, una bella casa, una figlia già grande, una serie di storie quasi pari a quelle di Franco. Porta i baffi perché deve nascondere un paio di incisivi mancanti. Si veste come uno che ha vent’anni in meno. Pratica frequentemente lo scambio di coppia. è uno simpatico. Sempre avvolto in profumo da donna.

Fumano, gioiscono per i gol, bevono, mangiucchiano, si arrabbiano per una briscola non passata, parlano, sparlano, guardano che gli altri le guardino, rispondono sottovoce al cellulare per far sapere alle altre che la telefonata ha un che di piccante privato, sperano che le sette arrivino il più tardi possibile, vivono.

A volte mi piacerebbe sapere se parlano anche di me.

Ma non ho mai tradito mia moglie, non ho un tumore, non ho figli, non ho cani, non ce l’ho grosso, non ho soldi, non sono bello, non sono simpatico, non ho una bella macchina, non tifo per una squadra di calcio.

Potranno solo parlare male perché sono uno noioso che tutte le domeniche prende il caffè con una bustina di zucchero, guarda dieci minuti di briscola in cinque e se ne va quasi senza salutare forse pensando che la sua vita è molto migliore della loro che da vent’anni sono sempre seduti allo stesso tavolino del bar sotto i portici di un paesino di duemila abitanti.


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Feb 28 2008

La figlia della vicina

Tag: Gang Bang, IncestiErzulia @ 2:48 pm


Io e Fernanda (la mia vicina troia) fummo sorpresi da sua figlia proprio mentre la stavo inculando.
Valentina, questo era il nome della ragazza (da poco maggiorenne), si era messa ad urlare, al che io dissi:
“Forse è ora di tapparle la bocca”
Fernanda capì male ciò che intendevo e mi guardò inorridita.
Io invece mi avvicinai a Vale con il cazzo soltanto un po’ meno duro di prima e senza dirle niente le presi la testa e la spinsi contro il mio inguine.
Lei cercò di ritrarsi ma le mie mani la spingevano sempre più finché le sue labbra non sbatterono contro la mia cappella.
Vincendo le sue ultime resistenze glielo spinsi completamente in gola e lei si dimostrò ben presto una pompinara ben più abile della madre (chissà quanti amici aveva già sbocchinato la troia ).
Iniziò a leccarlo dal basso, alternando slinguate sul cazzo a morbide leccate di palle, poi iniziò a risalire lentamente fino ad arrivare a darmi piccoli baci sulla cappella che stava diventando violacea.
Mi sorreggeva il membro con la sinistra mentre con la destra aveva iniziato un ditalino da sotto la gonna.
Continuò alternando tre pompate ad alcuni colpi di lingua sulla sommità del pene e mentre facevo questo di tanto in tanto muoveva la sua manina facendomi una splendida sega.
Non potei resistere a lungo, così le venni in bocca senza neanche avvertirla, sia io sia sua madre ci stupimmo di come bevve tutto il mio sperma fino a l’ultima goccia, leccandosi le labbra soddisfatta della copiosa bevuta.
Avevo bisogno di un secondo di riposo così ordinai a Fernanda di leccare la figa della figlia, lei disse che non lo avrebbe fatto mai, allora io la minacciai di penetrarla nel suo buchetto posteriore appena sverginato con un manico di scopa.
Lei, impaurita, s’inginocchiò davanti alla figlia e iniziò lentamente a leccarle l’interno delle cosce, avvicinandosi sempre più al pube, che era già fradicio di umori .
Le sue leccate ebbero un effetto incredibile infatti Vale iniziò a mugolare di piacere, io mi avvicinai e le ficcai la lingua in bocca iniziando a baciarla mentre la madre se la scopava con la lingua.
In questo posizione il mio pisello che stava tornando duro urtava contro la nuca di Fernanda costringendola a stare attaccata alla passera della figlia.
Dopo breve Vale venne scossa da un forte orgasmo e io mi strinsi di più a lei costringendo Ferny a bere gli umori della
figlia.
Poi girai la madre verso di me presentandole il mio cazzo nuovamente duro, glielo strusciai un po’ sulle labbra ma subito la scostai dicendo:
“Credo che tu figli abbia fatto già conoscenza con molti cazzi, ma mai approfonditamente, sono sicuro che è vergine”.. poi aggiunsi con un sogghigno “ancora per poco”.
Fernanda si oppose fermamente sia perché temeva per la figlia sia perché il mio bastone lo desiderava lei, ma io non volli sentire ragioni e mi avvicinai a Valentina un po’ timoroso anche lei.
Le sfiorai la figa con un dito e questa subito si aperse rivelandosi calda e completamente bagnata.
Feci scorrere il mio cazzo sopra il suo pube senza penetrarla, eccitandola a morte, mentre lei si attaccava alle mie labbra leccandomi la lingua.
La feci sdraiare sul freddo pavimento e obbligai la madre a posizionarsi sulla bocca della figlia per farsela leccare, inoltre le intimai di girarsi verso di me: volevo che la troia mi vedesse sfondargli la figlia.
Riaccostai il mio cazzo tesissimo alla figa di Vale e v’inserii dentro la cappella, sentivo che da dentro la fregna della madre mi chiedeva di fare piano.
Sorrisi, la presi per i fianchi e la tirai violentemente verso me, lei iniziò ad urlare piagnucolando, ma io incurante della striscia di sangue che fuoriusciva continuai a pompare con sempre maggiore forza fino a quando le urla di dolore non si trasformarono in gemiti di piacere soffocati dagli umori della madre, eccitata sia per il sapiente lavoro di lingua sia per la vista della scena, che le cadevano in gola.
Le due donne vennero insieme e anch’io ero al limite, quando con un barlume di ragione pensai che non potevo venirle dentro, così a fatica e a malincuore mi sfilai e mi andai a scaricare tutto il seme un po’ in faccia a Fernanda un po’ sullo stomaco della figlia.
Era tardissimo così mi rivestii, mentre lo facevo vidi le due troiette che si leccavano la mia sborra passandosela fra di loro in appassionati baci.
Quando ero sulla porta le osservai allacciate in uno splendido 69 e mi eccitò moltissimo la vista del sederino vergine di Valentina, avrei voluto possederlo subito, ma pensai che avrei avuto altre occasioni.


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