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Lug 09 2008

Porno (Parte 2 di 4)

Tag: BDSM, SurrealiErzulia @ 1:09 pm


Serghiei si avvicinò con la faccia al cazzo di Manfredi e lo fissò mentre agitava più forte il suo arnese.
Finalmente gli era diventato duro. Fissò l’amico negli occhi. Era ancora paralizzato a fiducioso. Avvicinò la bocca al suo pene e poi lo inghiottì fino in fondo, risalì lentamente. Dopo tre spompinate calde d’affetto si allontanò sospirando. A quel punto il Manfredi, che sembrava impazzito di fuoco, prese il mio cuscino e se lo strinse tra le gambe. Era abbracciato con esso sul tappeto e si muoveva come stesse scopando. Ad un certo punto rivolse il culo verso l’alto urlando “prendimi”. Serghiei con la sua mano nel cazzo duro fece salire a galla il suo rancore verso l’amico e diretto lo infilò nel culo.
“Godi troia” gli urlo nella nuca.
L’altro ansimava e si muoveva sempre più forte. Serghiei cercò di sfondarlo il più possibile e poi prese in mano il cazzo dell’amico facendolo sborrare di getto e poi gli venne nel culo urlando” ti fecondo! “.
Da quel giorno il Manfredi cambiò il suo rapporto con Serghiei, aveva quasi paura di rivolgergli la parola, cercava di evitarlo, aveva chiaramente una paura costruita di vergogna. Serghiei invece se ne fotteva ma da quel giorno gli era venuto prurito al culo. Il fastidio peggiorò fino ad arrivare ad una questione di morroidi.
Ora Serghiei perdeva sangue dal culo ad ogni cagata. Pensò che il bidè fosse una buona soluzione disinfettane. Si chiedeva il perchè non ci aveva mai pensato. Alla fine si accorse che si era un po’ eccitato nello strofinarsi lo sfintere e pensò alla sua indole omosessuale. Viva la figa pensò alla fine e grazie al cazzo. La sborra è più viva che ogni altra sostanza liquida. Si lavò i denti, si pulì le orecchie e si scoppiò due brufoli, uno posizionato sulla spalla destra e l’altro sul petto vicino al capezzolo sinistro. Probabilmente aveva mangiato troppe carrube. Per questo non fece colazione e se ne uscì.

Seconda scopata

Fatta colazione spense il dispositivo vitale del suo appartamento e se ne uscì. Erano i primi di Luglio e nelle strade c’era molta gente. Il clima era ottimo, ancora primaverile, il cielo terso con minimi accenni di nubi e un sole giallo a trenta gradi ovest. Si diresse verso il parco uno con una passeggiata che mostrava tutta la calma del suo cuore. C’era una leggera brezza che disegnava la sua felicità fra le ortiche ed un pezzo di cielo. Sereno era il nome di quel giorno e i fiori si erano da poco riaperti ancora lucidi di rugiada.
Nel giro di dieci minuti raggiunse la collinetta del parco dove si svelò il panorama costellato dei cinguettii dei passeri. L’orizzonte mostrava lontane le montagne degli Appennini alternate dalle cime piramidali dei grattacieli vicini. Poco sotto il verde scuro delle latifoglie del parco disposte ad arco per lasciare spazio all’Harmony. I corpi nudi erano disposti schiena a terra sulla stessa linea in modo che potessero guardarsi in faccia con una leggera piegatura del collo. La donna teneva le gambe divaricate con la pianta del piede puntata in modo che sotto i ginocchi potessero distendersi le coscie muscolose del maschio che aveva le gambe leggermente inclinate al gomito.
Non’ appena Serghiei si accese una sigaretta sprizzo alto nel cielo il getto d’ acqua dal pene eretto. Si poteva vedere chiaramente la cappella che si trovava per tutta la sua altezza al di sopra della vulva divaricata della femmina che in parte avvolgeva la parte inferiore del pene. Il getto fu altissimo, forse di cento metri, tanto da nebulizzarsi prima che tornasse a terra. Dalla cima della collina, dopo qualche istante, si potè sentire il rinfresco che l’Harmony donava al suo parco. A Serghiei mancavano due centimetri di sigaretta quando l’effetto della nicotina si fece sentire.
I colori ramati dell’opera nel parco gli apparvero più forti e la sua mente fu catturata da essi. Isolò solamente i contorni e i colori che la riempivano. Gli si riempì il cuore all’emozione di un’improvviso pensiero che gli ricordava la situazione della sua vita. I tempi brutti erano cancellati e oggi era felice. Un brivido gli salì su per la schiena come fosse un orgasmo della pelle stimolato dalle mani del suo cervello.
“Alla fine la masturbazione mentale da i suoi effetti” pensò. E poi sogghignò.
“Alla fine il mio mondo è diventato anche il vostro” pensò. E poi dal suo volto si tese un lungo sorriso a denti nascosti. Quella era la sua nuova espressione, un lampo di infinità che lo rendeva restio al sonno, carico di forze coraggiose che lo facevano sognare nel giorno, senza paura, senza rancore, caldo come il suo cuore. Gettò il filtro ardente verso il cielo e la fontana che sprizza gioia schizzò di nuovo.
Poco dopo Serghiei stava passeggiando lungo i fianchi di Harmony, ne osservava i riflessi che dal bordò più scuro si illuminavano fino al rame delle parti più esposte. Ne osservava il dettaglio che non aveva esitazioni, era un’opera perfette, senza errori. Accanto al passaggio che calpestava, parallelamente all’Harmony, si potevano osservare le statue delle cento veneri. Erano donne nude che mostravano in tutte le posizioni possibili le parti più belle dei loro corpi. La grandezza naturale di queste statue le faceva parer vere e sapevano sprigionare nei passanti i desideri che costoro più volevano. Serghiei si sedette accanto a Venere 18 e assortì la sua mente osservandone gli orli.
“Quanta arte e poesia mi puoi dare oh corpo inerte e lussurioso? Il sol guardarti è fuoco per tutti gli organi miei. Il tuo oltraggio è forza. La tua pagoda si insinua nel mio fiume” d’improvviso un nuovo getto di sperma invase il cielo e interruppe i pensieri di Serghiei facendolo voltare tutto di collo. Tra la felicità dell’arcobaleno nell’anfratto di un’ascella dell’Harmony scorse una fanciulla bionda dai lunghi capelli. Il suo cuore scalpitò come l’impennata di un cavallo rampante. Fu un’attrazione irremovibile. Serghiei raggiunse con una corsa leggera la ragazza bionda che da vicino evidenziava il suo sedere rotondo con dei raffinati jeans attillati. … (segue)


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