Lug 14 2008
Prime esperienze (Parte 3 di 4)
Non aveva il reggiseno. La sua tetta destra, mi si presentò turgida nel suo abbagliante splendore. Vi allungai la mano e la palpeggiai. Era soda e morbida, levigata e sfuggente, il capezzolo roseo duro e sporgente. In preda a un fremito venni, liberando un mugolio di piacere. Ella sobbalzò
nel sentirsi bagnare la mano, ma continuò a masturbarmi, così che alcuni schizzi bianchi le finirono addosso macchiandole i jeans e la canottiera. Dopo che stillai anche l’ultima goccia del mio piacere, lei mollò la presa e, ricopertasi il seno, corse via sbattendo la porta. Io, con calma, andai in bagno, mi lavai e mi vestii con un paio di jeans e una t-shirt bianca pulita. Pensai per tutto il tempo a ciò che era successo, stentavo a credere che potesse essere tutto vero. Ella, la mia cuginetta, mi aveva appena fatto una sega! Ci eravamo entrambi spogliati di ogni pudore e lo avevamo fatto con la stessa naturalezza con cui solitamente giocavamo a guardie e ladri.
Scesi giù per la colazione. Tutto era già apparecchiato sul tavolo con grande cura. C’era latte, corn-flakes, pane, marmellata e spremuta d’arancia. Mi sedetti e cominciai a mangiare. Le due gemelline non c’erano. Arrivarono poco dopo dalla loro camera. Ella si era cambiata, ora indossava un top azzurrino super aderente, che ben poco lasciava all’immaginazione rispetto ai suoi seni, e un paio di shorts neri, anch’essi molto attillati. Elettra aveva invece un paio di jeans e una normale magliettina. Dal modo in cui mi guardavano capii che Ella le aveva già raccontato tutto. Io arrossii leggermente. Comunque, passammo un po’ di tempo a chiacchierare di scuola e la mattina trascorse piacevolmente senza alcuna sorpresa.
Gli zii tornarono dal lavoro, ed anche a pranzo tutto filò liscio. Dopo pranzo, me ne andai in camera ad ascoltare un po’ di musica. Accesi la radio e mi buttai sul letto. La tapparella era abbassata e lasciava filtrare qualche raggio di sole che illuminava la stanza di una luce fioca. C’era un caldo tremendo così mi levai la maglietta e mi misi a canticchiare la canzone di Springsteen che stavano mandando. Presi una rivista dal comodino e presi a sfogliarla. Ero assorto nella lettura di un interessante articolo sul Polo Nord, quando la porta si spalancò ed Ella ed Elettra, piombarono di sorpresa nella mia stanza. Avevano un sorriso complice sulle labbra, quando Ella si sedette sul bordo del mio letto ed Elettra richiuse la porta a chiave, capii le loro intenzioni. Riposi il giornale e mi misi a sedere poggiando la schiena alla spalliera del letto. Ora anche Elettra si era avvicinata ed era inginocchiata sullo scendiletto. Entrambe mi guardavano con fare malizioso e ridevano un po’ stupidamente tra di loro. “Beh? ” dissi, “che c’è? “. “Ecco vedi, Enrico, stamattina ho raccontato ad Elettra quello che è successo. Io non avevo mai visto un ragazzo nudo, e tanto meno lo avevo mai toccato … beh, …lì” disse Ella indicando con lo sguardo la mia cintola. “Così lei si è incuriosita, e sai, per i gemelli spesso è essenziale condividere certe esperienze. Insomma, anche lei vorrebbe accarezzarti lì”. Io, fondamentalmente, non restai granchè sorpreso dal candore con cui mia cugina mi fece tali richieste, me lo aspettavo. “D’accordo” dissi “però, il gioco lo conduco io, e tu, Ella, resti qui con noi”. Le due si guardarono negli occhi e si scambiarono un cenno di assenso. “I vostri genitori sono già andati al lavoro? “. “Sì, sì, è tutto tranquillo” mi rispose Elettra. “Bene, allora togliti jeans e maglietta”. Elettra si alzò in piedi, e senza mostrare imbarazzo, eseguì il mio ordine rimanendo in mutandine e reggiseno. Era davvero graziosa, il suo caschetto biondo e il suo bel visino le regalavano un’aria innocente che mi incominciò ad eccitare. La feci avvicinare, le misi le mani sui fianchi e le toccai il culo, infilando le dita sotto l’elastico delle mutandine di cotone bianco. Trovare le sue chiappe morbide mi accese completamente il desiderio, così che mi trovai velocemente il
cazzo durissimo. “Sfilati il reggiseno” le chiesi. Portatasi le mani dietro la schiena, slacciò il gancetto, denudando così le sue piccole tettine. Le carezzai, sfiorandole col palmo della mano. Elettra fremette quando le strinsi i capezzoli tra le dita. Erano piccini e si indurirono appena li toccai. Ci giocherellai un po’, accendendo così anche la voglia di Elettra che aveva cominciato a rispondere alle mie carezze, ancheggiando sensualmente ed emettendo lunghi sospiri ad occhi chiusi. Ella, seduta di fianco a me, aveva sino ad allora assistito, ma dai suoi occhi, e, soprattutto, dai capezzoli che le spuntavano duri sotto il suo top, capii che era anche lei parecchio eccitata. Così le dedicai un po’ di attenzione e la aiutai nello spogliarsi. In breve anche lei fu accanto a me nuda, con solo le mutandine indosso. Mi avventai sulle sue tette, palpeggiandole a piene mani. Lei cominciò ad ansimare e reclinò la schiena sul materasso. Mi chinai sul suo petto e cominciai a baciarla freneticamente. Le prendevo in bocca i capezzoli e li succhiavo, li mordicchiavo quasi fossero frutti e volessi sentirne il sapore. Lei si contorceva, io affondavo le mani nei suoi fianchi morbidi, mentre con la lingua scivolavo lungo tutto il suo voluttuoso corpo. Anche Elettra si buttò sul letto, sentendosi trascurata. Si strusciò contro di noi, aveva una manina infilata nelle mutandine e stava accarezzandosi da sola, “Anch’io”, disse quasi miagolando. Ormai avevamo completamente perso il controllo tutti e tre. Nella stanza c’era un caldo infernale, stavamo sudando e i nostri odori si mescolavano. Elettra continuava a toccarsi, la tirai per le gambe vicino a me, le afferrai l’elastico degli slip e lo strappai. Le aprii le cosce, lei continuava a masturbarsi, a forza le dovetti spostare la mano dal sesso, finchè, finalmente, la sua fichetta mi si presentò davanti. Non era molto pelosa, le sue labbra rosse erano corte ma molto carnose e la facevano assomigliare a un bocciolo di rosa. … (segue)



