set 15 2008
Beatrice (Parte 3 di 7)
L’uomo tirò fuori il suo uccello e prese a masturbarsi, in attesa che arrivasse il suo turno. L’arnese che aveva in mano era un po’ più corto ma molto più grosso di quello del suo aiutante, e la scena del pompino lo stava facendo rapidamente gonfiare e cambiare colore, da un marroncino scuro ad un rosso violaceo.
Poi si avvide della presenza di Beatrice, che si era fermata sulla porta del bagno e si godeva la scena sorridendo, un po’ colpita dalla troiaggine dell’amica. Il tecnico, interpretando il suo stare a guardare come un invito, una richiesta a partecipare, o forse solo perché non aveva voglia di aspettare il suo turno, scese dalla scaletta e si avvicinò a lei, col cazzo in tiro e un’aria speranzosa. Beatrice lo vide venire verso di lei, ma era indecisa su come comportarsi: seguire l’esempio dell’amica e darsi da fare, o negarsi e limitarsi tutt’al più ad assistere alla performance di Bianca?
Il tecnico decise per lei: le prese una mano e se la appoggiò sul pene; ve la chiuse attorno, e avviò la sega. Beatrice sentì nella sua mano il pene duro e caldo, ma non osò guardarlo. Si limitò a proseguire il movimento, guardando ora l’amica che continuava a succhiare con evidente gusto, ora l’uomo vicino a lei, direttamente negli occhi. L’uomo li teneva socchiusi, e dopo qualche momento allungò le mani e le sbottonò la camicia; liberò i seni dall’indumento che li teneva prigionieri e prese a massaggiarli con forza, dedicando particolare attenzione ai capezzoli. La padrona di casa cominciava decisamente ad eccitarsi, e si infilò l’altra mano sotto la gonna per massaggiarsi la passera, ma l’uomo non glielo permise: le tolse la mano e prese a massaggiarla lui, dapprima l’interno delle cosce, poi sopra le mutandine. Premeva forte, e lei sentiva la mano ruvida sulla sua pelle procurarle dei brividi che si ripercuotevano nella testa. Poi infilò due dita fra il tessuto e la carne carezzandole tutta la fessura.
Bianca intanto aveva fatto inginocchiare il ragazzo e gli aveva preso il viso con le mani; poi aveva aperto le gambe e se lo era portato a contatto con la fica. Il giovanotto aveva preso a leccare di buon grado gli umori che fuoriuscivano dalla apertura, estendendo il raggio d’azione della lingua anche alle zone circostanti, ed infilando nel buco un dito che muoveva a tratti lentamente, a tratti più veloce, e faceva emettere alla donna mugolii di piacere.
Il tecnico aveva provveduto ad eliminare gli ostacoli costituiti dalla gonna e dalle mutandine di Beatrice, e adesso usava tutte e due le mani per ‘lavorarè la donna: ne aveva una che premeva con forza sul triangolo di pelliccia, con l’indice e l’anulare che divaricavano il sesso della donna ed il medio infilato per metà nella vagina, mentre le stesse dita dell’altra erano usate per divaricare le natiche e penetrare l’altro buco. Beatrice sentiva il piacere darle alla testa e colarle dal sesso, e non si rese conto che l’uomo si stava stendendo a terra e la stava mettendo in posizione per un bel 69 se non quando si ritrovò carponi su di lui, con la sua lingua che le frugava nella vulva e cercava di intrufolarsi nell’apertura, ed il suo membro svettante sotto gli occhi che aspettava solo di entrarle in bocca.
Durante i suoi trent’anni, Beatrice aveva fatto sesso solo nel modo classico, e quasi sempre solo a letto, se si escludeva qualche rapporto in gioventù consumato nella scomodità di un’auto. Non aveva mai fatto un pompino. L’odore inebriante del cazzo, il vederlo a pochi centimetri dal suo viso, il sentirne la consistenza in mano, unitamente alla stranezza della situazione creatasi (dopotutto lei, una moglie fedele e perbene, stava praticamente nuda carponi su uno sconosciuto, e per di più in presenza di altre persone), tutto l’insieme fece crollare gli ultimi freni inibitori: prese esempio dall’amica e, dopo qualche leccatina sul glande, se lo cacciò in bocca.
Il sapore muschiato e leggermente acido fu una piacevole sorpresa (aveva sempre pensato che le avrebbe fatto schifo), e lei prese a succhiarlo con vigore, tanto che il suo amante fu costretto a chiederle di fare più piano sia per non staccarglielo sia per farlo resistere di più. Lei obbedì volenterosa, rallentando il ritmo e usando maggior delicatezza, alternando lunghe leccate al cilindro e masturbandolo di tanto in tanto.
Il giovane evidentemente non era un novellino in fatto di leccate di fica, perché Bianca se la stava godendo un mondo: aveva tirato fuori i seni prosperosi e si stava strizzando i capezzoli, semidistesa sul bidet con le gambe aperte, ed il giovanotto che con la lingua e con le dita provvedeva a farla godere. Anche Beatrice era in procinto di avere un orgasmo grazie alla lingua che non lasciava inesplorato nessun punto del suo sesso. E l’orgasmo arrivò puntuale e violento non appena l’uomo le infilò un dito nell’ano: rimase piuttosto sorpreso e compiaciuto quando una valanga di liquido gli bagnò la faccia.
Quando il giovane unì agli sforzi della lingua e dell’indice destro anche quelli dell’indice sinistro, infilando tutte e due le dita ciascuna in una apertura, e mordicchiando il clitoride ben sviluppato di Bianca, anch’essa gli diede soddisfazione emettendo un pesante sospiro e inarcando la schiena, e liquefacendosi.
Ripreso un po’ di fiato, Bianca fece rialzare il giovane e ricominciò a succhiargli il pene, intenzionata a portarlo al massimo per ricompensarlo a dovere. Beatrice dovette essere aiutata ad alzarsi: le gambe le tremavano tanto che non riusciva a reggersi in piedi. Il tecnico la fece sedere sul bordo del lavabo aprendole bene le gambe, poi si prese il pene alla base e lo guidò nella calda e umida tana che lo attendeva semiaperta.
L’effetto fu immediato: fu come se una scossa avesse colpito la donna, facendole contrarre i muscoli delle gambe, che si intrecciarono dietro le natiche dell’uomo, e quelli del collo e delle spalle, che si irrigidirono come se un’asta le fosse stata infilata nella colonna vertebrale. … (segue)







