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“E guardalo qua. Conosco più di un amico che mi pagherebbe pur di sodomizzarti. ” – Poggiò il frustino all’inizio del solco e scese piano fino a raggiungere il buco del culo.
Si fermò un attimo, poi lo abbassò ancora e lo infilò tra le gambe fino a farlo spuntare dall’altra parte sotto l’uccello.
Il suo pene, stavolta, si rizzò.
Sfilò il frustino da lì e lo sbatté con violenza sulla natica di Mirko, facendo un rumore doloroso ed eccitante contemporaneamente. Lui ebbe un sobbalzo, ma riuscì a rimanere sull’attenti.
“Non male. ” – Disse mia moglie soddisfatta e, almeno apparentemente, eccitata.
Gli diede un altro colpo più forte ed un altro ancora. Io temetti quello che Sandra avrebbe potuto fare a me per pareggiare i conti, ma le due donne sembravano proprio eccitarsi molto a quella punizione.
Lei continuò ancora.
“In ginocchio. Piegati in avanti. Bene. Metti le mani dietro, ecco, così… ” – Lo ammanettò con i polsini di cuoio che avevo visto usare con Sandra. -
“Giù la testa. Bravo. Ora mi stai mostrando il buco del culo, lo sai? Non ti vergogni? ” Lui non rispose. -
“Ah! E ti ecciti pure! Ma allora ti punisco io, maiale. ” – Girò il frustino di cuoio e appoggiò il manico al suo buco.
“Voglio vedere se ti ecciti anche dopo! ”
Gli mise una mano sulla natica sinistra per tenersi, e con la destra spinse piano ma con determinazione il manico del frustino nel retto del povero Mirko.
Questi non proferì un solo gemito, tanto che mia moglie spinse e spinse ancora finché non riuscì più a farlo avanzare.
“Guardalo, Sandra. Si eccita ancora di più, la checca! ”
“Porco! ” -
Convenne Sandra, che andò a sentire la presa del frustino.
Sembrava che volesse toglierlo, invece venne da me.
“Tu, ” – disse con tono autoritario. -
“Accarezzalo. ” – Poi, vedendo che non sapevo come fare, -
“Accarezzalo, ho detto. Fallo godere! ”
Mi portai al suo culo e cercai di accarezzarglielo.
Ma se toccavo inavvertitamente il frustino impalatogli, mi faceva una certa impressione.
Doveva farne anche a lui, perché toccandolo glielo facevo sentire vivo.
Sandra era andata a prendere il collare e mia moglie glielo aveva messo al collo.
Poi l’aveva fissato alla colonna che conoscevo.
Infine Sandra si rivolse nuovamente a me.
“Prendiglieli in mano! ” -
Urlò. Io la guardai per capire cosa intendesse dire col plurale, poi compresi anche troppo bene.
Prima impugnai il manico e cercai di muoverlo come per farlo godere; poi cercai di prendergli in mano l’uccello.
“Masturbalo con entrambe le prese! ”
Lo feci, cercano di immaginare cosa potesse piacergli di più, poverino.
Lui si mise presto al mio ritmo e proseguimmo così in quello strano abbraccio tra maschi, che virtualmente non era affatto omosessuale.
Quando si poteva pensare che sarebbe venuto, Sandra mi fermò.
“Togliti. ” – Disse, e mi mise in mano il suo frustino. -
“Frustalo. ”
“Ma, io… ”
“Frustalo! O vuoi essere frustato tu? ”
“Ma… Tu, non dovevi disporre di lui? Perché ti occupi di me? ” – Si lamentò timidamente Mirko.
“Sto disponendo di lui. Adesso però, ti imbavaglio perché se parli rompi i coglioni. Forza tu, frustalo. ” – Mi ripeté.
E lo imbavagliò in fretta.
“Scusami Mirko. ” – Dissi.
E gli diedi un primo timido colpo sulle natiche, cercando di non colpirgli il frustino che fuoriusciva dal culo.
“Più forte, ho detto! O devo farmi sentire su di te come devi fare? ”
Diedi subito un gran colpo che fece sobbalzare Mirko e lo fece mugolare attraverso il bavaglio.
“Forza, forza, dagli! ” – Minacciato dal suo frustino lo colpii e lo ricolpii come e dove voleva lei, battendogli natiche, frustino, gambe e genitali.
Poi mi fermò con una mano. -
“Lascialo così. Guai se viene, è suo. ” -
Aveva contrazzioni al cazzo, ma non stava venendo.
Lo guardarono dolorante, soddisfatte del loro lavoro. -
“Fagli quello che vuoi. ” – Consigliò Sandra a mia moglie. -
“è tuo, no? Intanto io mi faccio fuori questo. ”
Mi misi ubbidiente a sua disposizione, mentre vedevo che mia moglie si era chinata, prima a studiare la sua vittima e poi a palparla.
Anzi, se la godeva proprio a mettergli le mani dappertutto, tenendolo fermo per frustino nel culo. La maiala.
Ora toccava a me, dannazione.
Perché avevamo perso?
Mi diede subito una scudisciata insieme al primo ordine per farmi capire che dovevo obbedire.
“Alzati e non dire una parola. ” -
Sentii un dolore lancinante al culo per il colpo, tanto che mi domandai cosa dovevo avere fatto al povero Mirko. -
“Vieni con me. ”
Mi portò in camera da letto e sul letto mi fece sdraiare, pancia sotto.
Pensai angosciato che volesse sodomizzare anche me come Mirko.
E invece… Magari l’avesse fatto!
Mi mise un cuscino sotto la pancia e poi mi legò ad X alle estremità del letto mettendomi quattro bracciali di cuoio che probabilmente tenevano sempre pronti per giocare in quel modo.
Tese i tiranti per immobilizzarli.
Prima mi stuzzicò i genitali col frustino, tanto che rimasi irrigidito in attesa degli eventi.
Sciaaack!
Un’altra scudisciata mi aveva colpito il culo ed io alzai la testa frenando male un gemito.
“Bene, ” – disse. -
“Allora imbavaglio anche te. ” – Lo fece. -
“E continuerò a colpirti finché non ti rilasserai. ”
Allora diedi forza a tutta la volontà per rilassarmi, finché alla fine, dopo altre scudisciate gratuite quanto inopportune, dovetti lasciar andare le mie natiche a scoprire così il mio buco del culo per lei.
La sentii salire sul letto, venire in ginocchio sopra di me piano, fino a farmi sentire l’alito vicino alle orecchie.
Me ne morse una. -
“Ora sarai mio. ” – Mi sussurrò con amore e determinazione.
Sentii il piacevole caldo delle sue tette sulla mia schiena e poi il suo corpo che si avvicinava al mio.
Poi compresi cosa mi avrebbe fatto.
“Mi hai fatto impazzire, quando l’hai fatto tu. Spero di provocarti la stessa sensazione, ma non è importante. In questo momento non c’è nulla che desidero di più. … (segue)