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Lei mi tira ancora di più ed il problema è che non riesco a pensare ad altro.
Vaghiamo per qualche ora per vetrine, tutte uguali, tutte belle, ma tutte costose.
Imbocchiamo verso Piazza S, Giovanni senza pensare, siamo assorte e non ci accorgiamo di ciò che sta succedendo alle nostre spalle: una manifestazione di autonomi è degenerata per colpa di infiltrati tossici convinti di poter approfittare della situazione per racimolare un po’ di roba da rivendere.
Lontano è scontro aperto con le forze dell’ordine, noi ci troviamo nella retroguardia degli autonomi.
è tardi quando ci rendiamo conto della situazione, comunque iniziamo a correre, sola non mi prenderebbero mai , ma c’è Ira in difficoltà , impacciata in quelle cazzo di scarpette da bambola, sempre troppo alte, sempre troppo inadatte.
Rallento un po’ e la tiro come posso, ma ormai i primi stanno arrivando, quei bastardi arrivano come un branco di mufloni, inesorabile e terribile.
è una attimo e ci troviamo affianco il ragazzo del pullman, quello dalla punta rossa che avrei volentieri preso in bocca cosi abboccando a quella parte che sporgeva, non viene da me , ma afferra mia sorella per la vita e la solleva iniziando a correre con un’agilità ed una velocità straordinarie.
Rallento un po’ e vedo Ira, in corsa, spostarsi agile come un’amazzone, fin sulle spalle del ragazzo e sistemarsi divertita in modo da cingere con le gambe la vita di Lui; forse l’espressione soddisfatta era causata dall’elastico del pantaloncino che sfregava ritmicamente contro la sua figa. Forse.
Fatale, per me, quella distrazione, perché in un attimo mi ritrovo circondata di persone, le più strane, arancioni nei capelli o verdi, anelli, abiti, tutto mi sembrava strano in quel momento ma non la loro rabbia che , seppi poi, veniva dal non voler permettere la chiusura di un centro sociale storico per il movimento anarchico romano.
Mi rammarico del fatto , però, che per me è come se non avessero volto, o sesso.
Muovo un passo in avanti, ma uno strattone ai capelli mi immobilizza, quel, coglione tirava fortissimo; io non urlo, non sento.
In quel momento fu come se fossi sprofondata in uno stato asensoriale in cui i cinque sensi si sentono come rivolti all’interno; i rumori rimbombano dentro il mio corpo così come i colpi.
Probabilmente sono caduta. I capelli stirati sempre più, mi arrivavano colpi anche alla schiena ed alle gambe, qualcuno anche al seno, muovo in modo convulso le mani, mi preoccupa il viso e le porto lì.
Tutto accade in una manciata di secondi.
Mi eccito. Non saprei dire della volontarietà di quel “trattamento” per gli altri, ma per due si , una lei ed un lui, forse una coppia, forse complici solo in quel momento, poco importa.
Mani sul volto, stavo a terra su un fianco; il vestito si era sollevato, è già corto.
I capelli , per un attimo sono stati lasciati, solo per poco , giusto per migliorare la presa; sentii una pressione sul petto, immaginai, poi ebbi la conferma che una mano mi stava toccando un seno, con un movimento circolare, a vortice meglio, rude e deciso; ci volle poco prima che quelle dita si serrassero, come una morsa sul capezzolo, non era solo violenza quel gesto, aveva uno strano retrogusto.
Involontariamente quel gesto mi fece cambiare atteggiamento, ma sobbalzai quando sentii entrare qualcosa nel culo, d’un colpo, non grossissimo , ma strano, secco, ruvido; erano sicuramente due dita, sbattute le altre sulle natiche tornarono fuori; le sentii, poi, rientrare di nuovo accompagnate ad altrettanta materia, quasi una mano che si insinuava nella mia figa, non sentii dolore, anche perché averla rasata le facilitò il lavoro non dovendo scostare peli o quant’altro.
Era aiutata anche da quel balsamo che aveva suscitato quella implacabile morsa al capezzolo. Una mano mi viene infilata in bocca, fino alla gola.
Sono in balia di questi esseri.
Sento i capelli, ad un passo dall’eradicamento , tanto tira quella mano ( adoro quella sensazione ), quelle dita mi provocano una serie di conati, il capezzolo doveva essere livido ed ipersensibile, ma soprattutto avevo i buchi spalancati da non so bene quante dita che si muovevano aritmicamente nel mio culo e nella mia figa che iniziava ad urlare quasi più di tutti i presenti ed io con lei.
Godevo , cazzo , godevo come poche altre volte nella mia vita!
L’eccitazione mi stava facendo uscire fuori di testa!
Mi arrivò un colpo fortissimo su una natica che mi fa sobbalzare.
Scosto, perché anche la curiosità aumentava, leggermente le mani e mi volto notando che al capezzolo avevo un ragazzo, pizzetto e piercing al naso; teneva il capezzolo, ma anche il vestito era aperto sul petto, si accorse che lo guardavo e mi mollo un sonoro ceffone, ridendo.
Stavo uscendo di testa, le altre mani che mi farcivano i buchi alternativamente erano invece di una ragazza, capelli lunghi, lisci , neri come i suoi occhi, senza dubbio era lei che mi infilava il culo da almeno tre minuti e mi spalancava la figa.
Ecco perché non aveva le dita lisce: erano sicuramente gli anelli, diversi, che mi raschiavano le pareti.
Devo ammettere che stavo godendo ed anche molto, ma proprio quando come un ciclista stavo per svettare sulla cima più alta, mi sentii come afflosciare, come se fosse uscita tutta l’aria che avevo dentro.
Nell’ordine, velocemente, mi furono lasciati : i capelli; poi tolte le dita dalla bocca, poi allentata la tensione al capezzolo, con una torsione finale; poi all’unisono le ragazza tolse le mani da dentro di me, regalandomi due o tre colpi finali profondissimi, e sollevandosi passando dalla mia bocca infilandoci senza chiedere, una mano calda e umida, poi l’altra e finendo con un buffetto sulla guancia.
Arrivava la polizia (finalmente? ), caricando i facinorosi che mi lasciarono li , a terra, seminuda, eccitata, con la testa frullata.
Sentivo i poliziotti caricarsi a vicenda scandendo come barbari degli:
“uno – due – tre . … (segue)