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lug 31 2009

Regalo (Parte 3 di 5)

Tag: Incontri, OccasionaliErzulia @ 10:46

Lei era salita e mi aveva indicato la strada per un vecchio molo abbandonato lì vicino. Arrivati, spensi le luci della macchina e mi voltai a guardarla.

“Come ha visto l’altra sera, nel mio lavoro incontro persone di tutti i generi. Non si offenda, la prego, ma il pagamento deve avvenire in anticipo. ” La guardavo e volevo dirle che non l’avevo cercata per farmi fare un pompino, volevo dirle che in vita mia non ero mai stato con una puttana, che una ragazza bella come lei non si doveva buttare via così…. Volevo dirle questo ed altro, ma le parole non mi venivano. Presi i soldi dal portafoglio e li misi nella sua mano. Lei li fece sparire nella minuscola borsetta che aveva e sempre sorridendo mi disse:

“Le farò un lavoretto speciale. è giusto che io la ringrazi. ” Prima che potessi dire qualcosa, le sue mani mi slacciarono i pantaloni, scostarono gli slip e me lo tirarono fuori. Ero nel pallone più totale: imbarazzato come poche volte ero stato, probabilmente rosso come un peperone, ero però anche eccitato (mio malgrado) da quella situazione strana, ma , per me, altamente erotica. Con movimenti rapidi, e quasi senza che me ne accorgessi, mi infilò un profilattico sul pene già incredibilmente eretto.

“Come ti chiami? ” mi chiese passando al tu.

“Manoli. E tu? ”

“Caterina. Un nome schifoso. ” rispose abbassandosi su di me. Lo prese in bocca iniziando a succhiarlo. La mano stretta intorno alla base, succhiava e leccava con impegno, ma senza alcuna partecipazione emotiva. Non è che fossi un grande esperto in pompini, ma il mio corpo mi disse che ci sapeva fare. Anche se teso e nervoso, non certo a mio agio, venni in pochissimi minuti. Caterina si rialzò riaccomodandosi sul sedile dell’auto. Ero esterrefatto. Avevo goduto come non mi ricordavo di avere mai fatto. La ragazza si aggiustò i capelli e mi disse:

“Dai, ora riportami indietro. ” Evitando di guardarla, mi sfilai il profilattico, lo misi nel portacenere del cruscotto, mi detti una rapida pulita con il fazzoletto e mi richiusi i pantaloni. Pochi minuti dopo lei scendeva sotto il lampione.

“Ciao Manoli, e grazie ancora per l’altra sera” mi disse dal finestrino.

“Ciao Caterina – le risposi- e… volevo anche dirti…. ”

“Si? ”

“Bè, volevo dirti che…. il tuo nome… Caterina…. non è per niente brutto. ” La ragazza scoppiò a ridere e, salutandomi con la mano, si allontanò nella notte. Tornai a casa, stordito e confuso, pensando a lei e a quello che era successo. Alcuni giorni più tardi mi resi conto che Caterina stava entrando nella mia vita. Era un sabato pomeriggio di metà novembre e passeggiavo per Akti Miaoli osservando, come al solito, il caos che mi circondava. Ad un tratto, davanti a me, a non più di dieci metri, vidi Caterina. Non aveva quel vestiario provocante che indossava la sera: un semplice paio di pantaloni con una camicia e una felpa. Di fianco a lei camminava, mano nella mano, un bimbo di tre o quattro anni che mangiava estasiato un gelato. Lei si fermò, si piegò sulle ginocchia e con un fazzoletto di carta pulì le labbra del piccolo, con un gesto carico di amore materno. Sembrava un’altra persona. Era un’altra persona. Senza trucco e senza apparire provocante, era meravigliosa. Il mio cuore aveva preso a battere all’impazzata. Senza farmi vedere la seguii per un po’, fino a che giunse di fronte ad un bar dove erano sistemate alcune giostrine a gettoni per bambini. Prese il figlio in braccio e lo mise su un cavalluccio: inserì la moneta, e il bimbo iniziò un lento trotto ridendo eccitato. Il cavalluccio trottava mentre il mio cuore galoppava sempre più rapido. Quella sera resistetti alla voglia di andarla a cercare, di andare a chiederle perchè mai buttasse via così la sua vita, come facesse ad essere così amorevole con suo figlio di giorno e a fare pompini e chissà cos’altro la notte. Resistetti. Quella sera. Ma la sera successiva ero in auto a cercarla. La trovai due lampioni più in là, ma la trovai. Questa volta mi riconobbe subito.

“Ehi, allora sono stata brava! ” mi disse ridendo.

“Vuoi salire? ” le chiesi timoroso.

“Certo, mi piace lavorare con persone educate come te. ” Lo stesso molo dell’altra volta. Pagai Caterina per un “lavoretto di mano” come lo chiamava lei (o per una sega, come lo chiamo io) e lei, sempre senza perder tempo, mi infilò il profilattico e iniziò a masturbarmi. La sua mano scivolava sul mio pene con movimenti ritmici (oh, che mano stupenda che aveva), ora lenti, ora veloci, rudi e delicati allo stesso tempo. Venni velocemente anche questa volta, eccitato e smarrito da quello che mi stava capitando. Mentre mi ricomponevo le chiesi:

“Posso farti una domanda? ”

“Certo” fece lei guardandomi negli occhi.

“Perchè fai questa vita? Perchè la butti via così? Certo, i soldi, lo capisco. Ma esistono altri lavori, altre opportunità. Insomma, una vita pulita e rispettabile. Sei una donna troppo bella per vivere così: ” Lei continuò a guardarmi, ora con espressione dura e seria.

“Perchè mi piace, mi piace guadagnare tanti soldi, togliermi tutte le voglie che ho, comprarmi vestiti e profumi. Non ho nessuno che pensa a me da troppi anni; me la devo cavare da sola. E questo è il modo più semplice. Soddisfatto? ” Questa risposta cruda e rabbiosa mi lasciò di sasso. Non poteva essere così; sotto la maschera che indossava ci doveva essere per forza un’altra Caterina. Lo sapevo. Lo sentivo. L’avevo visto.

“Adesso riaccompagnami ” disse bruscamente. Di slancio le presi la mano.

“No Caterina, non ci credo. Ti ho vista con tuo figlio un paio di giorni fa. Eri una mamma, bella e felice. Eri una donna che dalla vita non vuole vestiti o profumi. Tu non sei quella che dici di essere! ” La maschera cadde e Caterina scoppiò in lacrime. Mi raccontò tutto. Veniva da Larissa, dove viveva con la sua famiglia: a 20 anni era rimasta incinta di un suo coetaneo che, appena saputa la cosa, si era volatilizzato. … (segue)


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lug 30 2009

La voglia di scopare è tanta ma una telecamera li ha filmati!!

Tag: Magari vistiVideo porno per adulti @ 13:33
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lug 30 2009

Regalo (Parte 2 di 5)

Tag: Incontri, OccasionaliErzulia @ 11:27

E quindi, anche quella sera, salutati i colleghi, mi avviai lentamente per raggiungerla. A dispetto della mia “gamba matta”, ero un discreto camminatore. Mi trovavo lontano dallo stadio e, vista l’ora tarda della sera, non vi erano molti passanti, quando, passando di fronte ad un portone buio sentìì due voci discutere animatamente. Voltai la testa e vidi un uomo urlare verso una ragazza con fare minaccioso e poi colpirla con un sonoro ceffone. Non ero mai stato un cuor di leone, ma in certi casi non si può restare indifferenti a ciò che accade. Mi avvicinai all’uomo che ancora imprecava e gli afferrai il braccio che si era nuovamente alzato per colpire la donna. Si voltò verso di me e, stravolto dall’ira, abbaiò:

“E tu che cazzo vuoi? “.

“Ma non si vergogna a dare uno schiaf… “. Il pugno mi arrivò diretto, sparato in piena faccia con una forza terrificante: la “gamba matta” non resse il mio peso e, sbilanciato, caddi all’indietro. Il dolore mi accecava, ma ugualmente cercai di rialzarmi per tentare di far ragionare quell’energumeno. Ma lui se ne era già andato. Accanto a me c’era la ragazza che mi guardava preoccupata.

“Si è fatto male? Le sanguina uno zigomo” mi disse. Presi il fazzoletto e mi tamponai la ferita.

“No, a parte questa ferita, no” le risposi guardandola. Era una donna minuta, sui 25 anni, con un caschetto di capelli neri, un viso perfetto e due occhi neri e meravigliosi, anche se pesantemente truccati.

“Ma cosa voleva quel tipo da lei? ” La ragazza mi guardò e, dopo un attimo di silenzio, rispose:

“A volte i clienti cercano di fregarti sul prezzo o ti chiedono prestazioni particolari. Se rifiuti, si infuriano e…. e a volte fanno anche di peggio”. Era una prostituta. Il pensiero mi colpì con forza, convinto di aver assistito ad un litigio fra innamorati, ad una scena di gelosia o che altro so io. Era, invece, una prostituta che veniva picchiata da un cliente per chissà quale ragione.

“Grazie – mi disse ancora la ragazza – spero proprio che, a parte il taglio sul viso, non si sia fatto altro. Grazie”. La seguìì con lo sguardo allontanarsi. Mi chiedevo che razza di vita fosse quella che conduceva la ragazza, una vita che presupponeva non solo l’accettazione dello sfruttamento del proprio corpo, ma anche la capacità di convivere con la violenza ed il pericolo. Raggiunsi, ancora un po’ stordito, la mia auto e tornai a casa. Qualche giorno più tardi, stavo guardando un vecchio film in tv, sbadigliando, annoiato a morte. Gli occhi erano fissi sulle immagini dello schermo, ma la testa vagava per ogni dove. E a forza di vagare, mi ritrovai a pensare alla ragazza che avevo incontrato quella sera e al cazzotto che mi ero beccato. Ripensavo alla rassegnazione che avevo letto sul suo viso, quasi che episodi del genere fossero in definitiva la normalità, la consuetudine di una vita così diversa dalla mia. Pensavo a tutto questo, ma in realtà pensavo a lei. Al suo viso. Volevo rivederla, questa era la verità. Lentamente sentìì crescere in me questo desiderio irrazionale; guidato da sensazioni a me fino ad allora estranee, mi alzai dal divano, presi la giacca, ed uscii. Percorrevo con l’auto a velocità ridotta la strada dove l’avevo incontrata, scrutando nel buio a destra e a sinistra, ma di lei non c’era traccia. Avevo visto altre due o tre prostitute (una si era anche alzata la stretta gonna che indossava, scambiandomi evidentemente per un potenziale cliente), ma su quella strada lei non si vedeva. Frustrato, presi una traversa a destra per raggiungere la via parallela e tornare indietro, quando, sotto un lampione, la vidi. Era sicuramente lei, con minigonna e stivali, segno inequivocabile della sua professione. Mi accostai al marciapiede e la ragazza si avvicinò al finestrino che avevo intanto abbassato.

“Ciao, andiamo? ” mi chiese sorridente.

“Ehm… bè… a dire il vero volevo solo sapere se l’altra sera aveva avuto altri problemi con quel tipo” risposi, decisamente imbarazzato. Per un attimo sembrò non mettere a fuoco la mia faccia, poi mi riconobbe e, sempre sorridente, disse:

“Oh, è lei! “. Restammo a guardarci senza sapere bene come continuare. Fu lei a rompere quel velo di imbarazzo che si era creato.

“Si, grazie. è andato tutto bene dopo il suo intervento. “. Avrei dovuto salutarla e andar via. Che altro ci facevo adesso io in quella strada? Ma non mi mossi.

“Senta – proseguì – facciamo così. Io prendo 8000 dracme per un lavoro di bocca. Ma siccome lei è stato gentile con me, facciamo 5000 e così mi posso sdebitare per l’altra sera. Okay? “. Rimasi allibito. Cioè, non pensiate che fossi offeso o che altro: ma cavoli, io ero passato solo per accertarmi che stesse bene e mi sentivo offrire (con uno sconto! ) un pompino!! Lei notò la mia espressione, e si ritrasse. Ebbi un tuffo al cuore; forse non ero venuto solo per vedere come stava. Non volevo finisse così. Non volevo che se ne andasse.

“Prego, salga” le risposi con una voce che non riconoscevo più come mia. Lei era salita e mi aveva indicato la strada per un vecchio molo abbandonato lì vicino. Arrivati, spensi le luci della macchina e mi voltai a guardarla.

“Come ha visto l’altra sera, nel mio lavoro incontro persone di tutti i generi. Non si offenda, la prego, ma il pagamento deve avvenire in anticipo. ” La guardavo e volevo dirle che non l’avevo cercata per farmi fare un pompino, volevo dirle che in vita mia non ero mai stato con una puttana, che una ragazza bella come lei non si doveva buttare via così…. Volevo dirle questo ed altro, ma le parole non mi venivano. Presi i soldi dal portafoglio e li misi nella sua mano. Lei li fece sparire nella minuscola borsetta che aveva e sempre sorridendo mi disse:

“Le farò un lavoretto speciale. è giusto che io la ringrazi. ” Prima che potessi dire qualcosa, le sue mani mi slacciarono i pantaloni, scostarono gli slip e me lo tirarono fuori. Ero nel pallone più totale: imbarazzato come poche volte ero stato, probabilmente rosso come un peperone, ero però anche eccitato (mio malgrado) da quella situazione strana, ma , per me, altamente erotica. … (segue)


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