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lug 02 2009

Ascoltala gemire come una cagna in calore mentre lui la penetra

Tag: Donne esperteVideo porno per adulti @ 12:45
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lug 02 2009

Il fuoco della vicina (Parte 1 di 3)

Tag: SorpreseErzulia @ 09:13

Tornai dall’ufficio alla solita ora, troppo presto per cenare, troppo tardi per fare qualsiasi cosa, vivevo da solo da due mesi ormai, e la vita da single mi piaceva molto, anche se a volte la noia di una casa vuota può essere fastidiosa.
Mi buttai sotto la doccia per lavare via la stanchezza e per pensare cosa avrei potuto cucinare, mi venne in mente di aver avanzato una pizza surgelata; comoda, semplice e veloce: ideale vista la mia attitudine culinaria.
Rimasi come al solito in calzoncini e maglietta, annoiato, sintonizzai la tv sul classico quiz e mi accesi una sigaretta guardando i miei venticinque anni passare.
Una seria storia d’amore soltanto con una ragazza troppo brava per me, purtroppo anche lei se ne accorse; un buon lavoro che mi permetteva l’indispensabile e anche qualche vizio, una famiglia abbastanza lontana per essere amata, niente di più di un normale ragazzo più vicino ai trenta che ai venti.
Mi ricordai allora, del biglietto trovato sulla porta il giorno precedente: “Sono arrivate le bollette, domani gliele porto”, firmato Giulia. Era la mia padrona di casa, bella donna di quarant’anni, sposata, con due adorabili figlie, che mi ricordava le incombenze economiche del mio status di inquilino. Pensai a come mi era apparsa il giorno del colloquio per prendere in affitto il suo bilocale, pensai ai pensieri che feci sul suo corpo immediatamente dopo averla vista, pensieri, che poi scemarono lentamente, dato che dopo due mesi di convivenza da dirimpettaio ero riuscito a vederla solo due volte. Beh, meglio così, non mi piacciono le persone che non riescono a farsi gli affari propri, anche se ad una donna del genere mi sarebbe piaciuto occuparmi dei suoi “affari”. Realizzai di essere ancora seminudo, cercai un paio di jeans ed una maglietta, tanto da rendermi presentabile. A quel punto non rimaneva che aspettare il campanello. Dopo circa quattro sigarette il campanello suonò, corsi verso la porta e la aprii. Sul pianerottolo c’era la signora Giulia, evidentemente appena tornata dall’ufficio pensai guardando il suo abbigliamento: gonna corta ed aderente, camiciola bianca fin troppo slacciata, trucco leggero ma intrigante e infine delizia per me, scarpe aperte col tacco alto almeno dieci centimetri. Mi sarebbe piaciuto lavorare con lei se tutte le mattine me la sarei trovata davanti vestita così.
- Buona sera Andrea, sono venuta a portarle le bollette. -
- Salve signora, si ho letto il biglietto, entri pure. -
Con un fare abbastanza intimidito entrò a casa mia ed io per rispettare i soliti convenevoli le chiesi le solite cose idiote, il marito, le figlie, eccetera.
Con mia somma sorpresa lei mi rispose di trovarsi sola da una settimana in quanto il marito e le figlie si trovavano a casa della nonna in Piemonte che stava molto male.
Solita frase del tipo: mi dispiace, succede a tutti prima o poi, e altre idiozie del genere.
Lei si sedette sul divano, mentre io le preparavo l’aperitivo, mi girai per dirle che ero rimasto senza ghiaccio, quando il ghiaccio arrivò dritto nelle mie vene. La signora si era accomodata in modo che la sua gonna corta divenisse ancora più corta, lasciando scoperte quasi tutte le coscie. Mi fermai senza parole guardando dove lei evidentemente voleva che guardassi, sorridendo mi disse:
- Sei senza parole, ti vedo strano, se non ti senti bene torno a casa.
- No, signora Giulia, mi scusi ma mi sono accorto di non aver più ghiaccio.
Lei mi guardò profondamente negli occhi e mi fece capire con un gesto che non aveva importanza, mi chiese se volevo sedermi vicino a lei, visto che negli ultimi giorni si era sentita un po’ sola a casa. Io ovviamente, col sentore che sarebbe successo qualche cosa, le risposi sedendomi:
- è un problema che ci accomuna, proprio cinque fa stavo pensando che sarebbe stato bello cenare con una persona e parlare del più e del meno una volta ogni tanto.
- Se è un invito a cena accetto, tra coinquilini ci si deve sorreggere.
Io non la consideravo certo una vicina di casa, ma una splendida donna che aveva scelto il mio divano per riposarsi, con un pizzico di orgoglio maschile sorrisi a me stesso.
Seduti vicini, guardammo i soliti programmi mediocri, mentre cercavo il modo di essere sicuro che da quel atteggiamento sbarazzino la signora Giulia stesse tramando qualcosa, pensai ad allungare una mano verso le sue gambe distese verso il pavimento ma la cosa mi sembrò troppo da adolescente, valutai l’opportunità di accendere una discussione troppo calda e così farle scoprire i suoi disegni ma non sarei riuscito a dire niente di sensato, ma la mia buona stella mi evitò qualsiasi azione.
Inaspettatamente, Giulia si spostò girandosi con la schiena verso il bracciolo e allungando le sue splendide gambe velate di calze color carne sulle mie.
Sorridendo con un’espressione non certo innocente mi fece:
- Sapessi quanto ho camminanto oggi in ufficio, mi fanno male i piedi, ti dispiace se li appoggio sulle tue gambe?
Rimasi esterrefatto, le sue coscie ed i suoi splendidi piedini vicini al mio sesso, lo stupore lasciò, però presto il posto al nervosismo, infatti, la mia eccitazione dovuta alla vista delle sue estremità e all’odore dei suoi piedi che effettivamente dovevano aver camminato parecchio si rivelò in un baleno, gonfiando inequivocabilmente i calzoni. … (segue)


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