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- Allora continua ad annusare.
Non sapevo cosa fare, i miei freni non riuscivano a trattenere i miei istinti e a dir la verità qualsiasi contatto con quei piedi era divino anche il calcio che avevo ricevuto poc’anzi.
Ad un tratto come risvegliata dal sonno si risedette composta, togliendo i piedi dal mio grembo e urlò:
- adesso sdraiati!
Mi misi supino sotto le sue gambe, allora lei avvicinò la punta dei suoi piedi verso la mia bocca e finalmente proverì le parole di liberazione:
- ora puoi anche leccare, ma non strozzarti.
Iniziarono per me in quel istante i minuti più sensuali della mia vita. Leccai ed annusai, annusai e leccai per momenti che avrei voluto non finissero mai. La mia erezione era ormai dolorosa costretta nei calzoni e non sapevo come fare per liberarmi.
Ma come al solito non ci fu bisogno di una mia iniziativa, mentre io succhiavo talloni e punta dei suoi bellissimi piedi imbrattandomi di saliva, che aveva l’odore del sudore delle sue estremità, lei diresse le sue attenzioni al gonfiore dei miei pantaloni. Con un movimento deciso e veloce mi slacciò i bottoni e abbassò la cintola tanto da lasciare in rilievo il pene che fuoriusciva dalle mutande. Con un movimento simile mi tolse un piede dalla bocca e iniziò a masturbarmi con foga.
Sono in paradiso, pensai, mi trovavo al cospetto della signora Giada, con un suo piede che mi masturba e l’altro in bocca ormai fradicio. Quello splendido momento non durò a lungo, forse fu meglio così, visto che rischiavo di inondarla da un momento all’altro, dopo poco la mia signora si alzò di scatto dal divano, io rimasi a terra aspettandomi chissà quale tortura, ma fu tutt’altro che doloroso il pensiero che era venuto in mente alla padrona. Guardandomi sempre fisso negli occhi, si alzò la gonna e lentamente si abbassò i collant color pelle.
- ora voglio farti venire, rimani fermo.
Non capivo più nulla ormai, rimasi fermo immobile sdraiato sul pavimento guardando la signora Giada che si avvicinava al mio pene con le sue calze in mano.
Nessuna mia fantasia era arrivata a quel punto, ma a quanto pare la signora che avevo vicino lavorava molto con la fantasia. Prese il mio pene con una mano e con l’altra gli infilò i suoi collant, così ora avevo il mio sesso avvolto dalle calze della signora, e la punta del mio pene aderiva perfettamente nel posto dove fino a pochi istanti prima si trovava il piede della mia padrona.
Guardò con uno sguardo misto tra il soddisfatto e l’eccitato la mia asta avvolta nelle sue calze e si buttò letteralmente sopra. Iniziò, così, a leccarlo avidamente e velocemente. Non seppi mai se ad eccitarla fosse il mio pene o le sue calze, comunque i movimenti che faceva leccandomi erano degni della più grande baldracca, rimase concentrata su quel esercizio per cinque minuti, ovvero fino a che io venni copiosamente nelle calze. A quel punto, non soddisfatta, sfilò le calze e cominciò un nuovo spettacolo: senza curarsi minimamente di me, prese a leccare le calze in corrispondenza del mio sperma e con una mano iniziò a masturbarsi la vagina mettendomi di fronte ad uno spettacolo mai visto. Una donna eccitata arriva a livelli che un uomo non riesce neanche ad immaginare.
Preso alla sprovvista dal fatto che la donna volle finire da se il giochino, io approfittai per gustarmi lo spettacolo pulendomi con un fazzoletto, anche se la maggior parte dello sperma era finito sulle calze ed ora si trovava in gola alla signora Giada.
Quando anche la signora finì, ci rivestimmo insieme in un silenzio surreale, nessuno aveva il coraggio di parlare dell’accaduto, oppure, nessuno aveva le forze per farlo.
Ma la cosa, purtroppo, non accadde più, pago regolarmente l’affitto ogni mese, incontro la signora Giada una volta ogni tanto, ogni contatto avviene con il marito e le mie speranze si sono, ormai, affievolite. Non penso che una cosa del genere possa accadere due volte alla stessa persona nella stessa vita. FINE