mar 09 2010
Willy (Parte 3 di 3)
.. adesso sono la tua donna…. La tua donna… voglio che tu mi scopi con tutto il tuo fallo!
La ‘micettà sembrava impazzita e sentivo colare la linfa del piacere. Era sorprendente come godessi ancora al solo succhiare dei capezzoli…
William ritirò le dita dal mio clitoride e sedette fissandomi.
Vibravo ancora, per l’orgasmo, e respiravo affannosamente, mentre guardavo lui seduto in fondo al letto. Chiusi gli occhi e cercavo di rilassarmi… fu allora che sentii qualcosa premere tra le mie gambe. Aprii gli occhi: era la testa di Willy, e lui baciava teneramente la mia cosina. Si staccò solo un momento.
“Te l’ho detto, mamma, che te l’avrei mangiata! ”
Non immaginavo che potessi godere ancora così presto, di nuovo.
La lingua di Willy carezzava la mia micetta, ne raccoglieva gli uomori. Partiva dal fondo, vicino al buchetto, e giungeva al clitoride. Su e giù. Poi l’infilava nella vagina, più che poteva, lambendone le pareti, girandola e rigirandola, ed io cercavo di stringerla, in me. Ora stava lambendo il clitoride…
“Mio dio, Willy, è fantastico…”
Spalancai le cosce al massimo, inarcai il bacino, la sua faccia era schiacciata sulla mia cosina, e sentivo l’avvicinarsi di un nuovo orgasmo…
“Bellissimo, amore, bellissimo… sì… così… così…”
Willy introdusse due dita in me e strofinava….
“Dai Willy, dai…”
E spingevo il mio sesso al suo viso.
“Oh, William…. Sto venendo di nuovo…. Godo…. Godo… stai facendo godere la tua mamma che…. Ecco… ecco…. Vengoooooo”
Non capivo più nulla, ero in estasi, respiravo a fatica.
Riuscii, molto lentamente, a riavermi.
William s’era sollevato.
Le sue belle mani avevano afferrato le tette, le impastavano, delicatamente, e il suo viso era tra esse. Lo voltava da una parte e dall’altra, baciando ora una ora, leccandole, succhiando i capezzoli.
“Ti piaccino le mie tette, Willy? ”
“Moltissimo mamma, mi piace suggere queste meravigliose tette. ”
“Vieni qui, dammi un bacio. ”
William scivolò su me, le nostre labbra si unirono, le lingue si cercarono… Io sentivo il suo fallo elevarsi sempre più e strusciare sulla mia micetta umida. Non avevo mai tanto desiderato essere posseduta. Non potevo attendere. Volevo sentire ogni centimetro del suo sesso… Dilatai le gambe, e restituii, impaziente, quel suo continuo strusciare…
Lo guardai fissamente negli occhi. Sentivo le mie nari fremere. Era anche difficile parlare.
“Ti prego, William, scopami… metti il tuo splendo uccello nella mia cosina… l’altra notte ero tua madre… non sapevo cosa volevo e cosa facevo… adesso sono la tua donna…. La tua donna… voglio che tu mi scopi con tutto il tuo fallo!
Il mio orgasmo esplose come un terremoto. Intrecciai le mie gambe sulla sua schiena e lo strinsi per sentirlo ancora più profondamente. Una sensazione indescrivibile. Il fallo palpitante di mio figlio era stretto nel profondo del mio grembo. E non volevo che quanto stavo provando avesse fine.
Il suo seme e la mia linfa, voluttuosamente insieme, cominciarono a stillare da me, colando tra le natiche, verso il sedere, spandendosi, tiepidi, sul buchetto che palpitò.
William rotolò su un fianco, trascinandomi con lui. Le mie gambe lo stringevano sempre, e giacemmo così, col suo fallo sempre sprofondato in me. Ci baciavamo, raggianti, consci che ora non eravamo più solamente madre e figlio, ma anche amanti innamorati.
Compresi, in quel momento, che volevo, e avevo sempre voluto, essere soprattutto la ‘donnà di mio figlio, e che nessuna madre può desiderare di più che essere la ‘donnà della sua creatura.
Gli sussurrai all’orecchio, in un sospiro.
“Spero che la nostra luna di miele duri per sempre! ”
William sorrise.
“Non so perché non debba essere così. Tu sei la più bella sposa del mondo! ”
Ci addormentammo, ognuno tra le braccia dell’altro. FINE






