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feb 01 2010

L’Ermete Astrale (Parte 10 di 10)

Tag: Fantasy, SurrealiErzulia @ 10:48

“Non farmi dispetti! Lo voglio nel culo, sfondami! ” “Si, mi piaci così. Sei la mia troietta. T’ho rotto il culo sorellina! ” E sfilando il pene le allargò le chiappe guardando il foro anale, che per un istante esitava aperto e si chiudeva lentamente. “T’ho fatto un culo tondo come una galleria! ” “basta, ti prego, riempimi il culo col tuo cazzone! ” “Mettiti in ginocchio sul letto con la testa appoggiata! Voglio vedere il mio cazzo che ti sfonda. ” “Si ma fai presto! ” E la penetrò meravigliandosi del tronco largo del suo pene che affondava là dove un tempo c’era un buchino. Ora non si vedeva che il pene che affondava, come se entrasse direttamente nella carne di sua sorella. “Mi piace stronzo! Mi piace come mi sfondi, mi sento la pancia piena del tuo cazzo” Diceva la sorella infoiata. E Michele capì che in quel piccolo momento era lui a guidare la danza ed uscì. “Dai, fottimi il culo, pezzo di merda! ” “Solo se mi dai anche la passerina” “Mai, piuttosto vado in cucina e m’inculo da sola con una melanzana! ” “Allora mi dai il culo ogni volta che te lo chiedo” “Non sono i patti! ” “Non ho mai detto che li accettavo”
“Stronzo! Inculami e falla finita! ” “Sogni insieme a me una volta al mese o mi alzo” “ogni due mesi” “Giura! ” “Lo giuro stronzo! ” “Eccomi sorellina” e la sentì sospirare di piacere mentre l’asta la penetrava nuovamente.
Afferro la sorella da sotto per i seni ed iniziò a scoparla con foga nel culo. Sentì la mano della sorella, che prima si lisciava la micina, giungere a carezzargli i testicoli, ogni volta che affondando in lei giungevano alla sua portata ed in un attimo arrivò al culmine. Sentendo il pene di Michele vibrare si portò nuovamente la mano alla passerina e in due sole passate arrivò all’orgasmo gridando “Fratelliinoo hai un cazzo portentoso! Fammi un clistere di sborra! ”
Michele aveva già iniziato ad obbedire e si sentì invadere l’intestino da lunghi fiotti caldi.
Stettero lì affannati. Lei nuovamente sdraiata a pancia in giù e il fratello sulla sua schiena. Il pene ancora nel suo ano dilatato che iniziava lentamente a ridursi pulsando. Dette un grande sospiro di piacere e socchiuse gli occhi. Era bello stare così. Riaprì gli occhi di colpo. Il pene di suo fratello pulsava ancora, ma adesso si stava ingrossando.
“Michele! Non ti è ancora bastato? Meno male avevi paura di non farcela! ” Disse sinceramente ammirata. “Non siamo ancora scesi dal letto, sorellina. Ti scopo il culo finché mi reggono le forze. ”
“Ma ora brucia un poco! ” “Sopporta, a meno che non preferisci darmi l’altro buchino. ”
“No! ” “Allora prendilo nel culo sorellina! ” E si afferrò alle sue spalle per dare vigore ai suoi colpi.
“Ma ormai potrebbero tornare mamma e papà! ” “Se hai paura stringi le chiappe e cerca di farmi venire più in fretta! ”
“Dio, che bello Michele! ”
Ermete aveva capito che solo agendo sul ragazzo poteva continuare ancora, ed era passato in lui.
Michele venne ancora nelle ambite chiappe e in un attimo il suo pene era tosto e duro ancora una volta. Per fermarlo a Marina, che aveva provato in tutti gli altri modi, non rimase che promettergli la passerina. Ma solo la prossima volta, dato che potevano essere scoperti da un momento all’altro. E comunque dovette fargli un’ultima rapida sega, che terminò con la bocca.
Questo racconto vi avrà anche eccitato, ma dovrete convenire con me che la cosa è incontrollabile e pericolosa. Per poco qualcuno non è morto d’infarto! Tremo anche al pensiero di un Ermetide che voglia far fare l’amore a due piloti d’aereo in volo o cose analoghe. Ciò che l’Ermetide non sa è che lascia un “ricordo” nelle persone che ha visitato, lentamente riaffiora e lascia nell’ospite anche una traccia dei suoi pensieri. Io sono quello del bagno. La sua prima esperienza. Ma sono anche medico e mi sono trovato davanti l’uomo colpito da sincope per la scopata con la moglie. Una volta capito dai sui vaghi ricordi e dai miei affioranti cosa stava accadendo, ho messo un inserzione sui giornali, un poco oscura ai più, ma chiara per chi ha “conosciuto” Ermete. Garantendo l’anonimato ho avuto molti racconti. Il più preoccupante è quello di Michele.
Il ricordo lasciato in lui dall’Ermetide astrale è che ha deciso di correre a velocità folle verso la fine della sua spirale, per condividere con altri la sua scoperta. Siamo in pericolo! Dobbiamo trovare il modo di difenderci. Nessuno
sa quanti sono gli Ermetidi spaziali, e neanche quanto impiegherà ad andare e tornare. Così come non so se qualcuno, tranne i miei compagni d’avventura, mi crederà. Purtroppo ho certa una cosa. TORNERà E NON SARà SOLO. FINE


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gen 31 2010

L’Ermete Astrale (Parte 9 di 10)

Tag: Fantasy, SurrealiErzulia @ 12:33

Aveva due gambe stupende e il culo era meravigliosamente giovane e sodo.
Sollevò il capo e girandolo verso di lui e chiese “Sai cosa devi fare vero? “.
“si”
“Ti prego, prima leccami un poco la passerina e il buchino. Quando sarai eccitato allo spasimo fa ciò che devi” e subito proseguì “Michele, ti piaccio? ”
“Non ho mai visto una donna bella come te, lo pensavo fino ad ieri e lo penserò ancor più domani, anche se manterrò la promessa. ”
“Grazie. Parla pure sporco se vuoi, so che agli uomini piace ed anche a molte donne, me compresa, se non eccedi. Fino a che saremo sul letto sarò la tua donna. Immagina che io sia Luisa. ”
“è con Luisa che dovrò immaginare che sei te” E la tristezza con cui lo disse fece sentire a Marina una stretta al cuore per suo fratello.
Poi sentì due mani gentili poggiarsi sui glutei e l’alito di lui avvicinarsi caldo alle labbra della sua vagina e fu il paradiso. Michele Leccò ora con foga ed ora con dolcezza entrambe le sue intimità e seppe attendere non solo che lei
godesse, ma che le sue convulsioni si placassero. Poi sentì le sue dita giocare con il suo forellino più stretto, cercando di introdurvi un pezzetto di burro freddo, che si scioglieva e scivolava via. Poi un pezzo entrò, dandole un senso di fresco e facendo precipitare il dito dentro di lei. Ma non ci fu sforzo né attrito e la sensazione fu piacevole. Marina ringraziò in cuor suo le insistenze di Gino, che l’avevano convinta ed allenata a questo, anche se il suo culetto era quasi sano, tanto che Gino lo chiamava “il mio regalo di Natale” dato che l’aveva avuto due Natali prima, ma in realtà lo aveva voluto anche per i suoi compleanni. Quello che Marina non aveva voluto confessargli era che, tolta la prima volta, che aveva avuto continuamente la voglia di pregarlo di smettere per il bruciore provato, le volte successive gli era piaciuto e il mese prima era stata impaziente che giungesse il suo compleanno e si era bagnata spesso pensando a ciò che l’attendeva. Suo fratello insisteva col burro e con le dita, diventate due e lei era tutto un fremito, pensando che il pene di suo fratello era un poco più grosso, ma era convinta che, una volta saputo cosa si prova, un poco di dilatazione in più sarebbe stata solo un maggior sforzo iniziale e un piacere maggiore dopo.
Sentì uscire il dito. Poi suo fratello si sdraiò su di lei, il pene poggiato lungo il solco del suo sedere, scorrendovelo lentamente, come in una spagnola fatta con i glutei.
“Marina”. “Si”. “Ti hanno già… hai già provato… “. “Solo una volta… ” Mentì lei. “… e il tuo pene è più grosso. Quindi sii delicato all’inizio, se puoi… finché vedi che mordo il cuscino. Poi puoi muoverti come più ti piace. ” “Prima, quando sono andato in cucina ho urlato dentro di me -ora sfondo il culo a mia sorella-”. Capì che suo fratello era combattuto tra l’amore e la violenza dei suoi impulsi e per aiutarlo gli disse crudamente “Cosa credi. Anch’io non vedo l’ora di sentire il tuo cazzo così grosso nel mio culetto! Non ti meravigliare, quindi, se passato il momento iniziale t’inciterò a sfondarmi più che puoi col tuo cazzo. ”
Unì le gambe e fece divaricare quelle del fratello, che continuò un momento a strusciare il pene duro e caldo tra le sue natiche, poi sentì il bacino del fratello sollevarsi dai suoi glutei e la verga sorretta dalla mano cercare l’ingresso nel suo culetto tondo. Sgusciò qualche volta nell’unto e poi di colpo la cappella le affondò nell’ano ben lubrificato.
Non fu un gran dolore, ma c’è sempre una certa sorpresa nell’evento in chi non lo pratica spesso e le uscì un urlo soffocato dal cuscino. Michele si arrestò “ti ho fatto male? ” “Continua! ” ordinò perentoria lasciando per un istante il cuscino serrato tra i denti.
Non era un gran dolore, già prima che l’asta arrivasse e scorrerle nella pancia, l’eccitava quel tappo che le dilatava lo sfintere. Michele iniziò ad avanzare. Aveva unto bene tutta l’asta e il pene, passata la punta, avanzava stretto, ma senza trovare eccessive resistenze scorrendo fin verso la sua elsa. Marina sentiva le sue interiora dilatarsi alla lenta e progressiva invasione, e quando i lombi di suo fratello toccarono se sommità dei glutei già sentiva la passerina pulsare insieme al suo retto E ancor più le piacque sentire il ventre di lui schiacciargli con forza le natiche per penetrarla più in fondo che poteva.
Sollevò la bocca dal cuscino e vi poggiò la guancia, per dare via libera al fratello. Michele iniziò a scorrere lentamente, ma ricevendo, in risposta al suo scorrere nello stretto e fasciante budello della Sorella, solo gemiti ed ansimi di piacere, lasciò via libera alla sua libido. Marina impazziva dal piacere. Si portò una mano alla vagina e godette una prima volta. Nell’impeto Michele era uscito dall’ano di Marina e si accorse che il muscolo dilatato non opponeva più resistenza. Allora si divertì ad uscire e rientrare lentamente. “Non farmi dispetti! Lo voglio nel culo, sfondami! ” “Si, mi piaci così. Sei la mia troietta. T’ho rotto il culo sorellina! ” E sfilando il pene le allargò le chiappe guardando il foro anale, che per un istante esitava aperto e si chiudeva lentamente. “T’ho fatto un culo tondo come una galleria! ” “basta, ti prego, riempimi il culo col tuo cazzone! ” “Mettiti in ginocchio sul letto con la testa appoggiata! Voglio vedere il mio cazzo che ti sfonda. ” “Si ma fai presto! ” E la penetrò meravigliandosi del tronco largo del suo pene che affondava là dove un tempo c’era un buchino. Ora non si vedeva che il pene che affondava, come se entrasse direttamente nella carne di sua sorella. “Mi piace stronzo! Mi piace come mi sfondi, mi sento la pancia piena del tuo cazzo” Diceva la sorella infoiata. E Michele capì che in quel piccolo momento era lui a guidare la danza ed uscì. “Dai, fottimi il culo, pezzo di merda! ” “Solo se mi dai anche la passerina” “Mai, piuttosto vado in cucina e m’inculo da sola con una melanzana! ” “Allora mi dai il culo ogni volta che te lo chiedo” “Non sono i patti! ” “Non ho mai detto che li accettavo”
“Stronzo! Inculami e falla finita! ” “Sogni insieme a me una volta al mese o mi alzo” “ogni due mesi” “Giura! ” “Lo giuro stronzo! ” “Eccomi sorellina” e la sentì sospirare di piacere mentre l’asta la penetrava nuovamente. … (segue)


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gen 30 2010

L’Ermete Astrale (Parte 8 di 10)

Tag: Fantasy, SurrealiErzulia @ 10:38

Si sentiva una felice puttana, mentre scorreva con gioia lungo l’asta e la sentiva affondare in se. Iniziò a guardare suo fratello puntando le pupille più in alto che poteva e un fremito l’accolse quando vide che lo sguardo di lui era fisso sulla bocca di lei che faceva apparire e scomparire l’asta fin dove poteva. Si compiacque che il fratello le afferrasse i capelli e li tenesse dietro la nuca per bearsi della visione di lei che lo spompinava con passione. Iniziò a muovere la testa anche di lato, consapevole del fascino perverso delle sue guance che venivano a tratti deformate a disegnare la sottostante pressione del! la cappella di lui. Quando suo fratello iniziò a fremere, sentì le mani di lui poggiarsi entrambe sulla sua nuca, invero con gentilezza, a chiederle silenziosamente di farlo godere in lei, ma non c’era necessità.
Era tanta l’eccitazione che mai si sarebbe persa il gusto di bere tutto ciò che i lombi di suo fratello avessero riversato in lei. Accolse con gioia i fiotti di lui, gareggiando con la frequenza dei violenti e abbondanti fiotti viscosi e la sua velocità a deglutire. E vinse, assorbendo fino all’ultima goccia tra i gemiti del fratello, mentre il fremito che la pervadeva la portò a godere più volte a ripetizione senza essere toccata neppure da se stessa. Ermete era al massimo del suo godimento, si era gustato in ogni sua particella di energia questo godimento cerebrale e ristette un attimo quieto.
Marina si distese sul letto disfatta dal godimento, con le carni che ancora chiedevano soddisfazione, ma tesa anche, ora che un poco il cervello era snebbiato, per ciò che stava facendo.
Non si ribellò, però, al fratello che le sfilava la camicia da notte e chiuse gli occhi beata mentre la bocca di lui, che si era sdraiato al suo fianco, succhiava ora l’uno e poi l’altro dei tesi e gonfi capezzoli delle mammelle che di frequente le sue mani giungevano a palpeggiare dopo aver scorso il suo corpo lisciando il ventre e le cosce.
Poi un mano si fece di volta in volta più audace nel carezzare l’interno delle cosce, là dove la pelle era calda come l’inferno e per Marina era ogni volta un sospiro interiore più profondo. Fino a che la mano arrivò dove voleva e il sospiro di Marina proruppe all’esterno. La carezza era delicata e amorevole e la faceva sciogliere tutta. Fremiti intensi e visibili correvano dalla nuca alla punta dei piedi ogni volta che le dita del fratello incontravano il clitoride e le gambe si contrassero, stringendo le cosce ad imprigionare la mano di lui, quando le dita entrarono nell’antro umido e caldo. Subito si rilassò e spalancò le cosce alla sua intima carezza. In breve Marina godette rotta da singulti di piacere stringendo forte a se il corpo accanto al suo.
Piano si sciolse e si rilassò, mentre la sua mano carezzava i capelli di suo fratello.
Sentì suo fratello muoversi e lo vide porsi tra le sue gambe, il cazzo fremente come e più di prima.
“NO! ” Urlò. “Marina, un conto è venire, un conto essere capaci di penetrare! ” Disse con parole evidentemente già preparate, ma voce un poco esitante per la reazione temuta e verificatasi.
Ermete restò un attimo sorpreso, eppure sentiva che il corpo in cui si era insediato era ancora teso ed eccitato! Anche Marina ne era cosciente, ma sentiva un limite in se e non lo voleva varcare. Eppure non resisteva alla voglia di sentire quell’asta muoversi e vibrare in lei!
Poi si decise. “Non ti devi scordare che sei mio fratello. Mi sono fatta prendere decisamente la mano e sono andata ben oltre ciò che intendevo fare. Sappi che è stato bello, ma sento che non è giusto. Voglio accontentarti fino in fondo, perché tirasi indietro a questo punto sarebbe sciocco, dovevo farlo prima di ridurre te e me a questo stato di eccitazione. Ma voglio che tu abbia chiare due cose. Questa è una pazzia che non si ripeterà, quando ci alzeremo da questo letto saremo due fratelli che si vogliono bene come tali e niente di più, come se questo fosse un sogno e nemmeno tra noi ne parleremo mai più. Secondo voglio che resti un limite anche nel sogno. Abbiamo fatto dei giochi, o prove se preferisci, e continueremo così, senza fare ciò che fanno normalmente un uomo ed una donna. La tua prova l’avrai e più decisiva che se facessimo l’amore normalmente. Ora vai in cucina e porta qui il panetto del burro. ”
Schizzò via come un fulmine ed arrivato in cucina s’impadronì del burro e iniziò a dire sottovoce, battendo i piedi per terra ed agitando le braccia come un calciatore che ha realizzato un insperato e sofferto goal “M’inculo mia sorella! Le rompo il culo! ”
Quindi, sforzandosi di restare calmo, tornò da lei. La trovò già distesa a pancia in giù, un cuscino sotto il ventre e l’altro abbracciato.
Teneva le gambe divaricate e si scorgeva sia la bella passera che, semi nascosto, il roseo e giovane buchino del suo ano. Aveva due gambe stupende e il culo era meravigliosamente giovane e sodo.
Sollevò il capo e girandolo verso di lui e chiese “Sai cosa devi fare vero? “.
“si”
“Ti prego, prima leccami un poco la passerina e il buchino. Quando sarai eccitato allo spasimo fa ciò che devi” e subito proseguì “Michele, ti piaccio? ”
“Non ho mai visto una donna bella come te, lo pensavo fino ad ieri e lo penserò ancor più domani, anche se manterrò la promessa. ”
“Grazie. Parla pure sporco se vuoi, so che agli uomini piace ed anche a molte donne, me compresa, se non eccedi. Fino a che saremo sul letto sarò la tua donna. Immagina che io sia Luisa. ”
“è con Luisa che dovrò immaginare che sei te” E la tristezza con cui lo disse fece sentire a Marina una stretta al cuore per suo fratello.
Poi sentì due mani gentili poggiarsi sui glutei e l’alito di lui avvicinarsi caldo alle labbra della sua vagina e fu il paradiso. Michele Leccò ora con foga ed ora con dolcezza entrambe le sue intimità e seppe attendere non solo che lei
godesse, ma che le sue convulsioni si placassero. … (segue)


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