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Set 04 2008

CINE TEATRO MAFFEI

Tag: PoesieErzulia @ 8:22 am


Un bacetto imprevisto sulla fica
tenera d’una giovane biondina
tutta spumosa, fa sempre piacere.
Anche se avviene dentro un teatrino
sexy a buon prezzo, un tardo pomeriggio
di pioggia, fra impiegati e pensionati.
Lei, mentre fa il suo show, mi punta il dito
e mi chiama alla scena. Mi presceglie
dal mio posto riposto in terza fila.
Forse perché ci siamo già scambiati
dei bei sorrisi, una certa allegria,
così, come a vedersi in strada o in treno.
Si siede su di me, si fa abbracciare,
lei tutta nuda e io tutto vestito:
è strano, ma è teatro, con applausi.
Poi s’accovaccia con un ritmo gaio
sulla mia faccia, mi sfiora, s’increspa
il solco rosa in un fresco viticcio.
Sembra anche lì un sorriso, è tutta viva,
umida quanto basta, e ha buon odore:
ci stampo un bacio abbastanza entusiasta.
Labbro a diverso labbro, ed è di gioia
la scintilla che scocca, è tutta nostra
per un minuto la combinazione.
E dice: “Grazie”. “Grazie a te”: ritorno
nella platea. Lei apre in panorama
le cosce ai riflettori nel finale.
Si fanno quattro spettacoli al giorno,
prende ogni giorno quattro baci in fica
da quattro sconosciuti, la ragazza.
E molto d’altro prende, certo. Eppure
di ciò che prende non m’importa nulla:
ho in bocca un buon sapore di fanciulla.
Un bacetto volante nel vigore
soffice d’una giovane ragazza
felice di danzare, fa piacere. FINE

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Set 01 2008

TRE DONNE IN VENETO

Tag: PoesieErzulia @ 11:33 am


I.
A ottobre il sole è resina da sciogliere
sugli occhi, Nicoletta: la foschia
s’alza dalla cavetta di marina
di casa tua. Che difficile mare
è questo che s’affoga nei canali
prendendoci le scarpe. Non scintilla
a cielo chiaro che allunghi vociare
di bimbi a riva. Qui è presto silenzio
torbido in grumi. Tu coi tacchi a spillo
sei principessa puttanella. Un bacio
non basta a ripararci dalla tenebra
mostruosa - ma giocando inganneremo
lo sfacelo che sguscia per le strie.

II.
Addolcita nel macero degli anni
Sonia rimane ragazza. Sue figlie
già sanno uomo e sentendosi sagge
le sgridano gli amori - gli adulterî.
La rossa volpe sa che l’esultanza
è la grazia preziosa che si guasta
se la riponi. L’impeto non sta
nello scrigno di casa. La pianura
è densa di profumi e di spiragli
che aprono scorci brevi sull’immenso.
Sonia sta vigile a suggere linfa
di vita che se no si perderebbe
nel quotidiano sacrilego spreco.

III.
A un’ora di tramonto fuggivamo
lungo le dighe quadrate con l’erba.
Dopo fatto l’amore giù per gli argini
si dilatava, ubertoso e lascivo,
l’odore del tuo inguine, Francesca:
restavi aperta e venivano mosche
chiamate dagli umori. Non ti dava
nessun fastidio. Nuda come terra
ti univi un poco al fluire del tempo:
sul confuso orizzonte di laguna
si faceva armonia, da ricordare
tornando nella notte ai rumorosi
viali del lido impavesato a festa.
Torino, 17 ottobre 1996 FINE

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Ott 14 2007

Inno alla donna

Tag: PoesieErzulia @ 1:03 am


Amor che nulla amato amar perdona…

Questo diceva un grande poeta
grande amator di donne altrui
beato lui, in fra le donne
un cenno facea, ed erano sue.

Io me meschino, poetar non so fare
ma altre doti potrei avanzare.
Chiedetelo ad Irma, Francesca e Susanna
cosa so fare loro lo sanno,
ma non posson parlare.

Forse Letizia, Donatella e Giovanna
potrebbero dir quant’è lunga la spanna
Ma ancor meglio Rossana puo’ dir
cosa successe, in cucina, quel dì.

Le mie misure son assai ricercate
fede ne fa, le donne che ho amate
C’e’ chi lo vuole, lo sbuccia, lo tocca
c’e chi anela a metterlo in bocca

Io le accontento, che posso fare?
E’ un dono per tutte,
son qui’ per amare.

Passare non posso, lungo le strade
se una femmina incontro
la devo soddisfare.

Posizioni più strane, mi chiedon tutte
di lungo, di sopra, di mezzo, di giù
tutte le vogliono infine nel cul.

Ricordo, per questo un fatto,
che mi successe, un giorno di Maggio

Io mi trovavo in tribunale
venivo giudicato per troppo chiavare
mentre ascoltavo la giusta sentenza
una mano veloce fece una presa.
E dove la fece? Provate a immaginare
giusto sul cazzo, e non lo lasciava andare.

Una bella pugnetta, la mano mi fece
della donna avvocato che avevo pagato
per poter raccontar che io ero immacolato.

Ma, ahimè, che ci posso fare
se anche in tribunale
dovetti subire una pugnetta legale?

Il giudice non mi credette
e volle perciò chiamar testimoni
di quante donne voleano i miei coglioni.

Pensava, che si’, forse qualcuna
sarebbe venuta a far testimonianza
di come l’avean presa
sotto la mutanda.

Ma non fu preparato a ciò che successe
ne arrivò un battaglione,tutte allegrette
di belle, di brutte, fidanzate e sposate
anche le suore si accodarono al grido:
“Vogliamo il cazzo, il cazzo libero”.

Assolto fui con formula piena,
portato in trionfo
da uno stuolo di donne
tutte bagnate al solo pensiero
del mio gran cazzo libero e fiero.

Ora, dite o voi che ascoltate
non sono un poeta, ne’ un narratore
non sono altro che..
..un chiavatore..

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