Era come se fossi il suo giocattolo, era padrona di me, e mi usava a suo piacimento finchè non ho preso l’iniziativa e pompandola da dietro, tenendole i fianchi mentre lei era ricurva verso la parete, piegata per quanto lo spazio gliene desse la possibilità, con le mani bene aperte appoggiate, e le mie sul suo clitoride mentre le braccia le cingevano la vita.
è venuta in quella posizione, dopo un momento di silenzio, spingendo ancora più impetuosamente le sue natiche sui miei testicoli, mentre lasciava uscire il suo piacere.
Quel movimento violento, dovuto al suo godere, mi stava facendo venire… io l’avvisai non sapendo come comportarmi e il mio venire fù lasciato alla sua bocca, che calda bevette tutto il mio piacere, cercando con la lingua quelle poche goccie che erano scivolate lungo l’asta.
Ripulito mi rimisi i pantaloni, lei mi diede un bacio chiedendomi di tornare di tanto in tanto se mi avesse fatto piacere durante qualche giornata noiosa.
Si chiamava Valeria, era una splendida ragazza senza alcun tabù, con l’aria timida e allo stesso tempo maliziosa, furba.
La salutai con rammarico.
Quei giocattoli acquistati in quel negozio sono stati motivo di serate divertenti ma in quel
sexy shop non sono più tornato……… sono un uomo fedele e quello è stato il mio unico tradimento ma ne è valsa la pena. FINE
Non riuscivo a credere ai miei occhi, davanti a me, a pochissimi centimetri (quel camerino sarà stato due metri quadri ad esagerare), quella ragazza era con le gambe aperte seduta su un enorme cazzo di plastica vestita solamente da una maglietta aderentissima
e da scarpe nere con tacchi chilometri (una cosa questa che mi ha fatto sempre eccitare tantissimo).
E mentre quel dimenarsi su e giù, con ogni spinta verso il basso accompagnata da un mugolio, rendeva ancora più evidente nel caso ce ne fosse stato ancora bisogno
quello che stava facendo, con le dita della mano (quella che non usava come appoggio) si tintillava il clitoride.
Di primo acchito faccio per andarmene (mettetevi nei miei panni, oltre al fatto della visione inaspettata in quel periodo avevo una relazione e mi ritengo tutt’ora una persona fedele
nonostante tutto) ma lei per nulla turbata mi aggrappa celermente la cinghia dei pantaloni invitandomi a rimanere.
Sono combattuto ma anche in estasi, l’erezione avuta era alquanto evidente e tutte le mie resistenze sono cadute quando Valeria (il suo nome, dettomi in seguito) inginocchiatasi davanti a me e tenendomi ancora fermo per la cinta dei pantaloni, con l’altra mano comincia a strofinarmi la patta dei pantaloni dapprima quasi sfiorandomi poi premendo forte schiacciandomi i testicoli, l’uccello, la cappella, come per tastare la grandezza del mio sesso.
Ero eccitatissimo, il suo sguardo malizioso, tutt’altro che timido, ora, ma da vera porca, mi mostrava il suo desiderio e non dubito che lei leggesse lo stesso nel mio volto.
Avevo una voglia matta.
Nonostante questa consapevolezza Valeria sembrava godere della mia impazienza e mostrandomi la lingua avvicinò la bocca spalancata ai pantaloni inumidendomeli, ingoiandomi palle e tessuto, leccando l’asta coperta e rigonfia, più e più volte tanto che le gambe non mi tenevano più in piedi.
Sentivo la sua lingua circumnavigare ogni angolo del mio membro e poi salire, scavare sotto la maglietta che con le mani sfiorandomi i fianchi mi stava levando, riempirmi l’ombelico di saliva e giungere ai capezzoli che mi eccitava mordendoli alternativamente, baciandoli con le labbre, pizzicandoli con le dita, e salire fino al collo.
Sentivo i denti stringermi la carne come per strapparmela e la sua lingua ovunque, bagnarmi il viso e le orecchie dove sprofondava come volesse arrivarmi al cervello.
Stavo impazzendo quando cominciò a soffiare, un soffio caldo quanto stordente.
Le mie gambe tremavano, il mio cazzo era soffocato dai pantaloni, la testa mi girava,
sentivo dei brividi e il suo seno morbido e generoso appoggiarsi al mio petto.
Adesso lei era praticamente in piedi, toccava a me, fremevo dal desiderio di toccarla, tastarla, conoscere ogni centimetro di quel corpo da amazzone, magro ma muscoloso, abbondante ma proporzionato….. perfetto.
Facendomi forza ho portato le mani, che prima tentavano di sorreggermi appoggiandosi alle due pareti opposte, in cima al suo collo, afferrandoglielo dolcemente mentre con i pollici accarezzavo la sua pelle, morbidissima, ripetutamente, dalle estremità della bocca che le forzavo leggermente come modellandola fino alla parte inferiore del mento mentre con la lingua era come se le ritruccassi le labbra, inumidivo e succhiavo, finchè la sua lingua
è venuta a cercarmi dando inizio a un lungo bacio appassionato, regalandoci l’aria, facendo coreografie con la carne umida che ci teneva uno attaccato all’altra.
Un bacio accompagnato dalle mie dita che le sfioravano le anche, stringevano la vita, risalivano la schiena solleticandola, e possedevano il suo seno, tette enormi che le mie mani non riuscivano a racchiudere e capezzoli turgidi che stuzzicavo, solleticandoli col pollice e il medio che poi allontanavo per accarezzarle tutta la mammella fino a trovarmi a sorreggerle entrambe.
Tutto questo mentre coi movimenti del bacino continuava a eccitarmi strusciando il suo sesso contro il mio, le peluria del suo pube accompagnava la mia erezione, chiusa da una cerniera che adesso stava “sbottonando” rendendola del tutto visibile.
L’ho avuta in modi diversi.
Aprendo le gambe e appoggiandosi con la schiena al muro mi ha portato a lei stringendomi il
cazzo, poi bagnandolo completamente degli umori della sua fica bagnatissima, le cui pareti mi strozzavano l’uccello mentre il suo movimento mi stava masturbando.
Lo sentivo durissimo come forse mai prima di allora e credo sarei venuto da lì a poco se lei non me lo avesse levato per cambiare posizione.
Così io ero sdraiato e lei mi stava cavalcando, pompando, dapprima lentamente poi sempre più veloce, mentre il suo respiro affannoso veniva interrotto da gridolini.
Ansimava mentre io mi godevo quello spettacolo, vedere il suo culo splendido danzare su di me coprendo a tratti il mio uccello inghiottito dalla sua fica.
La mia mente perversa era soddisfatta.
Era come se fossi il suo giocattolo, era padrona di me, e mi usava a suo piacimento finchè non ho preso l’iniziativa e pompandola da dietro, tenendole i fianchi mentre lei era ricurva verso la parete, piegata per quanto lo spazio gliene desse la possibilità, con le mani bene aperte appoggiate, e le mie sul suo clitoride mentre le braccia le cingevano la vita.
è venuta in quella posizione, dopo un momento di silenzio, spingendo ancora più impetuosamente le sue natiche sui miei testicoli, mentre lasciava uscire il suo piacere.
Quel movimento violento, dovuto al suo godere, mi stava facendo venire… io l’avvisai non sapendo come comportarmi e il mio venire fù lasciato alla sua bocca, che calda bevette tutto il mio piacere, cercando con la lingua quelle poche goccie che erano scivolate lungo l’asta.
Ripulito mi rimisi i pantaloni, lei mi diede un bacio chiedendomi di tornare di tanto in tanto se mi avesse fatto piacere durante qualche giornata noiosa. … (segue)