In Francia

La telecamera era lì: un occhio acceso, come testimoniava una spia luminosa accanto all’obiettivo. Lo scenario, quello di una stazione deserta della metropolitana di Parigi.
“Non c’è nessuno” disse Katya, guardandosi in giro.
“A quest’ora c’è sempre poca gente” spiegò Massimo. “Tra poco più di mezzora la metropolitana chiude. I treni sono sempre più radi. I clochard cercano di entrare prima che i cancelli vengano serrati dagli addetti.”
“E perché?”
“Per passare la notte qui dentro” rispose Massimo. “L’impianto di climatizzazione sotterraneo garantisce una temperatura ottimale, e quindi…”
Katya appariva inquieta. Massimo la conosceva bene: chissà cosa le stava passando per la testa.
“Stai zitta” le disse improvvisamente. “Ascolta.”
La donna si stupì: aveva avvertito un suono che stentava a riconoscere.
“Sono grilli” disse lui.
“Grilli?!”
Katya era incredula.
“Grilli” confermò Massimo. “Vivono in mezzo ai sassi tra i binari. Quando c’è silenzio, si possono ascoltare.”
“Incredibile” convenne Katya. Lanciò un’occhiata alla telecamera, infissa in alto sul muro. “Chissà se c’è qualcuno che ci guarda.”
Massimo osservò l’orologio. “Boh. Non credo.”
“Ci sarà un nastro che registra tutto.”
“Probabile.”
Katya si tirò su la gonna e si mise a girare in cerchio. La luce al neon rendeva spettrale la sua figura.
“Guardami, guardami” disse rivolta alla telecamera. “Guarda che cosce, messieur.”
“Sei pazza” commentò Massimo, girandosi. Non c’era nessuno. L’insegna luminosa indicava quando sarebbe passato il prossimo treno, l’ultimo: ancora dieci minuti di attesa.
Katya scrollò le spalle con noncuranza. Aveva alzato la stoffa sino all’inguine e stava simulando una specie di can-can sventolando la gonna.
Massimo sedette su una poltroncina (una a caso di una lunga fila di plastica) ed accavallò le gambe. Non era più un ragazzino e conosceva molto bene ogni singolo millimetro del corpo di quella donna, perciò si stupì di come fosse stato sufficiente vederla scoprirsi le cosce in quel modo per farlo eccitare.
“Secondo te” gli domandò lei a bruciapelo, “quella telecamera inquadra da vicino oppure no?”
“Secondo me inquadra tutto” rispose Massimo, “e tu nel video sei piccola come una pulce.”
“Allora toh!” esclamò lei. Si girò mostrando le spalle alla telecamera, chinandosi leggermente in avanti. Sollevò la gonna scoprendo il culo ed abbassando le mutande. “Guarda qua, messieur” disse ancheggiando. “Puro culo italiano.”
Massimo scoppiò a ridere. “Ma sei proprio fusa.”
Varie volte erano passati avanti al portone di quel condominio, vicino all’albergo dove alloggiavano. Massimo aveva notato l’enorme quantità di bottoni disposti su quattro file, due per lato. Al centro l’occhio indiscreto e vigile di una telecamera.
La grande città dormiva quieta, solo pochi turisti erano in giro. Il caldo era soffocante. Avevano attraversato alcune piazze caratteristiche, con le fontane prese d’assalto dai pochi passanti.
“Katya” disse Massimo. “Hai visto quel portone, quanti campanelli? Vogliamo fare uno scherzo?”
“Sarai scemo” rispose lei. “Sono cose che facevamo quando eravamo ragazzini.”
“Non proprio.” Lui si appoggiò al muro cercando riparo in un esiguo spicchio d’ombra che tagliava geometricamente il marciapiede. Osservò la leggera canottiera indossata da Katya: la adorava. Sottile e trasparente in misura sufficiente senza essere eccessivamente sfacciata, lasciava intravedere, se le condizioni di luce erano favorevoli, la forma del seno ed i capezzoli.
Naturalmente si eccitava moltissimo quando notava lo sguardo ammirato di altri uomini. Nella stessa giornata, Katya si era fermata a bere ad una fontanella ed alcune gocce d’acqua avevano bagnato il tessuto nel punto giusto. A contatto con la stoffa umida, divenuta ancora più trasparente, un capezzolo si era eretto turgido e appuntito, come per bucare il capo di abbigliamento. Con la calura di quel giorno l’acqua era evaporata in fretta ed il magnifico effetto era cessato troppo presto; ma erano stati momenti memorabili.
“Quando ti rispondono, alzi la maglietta e mostri le tette” disse Massimo, cercando di nascondere la propria eccitazione.
L’espressione di Katya fu all’inizio quella tipica di chi non riesce a mettere a fuoco il senso delle parole, ma poi un sorriso incredulo sbocciò sulle sue labbra.
“Vuoi vedermi fare una cosa simile?” domandò.
“Sì.” Massimo affondò la testa nelle spalle. “Che ti frega, non ti conosce nessuno. Qui siamo in vacanza. Suoni tutti i campanelli e quando ti rispondono mostri le tette. Che sarà mai? Al mare lo fai tante volte.”
“Ma in spiaggia è diverso” protestò lei, guardandosi intorno. La strada era deserta, solo qualche auto che passava veloce. Ora di pranzo. Afa.
Massimo cercò di minimizzare ogni differenza. “Solo l’ambiente è diverso” obiettò. “Ma le tette sono sempre quelle.”
Un altro sorriso si insinuò tra le labbra di Katya. “Sei pazzo, per queste cose.”
“Un po’” ammise lui, buttandola sul ridere.
Katya si guardò attorno e, non vedendo praticamente nessuno, attraversò la strada. Controllò la maglietta come per prepararsi ai gesti da fare, quindi si appoggiò con i palmi delle mani al pannello dei bottoni, premendoli tutti contemporaneamente. Pochi istanti ed una ridda di suoni ruppe l’anomalo silenzio che aveva regnato sino a quel momento. Un led verde si illuminò a fianco dell’obiettivo della minuscola telecamera, protetta da una piccola lastra di vetro. Katya si sollevò sulla punta dei piedi e tirò su la maglietta. Le tette vennero con tutta probabilità inquadrate perfettamente; il citofono esplose in un coro di voci confuse ed incomprensibili.
“Basta, andiamo via” disse Massimo, appagato.
Invece Katya rimase ancora lì sulla punta dei piedi per alcuni secondi che parvero minuti, con i capezzoli a sfiorare il vetro, il boato delle voci che commentavano.
“Andiamo via” ripetè Massimo, con il cazzo pulsante nei pantaloni.
Finalmente Katya tirò giù la maglietta, e lentamente si incamminò lungo il marciapiede. Qualcuno si stava affacciando alle finestre, ai balconi.
Massimo le andò dietro beandosi dell’ancheggio e della gonnellina leggera, svolazzante. Bellissima.

Massimo appoggiò la minuscola videocamera per terra. “Un gioiello” disse.
“Vedi? Utilizza una cassetta di dimensioni lillipuziane.” L’obiettivo puntava verso il soffitto. “Io la faccio partire con questo piccolo telecomando, più sottile di un pacchetto di minerva.”
Katya annuì.
“Regola cento volte al secondo l’esposizione e la messa a fuoco, in modo del tutto automatico.”
Katya sorrise. Massimo con insospettabile agilità si allungò sul pavimento.
“Via!” esclamò.
Katya, con minigonna e tacchi altissimi, attraversò la stanza fermandosi quando ebbe la videocamera al centro dei piedi. Quindi si accovacciò sopra l’obiettivo, allargando le cosce e mostrando le mutande bianche.
“Giocherella con l’elastico” incitò Massimo.
Katya introdusse una mano all’interno dello slip per masturbarsi delicatamente. Quando fu sufficientemente bagnata, tirò l’elastico verso l’alto sino a far sparire la stoffa all’interno delle labbra.
“Ora toglile” disse lui.
Katya sfilò le mutande, rimanendo a fica nuda ed aperta sopra l’obiettivo.
Il nastro stava registrando fedelmente, senza alcuna emozione, quelle immagini, grigliandole in pixel minuscoli, digitalizzandoli, spalmandoli sul nastro.
Massimo tirò fuori il cazzo: gonfio e duro. Era la presenza del mezzo elettronico ad eccitarlo così tanto.
“Mettiti alla pecorina” suggerì. Prese la videocamera tra le mani ed inquadrò la parte migliore di Katya. Aveva impiegato molto tempo ad insegnarle come si sta a quattro zampe, col culo in fuori e non sfuggente come quello di una cagna che tiene la coda tra le gambe. Adorava riprenderla in quel modo, con i seni inquadrati in mezzo all’arco delle cosce e lo stemma delle due aperture bene in mostra.
“Più nuda di così non potresti essere” commentò. Mise un dito in bocca per umettarlo di saliva, quindi con lo stesso dito penetrò Katya nel culo. La ripresa si fece traballante. Katya inarcò la schiena. Massimo mosse il dito avanti ed indietro.
“Fai una gran figura da porca.” Sapeva che Katya si eccitava a sentirselo dire. Ed era vero.
“Ora vieni qua, e leccami il cazzo” disse. In ginocchio per terra, Massimo inquadrò il proprio uccello. L’uso combinato della focale grandangolare e della messa a fuoco ravvicinata esagerò le dimensioni della cappella.
Era bellissimo vedere la bocca di Katya succhiarla. Era bellissimo vederla nel minuscolo schermo a cristalli liquidi lavorare di labbra e di lingua.
“Sto per venire, non scansarti” implorò. Certe volte lei non voleva farsi sborrare in bocca, e sul più bello tendeva a sottrarsi allo schizzo. Non in quella occasione.
Massimo zoomò impercettibilmente in avanti fino ad inquadrare in primissimo piano la bocca e la cappella in fase pre-esplosiva. I colori furono vividi: il bianco lattiginoso a scolorire il rosso fuoco. Da rivedere al rallentatore. E forse far vedere.

Guardone presso katamail si mosse dentro al francobollo elettronico. Katya era stata chiara: non voglio che mi venga inquadrata la faccia. Massimo sul punto l’aveva tranquillizzata. La webcam puntava sul suo petto, inquadrando anche una parte del tavolo su cui stava il pc.
La voce di Guardone arrivò un po’ deformata dalla trasmissione a pacchetti.
“Scoprile le tette, King.”
King era il nick che Massimo si era scelto. Allungò una mano e carezzò il seno di Katya da sopra la stoffa del vestito, una camicetta bianca. Anziché guardare l’originale che immobile ma fremente aveva al fianco, preferì controllare le proprie mosse così come raffigurate dalla finestrella sotto quella di Guardone. Vide le proprie mani stringere delicatamente evidenziando la forma delle mammelle. In un colpo solo poteva vedere la propria opera e controllarne l’effetto: a Guardone era aumentata la salivazione.
“Toglile quel cazzo di camicetta, King.”
“Sei un pugnettaro, Guardone. Ma voglio accontentarti.”
Era bello pensare che Katya accettasse di farsi guardare da un segaiolo come Guardone. Nella finestrella Massimo vide le proprie mani slacciare i bottoni della camicetta. Muovendosi a scatti, Guardone deglutì. Un ingolfamento della rete rese inudibili le sue parole.
“Cosa vuoi, adesso, Guardone?” Le tette di Katya, nude, riempivano il francobollo elettronico.
Rete congestionata: Guardone si mosse a scatti, apparve ciò che aveva digitato. Si era reso conto che non riuscivamo più ad udire la sua voce. …voglio vedere le cosce…
Massimo tolse la webcam dal supporto facendo attenzione a non scollegare la presa usb. Per fortuna il cavo era sufficientemente lungo. Katya, restando seduta, tirò su la gonna ed allargò le gambe. Massimo fece volare la minuscola telecamera verificando il risultato sullo schermo. …inquadrala in mezzo alle cosce…
La webcam sembrava un’astronave nel tunnel delle gambe. Gli slip bianchi di
Katya apparvero in video. Semitrasparenti, la peluria scura ben evidenziata.
Guardone divenne verde (rete congestionata) poi tornò abbastanza normale, solo molto rosso. I suoi occhi guardarono in basso per il tempo strettamente necessario. …senza mutande…
Era bello riprendere Katya che si sfilava gli slip. Massimo sentì la necessità di slacciarsi i pantaloni. Inquadrò da vicino il percorso delle mutande sino alla caviglia, ritenendolo eccitante. Quindi inquadrò Katya a gambe larghe. Il francobollo elettronico mostrò una porzione di corpo nudo dall’ombelico in giù, sino a metà coscia. …più vicino…
Guardone appariva agitato. Stava masturbandosi a scatti, rete ed uccello congestionati.
Massimo con una mano digitò: …ti stai masturbando?… …s…
Avvicinò la webcam alla fica di Katya. Anche lei cominciò a masturbarsi. …bello…
Guardone era euforico. Arrivò presto la richiesta temuta. …la sua faccia…
Katya fece cenno di no.
…no Guardone la faccia no…
Guardone stava a bocca aperta. Il segaiolo si stava menando l’uccello come un forsennato. Katya anche si stava titillando la clitoride con molto entusiasmo.
…ti prego king la sua faccia…
A Massimo il cazzo divenne durissimo. Salì con la webcam sul ventre, all’altezza dell’ombelico. “Se vuoi che mi fermi, dimmi stop” disse emozionato a Katya. Salì sino al seno. Lei si masturbò freneticamente. Le narici si allargarono. Le labbra si schiusero in uno sbuffo di sospiro. Gli occhi si celarono dietro le palpebre.
Guardone si mosse a scatti.
Nella finestrella sotto di lui il volto di Katya era un feticcio erotico ed elettronico che ansimava, la parte del suo corpo più sconvolgente, più desiderata, esposta.

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