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38 gradi

Notte solitaria e marcia d’estate nella calura padanomilanese di un tardo agosto, che sarebbe ora tornino dalle vacanze tutti quanti. E intanto gironzolo le vie deserte con Luca e la sera si va a bere nei trequattro posti appena aperti e il giorno all’Idroscalo o alla piscina di corso Sempione a rinfrescare le cervella. Tanto tempo che non facevo l’estate qui, vuoi la poca grana, quest’anno di partire non c’era proprio la voglia e mi sono detto godiamoci la grande Milano e risparmiamo un po’ che a dicembre saluto tutti e mando cartoline dal Sudafrica magari. Poi Economia e quel librone rosso marrone così grosso e pesante e incomprensibile e gli esercizi in maglietta e pantaloncini da boy scout al Castello che non mi vengono mai, sarà per il caldo, sarà che non ci capisco un cazzo. Però la notte a Milano è proprio bella, e me la faccio tutta d’un fiato con la bici pedalando forte sulla circonvallazione, e poi giro intorno al Duomo per tutta via Dante e mangio il gelato a Caroli che lì è sempre aperto, anche ad agosto alle tre del mattino. Qualche volta mi chiedo dove sarà lei, in qualche spiaggia di qualche sardegna affollata e divertita a versare martini nei localetti fighi della sua compagnia. Quando un amore finisce non c’è proprio un cazzo da fare. E le ultime parole dette dietro alle sbarre di un cancello, che sono stato tanto bene e non starò mai più così, e non serve nemmeno dirlo perché basta che ti volti e lo sai anche tu quello che è stato, e se adesso me ne vado è perché ti amo tanto che non ce la faccio a vederci distruggere tutto così. Poi le corse in giro per l’Europa, a Parigi prima, chez Marie, e poi via a Londra, una volta ripulito dalle scorie più dure e consapevole, in fondo, che sei ancora vivo, anche se sembrava tanto difficile crederlo. E Londra ti aspetta sempre, con i pub e concert delle primavere e Hyde Park e tavolini fuori quando è aprile nei posti che i turisti non ci passano, e ogni giorno è sempre tempo per chiacchierare per ore e ore e sfinirsi di lager, che qui è proprio buona, e di bitter, che qui è ancora più buona e finisce che conosci ragazze anche, e siccome sei italiano, beh, il fascino c’è sempre; e in fondo in fondo, sotto sotto, la prima giornata che piove e il cielo si ingrigisce e suona romantico più di Paris, allora è il momento che non ne puoi più perché torna tutto a galla come quando vomiti la mattina presto e allora è il momento di partire per qualche posto il più strano possibile. Così con Luca, siamo a maggio, ci si affitta una casetta nella Bretagna occidentale ed è tutto bohémien, ma le ostriche non costano un cazzo e il muscardin, la sera sotto la veranda, fresco fresco nei bicchieri di vetro è quanto di meglio, e allora stai bene, ma proprio bene, in pace con te stesso intendo, e ti sembra che in fondo puoi anche morire, che non c’è niente che non hai provato. Quando i soldi sono finiti si rientra a Milano che la gente comincia a partire, e lì riaffiora ancora tutto. Così una sera la passo davanti al suo portone con la bici legata al palo della luce e aspetto e ricordo tutte le volte che ci sono entrato in quel portone. E a una cert’ora la rivedo che scende dalla macchina di qualcuno e si avvia verso casa e le butto là un fischio che lei capisce subito. Cazzo fai qua? Mah passavo, il magone dei vecchi tempi. E finisce a litigare nel suo appartamento, con i portacenere che volano e i vasi che si rompono, e sberle e pugni e calci e grida, e poi a fare l’amore sul tavolo della cucina, con rabbia e frustrazione, per portarci via il poco rimasto, per dirsi che adesso, adesso è davvero finita. Dopo quella sera, per un po’ è tutto a posto, vado a pescare sull’Adda e sul Ticino anche, che lo puoi fare proprio se sei a posto quello. E torno la notte che puzzo di cavedano e trota e a casa Luca mi aspetta e pulisco il pesce e lo si fa in padella, e a volte Luca pensa anche a procurare un po’ di gnocca, che di quella non ce n’è mai abbastanza. E la scopata facile ti fa sentire importante e pensi che ti puoi fare tutte le donne del mondo se solo ne avessi voglia, ma forse non ne vale nemmeno troppo la pena, che nella vita c’è dell’altro. Quando arriva il gran caldo non siamo proprio preparati e la notte le devo provare tutte, apro le finestre ed entra un soffio di aria tiepida che suda tutte le lenzuola e il ventilatore sopra il mobile va tutta la notte, destra sinistra destra sinistra, e aspetti che il soffio passi sul letto e ti porti un respiro, e stai lì e sembra che se ne stiano passando le ore, poi finalmente ti addormenti, con il bicchiere di ghiaccio che sarà acqua bella gelata nel caso ti risvegli.
Una settimana siamo davvero soli io e lui, e quando non ne possiamo più saltiamo su un treno e andiamo a Lignano per il weekend, a caccia di tedesche. Si rimediano due quattordicenni accompagnate dai genitori che ce la danno sulle rive del mare nero e sporco in una notte senza luna e con poche stelle. E nessuno parla tedesco così ci si capisce a sguardi e a pacche sulle spalle e quattrocinque vocaboli crucchi più le frasette dell’English Grammar, ma è bello lo stesso. E quando si riparte è qualche cosa di cui parlare per tutto il viaggio di ritorno e per le sere a venire. Poi c’è una domenica con tuoni fulmini e saette, e l’aria si rinfresca che è una goduria e capisci che l’estate è lì lì per finire. E rientra anche Tomas che me lo ritrovo col sacco a pelo e i pantaloncini corti sotto casa che è già lì che racconta delle scopate estive in isola ellenica. Il lunedì, d’improvviso, riaprono i primi negozi e qualche locale giusto e ci sembra un’intrusione nella nostra bella città. Nella mia via non parcheggi più alla bellaeva arrivando come un treno sul pavé e mollando lì il mezzo con un’inchiodata, devi cominciare a fare qualche manovrina. E apre anche il barbiere sotto casa mia, che io ci vado subito e mi faccio rapare a zero come uno skinhead. Riapre il baretto d’angolo e per una settimana il Mario va avanti a raccontare le sue vacanze con la moglie e la figlioletta, che c’ha sedicianni ma ne ha presi a barilate, e beata lei che si diverte.
Poi, una sera, sono con Luca, il Tomas e due sue amiche in un localaccio dei Navigli che la vedo entrare, le gambe scure per il sole e il viso del colore del miele quando lo bruci in una padella e gli occhi verdi che sembrano la luce del semaforo e i capelli chiari raccolti sulla nuca, con due ciocche sulle gote e lo sguardo calmo e sorridente di chi sta bene, in pace con se stesso. E dietro lei un bel ragazzo in jeans e camicia azzurra, abbronzato come lei che sembrano due dei del walhalla quando li vedi. E io mi chiudo nascosto nell’angolino del tavolo e mi scolo un’altra birra, e un doppio whisky e una caipirina e un margherita e altre due birre. E finalmente loro se ne vanno e allora possiamo uscire anche noi, che di farmi vedere non ne avevo proprio voglia.
Sono ubriaco e non posso guidare, Luca e Tomas decidono per andare a passare la notte dalle due ragazze, che stanno appena dopo Pavia. Mi guardano in faccia e dicono che vogliono che venga anch’io. Mi lascio trasportare. Tomas guida il mio fuoristrada tranquillo tranquillo e una delle due ragazze gli parla dal sedile di fianco, voltata verso di lui. Dietro Luca limona con l’altra ragazza. Io ho la testa che mi gira e guardo fuori la campagna lombarda che scorre veloce veloce e sempre uguale e immobile. Sta andando Point Blank di Springsteen sull’autoradio. Sento come se mi fosse cresciuto dentro un vuoto enorme. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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