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Emozioni

Primo giorno di scuola. Avevo diciotto anni e, contrariamente ad alcuni miei amici, ne dimostravo di più (quei tre-quattro anni di tolleranza). Io non ne ero molto convinto, passavo ore davanti allo specchio perdendomi nel mio stesso sguardo, pensando di essere un bambino non ancora cresciuto e, anche se mi riesce difficile ammetterlo ora, pensando di essere anche un po’ bruttino. Tutti i miei compagni fidanzati, situazione che a me “consumava” il fegato per quella falsa invidia che si prova in queste occasioni.
La mattina del primo giorno di scuola pensavo a questo medesimo pensiero, mentre i miei occhioni, ancora gonfi di sonno, cercavano la luce per ritornare di nuovo a vedere, dopo quella bella dormita della notte prima.
Scendendo da casa arrivai a scuola dopo un quarto d’ora. Notavo tutti i miei compagni che mi salutavano, che chiacchieravano tra loro dei soliti discorsi di adolescenti. In classe mia eravamo solo due i ragazzi modello, io, per la scienza e Lorini per la bellezza. Lui sapeva la situazione e naturalmente quando ne riusciva a trovare l’occasione e quando ne aveva voglia, trovava sempre il modo per prendermi in giro, ma io… non mi facevo mettere i piedi in testa facilmente. La prima cosa che sentì da lui:
-Io quest’estate sono riuscito a portarmi una bellissima ragazzina inglese venuta a villeggiare nel mio quartiere.. che spettacolo; è proprio vero che le inglesi te la danno facilmente… TU Victor che mi racconti di bello? –
-Le solite cose, io ne ho avute tre… tutte italiane: La matematica, la scienza e la biologia. Per ora non ne conosco altre. –
-Sempre la solita secchia, ma fatte ‘na bella chiavata ogni tanto… vedi come quell’aria da studente modello ti si toglie, e vedi che ragazzo perverso che ne esce fuori. –
-Ciò che non succede in un anno succede in un giorno… ed è proprio questo che mi differenzia da te… appunto il “saper aspettare quel giorno”… Quando avverrà, scommetto che una mia “chiavata”.. così come la chiami tu… ne valerà almeno dieci delle tue! –
-Arrivaci a quel giorno… e non ti consumare sui libri! –
Nel mentre il dibattito, passò un autobus azzurro che si fermò allo stop di poco più avanti. Lorini:
-OH, ragazzi… questo è l’autobus che prende Lei… aspettate che scende e vedrete chi ho intenzione di corteggiare questa volta. –
Dall’autobus uscì una ragazza sedicenne, castana e occhi scurissimi. Capelli a caschetto a bombetta, rigonfiati verso il loro scendere sul collo. Carnagione chiarissima, rossetto sulle labbra, diario e penna nella sua mano destra, camicia a maniche lunghe bianchissima, Jeans nero e scarpe con il tacchetto bianche.
Andando verso l’entrata della scuola, una scia di profumo accompagnava i suoi passi. Lorini aggiunge:
-Non mi sarà difficile coreggiarla, dato che in classe mi siederò vicino a lei. –
-Starà in classe con noi? –
-Si si, riescimi a prendere questa di ragazza, non ci riuscirai mai, è difficile anche per me, figuriamoci per te. –
-Pensaci te a lei, a me non interessa! –
Nel cuore ululavo per l’invidia. Lorini il solito cascamorto, il solito fortunato, mentre io, il solito timidone in cerca di quel giorno che sarebbe stato per me, più che altro, una conquista morale.
Entrammo in classe, e trovai la ragazza che incontrai fuori che parlava con Lorini. Attendemmo le lezioni. Il professore di storia, che entrò dopo poco, mi conosceva per sentito dire e infatti mi chiese tutta la lezione studiata l’anno prima.
Ricreazione, il solito Lorini a parlare con lei… Io notavo il suo comportamento, lei lo ascoltava quando parlava, sorrideva durante le battutine sarcastiche di Lorini, tanto che il solito fortunato riuscì a strapparle il diario. Lorini, per farmi schiattare di invidia, lo sollevò verso di me e io ne notai soltanto una scritta: Un perfetta scritta con caratteri grossissimi… un “TI AMO” scritto con una grande varietà di colori. Sotto la scritta una sola iniziale e cinque striscette ad indicare il resto del nome. LA lettera che io interpretai e che mi sembrò da lontano era la “L”, “L” come “LORINI”. Mentre Lorini sfogliava le pagine del diario, lei passò vicino me e fece cadere il mio astuccio, ora che sto a scrivere dico che lo fece di proposito.
-Scusa Victor, aspetta che te lo raccolgo. –
Raccolse il mio astuccio e insieme ad esso mi porse sulla mano un fogliettino di carta giallo. Sussurrandomi con voce molto calda e lentamente:
-Mi chiamo Rachele, e fammi un segno verso il mio banco, quando lo hai letto. –
Si riferiva al foglietto. La sua mano sfiorò la mia in un caldissimo e profumato tocco.
Seguendola con lo sguardo, apriì il suo fogliettino e notai la scritta:
“Oggi alle quattro vicino all’entrata della scuola… non fare tardi… ! ”
Ancora poco e dalla classe mi dovevano portare all’infermeria della scuola. E adesso che voleva da me?
Alla fine delle lezioni passò vicino il mio banco, e guardandomi tramite i suoi occhiali da vista:
-Non fare tardi-
-No, no, non… non ti preoccupare! –
Mangiai di fretta e finii subito i compiti. Alle quattro mancante il quarto d’ora mi misi vicino l’entrata della scuola. Ogni bus che passava un palpito di cuore, finalmente ecco il definitivo.
-Ciao. Sei stato puntuale… adesso aspettiamo l’altro autobus per andare a casa mia. Devo chiederti un favore. –
-Certo, tutto quello che vuoi. –
Salimmo in fretta sull’altro autobus, e sedemmo vicini. Fissavo la strada che scorreva davanti le ruote dell’autobus e notavo che lei mi fissava continuamente. Prima di arrivare alla fermata, poggiò la sua mano sulla mia, il suo pollice sfiorò la pelle. Girai la mano e misi il palmo verso su. Accarezzavo le sue dita, che toccavano sul palmo, fin quando non arrivammo alla fermata vicino casa sua.
Salimmo di fretta verso casa sua. Sfilò dalle sue tasche un mazzetto di chiavi e girando due mandate della serratura aprì la porta. Mi portò in camera sua.
-Scusa un attimo, mi metto comoda aspetta che torno subito. –
Il suo pantalone nero e camicetta bianca divennero un pantaloncino verde aderente una maglietta bianca.
-Victor, ecco io ti ho fatto venire qui perchè… perchè mi è piaciuto come hai spiegato la storia al professore stamattina e vorrei che te me la rispiegassi. Sono sempre stata appassionata di storia. Ma non vado molto bene, mi fai questo favore? –
Tutti i sogni che avevo idealizzato caddero in un abisso profondo. Non era possibile che ad una sirena piacesse un ragazzo come me. Mi aveva invitato a casa sua per avere delle “Lezioni di storia”, magari l’indomani avrebbe invitato Lorini per avere “Lezioni di ginecologia”. Feci una bella ripetizione di storia a Rachele, e lei ne rimase soddisfatta. Mentre le spiegavo, aveva lo sguardo fisso sul mio viso, una mano a massaggiarsi la testa e i capelli e una mano sulle gambe. Sfogliavo le pagine del suo diario per divagare la mia delusione, ricevuta poco prima, su altri pensieri e lessi di nuovo quella scritta: “Ti amo “L”. Lorini, Lorini. Invidiavo di lui solo il suo fisico e in quella occasione avrei sacrificato la metà del mio cervello per la metà della bellezza di Lorini. Ancora seduti sulla sedia:
-Victor, ti ringrazio molto per la ripetizione… voglio dirti una cosa… –
-Dimmi Rachele! –
-Beh, io… io… che profumo usi? –
-Il dodpobarba Denim, perchè? –
-è una fragranza che mi piace, posso sentirla? –
Non dissi niente, mi si avvicinò sulle guancie e sul collo, poggiandomi la sua mano calda sulla guancia. Le sue labbra sfiorarono il mio collo, mentre la sua mano dalla guancia scendeva sulla spalla e me la carezzava.
-Rachele, ma cosa fai? –
-Sento l’odore del tuo dopobarba, mi piace troppo! –
-Aspetta un attimo, non farlo con me, tu ami Lorini e io non sono come lui. Io non sono bello come lui. –
-Chi te lo ha detto che io amo Lorini? –
-L’ho letto sul tuo diario. Qui. – E le mostrai la sua stessa scritta: “TI amo “L”. –
-E chi ti dice che quella è una “L”, quella è una “V”, una “V” che… sta per Victor. –
-Tu… Rachele, tu mi ami? –
-Si, mi piaci. Voglio dimostrartelo subito. Andiamo sul letto, che è più comodo. –
-Andiamo. –
Deglutazione profonda.
Ci spostammo sul letto, io sotto e lei sopra. Tuttavia in quel rapporto non persi la verginità perchè non la penetrai.
-Rachele, io intendo rimanere vergine fino al matrimonio. –
-Anche io! –
Continuò ad annusare il mio profumo. Con la testa appoggiata sul cuscino, baciava alternativamente il mio collo ed io chiudevo gli occhi. Mentre scendeva più giù fino al membro.
-Rachele, ma già ti senti pronta per i rapporti orali? –
-Si si, non ho mai provato e vorrei togliermi lo sfizio. –
-Aspetta allora. Vuoi che ti avvisi quando sto venendo? –
-No, no, lascia correre. Una volta che lo faccio, fammelo fare bene. –
-ok-
Le sfilai gli occhiali e lei, con un mezzo sorriso di inattesa, cominciò la sua opera. Scendeva, su e giù come una professionista ma si vedeva che non lo era, perchè ogni volta che usciva, lasciava della saliva sul membro. Venni subito, e le spruzzai violenti getti sulla sua faccina innocente. Ne ingoiò un po’, ma lasciò seccare il resto sul suo viso.
-Adesso tocca a me-
Le sfilai il pantaloncino verde e la sua mutandina e gliela leccai, succhiando il clitoride già bello e visibile. Anche lei mi spruzzò i suoi succhi in faccia, ma io raccolsi con le mani e bevvi fino all’ultima goccia, più o meno. Finimmo subito e il suo orgasmo persistette per un paio di minuti. ci salutammo con un bel bacio sulla bocca e io tornai a casa.
Mi fidanzai con lei, fidanzamento di 9 anni che finì male, perchè di lì a breve dovetti partire nel paese dove tutt’ora risiedo. Piansi molto per lei, ma poco male. Durante il viaggio mio padre si ammalò. Fu solo due giorni dopo che io e mia madre andammo al supermercato per comprare il necessario per la famosa minestra vegetale. Fu lì che incontrai Estrin e mi trovai in una situazione veramente imbarazzante. Ora sogno tutt’ora con la mia Estrin, e se sono qui a scrivere questa storia vuol dire che lei è stata la prima a saperlo. Mi meraviglio come non l’abbia presa male, ma in fondo, come si può far ragionare un piccolo ragazzo 18enne alle prese con una piccola “storia”?
Estrin era intelligente e me lo provò altre volte, ma questa fu un’altra conferma, un altro punto a favore del suo carattere, un’altra faccia perfettamente intagliata di un diamante altrettanto perfetto. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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