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Era meglio che la lasciavo studiare

Era un caldo pomeriggio estivo, Marta stava studiando botanica seduta alla sua scrivania; visto che per due giorni in casa non ci sarebbe stato nessuno, avevamo un po’ di tempo per noi due.
Per l’occasione avevo comprato un bel po’ di corda per fare qualche giochino, ma non mi sarei mai aspettato quello che accadde poi.
Ero un po’ stufo di stare li a leggere, mentre lei studiava cosi mi avvicinai cominciando a stuzzicarla. Ma lei non voleva essere disturbata dal suo studio; ben sapendo che a volte con lei bisogna insistere un po’, cominciai ad accarezzarle la schiena baciandola sul collo. “Ti ho già detto di lasciarmi studiare in pace se non la smetti ti lego” disse alquanto scocciata.
Io naturalmente continuai ad insistere, al che lei si alzò e disse
“Spogliati e sdraiati sul letto a pancia in giù”; decisi di fare quanto mi chiedeva.
“Bene” disse
“vediamo che cosa hai portato !! “, dopo aver guardato dentro al mio zaino tirò fuori cinque corde lunghe 2 metri ciascuna, e due bandana.
“Visto che non mi lasci studiare in pace ti lego le mani almeno starai fermo un po’ ! “.
Quindi prese una delle corde che avevo portato e mi legò rapidamente i polsi dietro la schiena, io la lasciavo fare e nel frattempo ridevo.
“Allora non vuoi proprio capire che mi stai disturbando e che voglio studiare”, disse prendendo il bandana dalla mia borsa e lo usò per imbavagliarmi.
“Adesso va un po’ meglio” disse sorridendomi
“ma mi da fastidio che mi guardi”, prese il secondo bandana dal mio zaino e mi bendò gli occhi.
La situazione si era fatta molto eccitante, ma mi accorsi che non aveva ancora finito con me, infatti disse che era un peccato non utilizzare tutta quella corda che mi avevo comprato per lei.
Così dopo avermi piegato la gamba destra all’indietro, fece passare una corda intorno alla mia coscia serrandola, dopodiché fece lo stesso con la gamba sinistra.
A questo punto mi trovavo saldamente legato a pancia in giù con le gambe piegate, ma mi resi conto che non era ancora soddisfatta; infatti fece passare una corda fra i miei polsi legati e la assicurò alla gamba sinistra ripetendo poi l’operazione per l’altra gamba.
Capii immediatamente che in questo modo ero costretto a stare a gambe aperte. Non era la prima volta che Marta mi legava, ma solitamente mi bloccava solo i polsi e mi bendava gli occhi; questa volta mi aveva legato come facevo talvolta io con lei. E in questi casi ne approfittavo per scoparla mentre era saldamente immobilizzata.
Sembrava quasi che volesse violentarmi ora che mi trovavo saldamente legato al letto e lei poteva disporre di me liberamente; questa sensazione, alla luce di quello che accadde poi, si rivelò in effetti esatta.
Il pensiero che volesse violentarmi mi eccitò moltissimo, a lei non sfuggì infatti la mia vistosa eccitazione e disse “visto che ti piace tanto resterai legato così finche non ho finito di studiare, e me ne vado in sala così non mi disturbi”.
La sentii camminare, aprire la porta ed uscire dalla stanza. Dopo un po’ di tempo quando ero sicuro di essere solo comincia a tastare i nodi ma con mia sorpresa mi accorsi che non riuscivo affatto a scioglierli.
Una forte pacca sul sedere mi fece sobbalzare,
“chi ti ha autorizzato a tentare di liberarti !! ” disse Marta con un tono di voce molto seccato; non mi ero accorto che fosse tornata nella stanza e che stesse guardando i miei inutili tentativi di liberarmi.
Si mise ad ispezionare le corde che mi tenevano saldamente legato, dandomi nel frattempo una serie di pacche sul sedere e palpandomi ovunque.
Cominciò quindi a sciogliermi le corde che mi legavano le gambe e mi tolse il bavaglio; le dissi
“se hai finito di studiare perché non mi liberi che ti scopo !!! “.
Ricevetti subito un’altra forte pacca sul sedere e mi disse con voce seccata
“ti libero quando lo dico io” e immediatamente mi rimise il bavaglio.
A questo punto mi fece alzare sempre con i polsi legati e mi mise in ginocchio con il torace appoggiato al letto, dopo di che mi legò a gambe larghe alla struttura del letto.
“Così mi piaci, in ginocchio” disse ridendo leggermente, mi tolse la benda che mi copriva gli occhi e con mia sorpresa la vidi seduta sul bordo del letto e notai che indossava solo un top molto sexy e le sue lunghe gambe erano coperte da calze nere e reggicalze.
Ora mi libera così la scopo pensai fra me e me, ma lei mi rimise la benda e disse “hai guardato fin troppo servo” mi tolse il bavaglio ma non feci in tempo a dire nulla perché mi costrinse a leccarla.
Dopo un po’ mi tirò indietro la testa e mi infilò in bocca una grossa carota. “Leccala per bene schiavo” disse, io le obbedii inumidendo per bene la carota e leccandola per tutta la sua lunghezza con la lingua. Improvvisamente me la tolse e dopo averla girata me la rimise subito in bocca prima che potessi dire qualsiasi cosa.
Mi afferrò la testa con le mani e mi fece avvicinare, mi tolse la benda dagli occhi e mi disse
“scopami con la carota servo”.
Le introdussi dentro la carota e cominciai a muoverla avanti e indietro, sentendo che gemeva per il piacere. Lei mi rimise la benda sugli occhi dicendo “non devi guarderai servo”; e continuai così finche arrivò un violento orgasmo.
Mi sollevai un momento lasciandole la carota dentro, ma lei disse
“chi ti autorizzato a toglierti la carota di bocca ? “.
Mi rimise subito il bavaglio e disse
“visto che ti da fastidio la carota in bocca, le troveremo una collocazione più adatta”.
La sentii uscire dalla stanza per rientrare poco dopo, cominciò ad ispezionare i nodi e visto che non riuscivo a sciogliermi, mi infilò un dito dentro unto di burro.
A quel punto cominciai a capire che cosa aveva in mente e cercai di protestare ma subito dopo mi appoggiò la carota e me la spinse tutta dentro in un colpo solo. “Così capisci cosa provo quando me lo infili dentro” disse mentre muoveva la carota dentro di me. La situazione era del tutto nuova per me, e il pensiero che la mia donna mi stesse violentando mi eccitò moltissimo, infatti lei mi tolse il bavaglio e con mio stupore le chiesi di continuare che mi piaceva.
“Decido io quando iniziare e quando finire qualcosa servo” disse alquanto compiaciuta e mi rimise il bavaglio,
“così la smetti di darmi suggerimenti”.
Subito dopo mi diede un’altra pacca e riprese a muovere la carota dentro di me. Poco dopo disse
“sarebbe anche ora che tu mi scopassi servo, sei d’accordo ? “, feci cenno con la testa di sì. Iniziò quindi a sciogliere le corde che mi tenevano legato al letto, liberandomi le gambe, e mi infilò le mutande.
“Così evitiamo che la carota esca fuori” disse compiaciuta del potere che stava esercitando su di me.
Tastò le corde che mi legavano i polsi e disse
“queste restano qui”, quindi mi aiutò ad alzarmi e mi fece sdraiare sul letto.
Prese in bocca il mio membro, e dopo averlo reso turgido se lo infilò decisamente dentro. Io per quello che mi premettevano le corde, cominciai a muovermi scopandola sdraiato sul fianco finche venni insieme a lei.
Aspetto un po’ per riprendersi e poco dopo mi tolse la carota, e sempre con le mani legate dietro la schiena e la bocca imbavagliata mi portò in bagno per ripulirmi.
“Hai capito chi comanda” disse feci cenno di sì con la testa ben sapendo che vi era ancora molto tempo e che sarei stato legato ancora a lungo.
Era meglio che la lasciavo studiare ….. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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