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Flavia, la mamma di Bruno

Questo racconto è un ricordo della mia giovinezza quando nella mia vita entrò il fantastico mondo del sesso e dell’eros.
Avevo da poco compiuto 18 anni e vivevo in un paese di campagna e di contadini e ormai le donne erano esplose nella mia testa, riempivano sempre più i miei pensieri e inconsapevolmente guidavano la mia mano in sempre più frequenti assalti al mio irrequieto pisello.
Ad ogni donna degna di questo nome dal punto di vista sessuale avevo dedicato innumerevoli fantasie.
Più di ogni altra mi colpiva Flavia. Flavia oltre che essere la madre di un mio carissimo amico, era una donna che aveva da poco passato i quaranta, era una splendida mora con i capelli corti gli occhi neri la carnagione scura un corpo leggermente in soprappeso e due tette fantastiche che teneva in vestiti e decolté sempre leggermente stretti, inoltre quel fare assassino che ogni uomo riconosce inconfondibilmente. Flavia infatti aveva una fama un po’ equivoca e soprattutto le comare del paese non facevano che sparlare di lei e dei suoi atteggiamenti che attiravano gli uomini come il miele ma che spesso rimanevano scornati e la loro non rimaneva altro che una voglia repressa.
Io spesso andavo a casa di Bruno il mio amico e figlio di Flavia, in quelle occasioni cercavo il più possibile di sbirciare Flavia nei suoi movimenti nel tentativo intravedere qualche parte delle sue forme solitamente nascoste. Quindi con fare indifferente cercavo di seguirla e di trovarla in atteggiamenti che mi permettessero di vederla in pose e situazioni che io trovavo arrappantissime, magari chinata al lavandino o mentre saliva le scale o puliva casa e si chinava.
Anche se Bruno non sembrava accorgersi di niente, queste mie manovre non passavano inosservate a Flavia che pur facendo finta di niente le prime volte con un piccolo gesto naturale si copriva o metteva in una posizione meno equivoca. Però col passare del tempo pian pianino invece di coprirsi faceva in modo che la vedessi un pochino più scoperta ho magari chinata di spalle in modo che io potessi vedere le sue meravigliose cosce fin quasi ai glutei, oppure chinata in avanti con l’abito un po’aperto sulle tette che sembravano esplodere e mentre faceva questo si soffermava sempre qualche attimo in più consapevole che ero lì a guardarla.
Era estate e lei vestiva sempre con vestiti aderenti sopra e gonne leggermente corte e svolazzanti sotto, un giorno mentre io Bruno e altri amici eravamo a sedere sulle scale che dall’esterno portavano al primo piano dove abitava Flavia, la vidi arrivare con delle borse della spesa e cominciando a salire le scale disse
“toglietevi dalle scale non vedete che non si riesce neanche a passare” e cosi facendo passò in mezzo a noi e quando arrivò vicino a me che ero quello più in alto, salita di un altro gradino roteo leggermente il corpo facendo svolazzare la gonna e allargando leggermente le gambe facendomi vedere tutte le sue cosce compreso le mutandine di colore bianco e dalle quali usciva sui lati un pelo nerissimo e folto.
Io ero rimasto a bocca aperta come un ebete, con negli occhi quella visione che rimarrà indelebile nella mia memoria.
Arrivata in cima alle scale Flavia si volta, mi guarda e mi sorride e poi mi dice
“tu che sei il più gentile vieni a darmi una mano che devo spostare delle cose” e poi rivolta agli altri disse
“voi adesso andate a casa che i vostri genitori vi staranno cercando, e tu Bruno vai dal nonno che avevi promesso di andarlo a trovare e ad aiutare nell’orto.
In un attimo ognuno prese la propria strada ed io mi ritrovai da solo in casa con Flavia che una volta soli guardandomi fisso negli occhi e sorridendo mi dice
“Sulle scale mi hai guardato le gambe, porcellino, dimmi ti sono piaciute? Hai visto dell’altro? “.
Io rosso come un peperone non riuscivo a dire una parola, poi lei mi tese la mano e prendendo la mia disse. Vieni, vuoi accarezzarle? Toccarle, e detto questo mi porto nella camera da letto e sedutasi mi fece sedere accanto a se e poi si alzo completamente la gonna fin sopra il bacino e mi disse toccami, portandomi le mani in mezzo alle sue cosce e facendole scorrere al suo interno fino a toccare le mutande e il pelo che fuoriusciva da esse.
Facendo questo mi diceva
“lasciati andare BAMBINO MIO fa quello che hai sempre sognato di fare”. E mentre diceva questo si tolse completamente il vestito sfilandolo sopra la testa e poi il reggiseno e mi porto il volto in mezzo a quell’esplosione di carne che io sentivo straordinariamente dura e qui due capezzoli lunghi scuri e grossi che fatalmente comincia a ciucciare come guidato da un istinto atavico.
Intanto Flavia mi disse
“toglimi le mutandine” io ubbidiente esegui aiutata da lei che inarcava la schiena per agevolarmi il compito, poi comincio a spogliare me fino a che rimasi in mutande quindi lentamente mi fece stendere di schiena sul letto e sfilatemi le mutande mi prese il cazzo in mano e lentamente cominciò a segarmi con dolcezza piano e con le labbra alle orecchie mi diceva.
Piano bambino mio non avere fretta resisti e ti farò provare casa vuol dire l’amore.
Poi prese a leccarmi il petto e infine salì fino alla mia bocca la aprì con la sua lingua e mi baciò a lungo fino a che non mulinavo la mia lingua in sincronia con la sua, e intanto continuava a segarmi con dolcezza portandomi a livelli di eccitazione che non pensavo esistessero, in certi momenti si fermava per non farmi esplodere e mi stringeva con dolcezza le palle. Ad un certo punto si girò di schiena sul letto e mi disse
“VIENI” e mi guidò sopra lei e sempre col mio cazzo in mano lo guido verso le labbra della sua fica lo puntò e con l’altra mano sul mio sedere mi disse adesso spingi piano e con la mano sul culo mi aiutava a farlo. Una volta completamente dentro Flavia mi mise le gambe intorno al culo e mi incitò dicendo
“adesso scopa bambino mio, ma fai piano e fallo durare” e intanto mi aiutava nei miei movimenti inesperti regolando il suo ritmo sul mio e cadenzandolo coi suoi talloni sul mio culo. anche il suo respiro come il mio si era fatto pesante e poi disse bravo bambino mio hai già imparato continua così, fai felice la tua mammina, quando mi sentirai gridare allora anche TU molla e godi dentro la tua mammina.
Intanto coi talloni e le mani sul mio culo cadenzava sempre più veloce il mio ritmo e gemendo sempre più forte cominciò a urlare ADESSO ADESSO BAMBINO MIO, ed io da bravo allievo esplodevo dentro di LEI nel profondo della sua fica godendo di un piacere che non credevo possibile.
Finiti i sussulti dell’orgasmo tenendomi ancora dentro di lei Flavia mi dice
“bravo il mio bambino, vedrai quante cose ti devo ancora insegnare”. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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