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Il collegio delle vergini

Non ero a mio agio, in quella discoteca nel centro di Roma, mi ero fatto convincere dai miei amici a tuffarmi di testa nel cuore della Roma “bene”, tutti figli di papà che ostentavano una nuova ricchezza tutti pieni di oro e di bambole ingioiellate, erano tutti fermi ai loro tavoli, circondati da bottiglie di champagne e wisky, tra la nebbia dei fumogeni intravedevo i miei amici che ballavano vicino a un gruppo di ragazze, ma dagli sguardi di quelle gioiellerie ambulanti capii che non avrebbero concluso nulla quella sera, decisi di estraniarmi ancora di più dalla serata, uscii in macchina e decisi di farmi compagnia con una botta di cocaina, rientrai in discoteca a mi diressi verso il bancone, un bicchiere di grappa mi aiuto a far scendere la coca, avevo le labbra e la lingua che cominciavano ad indolensirsi, un sudore malsano che si formava sul collo, e il cervello cominciava ad annebbiarsi. Divenne tutto buio, il compressore sparò in aria una gran quantità di fumo, ripartirono le luci stroboscopiche e lì quasi come una visione vidi una ragazza uscire dal bagno, era alta con i capelli corti e neri, il suo corpo era avvolto in un vestito nero attillato con una generosa scollatura la mini poco sopra il ginocchio, in quel momento non sentivo più nulla, non vedevo più nulla, solo lei, c’era solo lei, riuscivo quasi a sentire l’avanzare dei suoi tacchi sulla pista mentre il mio cuore pulsava così forte che riuscivo a sentirlo in gola e nelle orecchie, mentre avanza illuminata dalle luci della sala i suoi occhi verdi risplendevano come diamanti, arrivò al bancone e ordinò rhum e pera, mi colpì molto il fatto che al contrario degli altri non ostentava ricchezza strafottenza e superiorità, non indossava gioielli, sembrava un altro pesce fuor d’acqua, ma dalla confidenza con i ragazzi dietro il banco capii che era un’abitué del locale, si girò verso di me e mi salutò:
-Ciao !
Io rimasi inebetito un po’ per il suo sguardo e un po’ per la coca che continuava la sua azione prepotente nel mio corpo, riuscii soltanto a balbettare un ciao.
A quel punto esplose sul suo viso il sorriso più bello che io avessi mai visto, durò solo un secondo ma e me sembrò un’eternità, non sò come le balbettai qualcosa :
– Fallo di nuovo !
Lei non riuscì a sentirmi per la musica, si avvicino a me con l’orecchio e sentii il suo profumo, sapeva di pesca, sembrava che la puzza di sudore e di fumo del locale non potessero sfiorarla …
– Cosa ? ? ? ?
– Fallo di nuovo !
– Fare cosa ? – disse lei
– Ti prego sorridi per me !
– Manca la parolina magica ! – disse
– Sei bellissima senza volerlo poi cercai di riprendermi : – per favore, volevo dire per favore !
Il mio modo impacciato fece esplodere di nuovo il suo sorriso.
– Piacere Francesca !
– Andrea dissi io !
La invitai ad uscire dal locale, lei accettò con mia sorpresa.
Il freddo della notte, mi aiutò a convincerla a salire in macchina.
Parlammo per un’ora, mi disse di avere 18 anni e di far parte di un’antica famiglia nobile romana, e che ora viveva e studiava in un esclusivo collegio romano, mi disse che odiava quel collegio perché ormai era frequentato da ragazzi volgari che avevano avuto la fortuna di arricchirsi ma non la decenza di elevarsi dalla loro bassa lega, mi disse che ero simpatico e che anche lei adorava il mio sorriso, le chiesi se era fidanzata, la vidi sorridere e non l diedi nemmeno il tempo di rispondere, mi avvicinai e la baciai sulle labbra, poggiando una mano sul ginocchio, mi discostai subito ed incontrai il suo sguardo triste, deluso ma non arrabbiato, -»pensavo tu fossi diverso», mi disse triste, « ma io sono diverso « le dissi, mi avvicinai di nuovamente e la baciai, dopo pochi secondi lei rispose al mio bacio con molta calma, quasi con paura, cercai di far penetrare la mia lingua nella sua bocca e poggiai la mia mano sulla sua gamba, lei accettava tutto passivamente, allora alzai ancora un po’ la mano e la misi sul suo seno, piccolo ma molto sodo, feci scivolare una bretella del vestito per scoprirle un seno, lei mi lasciò fare le stuzzicai il capezzolo per un po’ e in quel momento lei iniziò a ricambiare il mio bacio, staccai le dita dal capezzolo, e feci scendere la mia mano percorrendo il suo corpo era molto magra, sembrava quasi una bambina, arrivai dopo pochi indugi a poggiare la mano verso la sua figa, sfiorai il tessuto degli slip e sentii un inequivocabile sensazione di bagnato tra le sue gambe, ma come tentai di scuotere gli slip, le mi respinse e mi scaraventò con forza sul mio sedile.
Incrociai il suo sguardo triste cercando di capire quali fossero le parole giuste per chiederle scusa, ma con mia somma sorpresa fu lei a scusarsi, mi spiegò che per tradizione della famiglia lei doveva rimanere vergine fino al matrimonio che doveva avvenire il giorno del suo 21° compleanno con un ragazzo scelto dal padre.
Rimasi sbigottito e stavo pregustando l’amaro risveglio dopo una “buca” del genere quando sembrava ormai fatta, mi guardò di nuovo e mi sorrise:
– Non voglio mandarti a casa così ! mi disse, il suo sorriso dolce e spensierato si trasformo in uno sguardo malizioso e provocante, fece scivolare la sua mano sui miei pantaloni, abbassò la zip infilò la mano nei boxer, estrasse il mio cazzo già duro e rosso sulla cappella, mi guardò e disse:
– Immaginavo meglio ! e scoppiò in una fragorosa risate, mentre lentamente aveva iniziato un lento movimento su-giù sul mio cazzo, si avvicinò, mi baciò sulla bocca e mi disse:
– Rilassati ! e scese sul mio cazzo con un movimento interminabilmente lento, mi lecco la cappella per qualche secondo, il contatto con la sua lingua calda e lenta mi stava facendo impazzire avrei voluto prenderle la testa, soffocarla con il cazzo e scoparmi la sua bocca fino ad inondarla di sborra, come se mi avesse letto nel pensiero lei aprì la bocca e prese tutto il mio cazzo in bocca, la sua lingua si muoveva velocemente sul mio cazzo all’interno della sua bocca, la mia lunga eccitazione stava giungendo al termine, cercai di farglielo capire accarezzandole la testa, anche se i miei gemiti erano inconfondibili, non sembrò interessarle, continuava con il suo splendido lavoro accelerando il movimento stringendo forte le labbra sul mio cazzo e succhiando talmente forte che sembrava volermi succhiare via l’anima, dopo pochi secondi venni nella sua bocca, lei continuò ancora a pompare il mio cazzo fino a quando il mio cazzo non si ammosciò nella sua bocca, lei si alzò aprì lo sportello della macchina e sputò fuori la mia sborra prese un fazzoletto e si pulì la bocca, mi sorrise ancora, mentre dalla discoteca la gente cominciava ad uscire noi ci scambiammo gli indirizzi e i numeri di telefono con la promessa che ci saremmo rivisti. FINE

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