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Il garzone del gommista

Ormai ero diventato il compagno di giochi preferito di Alvaro. Ci vedevamo tutti i giorni o quasi alternando romantiche passeggiate in centro a selvagge scopate in macchina o a casa sua quando i genitori erano assenti. Nonostante si atteggiasse sempre ad “eterosessuale che vuole solo divertirsi un po’” adesso non si circondava più delle solite bionde e tendeva piuttosto ad assumere nei miei confronti il tipico atteggiamento del “ragazzo alle prime esperienze, fidanzato e tutto innamorato”. Insomma per me, dopo anni passati sognando di essere posseduto da quel gran pezzo di maschio, la cosa si era finalmente messa piuttosto bene.

Ma col passare del tempo anche scopare con Alvaro, come tutte le cose che entrano a far parte della quotidianità, iniziò a diventare una cosa normale, priva di quel carico di pulsione sessuale che aveva fin allora reso i nostri amplessi così goduriosi. Avevo una voglia irrefrenabile di sensazioni nuove, di esperienze strane, di avventure le più eccitanti possibili.

La miccia prese fuoco quando dovetti andare dal gommista per far riparare un pneumatico forato la sera prima, e precisamente quando, voltando qua e là lo sguardo nel garage del gommista, fui colpito dalla visione di un ragazzino di diciott’anni biondissimo che con la gamba azionava una specie di grosso crick. Il ragazzo era di spalle e i pantaloni della tuta gli calavano mostrando la parte superiore di un bianco culetto estremamente appetitoso. L’arrivo di un altro ragazzo mi riportò alla situazione presente; nonostante anche questo fosse un bel marcantonio (un metro e ottanta, capelli corti e neri, spalle larghissime, lineamenti regolari, palestrato, sporco e sudato, insomma la persona ideale per farsi sodomizzare ininterrottamente ore e ore) recuperai il controllo ed esposi il mio problema. Il ragazzo, che si chiamava Valerio, chiamò il biondino, Luca, dicendogli di occuparsi di me e rimproverandolo di avermi fatto aspettare. Luca lasciò passare qualche secondo, dopodiché, lasciata la sua precedente occupazione, disse qualcosa con voce roca e sguaiata condendo il tutto con una simpatica bestemmia che, come poi realizzai, usava come intercalare. Quando me lo trovai davanti il cazzo, già un po’ stimolato dal culetto semiscoperto di uno e dal fisico possente dell’altro, mi si drizzò completamente: due occhi azzurri illuminavano l’intero garage spiccando sullo sporco che offendeva quel viso perfetto. I capelli lunghi fino alla nuca gli scendevano disordinatamente sul volto, così prima di rivolgermisi se li sistemò legandoli con un elastico. Portava una maglietta rossa senza maniche e quando alzò le braccia per svolgere quest’operazione mi piacque contemplarlo: fisico giovane, snello, muscoloso quanto basta per perfezionarne la bellezza efebica senza snaturarla, capezzoli appuntiti sotto la stretta magliettina, pelle chiara e priva di peli sulle braccia e sul petto spesso mostrato dagli strappi nella maglietta, due biondi ciuffetti sotto le ascelle …

Sistematosi mi chiese in un italiano mal depurato della forte cadenza romana con cui si era prima rivolto al collega di cosa avessi bisogno. Il tono della voce si era fatto più squillante. Gli spiegai che avevo forato etc. e lui mi disse che ci sarebbe voluto poco e che conveniva che aspettassi lì visto che peraltro stavano per chiudere. Mi godetti così lo spettacolo di Luca che mi riparava la gomma: piegandosi i pantaloni della tuta gli scesero ulteriormente mostrandomi un’altra buona parte di culo; poi si rialzava, si girava, compiva ogni movimento rapidamente, tutto preso dal suo lavoro. Parlava di quando in quando ma non capivo se si rivolgesse a me o se commentasse tra sé la riparazione. Presto ebbe finito il lavoro e con quello la sua giornata lavorativa. Io pagai al marcantonio e mi diressi verso la macchina ma, grazie al fato benigno, poco prima di entrare fui fermato da Luca. Mi chiese molto gentilmente se potevo dargli un passaggio, infatti, mi spiegò, l’altro giorno gli si era rotto il motorino e per giunta c’era lo sciopero dei mezzi pubblici. Non sarei potuto essere più felice di elargirgli quel passaggio così lo feci salire e gli chiesi dove abitasse. Abitava nello stesso (periferico) quartiere di Alvaro. Solo allora realizzai quanto fossero simili lui e Alvaro: entrambi due gran fighi, volgari e spavaldi ma con due commoventi faccette d’angelo. Certo Alvaro era moro, questo tutto biondo; Alvaro inoltre era più maschio, più virile mentre Luca sembrava ancora molto “pischello”, tuttavia non c’era dubbio: la somiglianza c’era ed era alla base dell’identico, irrefrenabile desiderio che avevo provato per l’uno e per l’altro.

Presi lo spunto e gli chiesi se conosceva Alvaro. Certo che lo conosceva. Mi disse che abitavano proprio vicino e che si conoscevano da sempre. Allora gli dissi con tono allusivo che Alvaro era il mio miglior amico. Mi accorsi che quella frase pronunciata in quella maniera aveva comunicato al ragazzo molto di più di quanto letteralmente significasse, e infatti chiese ridendo volgarmente:

– il tuo migliore amico … e basta ? –

– beh sì, perché ? – , riprese:

– oh, nun t’offende eh … è che a Arvaro so’ sempre piaciuti i maschietti, e da quello che so negli ultimi tempi pure de più del solito -. A quel punto decisi di scoprire un po’ le carte e gli dissi che Alvaro era il mio migliore amico, che gli volevo molto bene e che a volte facevamo qualche gioco particolare, ma aggiunsi anche che entrambi avevamo la ragazza; era una bugia visto che ce ne eravamo liberati più di un mese prima ma mi sembrò necessaria per non allarmare troppo il ragazzetto. Questi però lungi dall’allarmarsi mi raccontò come Alvaro, di quattro anni più grande di lui (Luca mi confermò di avere diciotto anni, anzi “quasi diciannove”), fosse stato il suo primo maestro di educazione sessuale. Quando Luca aveva iniziato ad avere le prime curiosità in fatto di sesso, Alvaro era stato ben lieto di spiegargli dettagliatamente quello che voleva sapere, insegnandogli le differenze tra maschi e femmine e i vari modi in cui si poteva prendere piacere sfruttando queste differenze, gli aveva anche spiegato come poteva divertirsi da solo ed aveva iniziato a fornirgli qualche giornaletto porno. Luca era molto eccitato da queste confidenze e mi raccontò che un giorno, a casa di Alvaro, insieme si masturbarono uno davanti all’altro. Raccontò anche che fu l’unica volta che vide il cazzo di Alvaro e ammise di esserne rimasto ammirato. Avrebbe voluto masturbarsi di nuovo con Alvaro e magari fare qualche gioco con quel grosso cazzo ma non ce n’era mai stato modo. Poi si erano persi di vista ma l’immagine di quel cazzo tornava ricorrentemente nelle sue fantasie erotiche e, nonostante avesse avuto le sue esperienze con le ragazze e ci tenesse a precisare di non essere “mica frocio sà”, pure quel fallo eretto lo tormentava e a volte di notte lo costringeva ad alzarsi dal letto per masturbarsi solitario in bagno.

Inutile dire che una tanto smaliziata confessione da parte dell’arrapante biondino mi aveva eccitato come non mi capitava da molto. Anche lui si era eccitato, come potei notare ad un semaforo rosso abbassando lo sguardo sul notevole rigonfiamento che aveva all’altezza dell’inguine. Luca infatti portava i pantaloni di una tuta elastica che tradivano la netta erezione. Seguendo il mio sguardo notò anche lui la cosa e capì istantaneamente a cosa stessi pensando, così si sentì in dovere di scusarsi: – sai è da un po’ che non scopo, ‘sti racconti m’ hanno risvegliato certe zone – ma io lo tranquillizzai subito dicendogli di sentirsi libero. Intanto in testa avevo un vortice di pensieri: diamine mi trovo in macchina con il biondino più fighetto di Roma, per giunta col cazzo in tiro, mi ha confessato di arraparsi di notte pensando al cazzo del mio Alvaro che ha visto una volta chissà quanti anni fa … ci deve pur essere un modo per scoparselo questo tizio!!!

Luca si rendeva perfettamente conto del mio stato e sembrava intento ad assumere i comportamenti più idonei ad esasperami oltre ogni umano limite di sopportazione: con la mano sinistra infatti iniziò a massaggiarsi l’erezione fasciata dalla tuta ogni tanto stringendola e saggiandone la grossezza, poi si infilò la destra sotto la maglietta e prese a massaggiarsi il petto. La scenetta continuò per un po’ finché presi il coraggio a due mani e gli chiesi se voleva venire a casa mia. Allora Luca smise di agitarsi e mugolare, si ricompose immediatamente e mi disse che per cento euro ci saremmo divertiti un po’. Rimasi scioccato dalla brutalità con cui questo zoccoletto mi offriva i suoi servigi, capii come tutta la scena di prima non era altro che una pantomima per invogliarmi e decisi subito di dargli pan per focaccia. Cercai di darmi un tono determinato e dissi: – Senti bellezza, datti una calmata. Che ne dici se la mettiamo così: adesso ci divertiamo un po’ e poi un’altra volta organizziamo una cosa a tre con Alvaro eh ? – Il ragazzo parve subito interessato all’idea del terzetto e dopo una breve riflessione timidamente propose: – Perché non provi a chiamalo subito Alvaro ? – . Era proprio una puttanella: l’idea di farsi scopare dal cazzone di Alvaro l’ aveva mandato subito in estasi: adesso aspettava in trepidazione che Alvaro rispondesse alla mia chiamata e acconsentisse alla realizzazione del suo sogno.

Mezz’ora dopo eravamo a casa di Alvaro. Suonammo e subito venne ad aprirci, inutile dire che fu come sempre una visione abbagliante: era a petto nudo e portava solo i pantaloni della sua tuta dell’Adidas nera, in testa aveva una fascetta rossa che lo rendeva ancora più figo del solito, gli occhi gli brillavano maliziosi sul viso spavaldo e dolce al tempo stesso. Luca fu ammirato dei pettorali olimpici e dei forti addominali del mio boyfriend, e così Alvaro non rimase insensibile a quel biondino che ispirava pensieri sessuali da ogni poro. Era da molto che non si vedevano e così si salutarono calorosamente. Alvaro abbracciò Luca e questi, da brava puttanella, prese a percorrere con le mani l’ampio torace dell’altro: con le mani stringeva i gonfi pettorali, saggiava le potenti spalle e contemporaneamente lo baciava sulla bocca, sul collo, gli succhiava il pomo d’Adamo. Alvaro parve meravigliato di tanta passione e, nonostante il biondino lo attraesse notevolmente, volle interpretare il suo ruolo preferito: quello del semidio inarrivabile dispensatore di gioia sessuale ma con parsimonia. Così quando Luca tentò di far scivolare la mano nella tuta di Alvaro, questi lo bloccò e, staccatosi dall’appassionato abbraccio, gli si rivolse con tono beffardo:

– Un attimo Luchino, non bisogna correre troppo … prima i soldi: quanto ci dai ? – . Luca rimase sorpreso dalla domanda di Alvaro, ma questi, disegnando un’espressione sadica sul volto angelico, riprese:

“eh sì tesoro … ricordi due anni fa, quando ci vedevamo spesso, qui in questa stanzetta, tutti e due nudi sul letto a farci le pippe con qualche giornaletto. E poi quella volta che te lo presi in mano e tu m’abbracciavi e me toccavi dappertutto. Volevi sempre stringere tra le mani il mio cazzo duro, scappellarlo, infilartelo in bocca fino alla gola, e io ti facevo delle belle seghe … eh sì ci divertivamo tanto … ma poi tu non hai voluto più … Ti ricordi quel sabato pomeriggio? M’avevi promesso che volevi prenderlo nel tuo bel culetto vergine e invece non sei più venuto, mentre io ero qui ad aspettarti infoiato da morì. Allora non hai voluto, e adesso non è più come prima. Allora ero tutto pe’ te, adesso devi pagare per assaggià ‘sto biscottone. Insomma quanti soldi hai?

– Luca rimase un po’ interdetto ma poi prese il portafogli, lo aprì e tirò fuori venti euro:

– c’ho solo questi, basteno ? – e Alvaro:

– beh, se li faremo bastà, vorrà dire che dovrai esse particolarmente servizievole … –

Allora Alvaro si infilò nel letto e si spogliò completamente celando il suo corpo con le coperte, poì ordinò a Luca di spogliarsi a sua volta. Il biondino ubbidì rapidamente e presto mi trovai estatico a contemplare quel corpo fantastico. Il fisico asciutto, la muscolatura già delineata dal lavoro e dall’esercizio in palestra, le espressioni del volto sprezzanti e volgari, i bicipiti contratti nello sfilare la maglietta e il contemporaneo profilarsi della maschia peluria sotto le ascelle (come anche sull’inguine) lo caratterizzavano nella sua esibita e prorompente virilità; allo stesso modo la dolcezza dei lineamenti, l’azzurro degli occhi, il petto glabro, le spalle non troppo larghe e lo sguardo che ogni tanto si faceva impaurito per la singolarità della situazione, in strano contrasto con la prima impressione, denotavano la fragilità e la femminilità di un ragazzino neanche diciannovenne dotato dalla natura di lineamenti angelici. Biondo e robusto, dal colorito di giovinetta su un organismo virile, se ne stava in piedi tutto nudo come mamma l’ha fatto, serio e teso, mentre io e Alvaro ce lo mangiavamo con gli occhi. L’uccello, eretto ma non troppo grosso, spuntava da un amabile boschetto di peli biondi e si stagliava dritto per 16 cm. Sotto il letto anche l’uccello di Alvaro era ben dritto come si poteva osservare dall’enorme rigonfiamento nel lenzuolo, e pure il mio spingeva nelle mutande per liberarsi, così mi spogliai anch’io. Alvaro intanto aveva ordinato a Luca di masturbarsi come faceva pensando a lui. Il biondino allora scappellò con delicatezza l’uccellino e con grande senso teatrale lasciò per un attimo la dolcissima cappella così liberata alla nostra ammirazione; poi prese a menarselo lentamente guardando fisso negli occhi Alvaro. Questi ormai era troppo eccitato così con uno scatto improvviso sollevò il lenzuolo e mostrò il superbo palo di 23 cm catalizzando l’attenzione di Luca; poi ci fece cenno di avvicinarci. Subito Luca si infilò in bocca il cazzo di Alvaro impugnandolo alla base e si mise a pomparlo e masturbarlo contemporaneamente; continuò per un minuto con folle frenesia, poi prese ad alternare rapidi colpi di lingua sul frenulo con gustosi assaggi della grossa cappella che accoglieva voglioso in bocca. Ogni tanto il ritmo tornava a farsi concitato e riprendeva a succhiare con forza, altre volte interrompeva il pompino per leccare per bene quel cazzone straordinario: gettava la lingua sulle palle di Alvaro, poi risaliva lentamente lungo l’asta godendoselo tutto come un lecca-lecca. Alvaro, sdraiato diagonalmente sul letto, se la godeva follemente e teneva Luca per la testa bionda, questi intanto strusciava il cazzo duro sulla gamba di Alvaro. A questo punto mi unii ai due esplorando il bianco culetto di Luca, accarezzando le grandi chiappe sode e leccando con cura lo sfintere. Infilavo tutta la faccia in quel culo delizioso facendomi strada col naso e con la lingua, ogni tanto mi divertivo a spingere un dito nel buchetto, e contemporaneamente presi a masturbarlo lentamente. Luca continuava il suo straordinario pompino, quando però sentì lo sperma correre veloce su per l’asta rigida di Alvaro smise di succhiare per timore di una troppo rapida conclusione dei giochi, ma Alvaro, mantenendo la presa per la testa bionda, non glielo permise ed eruppe in una gran sborrata che andò a riversarsi sul viso e sui capelli del ragazzetto. Questi beveva ogni goccia che riusciva a raccogliere del bianco succo.

L’eiaculazione non influì minimamente sul vigore sessuale di Alvaro. Dopo un breve intervallo di trance da orgasmo infatti fece sdraiare Luca supino sul letto e, impugnate vigorosamente le caviglie del biondino, gli allargò le gambe e senza indugio lo sodomizzò violentemente: il cazzo era ben lubrificato dalla lunga pompa e ugualmente il culetto di Luca grazie alla mia appassionata opera, così, nonostante la grossezza del suo arnese, Alvaro riuscì a spingerne dentro una buona metà senza nessun problema. Il resto faticava ad entrare ma Alvaro era divorato, come suo solito, da un desiderio folle e incontrollato, così, senza nessuna pietà per Luca che urlava implorandolo di far piano, spinse in pochi colpi tutto il suo bel cazzone su per l’ano del biondino. Io intanto mi posi accanto alla testa di Luca e delicatamente lo guidai a prendere in bocca il mio uccello ansioso di ricevere un po’ di sollievo. Fu un gran pompino: Luca succhiava con passione e io violentemente, tenendolo per la testa, lo costringevo ad un frenetico su e giù e lo scopavo in bocca pazzo di libidine. I movimenti incessanti di quella dolce testina sbocchinante scompigliavano sempre più i lunghi capelli biondi e sporchi del sudore e dello sperma di Alvaro; spesso qualche ciocca di questi bellissimi fili dorati avvolgeva il mio cazzone turgido: Luca incurante continuava il pompino così i suoi capelli, la sua bocca sensuale, il suo visino angelico e il mio cazzo svettante formavano un tutto unico, umido e appiccicaticcio.

Intanto Alvaro con la sua mazza continuava alacremente l’opera di frantumazione del pertugio anale di Luca: non aveva mai accennato a diminuire il ritmo, il bacino si muoveva continuamente, il cazzo stantuffava poderosamente il ragazzino inerte. Inerte fino a un certo punto: infatti man mano che Alvaro andava avanti Luca, preda di un godimento mai provato prima, iniziava a contorcersi sempre più e a invocare botte sempre più vigorose dall’altro. Il cazzetto, inizialmente quasi nascosto alla vista dalla folta peluria bionda che lo circondava (rara traccia di virilità in un corpo androgino), prese ad erigersi progressivamente fino a svettare fiero nell’aria. Poco dopo il biondino fece scendere la mano all’altezza dell’inguine e, impaziente, prese a darsi sollazzo nel modo che gli aveva insegnato proprio Alvaro tanti anni prima. Non potei resistere a quella vista, così mi stesi sul corpo pulsante di Luca e, scansata la mano amica, gli presi in bocca l’uccello producendomi così in un mitico 69. Lo inghiottii per intero, infatti come ho detto non era molto lungo, e assaporai con gusto quella carne fresca ed eccitata. Affondai il naso e le labbra fino al bel cespuglio di peli biondi che mi aveva subito emozionato quando si era denudato ed annusai lungamente il profumo di giovane maschio che ne effluiva. Poi presi a scappellarlo rapidamente con le labbra assaporando in particolare gli angoli sotto la cappella dove la mia lingua impazzita si infilava continuamente. Bastarono pochissimi minuti perché Luca raggiungesse l’orgasmo eiettando il suo carico di sborra che non esitai a bere e inghiottire senza sprecarne una goccia e anzi gustandone il sapore forte e acidulo. Anch’io venni poco dopo e Luca ebbe la stessa cura nell’assaporare il mio succo virile.

Io e Luca giacevamo sul letto, la testa dell’uno accanto al cazzo dell’altro che lentamente si ammosciava e ancora grondava sperma. Alvaro decise di cambiare posizione: senza sfilare il cazzo da Luca lo fece adagiare sul fianco destro e, sdraiatosi sul letto accanto a lui, continuava a fotterlo appassionatamente da dietro; preda della sua sessualità vorace ogni oltre misura, Alvaro era ansioso di raggiungere nuovamente l’orgasmo, così scopava Luca follemente e nervosamente, senza mai trovare pace. Variava il ritmo in continuazione: all’inizio andava piano e dolcemente, poi le bordate si intensificavano e si facevano straordinariamente ravvicinate e violente. Nel frattempo con le braccia potenti cingeva l’eccitante corpo di Luca, gli pizzicava i capezzoli, saggiava gli addominali tesi, impugnava le chiappe dilatandole ulteriormente, come se non bastasse il suo uccello eroico a svolgere questo lavoro. Io nel frattempo mi strusciavo su Luca, assaporavo il sapore dei suoi baci, perlustravo il suo corpo, intrecciavo le mie mani con quelle di Alvaro, ugualmente intento ad appagare il tatto con quella giovane carne arrapante ed arrapata. Raggiunsi il cazzo di Luca e notai come l’intensificarsi dei colpi di Alvaro avesse determinato un risveglio dell’uccellino, così impugnai l’erezione e presi a masturbarlo. Le urla di Alvaro si facevano più forti e i mugolii di Luca più incontrollati e concitati; a un certo punto Alvaro sfilò il suo enorme oggetto e si alzò in piedi: 23 cm di virilità arrossati e pulsanti si libravano nell’aria trionfanti e terribili. Io e Luca contemplavamo adoranti un simile monumento ma quando Alvaro impartì l’atteso comando: “succhiate!”, non perdemmo tempo e ubbidimmo puntualmente all’ordine. Gi inginocchiammo uno per lato: Luca subito inghiottì gran parte del cazzo mentre io mi limitavo a baciare la cappella quando ogni tanto il biondino la faceva uscire di bocca per ammirarla, quando invece veniva riinghiottita nelle fauci di Luca leccavo per bene l’asta bollente. Nel frattempo, eccitatissimi, ci masturbavamo reciprocamente come matti: l’erezione di Luca si era fatta bollente, ogni tanto percepivo la sborra che principiava a salire su per la canna, così rallentavo il ritmo fino a fermarmi all’occorrenza. Luca reagiva a questa mia strategia sfogandosi sul mio uccello che scappellava con un vigore e una forza che non ricordo di aver mai sperimentato, neanche negli anni delle ripetute e sfrenate seghe preadolescenziali. Alvaro ci accarezzava dolcemente i capelli pronunciando frasi incomprensibili ma il cui significato risultava tuttavia inequivocabile. In pochi secondi l’atteso orgasmo di Alvaro giunse in tutta la sua ineluttabile torrenzialità: ogni schizzo era accompagnato da un urlo bestiale e si riversava su me e Luca ancora una volta ammirati di fronte a tale campione di virilità. Gli schizzi furono molteplici e violenti e ci inondarono; la sborra, emessa in una quantità veramente sorprendente, ci irrorò abbondantemente il viso, i capelli, il petto e immancabilmente cercammo di berne quanta più possibile. Alvaro ancora non aveva finito di emettere tutto il suo succo che ci sollevò e ci stese sul letto l’uno a fianco all’altro, poi agguantò i nostri cazzi prossimi oramai ad esplodere e con qualche colpo di su e giù ci fece venire contemporaneamente, proprio mentre eravamo intenti a scambiarci un appassionato bacio al gusto della sborra di Alvaro. Mentre ancora ci baciavamo Alvaro si sdraiò su di noi e prese a massaggiare i nostri corpi letteralmente ricoperti di sperma; si divertiva a mischiare le varie sborrate e a raccoglierle sulle dita che poi succhiava lubricamente. Infine unì la sua lingua alle nostre in un bacio interminabile nel quale sborra e saliva passavano da una bocca all’altra continuamente … FINE

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Luce bassa, notte fonda, qualche rumore in strada, sono davanti al pc pronto a scrivere il mio racconto erotico. L’immaginazione parte e così anche le dita sulla tastiera. Digita, digita e così viene fuori il racconto, erotico, sexy e colorato dalla tua mente.

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