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Il gioco di Amy

18 anni. Amy era seduta al mobiletto da trucco della sua stanza ed esaminava con cura l’immagine riflessa dal grande specchio ovale. Aveva raccolto i capelli e, anche se qualche ricciolo biondo si ribellava alla tortura, davano un’aria più matura al visetto a cuore truccato con impegno, riviste di moda alla mano.
L’abitino nero le scivolava addosso, carezzando le curve ancora acerbe ma ben modellate.
Arrossì al pensiero dell’intimo nero di pizzo regalatole dalla cugina trentenne con una strizzata d’occhi, (era ora che indossasse qualcosa di più sexy… ). Il perizoma non era il massimo della comodità… ma le donne li indossavano, no? E lei voleva sentirsi e apparire una donna quella sera, alla festa che aveva organizzato a casa sua, con i genitori fuori a cena (avevano promesso di non tornare prima di mezzanotte, e anche un poco oltre la mezzanotte, se possibile… ).
Non riuscì a reprimere un sospiro. Nicky aveva promesso che avrebbe fatto un salto alla festa… lo aveva promesso… ma sarebbe venuto davvero? Lui era abituato alle feste universitarie e quella sarebbe stata una festa per bambini, al confronto… quasi non ci credeva quando aveva sorriso in quel modo così adorabile, tutto fossette e aveva detto che forse sì, forse avrebbe potuto fare un salto alla sua festa.
La porta si aprì di scatto e sua madre, già col cappotto indosso entrò a salutarla.
“Heylà, ancora davanti allo specchio? Babe è già arrivata, è di là che intrattiene gli ospiti ed io e tuo padre stiamo andando via… divertiti tesoro… ”
“Grazie, mamma… ora vado… divertitevi anche voi… e ricorda! ”
“Si, ok, cercheremo di fare tardi… e tu… ”
“Niente alcolici, sigarette accese solo sul balcone e nessuno deve entrare nella vostra stanza… ”
“Brava bambina mia… oh, Dio… 18 anni… sei bellissima, divertiti un sacco, va bene? ”
Con l’energia di un ciclone, come sempre, sua madre era entrata ed uscita dalla stanza. Era ora di uscire ed andare a raggiungere Babe e gli altri.

Erano le cinque del mattino ed Amy non era ancora riuscita a chiudere occhio. La festa era stata fantastica ma, dopo il gioco dei pegni, non era più stata molto lucida.
Nicky era venuto davvero alla festa, bellissimo come sempre, il suo principe azzurro da quando era bambina, e aspettava soltanto che i loro genitori riunissero il loro gruppo d’amici, con relativi figli a seguito, per rivederlo.
Fino a che non aveva varcato la soglia, in jeans e camicia azzurra, Amy era rimasta calma e tranquilla a chiacchierare con Babe e Jud, senza neanche notare le occhiate che Jud mandava al suo decolté. Era simpatico, ma un po’ bassino per lei, quasi un metro e ottanta senza tacchi, figuriamoci quella sera, gli poteva mangiare in testa. Poi Nicky era comparso nella sua visuale e non aveva più avuto occhi che per lui.
Avevano scherzato e ballato, finché qualcuno, diosolosachi, aveva proposto il gioco dei pegni. Tutti i nomi ed i pegni erano stati inseriti nelle coppette del pop-corn ed a coppie erano stati chiamati ed associati ad un pegno. Aveva sudato freddo quando il suo nome era stato sorteggiato con quello di Nicky (in realtà era stata sorteggiata con Jud, ma era Babe a leggere i biglietti e così… ) e con il pegno del “ripostiglio”. Per mezz’ora sarebbe stata chiusa con Nicky nel ripostiglio, al buio e chissà cosa sarebbe successo…
Di solito nel “ripostiglio” si pomiciava… tutti aspettavano quel pegno con ansia, anche se poi avrebbero cercato angoli bui e divani su cui sprofondare con la ragazza di turno… ma il ripostiglio rendeva legittimo… che so… provarci…
“Ok, ragazzi, ci vediamo tra mezz’ora… datevi da fare! ” aveva esclamato Babe chiudendo a chiave la porta. Amy già sapeva che avrebbe fatto in modo di far dimenticare l’ora agli altri per permetterle di restare ancora un po’ con Nicky e la ringraziò mentalmente.
Per un lungo istante nessuno dei due aveva fiatato. Poi aveva sentito la spalla di Nicky toccare la sua.
“Allora? Che si fa adesso? Cosa si aspettano che facciamo? ” le chiese.
“Ah… ehm, sai, di solito… uhm, ci si bacia e cose così, ma dipende, cioè, non sei obbligato… se non ti va… ”
“No, no, è ok… è lo spirito del gioco” e così dicendo l’aveva attirata verso di se, appoggiandosi al muro e l’aveva baciata, posando leggermente le labbra sulle sue.
Amy era andata in orbita. Era così presa dall’idea che Nicky la stava baciando che, beh, si era dimenticata di rispondere al bacio.
“Amy… è il tuo primo bacio? ”
“Nonono che dici… mi hai solo presa alla sprovvista! è che, sai, non me l’aspettavo! ”
Dio, che imbarazzo… Nicky aveva ridacchiato, poi prendendola per la vita, le aveva sussurrato:
“Facciamo le cose serie? ”
“Ok… ”
Amy si era inumidita le labbra e aveva accolto la lingua di Nicky, che trovando via libera, aveva ripreso a baciarla con impeto, quasi soffocandola.
Le sue mani, premendo sulla schiena di Amy erano scesi a coprirle il sedere, riempiendosene le mani. I pensieri le brulicavano nella testa.
“è ok… è Nicky, è quello che desideravo. ”
La gonna le era stata alzata e le mani erano scese sulla pelle morbida dei glutei.
“Hey, Gambelunghe… siamo cresciute, eh? Niente più slippini bianchi… è un perizoma quello che sento tra le dita? ” le aveva chiesto Nicky, utilizzando il nomignolo che usava sin da quando Amy era piccolina, ma sempre troppo alta per la sua età.
“Si… ” Meno male che era buio: se l’avesse potuta guardare in quel momento, avrebbe scoperto che era arrossita come un peperone. Non aveva mai permesso a nessuno di andare più in là del bacio e della fugace toccata al seno, ma con Nicky aveva paura di fare la figura della bambina se non lo avesse lasciato fare.
“Che bello… è un simbolo questo… che la mia Gambelunghe è diventata una donnina, me lo regali? ”
“Cosa? Cioè no, non è possibile… ”
“Dai Amy…. dai, regalami il tuo perizoma… sii buona… “insistette.
“Ma io… ”
“Amy… dai… ”
Lei aveva sospirato… non era mai riuscita a negargli niente quando le chiedeva le cose con quel tono, fosse l’ultimo boccone di un dolce, un suo disegno o… il suo perizoma.
“Ok… dopo te lo darò… una volta che l’ho lavato. “.
“No, ora! ”
“No, io… “aveva provato a ribellarsi, ma le mani di Nicky le avevano già fatto scendere il perizoma fino alle ginocchia e le carezzava la peluria soffice del pube…
“Fermati Nick, ti prego… ”
“Ssssh, buona… sei grande ora… ”
L’aveva spinta contro il muro e le si era poggiato contro, insinuando una gamba tra la sue per divaricargliele. Amy aveva appoggiato i palmi bollenti delle mani contro il muro, sentendolo fresco contro le natiche e le dita. Le spalline del vestito le erano scivolate sulle spalle e infine sulla vita, scoprendo il reggiseno di pizzo… ma presto anche quello le era stato slacciato e lasciato pendere mollemente sulle braccia. Nicky le baciava e leccava il collo e massaggiava i seni con le mani.
La gamba che aveva insinuato tra le sue era salita a sfregarle leggermente l’inguine ed Amy avvertiva il tessuto ruvido dei jeans sulla sua parte più delicata. Si mosse leggermente, ma non si liberò, non osava.
Solleticandole la pelle con la punta di un dito, la mano di Nicky era scesa a prendere il posto dei jeans nello sfregamento. Piano piano aveva scostato il cespuglietto di peli scivolando tra le labbra gonfie di piacere di Amy.
Amy si rigirò nel letto. Non riusciva ad evocare il ricordo senza provare imbarazzo. Non che lei non si fosse mai toccata… ma con timidezza, sempre da sopra il tessuto degli slip. Nicky invece aveva insistito proprio in quel punto, giocherellando con il clitoride e slittando infine sempre più in fondo, finche non l’aveva penetrata con un dito.
Amy si era morsa le labbra per reprimere un gemito, ma neanche allora aveva cercato di sottrarsi alle attenzioni di Nicky. Il dito si muoveva lentamente dentro e fuori la sua passerina, che aveva cominciato a stillare fluidi, rendendo il passaggio più agevole. Si sentiva i seni gonfi e dolenti, anche se Nicky aveva interrotto il massaggio… avrebbe voluto chiedergli di continuare, ma il movimento della mano le causava tremori e gemiti che solo serrando le labbra riusciva a soffocare.
Ad un tratto un rumore metallico aveva attirato la sua attenzione. Nicky si era distaccato da lei, lasciandola ansante contro il muro e dai suoni sembrava che… si stesse stacciando il pantaloni!
“No! ”
“Ssssh, zitta, non vorrai che ti sentano tutti di là! ”
“Tipregotiprego Nicky non farlo, non voglio, è la prim… ” Nicky la interruppe con un bacio.
“Zitta… non ti preoccupare… ti faccio solo sentire com’è… ”
E così dicendo si era avvicinato di nuovo, e aveva cominciato a strofinarle l’uccello addosso.
Amy avrebbe voluto essere inghiottita dal muro. Le faceva quasi male contro la schiena tanto ci si spingeva contro. Aveva immaginato tante volte la sua prima volta, ma mai avrebbe pensato che accadesse in quel modo, in piedi in un ripostiglio. E tra un po’ Babe l’avrebbe chiamata e avrebbero aperto la porta e sarebbero stati sorpresi così…
Le sue riflessioni erano state interrotte da qualcosa di bollente che le forzava l’apertura della fica.
Una lacrima le era scivolata sulla guancia. Avrebbe voluto chiudere le gambe per impedire a quella cosa dura di farle male, ma le gambe di Nicky l’avevano incastrata in modo tale che poteva solo tenerle divaricate. Si aggrappò alla camicia di lui e il pensiero che lui fosse ancora quasi del tutto vestito le passò fugacemente per la testa. La punta liscia dell’uccello di Nicky si era fatta strada nel passaggio umido di Amy, che si stava restringendo per la tensione.
“Rilassati… non arriverò fino in fondo… è solo la punta… stai tranquilla…. “.
Nicky le sussurrava dolcemente alle orecchie… ma ormai un altro fatto le era balenato in testa, pure nella sua inesperienza sapeva bene che stavano correndo un rischio a farlo senza usare un preservativo. Pensò alla scatolina che aveva nascosto nel suo cassetto della biancheria. L’aveva acquistata con Babe un pomeriggio che erano uscite a far compere, ridacchiando come matte.
Il pensiero della sua migliore amica la rilassò un poco e Nicky poté scivolare un po’ più dentro, arrivando al punto più doloroso. Amy si era lamentata e aveva cercato di tirarsi indietro e lui non era andato oltre, anzi, aveva cominciato a muoverle dentro solo la cappella.
Poi si era di nuovo allontanato di botto e dopo essersi pompato rapidamente con la mano era venuto, bagnandole le gambe nude. Dopodiché era sceso il silenzio. Una rapida successione di colpi alla porta li aveva avvisati che era arrivato il momento di prepararsi ad uscire. Così avevano acceso la luce e dopo essersi ricomposti i vestiti, avevano strappato un pezzo di carta dai rotoli trovati nello scaffale e avevano pulito le tracce di sperma.
“Dov’è il perizoma? Lo hai rimesso? Toglilo, è mio. ”
Amy non si era mossa.
“Te lo devo togliere io? ”
Alla minaccia, Amy si tolse velocemente il perizoma e glielo porse.
Poteva guardarlo negli occhi, ora, alla luce. Il suo sguardo era inespressivo. Non ebbe un guizzo neanche quando le portò la mano che stringeva il perizoma sotto la gonna, per strofinarglielo sugli umori che le bagnavano il pelo pubico, e infine se le era ficcate in tasca, spingendole in fondo.
Non avevano più parlato fino all’apertura della porta. Un coro di voci li aveva accolti all’uscita, ridendo e fischiando. Jud era scuro in volto.
Babe le aveva sorriso e fatto l’occhiolino, “Com’è andata? “, ma Amy non riusciva a sostenere il suo sguardo, ed era quasi scappata in camera sua per indossare un altro paio di slip.
Quando era tornata, Nicky era già andato via, aveva un altro impegno che non poteva disdire, pare.
Amy aveva tirato un sospiro di sollievo. Meglio così. Non sarebbe riuscita a guardarlo in faccia altrimenti. Ma la prossima volta… già. Cosa succederà la prossima volta? Amy si girò nel letto e cercò per l’ennesima volta di addormentarsi.
2° parte
L’assalto
Dovettero passare due settimane prima che i genitori di Amy organizzassero una cena a casa, invitando le coppie di amici, compresi i genitori di Nicky.
Amy aveva un compito in classe il giorno dopo e non era uscita, né aveva accettato l’invito di Babe a studiare insieme. Si sentiva un po’ giù. Dal giorno della festa, Nicky non si era fatto più vedere né sentire ed Amy aveva quasi del tutto smesso di sobbalzare ad ogni suono del citofono o del telefono. A Babe non aveva raccontato nulla. Cioè quasi nulla. Le solite cose. Di certo non che l’aveva toccata così intimamente e tantomeno della penetrazione. Ma continuava a pensarci. Soprattutto la notte, sotto le coperte. A volte scendeva con la mano a toccarsi tra le gambe, stavolta abbassando appena gli slip. Avrebbe voluto continuare. Eppure… no, non se la sentiva. Agognava e temeva il suo incontro con Nicky. Ma aveva smesso di aspettarlo, e quando lui entrò in casa al seguito dei suoi, sorridente e tranquillo, Amy rimase ammutolita dalla sorpresa, ascoltando distrattamente Lucy, la mamma di Nicky, scusarsi con sua madre se non l’aveva avvertita che veniva anche lui, ma all’ultimo momento gli era saltato un appuntamento e non poteva mica lasciarlo così, no? tanto più che era di casa da loro… e ok, non c’è problema, meno male che Amy è rimasta a casa, così si sarebbero fatti compagnia…
Una lunga serie di baci e saluti e “comeseicresciuta” dagli amici dei suoi e poi lui, che con un bacio sulla guancia ed un sorriso malizioso ne approfitta per sussurrarle “Ciao Gambelunghe… ci vediamo nel ripostiglio dopo? ”
Un caldo languore le riscaldò l’inguine, insieme ad un’ondata di gioia… e lei era conciata così! Sembrava una bambina, con la minigonna plissettata e le scarpe da tennis con i calzettini alle caviglie, e si vergognava da matti all’idea che lui l’avesse vista così… voglio dire… prima non sarebbe stato importante, l’aveva vista indossare con cose peggiori… ma adesso!
Prima di sedersi a tavola con gli altri fece una corsa veloce in bagno per sciogliersi i capelli e aggiustarsi i riccioli con le dita. Non aveva neanche bisogno di pizzicottarsi le guance tanto era rossa in faccia e, beh, per la camicetta bianca e la mini c’era poco da fare.
Durante la cena Amy mangiò poco e niente, con Nicky seduto al suo fianco e tutti i vari commenti degli adulti “mangi come un uccellino, ma come fai… la bambina è innamorata… ma ce l’hai il ragazzo? … io alla tua età… ” ma niente, niente aveva importanza come il ginocchio di Nicky che sfiorava il suo sotto il tavolo, sostituito poi da una mano sfrontata, che le saliva sulla coscia fin sotto il tessuto della gonna, scostandole le gambe, e giocherellava con l’elastico delle mutandine.
Amy non osava muovere un muscolo e rispondeva a monosillabi alle domande degli ospiti. Ad un certo punto Nicky tolse la mano per versarsi da bere ed Amy, approfittando della libertà, si alzò di scatto per sparecchiare.
Andando avanti e indietro per portare i piatti sporchi in cucina almeno non doveva guardarlo in faccia. Ma lui, niente, impassibile, continuava a scherzare come se niente fosse. Amy represse un singhiozzo. Voleva prenderla in giro. Sta bene. Non avrebbe avuto più occasione di toccarla.
Continuò ad evitare di sedersi o di passargli accanto fino alla fine della cena, quando i Thompson ebbero la bell’idea di invitare i suoi genitori ad andare con loro ad un night club appena aperto, un vero spasso.
“Volentieri, ma mi dispiacerebbe lasciare Amy da sola… magari un’altra volta” rispose sua madre.
“Non c’è problema, resto io finché non tornate. “.
Tutti gli sguardi si posarono su Nicky che aveva lanciato la proposta. Dalla cucina, dove Amy aveva appena portato le ultime tazzine di caffè, si avvertì un preoccupante rumore di piatti.
“Ma tesoro, sei sicuro di non voler venire con noi? ”
“No, Mà… Maria e Dan non l’hanno mai visto quel night, io ci sono già stato… guarderò la tv… c’è un bel film in seconda serata… ”
“Beh…. ok, allora. Se non ti disturba… ci andiamo a preparare. “.
In breve, i loro genitori e gli altri ospiti erano usciti, dopo infinite raccomandazioni e li avevano lasciati da soli. Non era proprio la prima volta che succedeva a dire il vero… ma, come ho già detto… era prima della festa di Amy. Era la sua fantasticheria preferita: i genitori fuori di casa, lei e Nicky sul divano abbracciati e lui che tra i baci le giurava sconfinato amore. Ma era passato un quarto d’ora e lei si era autorelegata in cucina, a lavare i piatti. Sentiva delle voci in soggiorno, doveva aver acceso la tv. Se avesse fatto in fretta, si sarebbe infilata in camera e buonanotte al secchio… sobbalzò al pensiero di Nicky che entrava in camera sua e la trovava distesa sotto le coperte, completamente nuda. Nonono… non sarebbe successo niente, perché lei non voleva, ecco.
Persa nei suoi pensieri non aveva sentito i passi che le si avvicinavano. Nicky era dietro di lei e le carezzava i fianchi.
“Non hai ancora finito di lavare i piatti? ”
“Uhm… no… vai a guardare la tv, ti raggiungo quando ho finito. “.
Ma già Nicky non l’ascoltava più. Le si era appoggiato fino ad aderire con tutto il corpo e la spingeva contro il lavandino. Attraverso gli strati di tessuto poteva sentire la sua erezione.
Le aveva già aperto la camicetta e le usciva i seni dalle coppe del reggiseno. Una mano era scesa fin nelle mutandine a carezzarla con vigore.
Amy aveva estratto le mani insaponate dall’acqua e si reggeva al bordo del lavandino.
“Basta… Nicky…. non voglio che tu… stavolta… ah! ” ma non riusciva ad articolare bene le parole, non con le mani di lui che le premevano in quel modo sulla pelle, o con i suoi denti che le affondavano nella carne tenera del collo.
E poi comunque non l’avrebbe ascoltata. Non gli interessava. Si era slacciato i pantaloni e le aveva infilato l’uccello nelle mutandine, tra le natiche, e si strusciava. La stava strofinando con energia in tutti punti del piacere indebolendo i sensi di Amy, finché lei non cominciò ad avvertire una certa difficoltà a mantenersi in piedi.
Cercò ancora di divincolarsi e pensava di esserci riuscita quando le permise di voltarsi verso di lui, ma quando le crollò davanti in ginocchio non seppe più cosa pensare.
Nicky le alzò la gonna, e dopo aver tirato giù fino alle caviglie gli slip bianchi (niente perizoma stavolta) aveva preso a leccarla con lena proprio dove aveva passato le mani poco prima, fermandole i polsi con le mani. La lingua di Nicky sulla fica fu una sorpresa per Amy.
La sensazione di umidità era amplificata, tra i suoi umori e la saliva, e poteva sentire nel silenzio della cucina solo il rumore del lappare di Nicky. Ebbe un singulto. Dopo averle succhiato la clitoride, la lingua le era penetrata nell’apertura, mimando l’amplesso. Ormai le gambe non la reggevano più. Si lasciò andare all’indietro, con i capelli che quasi sfioravano l’acqua nel lavandino. Nicky la sosteneva con le mani che aveva portato alla base del sedere di lei, al livello delle cosce. La posizione scomoda e quello che Nicky stava facendo di lei, alternando la lingua alle dita, le davano un tremito profondo alle membra, che si susseguiva ad ondate, fino ad un ultimo spasimo, più forte degli altri che la lasciò priva di forze. Ma evidentemente a Nicky questo non bastava.
L’attirò giù sul pavimento, con furia, e spingendosi con violenza contro la sua fighetta bagnata, la penetrò d’un colpo e continuò a spingere, con un mugugno che sottolineava ogni spinta.
Amy singhiozzò per il dolore. Non lo riconosceva più. Dov’era finito il Nicky dolce che lei conosceva e amava… chi era questo bastardo che dopo averle rubato la verginità la stava lacerando fin nel profondo? Ritrovando la sua energia, cominciò a bersagliarlo con i suoi piccoli pugni, dimenandosi finché non se lo scrollò di dosso e riuscì a correre piangendo verso la sua stanza.
Ma non era destino che gli sfuggisse. Nicky la prese per un polso proprio prima che chiudesse la porta e dopo averla spinta sul letto le si stese addosso imprigionandola sotto il suo corpo.
Restarono così per un tempo molto lungo, in silenzio, Amy soffocando i singhiozzi, lui calmando il respiro affrettato. Poi, sussurrandole frasi incomprensibili e baciandola teneramente, la penetrò di nuovo con più calma. Il dondolio del corpo di Nicky era accarezzante ed Amy lo lasciò fare, anche perché non avrebbe avuto l’energia per scrollarselo di dosso un’altra volta. Il dolore aveva attutito tutte le sensazioni. Anche quando le spinte aumentarono di ritmo, Amy rimase passiva ad accoglierle, finché lo sentì lamentarsi e irrigidirsi, per poi rilassare i muscoli ed estrarre il cazzo umido di sangue e sperma, attento a non sporcare le lenzuola. Cominciò ad accarezzarla piano, a coprirle le spalle con tanti piccoli baci che la fecero ricominciare a piangere sommessamente. Poi la spogliò piano, buttando tutti i vestiti per terra, e portandola in braccio la fece scivolare nella vasca da bagno, ormai piena fino all’orlo.
Amy resistette alla tentazione di lasciarsi lavare e lo cacciò dalla stanza da bagno, urlando tra i singhiozzi che non lo voleva più vedere, finché campava.
3° parte
La resa
Maria era preoccupata per Amy. Erano quasi un mese ormai che girava per casa col muso. Almeno da quando le era arrivato il ciclo aveva ripreso colore, ma non era più la stessa. Babe le aveva assicurato che non aveva problemi a scuola e, visto che non le aveva raccontato nulla, per il resto non sapeva proprio dire… forse era innamorata.
Aveva notato i primi sintomi del malumore dalla sua festa di compleanno, ma non ci aveva fatto caso… era una adolescente e l’umore è parecchio variabile a quell’età.
Certo, lei si era accorta della sua cotta per Nicky, ma erano pur sempre nove anni di differenza… possibile che… ? Ne avrebbe parlato con Lucy… era meglio che Nicky non le desse troppa speranza, gli amori da ragazzi lasciano il segno… ma Mary non immaginava neanche quanto. Ad Amy sembrava che le fosse passato su un treno a dodici vagoni. E invece era stato solo Nicky. Aveva sentito dolore per tutta la sera e anche il giorno dopo non era riuscita tanto ad accavallare le gambe, ma non era neanche minimamente paragonabile al dolore che provava per la violenza di Nicky. Aveva sempre immaginato che sarebbe stato con lui, ma con tanta dolcezza… non così.
Fino a quando non aveva trovato le consuete macchie di sangue aveva anche pensato di essere incinta. In fondo bastava così poco. Cynthia, del corso di letteratura, aveva già abortito una volta, per non esserci stata attenta col suo ragazzo. C’erano anche le malattie, ma no, con Nicky non c’era da preoccuparsi. Era un bravo ragazzo. Un bravo ragazzo che l’aveva violentata, si…
Per l’ennesima volta Amy non riuscì a fermare le lacrime. Gli voleva bene. E gli mancava. Non lo aveva più visto ne sentito anche se sua madre aveva detto che usciva con una ragazza al college, una compagna di corso. L’aveva intravista da lontano, abbracciata a lui, ed era diventata livida di rabbia. Se la immaginava… formosa e truccatissima… una sosia delle ragazze di Baywatch con un cervello di gallina, che lo attirava nella sua stanza per farsi fare di tutto, senza “no”, senza lacrime, col sorriso sulle labbra. Si sentiva così stupida. In fondo lei c’era stata anche la prima volta… era quello che voleva… e poi… non le era dispiaciuto quando aveva cominciato. Evocò per l’ennesima volta la sensazione delle mani di Nicky su tutto il corpo e cominciò ad accarezzarsi, a scostarsi gli abiti. Aveva preso a chiudere sempre per bene la porta della sua stanza perché il desiderio le arrivava all’improvviso e, quando arrivava, sentiva un intenso desiderio di masturbarsi, come mai prima aveva fatto. Si abbassava gli slip, stringeva il cuscino sulla faccia per soffocare i gemiti e cominciava, cercando di emulare il movimento delle dita di Nicky, premendo, scivolando e cercando di andare ogni volta più in fondo. Aveva scoperto che infilando sia l’indice che il medio poteva simulare lo spessore del dito di Nicky che era più grande delle sue, piccole e sottili. Il respiro le si affannava e dopo un po’ doveva mordere il cuscino per non urlare dal piacere. Alla fine restava ferma e immobile a far asciugare il sudore all’aria, ormai satura del suo odore. Un odore che le rimaneva addosso per un sacco di tempo, anche se si lavava le mani, ed ogni tanto se le portava al volto per annusarle, pur vergognandosene come una ladra.
Babe non sapeva nulla. Avrebbe detto che Nicky era uno stronzo, un bastardo, che doveva denunciarlo e lei non voleva. Voleva solo un’altra occasione con Nicky, voleva riprovarci. Gli avrebbe chiesto di essere dolce stavolta. E lei sarebbe stata fantastica. Era ben lungi da sapere ciò che desiderava un uomo, ma avrebbe imparato. Se lui le avesse dato un’altra occasione avrebbe imparato.

Quello che Amy non sapeva è che Nicky lo faceva apposta a passare con Helena davanti alla sua scuola, tastandola distrattamente ogni volta che sentiva gli occhi della ragazza puntati su di lui. Sapeva benissimo quello che Amy avrebbe voluto e si divertiva a tirare la corda, ben sapendo che quando lei avrebbe ceduto avrebbe potuto farle di tutto. è vero, poteva avere tutte le donne che voleva, era belloccio e le ragazze si divertivano un mondo con lui, ma non era quello che desiderava. Ripensò al corpicino acerbo di Amy, alle sue curve, che chiedevano solo un po’ di esperienze sessuali per sbocciare del tutto. Lo eccitava da morire il pensiero della sua ingenuità, della sua inesperienza. Nel ripostiglio aveva faticato non poco a trattenersi, tanta era la voglia di farle male, di scoparsela a fondo… e le sue lacrime quando l’aveva sverginata, lo avevano solo esaltato di più, non si sarebbe fermato per niente al mondo. Se li rivedeva gli occhioni lucidi di Amy, li immaginava a guardarli dal basso mentre le spingeva il cazzo nella boccuccia rosa… oddio, questo pensiero lo ossessionava da quando aveva cominciato a fare sesso con le sue compagne di liceo e lei era così piccola, ossuta e innocente. Ma allora non sapeva neanche cosa avrebbe voluto da lei, che si sedeva scomposta lasciando in vista le mutandine, che gli si arrampicava in braccio senza neanche notare il rigonfiamento dei pantaloni di Nicky, facendolo impazzire. E lui lo sapeva bene che da quando era bambina se lo vedeva come un semidio, e se l’era coltivata, sì. Aveva aspettato che si sviluppasse nei punti giusti, che le amiche le svelassero le cose proibite. L’aveva protetta, anche. Non voleva che qualche stronzetto con l’apparecchio e i brufoli gli rovinasse tutto il lavoro, andando oltre il limite. La voleva pura. Voleva che gli si desse anima e corpo finché lui non se ne fosse stancato e avesse cercato altri giochi.
Nicky si lasciò andare sullo schienale della sedia ad occhi chiusi, portandosi al viso il perizoma di Amy. Respirò l’odore dolciastro che gli era rimasto intrappolato e se la immaginò mentre si toccava. Sapeva che lo stava facendo. Nell’ultimo anno, quando lo lasciavano da solo in casa dei genitori di Amy, aveva montato delle piccole videocamere in bagno e nella sua camera, mimetizzandole sulle fotocellule dell’allarme. C’era voluta una certa pazienza ma non era mai andata delusa. E negli ultimi giorni l’aveva tenuta d’occhio. Oh, se l’aveva fatto. Da solo o con Jimmy, il suo compagno di stanza al college. Anche Jimmy non vedeva l’ora di fotterla. Ma prima era sua. Era quasi pronta. Un altro pochino di sofferenza e poi… sarebbe stata sua schiava. Si massaggiò il pacco compiaciuto.
“Hallò! Come sta la nostra bambina? ”
“è la mia bambina, Jimmy, ricordatelo. Prima di tutto è la mia”
“Bhe, se non ti muovi non sarà neanche la tua… quando la rivedi? ”
“Domenica. Siamo a pranzo da lei. Quindi accendi il monitor e registra tutto… ”
“Tranquillo… non me la perdo la scena. ”

Quella domenica Amy era stata un ora in bagno a lavarsi e spazzolarsi i capelli. Aveva indossato un completino intimo bianco di pizzo e un abitino azzurro nuovo di zecca, stretto in vita da una cinta alta che le strizzava la vita, facendole uscire il petto in fuori.
Neanche immaginava che, mentre lei faceva di tutto per sembrare più grande, Nicky diventava matto quando la vedeva vestita da ragazzina. Ma fu amaramente delusa, visto che per tutto il pranzo non la degnò di uno sguardo.
Solo al caffè, quando ormai gli animi delle mamme che li avevano sbirciati tutto il tempo, si erano tranquillizzati e tutti erano nel salotto a smaltire il pranzo con le chiacchiere, Amy trovò il coraggio di affrontarlo in cucina.
“Ce l’ hai con me? “gli disse con gli occhi bassi.
“Hai detto tu che non volevi più vedermi… finché campavo . “era freddissimo e non la guardava dritto in faccia, ma dentro esultava.
Amy si sentì morire. Tutta quella sofferenza era colpa sua e soltanto sua. Doveva scusarsi. Neanche la sfiorò il pensiero che il suo comportamento era stato legittimo, che avrebbe dovuto dirgli ben altro e che casomai era lui a doverle chiedere scusa.
“Mi dispiace… non volevo dire sul serio. Ero arrabbiata… e non sapevo quel che dicevo. ”
“Non importa. Sono io ad aver sbagliato. Eri così bella che ho dimenticato che sei ancora una ragazzina. Non ti preoccupare. Già dimenticato… tutto. Di nuovo amici? ”
Amy si sentì gli occhi bruciare di lacrime. Non doveva andare così. Lui doveva desiderare ancora di stare con lei… non chiederle di tornare sua amica…
“Io… non mi sento tua amica… Tu lo sai cosa provo per te. Da sempre. Io ti voglio bene… ” e così dicendo scappò in bagno a nascondersi per la vergogna. Si era messa a piangere come una scema. Una mocciosetta ecco cos’era. E non poteva illudersi di competere con le amiche di Nicky, nossignore.
Un leggero bussare alla porta la scosse dai suoi pensieri. “Mam… mma? ”
“No, sono io. ” Nicky… un bagliore di speranza le illuminò lo sguardo. Non aprì la porta e aspettò di sentire cosa voleva.
“Amy… non piangere. Anche io ti voglio bene, lo sai… ” no, lei non lo sapeva affatto… ma ormai non capiva più nulla.
“Senti, io lo so che hai solo 18 anni… e mi piacerebbe stare con te, ma vedi… ho 25 anni… e alla mia età i ragazzi hanno certe esigenze… puoi capirlo? ”
“S.. si. ”
“E se tu volessi stare con me sarebbe crudele da parte tua non tenermi contento… è un bisogno fisico… e poi io ho gusti particolari e c’è bisogno di una ragazza speciale per accontentarmi.. ”
Sono io quella ragazza! Amy voleva gridarglielo ma si sentiva ancora così sciocca…
“… sono così particolari? ” Nicky sogghignò. Era fatta… bastava solo spingere un altro po’ le cose.
“Niente che tu non possa fare… tu sei speciale, lo sai… Amy, io… ti amo! ” Un singhiozzo da dietro la porta gli disse che ormai era cotta. Poteva tranquillamente passare al resto del piano.
“Ora non dire niente… se mi vorrai, e se vorrai dimostrarmi che sei d’accordo con le cose che ti ho detto, devi fare una piccola cosa per me, per dimostrarmelo. ”
“Cosa devo fare? ”
“Ascolta… dove sei ora? In che punto del bagno? ” ci mancava solo che si fosse messa in un punto in cui la videocamera non poteva arrivare…
“Sono seduta sul bordo della vasca… ”
“Perfetto. Alzati ora e togliti gli slip. ”
Amy rimase sorpresa… cosa voleva?
“Amy? Ci sei? Se non vuoi… ”
“No.. va bene… li ho tolti. ” Stava tremando. Non capiva a cosa volesse arrivare o almeno lo immaginava, ma le aveva detto che l’amava, perdio! Non capita tutti i giorni e lei doveva farlo se non voleva perderlo ancora!
“Bravo tesoro mio… ora stenditi sul tappetino, così come stai, verso lo specchio. ”
“Fatto. ”
“Brava. Ora alza la gonna e apri le gambe… ”
Amy deglutì. Ma si tirò il bordo della gonna fino alla vita e divaricò un po’ le gambe. Lo specchio le rifletteva nitidamente il ventre nudo. Era imbarazzante… ma lui era fuori e non poteva vederla. Jimmy, davanti al monitor, ridacchiava e si strofinava il cavallo dei jeans, tesissimo.
“Ora toccati, hai capito? … Voglio che pensi che sono io a farlo… voglio che pensi a me amore mio… ”
Amy allungò la mano verso il basso, piena di vergogna. Chiuse gli occhi e immaginò le mani calde di Nicky, il suo tocco. Era facile. Lo aveva fatto tante volte i giorni passati. La pelle era bollente. Tutta la parte lo era. Piano piano cominciò un saliscendi verso il suo punto più bagnato.
“Brava la mia cucciola… ti piace vero? Rispondimi… ”
“Ss… sì”
“Ora và più a fondo. Ficcati le dita dentro. ”
“A… ah! ”
Nicky la sentiva ansimare. Era eccitatissimo. Infastidito tese l’orecchio per sentire se dall’altro lato della casa arrivava qualcuno… tutto bene. Di solito dopo pranzo si riunivano nel salotto e chi li smuoveva più. Non avevano notato la sua assenza. Ancora un poco… solo un altro po’.
“Amy? Quante dita ti sei infilata dentro? ”
“D… due… ah! ”
“Bhe tesoro… voglio che ci infili tutta la mano… le devi sentire, piccola… voglio che pensi che è il mio uccello che ti entra dentro, ricordi? Te la ricordi la sensazione? ”
Se non fosse stato per la voce di Nicky che le dava istruzioni da dietro la porta, Amy si sarebbe dimenticata dov’era e in che situazione era. Era eccitata, la mano le scivolava dentro in un fiume di miele, avrebbe voluto togliersi tutti i vestiti perché stava sudando… perdeva liquidi in tutto il corpo. Aveva caldo, tanto caldo e non poteva più respirare bene, ansimava come quando correva in palestra, anzi di più…
“Si… si… oh, si… ”
“Amy… ora togliti la mano dalla fica, subito. ”
“C.. cosa? ”
“Basta, smetti di toccarti. Alzati e vai verso il lavandino. Mi hai sentito? ” Anche Nicky stava sudando. Voleva disperatamente fotterla. E tuttavia il gioco non era ancora finito.
“Ci sono… “C’era voluto un po’ per rimettere il moto i pensieri logici, ma Amy aveva capito. Ora arrancava verso il lavandino.
“Prendi lo spazzolino elettrico. Accendilo. Poi giralo e infila quello al posto delle mani. ”
“Non capisco… ”
“Hai capito bene. Voglio che te lo ficchi nella fica. Devo venire io a farlo? Eh Amy? ”
“Io… non… ”
“Apri la porta. Subito. ”
“No, lo faccio… io… ”
“Subito ho detto. ”
Con un grande sforzo di volontà Amy gli aprì la porta e Nicky entrò velocemente, chiudendola dietro di sé. Era stravolto. La sua espressione spaventò la ragazza che fece per tirarsi indietro, ma lui le prese lo spazzolino elettrico dalle mani e dopo averla afferrata per la vita, appoggiandosi contro la sua schiena, affondò il manico dell’attrezzo e lo accese. Un debole ronzio si avvertì nella stanza, soffocato dalla vulva della ragazza. Amy continuava a deglutire e tuttavia ringraziava che ci fosse lui a reggerla perché le gambe non la tenevano più. Si sentiva dilatata dalla plastica dura dell’aggeggio che aveva sempre avuto un’aria così innocente… non lo avrebbe mai più usato. Era peggio, infinitamente peggio del sesso di Nicky… eppure il suo movimento rapido e scattoso le stava dando una sensazione unica nel suo genere. Si domandò se Nicky poteva farlo, con il suo coso, se poteva muoverlo in quel modo. Quando cominciò a mugolare Nicky le tappò la bocca con la mano finché non le domò anche l’ultimo grido, e poi la lasciò cadere in ginocchio ancora con lo spazzolino che le fuoriusciva dal corpo. Era fantastica. Non resisteva più. Si aprì i pantaloni e tirò fuori il cazzo inturgidito, avvicinandosi al viso di Amy.
“Ora tocca a me, amore… apri la bocca, … su, brava piccolina, aprila ancora un po’… ”
Le infilò il sesso nella bocca aperta, soffocandola. Stava godendo come un matto. Amy non era più lucida e stava per svenire, non respirava. La mano di Nicky le teneva ferma la nuca e non poteva liberarsi. Con le mani tentava di spingerlo via ma era inutile e finì per aggrapparsi ai suoi pantaloni.
“Calmati… respira col naso… si … è bellissimo…. non ti piace, cucciola? Oh… si… è… oh… Jiiim Jimmyyyy… è stupendo… si, brava, così… succhia… oh, dai, succhiamelo… ”
Succhiarlo? Era già difficile tenerlo fermo… le doleva la bocca per l’apertura, tanto la riempiva, e per giunta lo spazzolino era ancora acceso… e chi era Jimmy, poi? Un affondo più in profondità le provocò lo stimolo del vomito ma prima che la sensazione potesse aumentare Nicky le uscì dalla bocca e irrorò le mattonelle rosa, appoggiandosi al lavandino.
Amy si accasciò sul pavimento, tremante, con il manico dello spazzolino che insisteva nella sua vibrazione.
Nicky la guardò sorridente e affannato, con il volto abbronzato che grondava gocce di sudore. Era sua. Il sogno erotico di una vita. Era sua. Le era piaciuto alla puttanella, altroché… ci sarebbe stato un sacco di tempo per insegnarle. Strizzò l’occhio verso la telecamera. Jimmy, che cercava di riprendersi anche lui dalla sega, gli sorrise di rimando con il pollice in su.
“Ce l’abbiamo fatta piccola… visto quanto sei brava? Sarà sempre così tra noi… sempre meglio… Oh, sei stupenda, meravigliosa… staremo sempre insieme… sempre. Ti amo, Amy… ”
Le parole di Nicky le arrivavano come da lontano. Si sforzò di sentirsi contenta… ma ce l’aveva fatta… Nicky l’aveva trovata brava. Avrebbe dato sempre il meglio e lui sarebbe stato sempre suo. L’avrebbe fatto impazzire. FINE

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La letteratura erotica ha sempre il suo fascino perché siamo noi a immaginare e a vivere, seduti su una comoda poltrona o a letto, le esperienze e le storie raccontate qui, Vivi le tue fantasie nei miei racconti, i miei personaggi sono i tuoi compagni d'avventura erotica. Buona lettura.

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