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Il mazzo di carte

L’anno scorso, con la nostra scuola, abbiamo fatto un gemellaggio con dei ragazzi (e delle ragazze) spagnole.
Prima sono venute loro da noi e le abbiamo ospitate.
In seguito siamo andati noi da loro.
Già prima di partire avevamo previsto di divertirci, ma non fino a questo punto.
Prima di andare nelle loro case abbiamo passato 3 giorni a Madrid, dove naturalmente eravamo in albergo.
Il primo giorno tutti i miei amici e i miei compagni di stanza di sera sono usciti per andare a divertirsi nei pub.
Devo dire che non mi attira molto l’idea di fare tardi la notte e, visto che ero molto stanco per il viaggio in aereo che avevo fatto, decisi di rimanere in albergo, da solo nella mia stanza.
Avevo saputo che anche una ragazza di un’altra sezione non stava tanto bene ed era rimasta, ma credevo che non fosse sola, visto che le ragazze non ci stanno volentieri.
Avevo indossato il mio pigiama ed avevo programmato di vedere un po’ di televisione.
Ma presto mi resi conto che non capivo niente di quello che dicevano (in spagnolo) e mi stavo annoiando, quindi decisi di uscire per passeggiare un po’ nei corridoi.
Quando passai in un corridoio del piano sotto al mio, mi sentii chiamare:
“Senti, non avresti un mazzo di carte? Così ci facciamo una scopa, ti va? Io mi sto annoiando tantissimo, forse era meglio se uscivo con le mie amiche”
Io accettai e le proposi di salire nella mia stanza dove c’era un mazzo di carte del mio compagno.
Erano appena le dieci di sera, prima che fossero ritornati i miei compagni sarebbe stata almeno l’una.
Senza accorgermi, cominciai ad osservare la ragazza: non era affatto brutta, abbastanza robusta ma non grassa, capelli castani, ochhi castani, almeno una terza misura di reggiseno, un culetto tondo, e, pensai, una figa pelosa.
Aveva in dosso un pigiama abbastanza usato, color malva, scollato dall’uso sul davanti, che, quando lei si piegava, faceva intravedere il seno. Naturalmente, non portava il reggiseno.
Mi accorsi di non conoscere il suo nome, glielo chiesi, e mi disse che si chiamava Sara.
Come avrebbero fatto tutti in quella situazione, spesso feci cadere le carte per terra, per farla inginocchiare e vedere il suo panorama.
Penso che lei se ne sia subito accorta, ma non mi disse niente.
Forse avevo osato troppo, ma quando mi caddero per l’ennesima volta le carte, lei mi disse:
“Se vuoi vedere le mie tette, devi solamente chiedermelo”.
Io, incuriosito da questa risposta, le risposi:
“Va bene”.
Lei mi sorrise e in un gesto si tolse la maglietta del pigiama facendomi così vedere ciò che avevo intravisto, e mi disse:
“Ti piacciono? O sono troppo piccole? ”
“No, sono bellissime e della giusta misura” le risposi.
“Puoi toccarle, se vuoi”, mi disse.
Io non aspettavo altro e le comincia a massaggiarle i capezzoli e i seni.
Si vedeva che Sara era eccitata e continuai a farle il massaggio.
I capezzoli le diventarono duri, come già da tempo lo era il mio cazzo che, modestia a parte, è abbastanza lungo.
Dopo un certo tempo lei mi disse:
“Ora succhiameli”.
o mi avvicinai per fare quello che mi aveva chiesto e lei mi baciò a lungo in bocca, la sua lingua incontrò la mia e si unirono impetuosamente.
“Adesso fai quello che ti ho detto” ordinò lei, e io presi a succhiarle i capezzoli e a leccarle i seni e la faccia, dandole ogni tanto un bacio.
Mi ero già accorto che il pantalone del suo pigiama era letteralmente inzuppato dai suoi umori, ma dopo le ultime manovre mi accorsi anche che lei si stava masturbando infilando la mano all’interno delle mutandine e massaggiandosi.
“Cosa fai, ti masturbi” scherzai io, e le rispose:
“Sai, non ho mai visto un vero cazzo, e quindi mi sgrilletto”.
“Vuoi vedere un vero cazzo pronto per l’uso? ”
“magari! ”
“allora prenditelo”.
Mi alzai in piedi, e lei mi abbassò in un colpo solo pantaloni e mutandine, scoprendo il mio cazzo che aveva raggiunto dimensioni incredibili ed era di un rosso paonazzo.
“Uahoo! E questo coso dovrebbe entrare tutto nella mia fighetta”
“Si vede che non te ne intendi. L’hai mai tirato un pompino o una sega? ”
“Ti ho già detto che non avevo mai visto un cazzo”
“Puoi imparare velocemente, vuoi? ”
“Certo”
“Devi prendere in bocca tutto il cazzo e lo devi leccare con la lingua. Ma deve entrati tutto in gola, e quando te lo dirò, uscirà un liquido che dovrai bere tutto, va bene? ”
“Va bene”.
Sara iniziò a succhiare il cazzo un po’ goffamente, ma tutto sommato bene per essere la prima volta.
Quando non riuscii a trattenermi più, le sborrai in bocca un’enorme quantità di sperma, che però Sara riuscì ad ingoiare tutto e le piacque moltissimo.
Dopo, le abbassai le mutandine e vidi una figa coperta da una foresta di peli nerissimi, e Sara era talmente eccitata che l’umore aveva inzuppato peli e mutandine.
“Fammi godere come una troia” mi disse e mi misi a leccarle la figa mentre lei gridava degli “AHHHHH! ” di eccitazione.
Dopo presi una bottiglia e gliela infilai piano piano, mentre lei urlava
“Penetrami, voglio la fica allargata come quella di una troia! “.
Mi accorsi che la bottiglia penetrava per tutto il collo e per aumentare il diametro la giravo all’interno della figa ormai iniziata al piacere.
Dopo, la feci calmare, visto che ormai era mezzanotte e la stanza era sottosopra.
Sara mi volle tirare un altro pompino che però fu più bello di quello precedente.
Mi complimentai con lei che mi rispose:
“Sarò la tua troia tirapompini”.
La salutai con una leccatina alla figa che la fece nuovamente eccitare, una succhiata ai capezzoli e un lungo bacio in bocca durante il quale mi succhiò tutta la saliva che avevo in bocca.
E questa fu solo l’inizio…

La sera successiva sapevo già cosa dovevo fare: ci eravamo messi d’accordo con Sara nel pomeriggio e dovevo andare nella sua camera, dove avremmo continuato ciò che avevamo incominciato la sera prima, da soli. Invece mi aspetta una sorpresa.
Quando bussai alla porta lei mi aprì, mi fece entrare e mi disse:
“Senti, stamattina ho raccontato quello che abbiamo fatto ieri alla mia migliore amica, Giusi, e mi ha confessato che lei non ha mai fatto nulla del genere, e quindi ho pensato che avrebbe potuto imparare qualcosa… ”
“Se ho ben capito, anche la tua amica non ha mai visto un cazzo, vero? ”
“Infatti, ma credo che tuttavia ti piacerà”
“Va bene, ma dove sta, questa Giusi? ”
Sara mi sorrise, contenta, e mi baciò appassionatamente in bocca, andò verso il bagno e ne uscì con Giusi, vestita di solo accappatoio.
Giusi mi sorrise e guardò subito verso il mio cazzo, visto che, anche dietro il pantalone, faceva vedere le sue doti.
“Avvicinati” le dissi, e le diedi un bacio in bocca che lei accettò volentieri.
Le tolsi l’accappatoio e scoprii un seno di una terza abbondante, con dei capezzoli appuntiti e dritti, una figa molto pelosa coperta di peli biondicci, un culetto sodo ben tondo e abbastanza grande. “Ti piace? ” mi chiese Sara “Si, molto” risposi io e Giusi arrossì
“Ma io ti piaccio di più, vero? ” disse Sara ed io confermai.
“Cominciamo? ” chiesi e Sara si cominciò a spogliare, mentre io baciavo Giusi, leccandole e succhiandole i capezzoli che diventavano viavia più duri e dritti, mentre lei mi diceva:
“Si, dai, voglio fare la troia, fammi godere, succhiameli, mordimeli!!! “.
Scesi giù arrivando fino alla figa, che cominciava ad essere inzuppata, e quando
incominciai a leccarle il buco, lei cominciò a gridare degli
“AHHH! ” di piacere, fino a quando non venne nel suo primo orgasmo.
Mi fermai per farla riprendere e quando si calmò dissi in un orecchio a Sara:
“Dai, adesso fate un po’ le lesbiche”.
Sara mi carezzò il cazzo e si diresse verso Giusi, alla quale diede un bacio con la lingua.
Dapprima Giusi si spostò spaventata, ma quando le feci un cenno accettò la lingua di Sara e si scambiarono un vero bacio da lesbiche.
Penso che ci presero gusto, perché per staccarle ci misi un po’ di fatica.
“Adesso ti insegno un’altra cosa” dissi a Giusi
“Hai mai fatto un pompino? ”
Lei mi rispose di no e le dissi
“è facile, guarda come fa Sara”, questa non aspettava altro e si avventò contro il mio cazzo, con ormai grande esperienza, facendoselo scorrere fino in gola e leccando la cappella con sapienti colpi di lingua.
“Non devi farmi venire, tocca a lei, adesso” le dissi e Giusi si mise il cazzo in bocca da inesperta, ma tuttavia fece sortire gli effetti, tant’è che le scaricai in bocca un fiume di sperma di fuoco, che lei ingoiò con evidente soddisfazione.
“Buono, ha un sapore leggermente salato ed è caldo, ne voglio ancora” disse Giusi, contenta, ma Sara le rispose, acida:
“Non ti ci abituare, eh? “.
Feci godere un altro
poco Giusi infilandole un dito nella figa e facendola baciare e succhiare i capezzoli da Sara, con evidente piacere di entrambe.
Quando venne il turno di Sara, iniziai facendole infilare da Giusi la bottiglia nella figa, mentre io la baciavo con la lingua e le succhiavo i capezzoli.
Ogni tanto vedevo Giusi, ormai arrapatissima, togliere la bottiglia dalla figa della sua amica per infilarsela nella sua, dando nel contempo leccate nella figa di Sara.
Sara venne per diverse volte, e mi decisi a trombare lei e Giusi.
“Lo vuoi il cazzo nella figa? ” chiesi a Sara e lei, per tutta risposta, aprì le gambe e mi tirò per il cazzo verso la sua figa.
“Chiedilo anche a Giusi” le dissi,
“Diglielo tu” mi rispose.
Glielo chiesi e lei si stese prontamente con le gambe divaricate sul letto.
Decisi di iniziare con Sara.
Mi stesi su di lei e glielo infilai in un sol colpo, che provocò un urlo di piacere.
Lei venne contemporaneamente a me, che lei inondai la figa con il mio caldo seme, mentre lei urlava:
“Si, trapanami, voglio vedere il sangue uscire dalla mia figa da troia! “.
Dopo ciò, Giusi mi ripulì accuratamente la verga, le feci un gesto, lei capì, sorrise e andò verso Sara, le iniziò a pulire la figa, mentre lei si eccitava di nuovo.
Dopo poco, Giusi e Sara erano abbracciate e si baciavano, si leccavano le tette a vicenda e si sgrillettavano l’una con l’altra.
Staccai Giusi dalle mani di Sara e feci stendere sul letto, le infilai piano il mio membro che la faceva urlare di piacere ad ogni movimento.
Dopo lei venne un in orgasmo violentissimo, si staccò il cazzo ormai vicino all’esplosione e se lo infilò in bocca, dove le sborrai un sacco di sperma che lei ingoiò velocemente e mi continuò a succhiare il pene.
Dopo Sara chiamò Giusi e continuarono ad abbracciarsi e a sgrillettarsi a vicenda.
Dopo un bel po’, presi Sara e le dissi:
“Ora te la inculo”.
Sara si mise alla pecorina e accanto a lei si posizionò Giusi.
Le feci leccare il cazzo per lubrificarlo e glielo inculai in un colpo, che le strappò un urlo di dolore.
Quando Sara sentì abbastanza piacere, le tolsi il pene dal culo e inculai
Giusi che fece un salto e lanciò un urlo che fece risuonare la stanza.
Io, eccitato, quando sentii che non potevo più trattenermi, estrassi il cazzo dal culo di Giusi e glielo infilai nella figa, fino in fondo, facendola godere come una troia, e le gridai:
“Così impari a staccartelo dalla figa! “.
Lei mi disse, eccitatissima, :
“Si, dai, inondami la figa, la voglio piena di sborra come quella d una troia, e larga che ci deve entrare un piede di Sara! ”
Le inondai letteralmente la figa mentre lei godeva come una maiala.
Poi presi appunto un piede di Sara e piano piano riuscii ad infilarlo fino a metà, mentre Giusi mi succhiava il cazzo e beveva il mio sperma caldo.
Poi Sara volle infilato anche lei il piede di Giusi che però entrò tutto nella sua figa spaziosa.
Dopo che mi pulirono insieme il cazzo e si pulirono a vicenda la figa, le salutai facendomi fare un pompino, mentre io leccai le fighe e le tette, oltre che le due bocche, con la lingua(!!! ).
Quando andai via, notai che avevano lasciato la porta socchiusa, entrai di nascosto e le vidi sdraiate sul letto prima che si baciavano e poi in posizione 69, mentre Giusi chiamava Sara:
“Amore Mio! “.
Uscii e pensai:
“Sono delle vere amiche, quelle, sono così legate!!!!! ” FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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