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il Supplente.

In una tiepida mattina di maggio Paolo aprì la porta dell’istituto ed entrò in un corridoio in cui il sole disegnava ricami di luce nella polvere smossa dai bidelli. – Buongiorno professore – lo apostrofò il bidello.
– Buongiorno – rispose educatamente Paolo.
Ci aveva preso gusto subito, dal primo momento in cui aveva varcato la soglia. Per lui era una sensazione nuova, giovane ventisettenne di belle speranze e dal solido aspetto. Centotrenta chili distribuiti su un metro e ottanta di ingegnere. La notevole trippa gli tendeva la camicia, ormai fatta troppo stretta per la sua mole ingombrante, tanto che gli ultimi due bottoni sul collo non si chiudevano più. Dal colletto aperto si intravedevano ciuffetti del pelo folto e nero che terminavano in riccioli ribelli.
Entrò in classe, ma non in una delle solite classi di sbarbatelli che gli avevano assegnato… Doveva sostituire un collega malato e gli era toccata una quinta… Non conosceva questi ragazzi, nè intendeva conoscerli, tanto un’ora dopo sarebbero ridiventati degli sconosciuti come prima. Lo accolse qualche risatina di scherno sulla pancia da gestante, ma ormai questi apprezzamenti gli facevano più piacere che altro…
Si sedette sulla sedia della cattedra, come sempre sul bordo anteriore lasciando l’addome sporgere in avanti. Questo movimento stirò ancora di più il tessuto della camicia, la quale scoprì parte del ventre tra asola e asola. Paolo non se ne rese conto, abituato ad andare in giro con abiti attillati che mettessero in bella mostra ogni chilo della sua persona. Se ne accorse però Gianni, un ragazzotto di un metro e novanta e di corporatura solida. Era grasso, ma non aveva la trippa di Paolo, solo due grossi seni, quasi femminili, che gli ricadevano su due modesti rotolini di ciccia. I compagni non lo prendevano più in giro per queste poppe da signorina da quando sul suo petto giunonico era spuntata una savana di peli, segno, pare, di indiscussa virilità.

Paolo fece l’appello e il suo sguardo, che passava rapido da alunno ad alunno, si fermò proprio su Gianni. Lo colpì sia il villoso decolletè del ragazzo sia l’indiscutibile erezione che premeva da sotto i pantaloni della tuta. Guardandolo meglio Paolo si accorse che il ragazzo fissava sotto la cattedra e realizzò improvvisamente di essere al centro delle fantasie erotiche dell’allievo.

La cosa gli provocò un sentimento misto di eccitazione-imbarazzo, perchè sapeva bene come una situazione del genere fosse pericolosa…. Iniziò a sfogliare il registro, mentre la classe passava il tempo come poteva, giocando a carte, leggendo, chiacchierando a bassa voce….

Più il tempo scorreva più Paolo sentiva su di sè lo sguardo desideroso di Gianni, che non gli levava, se non per brevi istanti, lo sguardo dal ventre. Questo gli provocava un formicolio allo stomaco e per la prima volta si sorprese a desiderare di stringere tra le mani quei seni decisamente poco virili. Incrociò lo sguardo di Gianni, sentì il fuoco bruciargli il viso ma non fece a tempo a vergognarsene perchè la campanella suonò annunciando la pausa per il pranzo.

Paolo salutò la classe con un “buongiorno” detto sottovoce e uscì senza degnare Gianni di uno sguardo, tanto era l’imbarazzo che provava in quel momento. Aveva sempre desiderato avere un rapporto omosessuale con un allievo ma non aveva mai trovato nè il coraggio nè la persona “giusta”. Ora che forse l’aveva davanti aveva paura e la parte più istintiva della sua mente lo detestava un po’ per questo. Entrò nel bagno degli insegnanti e si sciacquò il viso con dell’acqua fredda. Nella scuola ormai regnava un silenzio assoluto, i ragazzi erano usciti tutti per andare a pranzo e rimanevano solo due bidelli al pianterreno che sbocconcellavano un panino e leggevano il giornale. Rinfrancato da quel silenzio Paolo abbandonò la testa sul petto e scaricò il peso sulle braccia poggiate sul lavandino. Dopo qualche minuto sentì la porta aprirsi e chiudersi alle sue spalle… Un collega ritardatario, pensò… Ma non fece a tempo a dire nulla che sentì due mani grosse e calde avvinghiarsi alla sua pancia e massaggiare con forza ma dolcemente.
– Ma chi cazzo… – proruppe Paolo
– Sono io, maiale in calore! – rispose sottovoce Gianni.
– Ma come ti permetti, frocio! – disse a mezza voce Paolo… ma fu zittito da una mano che gli afferrò il basso ventre nel bel mezzo di un’erezione violenta.
– Non puoi negare ciò che l’uccello grida – sussurrò Gianni.
A questo punto Paolo si zittì, conscio che fingere ancora non sarebbe più stato possibile. Pensò velocemente a cosa fare, mentre il ragazzo iniziava a sbottonargli la camicia e a giocherellare con il pelo del suo stomaco.
– Ma come hai fatto a capire… – disse timidamente.
– Un sesto senso, maialone. E poi quegli sguardi alla mia patta… Non hai guardato altro per tutto il tempo… – E adesso cosa vuoi fare? Se ci scoprono io vado in galera e tu sei espulso…
– Non ti preoccupare, prof. Per un’ora qui non c’è nessuno. Manca solo Francesco…
– Francesco? Chi è?

In quel momento due occhi neri fecero capolino dalla porta ed entrò uno dei più bei ragazzi che Paolo avesse mai visto. Alto almeno un metro e novanta, capelli castani folti e corti, un naso affilato e molto espressivo, un fisico massiccio ma non grasso. Indossava una camicia nera a bottoni bianchi e un paio di pantaloni beige con tasconi sulle cosce.
– è lui Francesco? – balbettò Paolo tra l’incredulo e l’eccitato.
– Dai entra che ci facciamo un maiale allo spiedo – disse Gianni con tono divertito.
Francesco guardò Paolo con un misto di lussuria e timoroso rispetto.
– La faremo divertire prof – disse – è un po’ che io e Gianni volevamo divertirci con lei, ma non riuscivamo mai a trovare il momento giusto…

Paolo era sbigottito. Aveva sempre pensato di riuscire a mascherare bene la sua omosessualità… I suoi pensieri furono bruscamente interrotti dallo strip che Francesco aveva iniziato. Si era sbottonato la camicia, rivelando un torace molto villoso, con un pelo non fitto ma lungo che attaccava anche le spalle. Si aprì anche la lampo dei pantaloni rimanendo solo con un minutissimo tanga bianco. Si levò anche quello, scoprendo un sesso dalle dimensioni più che decorose, con la base annegata in morbido pelo nero e la testa grossa ricoperta da un prepuzio deliziosamente bello.
Paolo si avvicinò a quello strumento di piacere, ma decise che prima di assaggiarlo doveva ammirare quel bel torace virile. Sfiorò allora con le mani i due seni e iniziò a massaggiare, sentendo con immenso piacere il pelo scorrere sotto le dita vogliose.
Nel frattempo Gianni aveva scoperto il suo membro, ventidue centimetri di carne per far godere anche i più esigenti. Abbassò i pantaloni di Paolo il quale, preso dalle grazie di Francesco, non si scompose. Abbassò anche i boxer e prese le grosse natiche con una presa ferma le allontanò per preparare l’ano all’introduzione del mostro. La penetrazione non fu difficile. L’ano di Paolo era normalmente frequentato da vibratori e oggetti vari, visti i frequenti giochi erotici solitari. A Paolo l’operazione sembrò durare un’eternità. All’inizio il dolore era insopportabile. Quella grossa verga si faceva strada dentro di lui dilaniandolo, aprendolo in due. A poco a poco il piacere sostituì il dolore, fino a che, quando tutto il cazzo fu dentro di lui, l’accoppiamento gli parve la cosa più naturale del mondo. Ora Gianni era una cosa sola con lui, i grossi seni che penzolavano e le braccia che cingevano parte dello stomaco bovino di Paolo con ardore eccessivo.

Francesco si fece accarezzare un po’ il torace da un Paolo stravolto dal piacere. Dopo un po’ disse: – Mettiamolo sul tavolo.
– Ma siamo sicuri che il tavolino regga questo bue? è solo un banco!
– Sì, dai, mettilo a pancia in su.
Gianni estrasse il cazzo dal ventre di Paolo e insieme sospinsero il malcapitato e ormai stordito professore affinchè si distendesse sul banco. Gli levarono pantaloni e boxer, così da avere più ampia manovrabilità e subito, prima che l’ano si rilassasse, Gianni lo penetrò nuovamente divaricandogli le gambe con le mani e spingendo con il bacino. Francesco si mise all’altro capo del banco e senza tanti complimenti infilò il suo sesso nella bocca di Paolo fino a farlo sparire. Iniziò poi a massaggiare quella pantagruelica trippa facendo tremare le gambe del banco. Quando questo massaggio produsse una solida erezione Francesco si piegò in avanti e in un insolito 69 iniziò a sbocchinare quel maiale in calore.

Il terzetto andò avanti per un bel pezzo. Paolo era in estasi, il culo sventrato dal cazzo di Gianni, il cazzo succhiato fino alle palle dalla bocca a ventosa di Francesco, la trippa massaggiata con vigore e la bocca riempita da un arnese grosso, pulsante e dal sapore divino.
Gianni venne copioso nell’intestino di Paolo, che sentendo il caldo seme dentro di sè inondò di sperma la bocca di Francesco. Quasi simultaneamente Francesco sparò in gola a Paolo una raffica di liquido caldo e denso, e Paolo non potè far altro che inghiottire. Gianni e Francesco si ritirarono e lasciarono Paolo ansimante e stordito sul tavolo. Dopo qualche attimo Paolo rotolò giù dal banco e cercò di reggersi in piedi, ma fu subito preso alle spalle da Francesco che, con la verga già in tiro, lo penetrò di nuovo a fondo. Paolo non ebbe il tempo di reagire ma solo di sentire quel grosso membro caldo invadergli l’intestino e allargargli l’ano.

– Inculami tu porco – disse Gianni a Paolo. Si mise piegato davanti a lui sfregando le natiche sul membro dell’insegnante, membro che in poco tempo fu ritto e inserito nel buco voglioso che lo attendeva. Qualche scultore ne avrebbe sicuramente ricavato un bel gruppo marmoreo: Francesco stava incollato a Paolo e lo baciava sul collo, Gianni, a causa della pancia prominente di Paolo doveva rimanere piegato e per godere di più si dimenava come un forsennato.
– Spaccami in due, bue panciuto – sussurrava Gianni.
– Se non resti incinto così non sei un uomo – bisbigliava Francesco nelle orecchie di Paolo mentre lo penetrava e gli piantava le dita nella carne flaccida e cascante della pancia.
La cosa non durò a lungo: Francesco, supereccitato dal magnifico esemplare che stava inculando venne copiosamente e gli parve che tutta la sua essenza fluisse nelle viscere di Paolo. Gianni, quando sentì l’ultima spinta di Paolo e la sua sborra riempirgli la pancia eiaculò così tanto da formare una piccola pozzanghera di sperma sul pavimento,

I tre corpi sembravano incollati, fusi in una carne sola da un amplesso violento. Gianni si staccò per primo, sfilando il cazzo di Paolo ancora grondante di sperma, e si mise a pulire la macchia con un pezzo di carta assorbente. Francesco lo imitò, divaricando con dolcezza le natiche di Paolo e ripulendo la nerchia con un fazzoletto.
Paolo, dopo essere rimasto per un attimo attonito e spossato dal piacere in una posa immobile, iniziò a rivestirsi meccanicamente, senza dire una parola.

– Scopi che è una favola, prof – disse Gianni con un sorriso sulle labbra – Se avessi saputo le tue qualità prima ti avrei sicuramente chiesto delle ripetizioni!
– Hai anche un bel culo accogliente – continuò Francesco – chissà quante volte ti hanno fottuto da dietro.
– L’ho preso tante volte – disse Paolo rompendo il silenzio – ma non ho mai goduto così tanto come oggi…
– Ti prometto che ne vedrai delle belle ancora – promise Gianni.

E si vedeva che non mentiva. FINE

About A luci rosse

Mi piace scrivere racconti erotici perché esprimo i miei desideri, le storie vissute e quelle che vorrei vivere. Condivido le mie esperienze erotiche e le mie fantasie... a luci rosse!

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