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Inglese

Angelo era un diciottenne biondo, molto sviluppato per la sua età, al quale da un paio di settimane davo un aiuto con l’inglese. Era il figlio del custode di una villa vicino alla mia e fu proprio suo padre a parlarmi delle sue difficoltà a scuola con la lingua straniera, così mi offrii volontariamente per dargli delle ripetizioni. All’epoca avevo quasi 23anni, mi ero diplomata quattro anni prima come operatrice turistica e adesso avevo una agenzia di viaggio tutta mia, con due dipendenti, e conoscevo l’inglese a menadito, così quel lunedì…. Gli aprii il cancello e la porta d’ingresso e gli diedi il solito bacio di benvenuto sulla guancia. Lo feci accomodare in salotto e presi dalla libreria i quaderni con gli appunti delle nostre due lezioni precedenti. Quel giorno Angelo indossava dei pantaloni abbastanza attillati, che mettevano in evidenza un bel rigonfiamento all’altezza dei suoi inguini; quando lo notai, fui letteralmente percorsa da brividi di eccitazione. Tra una domanda d’inglese e l’altra, la mia concentrazione era disturbata da pensieri morbosi: mi sforzavo di non pensarci, ma continuavo ad immaginarmi le dimensioni di quel serpentone che il mio giovane allievo pareva avere tra le gambe. Ero convintissima che lui mi desiderasse: bionda, occhi azzurri, alta 1, 70, fisico flessuoso e ben proporzionato, ero l’oggetto del desiderio di tutti i maschi del paese; sapevo però che per vincere la sua soggezione, occorreva una mia mossa; dovevo essere io a fare il primo passo. E quel pomeriggio lo feci. Prima lo eccitai per bene standogli sempre addosso e strusciando i miei seni contro la sua testa, quando mi mettevo dietro di lui per controllare ciò che scriveva sul quaderno, poi mi sedetti al suo fianco e, facendo finta di nulla, posai la mano sulla patta dei suoi pantaloni, sentendo sotto di essa, il suo fucile già semi-rigido. Rimasi con la mano lì, ancora per qualche istante e sentii il suo membro vibrare e sussultare, ingigantendosi ancordi più allo strusciare della mia mano sui pantaloni. A quel punto Angelo vinse ogni sua remora: alzò la testa dai libri; scostò la sedia dal tavolo e subito mi abbracciò e mi baciò, avendo capito che quel pomeriggio non avremmo fatto la solita lezione di inglese ma ben altro. Io risposi al suo bacio, ficcando la mia lingua dentro la sua bocca e muovendola con vigore, mentre le nostre mani percorrevano reciprocamente i nostri corpi e tentavano di spogliarli. Angelo, oramai a torso nudo, si alzò dalla sedia per sfilarsi i pantaloni e gli slip. Quando lo fece, rimasi veramente esterefatta: il suo cazzo era lungo, almeno 25 cm, di ottima circonferenza, ma ciò che colpiva di più era il suo enorme glande, grande almeno quanto una pallina da tennis. Di fronte a quello spettacolo non resistetti a lungo; mi sdraiai sul tavolo, sollevai la gonna, scostai le mutandine e lo invitai a penetrarmi immediatamente. Lui si avvicinò, cercò con la grossa punta del suo cazzo la mia già fradicia apertura, e in un sol colpo mi fu dentro. Mi sentii improvvisamente e veramente piena, cosicché bastarono pochi secondi e pochissimi suoi movimenti del bacino, per farmi godere un orgasmo spasmodico. Angelo venne di lì a poco, mentre io ancora stavo sussultando, riempiendomi l’utero del suo caldo seme. Per quel giorno ci fermammo lì. Ci ripulimmo, ci rivestimmo, ci salutammo con un ardente bacio e fissammo l’appuntamento per il lunedì successivo: altra lezione, altra scopata: Arrivederci Angelo. FINE

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