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La chimica

Ci si lamenta spesso della durezza della vita universitaria e spesso non se ne sanno cogliere le piacevolezze. Io, iscritto al secondo anno di medicina e in procinto di affrontare l’esame di chimica che mi era rimasto indietro dal primo anno, mi ritrovai un giorno a passare nei pressi del mio vecchio liceo – lo faccio sovente, ma la maggior parte delle volte neanche ci faccio caso e invece quel dì mi ci soffermai davanti – e mi venne l’ idea di andare a trovare i vecchi professori visto che era parecchio che non lo facevo.
Entrai e mi diressi verso la sala professori, senza sapere se tra l’altro fossi riuscito a incontrarne qualcuno. E invece subito riconobbi con piacere la proff di matematica, una delle persone più umane e coscienziose che abbia mai conosciuto, e quello di filosofia; era il momento del cambio dell’ora e quindi mi intrattenni solo pochi minuti con loro visto che dovevano recarsi nelle loro aule, poi non vedendo più nessuno pensai di andarmene, quando vidi la proff di chimica, che invece la sua lezione l’aveva terminata. Era una donna sui 35 dall’aspetto piacevole, non eccezionalmente bella, ma che aveva suscitato, e che ancora suscitava tra gli studenti (maschi) una certa ammirazione, per non dire delle vere e proprie fantasie. Io che non ero diverso dagli altri fui contento di vederla e, a giudicare dall’espressione, lo stesso ebbe lei nei miei riguardi. Dopo i soliti convenevoli lei mi chiese della mia carriera universitaria e quando le dissi che di lì a quindici giorni avrei dovuto sostenere l’esame di chimica sorrise e mi disse
“Sono sicura che lo passerai tranquillamente. Mi ricordo che con me te la cavavi bene. Vedi di non deludermi! “. Abbozzai un sorriso forzato, facendo tutti gli scongiuri del caso e lei aggiunse:
“Beh, se ti accorgi che hai bisogno di un ripasso e vuoi di chiedermi qualcosa non ti fare problemi. “. Io ringraziai e dissi che comunque mi sentivo abbastanza preparato, dopodiché decisi che era ora di andare, la salutai e uscii dalla scuola.

Nei giorni seguenti ci ripensai un po’ su e, ripensando anche ai vecchi tempi del liceo, realizzai che comunque sarebbe stato sempre piacevole rivederla e quindi decisi che sarei ritornato alla scuola. Effettivamente per l’esame mi sentivo a posto e trovai pure difficoltà nella scelta dell’argomento di cui chiedere spiegazioni; ma poi pensai che uno vale l’altro, tanto già sapevo che la mia attenzione si sarebbe concentrata su altre cose.
Così la settimana dopo mi ripresentai da lei adducendo la scusa che nel ripasso generale del programma avevo scoperto di non aver compreso molto bene un certo argomento e le chiesi se gentilmente poteva concedermi qualche minuto del suo tempo. Con grande mia sorpresa lei non solo rispose affermativamente, ma addirittura mi invitò la mattina dopo a casa sua “perchè così – disse – ho un po’ più di tempo e più tranquillità per spiegarti meglio queste cose che effettivamente non sono semplici”. Dopo un momento di titubanza in cui non sapevo come reagire, risposi che non volevo disturbare troppo (anche se in realtà volevo subito dire di sì), ma lei insistette e quindi accettai.

L’indomani mattina mi ritrovai a suonare al suo campanello non senza un certo imbarazzo, ma lei aprì la porta con una grande sorriso che mi fece passare tutte le titubanze; mi fece accomodare al tavolo in salotto dove c’erano un paio di libroni di chimica aperti sulle pagine che trattavano l’argomento che avevo richiesto.
La casa sembrava vuota e infatti mi accorsi subito che non c’era nessun altro a parte noi due. Lei era vestita nel modo in cui spesso la si vedeva in classe: aveva un bel maglione arancione sotto cui si vedeva una camicetta a righe rosa e bianche e una gonna nera che arrivava appena sopra il ginocchio e scendeva stretta, evidenziando la forma provocante del fondoschiena e delle gambe.
Si sedette anche lei: il tavolo era uno di quelli rotondi ed era senza tovaglia, così che per un attimo abbassai lo sguardo e potei notare che era seduta con le gambe accavallate con la gonna che era salita di quei pochi centimetri che sarebbero bastati per accendere svariate fantasie.

Non ci mise molto nell’espormi la sua spiegazione dell’argomento; fu rapida e concisa, ma per due o tre volte mi sa proprio che distrassi l’attenzione dai libri e rivolgerla al suo corpo.
A un certo punto si alzò e mi disse che aveva sete chiedendomi poi se anch’io volevo qualcosa da bere; ringraziai e dissi di no. Mentre era nell’altra stanza iniziò a chiedermi un po’ anche della mia vita extrascolastica: se praticavo attività sportive, cosa mi piaceva fare, i posti che frequentavo, poi tornò da me e sorridendo disse: “E con le donne come andiamo? Ce l’hai la morosa? “. Sorrisi anch’io, poi la feci partecipe della mia condizione di single e lei aggiunse: “Ma un bel ragazzo come te ormai avrà sicuramente un po’ d’esperienza”. Abbastanza intimidito risposi in maniera vaga e confusa, iniziavo a essere un po’ imbarazzato.
“Ti dirò: io mi accorgo ogni tanto di attirare gli sguardi degli studenti e anche dei miei colleghi, anche nelle tua classe era così, ma in particolare mi ricordo il modo in cui tu qualche volta mi fissavi, quasi con lo sguardo perso nel vuoto. Sai, non sembra, ma a stare seduti alla cattedra si vedono tante cose”. Rimasi completamente meravigliato e nello stesso tempo provai una vergogna notevole, tanto che penso cambiai totalmente colore in volto; non sapevo più cosa dire e se dovevo dire qualcosa, forse provai a mugugnare qualcosa, ma non fu nulla di compiuto. A questo punto lei rise, non so se per sdrammatizzare o se per la mia reazione, e disse:
“Guarda che non ti devi dispiacere o vergognarti, io non mi sono mica offesa, anzi direi che mi sono quasi divertita a vedere la tua buffa espressione di quei momenti”; poi si alzò: “Dai, vieni qua un momento”. Non ebbi neanche la forza o il coraggio di obiettare qualcosa, mi alzai anch’io e mi misi davanti a lei. “Non guardarmi così, non voglio mangiarti! “; rimanemmo qualche secondo fermi in silenzio poi aggiunse
“Beh, potresti fare qualcosa….. per esempio dammi un bacio”. Stavo impazzendo e non riuscivo a decidere il da farsi. “Ma… “, provai a rispondere, ma lei ribadì subito: “Su, non fare il timido, lo so che lo vorresti fare. Ti sto dando una bella
occasione, non vorrai sprecarla”. Iniziò a battermi forte il cuore e ancora pieno di imbarazzo le detti un piccolo bacio, quasi un soffio, sulla guancia. Allora mi guardò sorridendo, mi prese le mani nelle sue e disse: “Non penso sia tutto qua quello che sai e vorresti fare. Lasciati andare un po’ e riprovaci”.
Fu un gesto quello che mi fece sciogliere un poco e allora stavolta la baciai sul serio: premetti le mie labbra sulle sue e, una dopo l’altra, portai le mie braccia dietro la sua schiena abbracciandola; la sua bocca era morbida e sapeva di miele. Bastarono pochi secondi per liberarmi del mio impaccio iniziale e dare sfogo alle mie voglie. Poco a poco la mia mano destra, che stava percorrendo su e giù la schiena, accarezzandola, si portò sul fianco e lentamente iniziò a scivolare lungo la coscia per poi risalire e ridiscendere ancora; la portai poi nuovamente sul fianco e quindi la feci scorrere verso l’alto, andando a sfiorare il seno, e verso il basso fino a poggiarla interamente sui glutei sodi.

Staccai la mia bocca dalla sua e le baciai il mento, lei inarcò la testa e lasciò scoperta la gola bianca su cui mi avventai le mie labbra e accarezzarle con esse tutto il collo, mentre le mani ormai andavano liberamente su tutto il suo corpo: una la feci scorrere sotto la gonna e potei sentire la morbidezza della pelle delle sue cosce e delle natiche, da cui ora mi divideva solo il sottile ostacolo delle calze. Smisi di baciarla, la guardai negli occhi, lei sorrise e disse:
“Visto che ce l’hai fatta? Ma adesso che abbiamo iniziato è un peccato smettere”. Annuì e questa volta senza titubanze mi avventai su di lei e passandole le mani dietro la schiena andai subito alla ricerca del bottone e della cerniera della gonna scura; li trovai, feci saltare il bottone e tirai giù la cerniera: la gonna scivolò lungo le sue gambe e cadde a terra con un suono sordo. La mia erezione era ormai già a buon livello e iniziai a sentire che i jeans mi creavano impaccio, così velocemente mi spogli!
ai, rimanendo in mutande e altrettanto velocemente tolsi a lei maglione e camicetta. Feci allora due passi indietro per guardarla: era veramente una donna stupenda, il corpo snello, le gambe affusolate e i seni di una misura (per niente grossa, ma non erano neanche piccoli) che le donava una certa grazia.
Mi riavvicinai, le passai una mano tra i capelli e ricomincia a baciarla e accarezzarla, ma stavolta potevo sentire direttamente la sua pelle liscia; mi abbassai per baciarle tutto il corpo, dalla testa alle gambe, poi le tolsi il reggiseno bianco e le presi i seni nelle mani, stringendoli. Quindi, massaggiandone sempre uno con una mano, affondai la mia bocca nell’altro: era soffice e liscio e prendendo il capezzolo tra le labbra lo sentii diventare turgido.
Mentre ci accarezzavamo a vicenda infilai i pollici nell’elastico dei suoi slip e li tirai giù, scoprendo il bacino bianco su cui faceva contrasto al centro la tipica (e mitica) zona pelosa nera a forma triangolare su cui feci passare la mano. Quindi feci lo stesso con le mie mutande e misi alla luce il mio sesso ormai teso e duro come il marmo. Lei mosse la mano e mi accarezzò prima i testicoli e poi fece scorrere due dita su e giù per il pene con una grande delicatezza.

Nel salotto c’era un bel divano in pelle verde: la presi per mano e glielo indicai, ma lei scosse la testa e disse:
“Di là c’è il letto, è più comodo”. Così mano nella mano ci avviammo in camera dove c’era un grande letto matrimoniale. Lei si sdraiò e io rimasi qualche istante in piedi a osservarla e mi venne voglia di baciarla e leccarla tutta; mi sdraia inizialmente accanto a lei, poi mi feci sopra e partendo dalla fronte, feci scorrere le mie labbra lungo il suo corpo, soffermandomi sui seni e ripassando più volte sopra le cosce, mentre lei mi accarezzava la testa e la schiena. Quindi mi misi in ginocchio in fondo al letto, davanti a lei, e le aprì le gambe, lasciando scoperto il suo sesso; mi avvicinai e iniziai ad accarezzarlo dolcemente, mentre lei iniziava a tirare qualche sospiro: le labbra erano rosa e carnose e morbide. Non resistetti alla tentazione di infilarle un dito dentro e lei gemette lievemente: il suo interno era caldo, umido e scivoloso; tirai fuori il dito e lo annusai. Volli allora assaggiare direttamente i suoi sapori e mi buttai con la testa tra le gambe aperte iniziando ad agitare la lingua: la sua cavità era un insieme di odori e sapori dolci e amari, che mi aumentarono ancora di più l’eccitazione, insieme ai suoi sospiri di piacere che si facevano più intensi. Mi rialzai e la baciai, quindi la fissai negli occhi dopodiché, lentamente, le scivolai dentro; lei accompagnò la mia azione con un lungo gemito e qui ci lasciammo completamente andare: le mani di entrambi erano ovunque, i corpi sudati si muovevano armoniosamente, i baci non si sprecavano. A ogni mio colpo, scandito da un urlo di godimento di entrambi, sentivo il suo piacere crescere e ciò faceva crescere il mio; a un certo punto la sentii stringere le gambe su di me, dopodichè tirò un lungo sospiro e fece come per rilassarsi; non passarono molti secondi che capii che la mia resistenza era arrivata al termine e tirando un piccolo urlo rovesciai tutto il mio piacere d! entro la sua pancia.

Rimanemmo sdraiati l’uno accanto all’altro ancora per un po’ di tempo, baciandoci e abbracciandoci continuamente, quindi decisi che per me era ora di andare: mi alzai, tornai in salotto e mi rivestii. Le mi seguì subito dopo: non si era rivestita, ma aveva indosso solo una vestaglia da notte. Raccolsi le mie cose e mi avviai verso la porta con lei dietro; ci salutammo calorosamente con un lungo bacio, ma evidentemente l’ardore in noi non si era del tutto spento. Fui colto da una nuova ondata di piacere e lo stesso lei, così la spinsi dolcemente contro il muro e senza neanche slacciarle la vestaglia la presi lì, in piedi accanto alla porta.
Terminato anche il secondo amplesso mi ricomposi e stavolta andai sul serio, promettendo di darle notizie sull’esito dell’esame. Esame che ovviamente fu passato tranquillamente, non a pieni voti, ma quasi.

Ora, a distanza di quasi un anno, sto raccogliendo le immagini di quei momenti per metterle per iscritto e, potete giurarci, la voglia di ritornare indietro è veramente tanta. Ma forse sono cose belle anche perchè sono passate e non durano all’infinito; e quella sembrò avere tutti i connotati della tipica avventura di un giorno, pochi attimi intensi e poi basta. Tuttavia penso che mi sbagliai a giudicarla così, infatti…… scusate un attimo mi suonano alla porta, stavo aspettando una persona e forse è arrivata….. ebbene sì quella persona è proprio lei, la carissima professoressa di chimica. Quello che è successo non è stato solo lo sfogo di un paio d’ore, ogni tanto ci vediamo ancora, non molto spesso perchè le possibilità non sono molte. Oggi è una di
quelle poche volte e mentre sto finendo il mio racconto eccola qui accanto a me, che mi accarezza la testa e mi da un bacio, poi si gira e si dirige verso il letto e intanto si slaccia la gonna e la fa cadere a terra…….. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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