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La cugina porcellina

Quanti di voi nell’adolescenza si saranno innamorati della propria cugina? Quanti della propria zia? Io dico quasi tutti. Ma non tutti hanno potuto provare un’esperienza come la mia, 18enne timido e carino, circuito da zia e cugina. Ogni estate mi recavo a C…….. per trascorrere le vacanze al mare. Ci andavo volentieri da solo, perché mia cugina era una ragazza vivace, ed aveva molte amiche che ogni anno mi attendevano con “ansia”, e mia zia era gentilissima e affettuosa. Era vedova, il marito, fratello di mio padre , morì dopo soli due anni di matrimonio. Così lei, donna attraente e sensuale, viveva da sola con l’unica figlia, ed era molto contenta di ospitarmi nei mesi estivi, quasi fosse più tranquilla nel vedere una figura maschile che girava per casa. Avevo 18 anni, mia cugina, Luisa, 18 e mia zia, Clara, 39.
Questa volta però, ritornavo con spirito diverso, piuttosto turbato ed eccitato. L’estate precedente avevo visto due scene da brivido: mia zia che si masturbava in bagno con il manico di una spazzola e mia cugina che prendeva in bocca l’uccello al proprio ragazzo. Le avevo spiate entrambe nei loro momenti di intimità, e non nascondo che più volte durante l’anno mi ero masturbato pensando a quelle scene. Fantasticavo ed immaginavo scene erotiche fino a quel momento viste soltanto in tv: ma mai avrei immaginato che la fantasia si sarebbe trasformata in realtà… e che realtà, fatta di intrecci e compromessi. Erano trascorsi dieci giorni dal mio arrivo. Erano le 11 del mattino e la zia era uscita per fare la spesa. Come ogni mattina Luisa venne a svegliarmi, ma quella mattina era diverso dal solito, indossava dei pantaloncini ed una maglietta aderenti: si intravedevano le labbra della sua passerina ed i capezzoli, duri e dritti. Non ci avevo mai fatto caso e quello spettacolo mi provocò un’imbarazzante erezione. I mie 20 cm avevano provocato un rigonfiamento notevole nei boxer e lo sguardo di mia cugina cadde subito lì.
“Madonna! ” esclamò suscitando il mio sorriso.
“Scusami” dissi, e per giustificarmi aggiunsi
“Stavo pensando alla tua amica, Paola. Mi attira molto”. Ma lei non si scompose e disse
“Figurati, cosa credi che sono nata ieri. Anche io ho il ragazzo, solo che non ha un affare del genere”. Poi balzò sul letto e si sdraiò al mio fianco.
“Come sia cresciuti – disse -. Fino a qualche anno fa giocavamo ancora. Ritorniamo bambini per un attimo. Io sono la dottoressa e tu il malato”.
Potete immaginare la reazione del mio uccello. Si rizzò nuovamente. Ero consapevole che mia cugina si era eccitata come una porcellina in calore ed ero ad un passo dal realizzare le mie fantasie erotiche.
“Togliti la maglietta che ti visito” disse con una vocina accattivante, ed io ubbidii immediatamente.
“Dove ti fa male…. Qui? ” esclamò tastando il petto.
“La pancia? Il fegato? La gamba”. Toccò la coscia sfiorando con il palmo della mano il membro duro. Aveva trovato il punto che mi doleva….. le palle. Con la mano le afferrò saldamente e aggiunse
“Ora ti faccio guarire io”. Con una mano massaggiava i testicoli gonfi come due cocomeri e con l’altra cominciò a scappellare l’uccello. Ed il tutto con una naturalezza disarmante, dimenticando che fossimo cugini. Aveva fatto molte seghe a giudicare dalla bravura. Fece cadere sul palmo della mano un filino di saliva e mi inumidì la cappella. La teneva stretta nel palmo e la massaggiava con un movimento lento e circolare. Quel giochino durò alcuni minuti, che mi sembrarono ore tanto era bello ed eccitante.
“Ti fa male perché è gonfio, ora ci penso io” disse, continuando il gioco che le aveva dato l’opportunità di rompere il ghiaccio, e nemmeno il tempo di terminare la frase che se lo infilò tutto in bocca. La lingua calda e morbida mi avvolgeva la cappella. Ogni tanto si fermava, lo mordicchiava, scendeva lungo l’asta e poi giù a stuzzicare le palle. Quel suo modo di fare da troietta mi stava facendo impazzire. Poi, improvvisamente, spostò al lato i pantaloncini aderenti e montò sul mio attrezzo. Si dimenava come una forsennata e gemeva. La stavo impalando proprio come avevo sempre sognato.
“Prendimi alla pecorina, come fa il mio ragazzo”, ansimò. E io subito l’accontentai, spingendo come un dannato. Colpi forti e decisi che la fecero impazzire. Venne due volte prima che il mio seme caldo ricoprisse il suo bel culetto tondo e sodo. Il primo fiotto le rigò la schiena, il secondo la natica destra, il terzo ed il quarto proprio sul buchino del culetto. Fu allora che mi resi conto quanto fosse porca, ed in seguito me lo dimostrò ancora, perché mentre il mio liquido caldo la ricopriva colandole dappertutto lei si massaggiava freneticamente il clitoride.
Si rivestì in fretta ed usci dalla stanza con la stessa naturalezza con cui me lo aveva preso in bocca. Usciva per incontrare il suo ragazzo e magari per fare nuovamente l’amore. Rimasi disteso sul letto per quasi un’ora. Ero frastornato e pensieroso e credevo di essere rimasto solo a casa.
Ma la porta all’improvviso si aprì. Era mia zia, che con una flemma incredibile esclamò:
“Ho visto tutto. E dire che ti avevo accolto come un figlio. Dirò tutto ai tuoi genitori”.
Ma la storia non finisce, perché il silenzio si paga e potete immaginare una vedova, in un paese del Sud, pieno di falsi moralisti e di bigotte, quanto possa essere repressa, psicologicamente e, soprattutto, sessualmente. Il silenzio si paga, ed io, per non farmi sputtanare stetti al gioco: per tre anni sono stato il suo “oggetto” sessuale, cosa che all’inizio non mi dispiacque, ma che col passare del tempo divenne insopportabile, perché frutto di un rapporto morboso e possessivo fino all’inverosimile. FINE

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Storie sexy raccontate da persone vere, esperienze vere con personaggi veri, solo con il nome cambiato per motivi di privacy. Ma le storie che mi hanno raccontato sono queste. Ce ne sono altre, e le pubblicherò qui, nella mia sezione deicata ai miei racconti erotici.

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