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La dottoressa

Mia madre aveva una grande amica di nome Lucia. Era anche lei come mia madre separata, da circa 2 anni, era una donna affascinante, vestiva in un modo che io trovavo molto sexy, con dei tailleur e delle gonne che le arrivavano poco sopra il ginocchio. Era alta circa un metro e settanta, con dei capelli castani che le arrivavano circa alle spalle, un carnagione molto chiara e degli occhi scurissimi, le forme del suo corpo erano molto femminile e provocanti. Di professione faceva la dottoressa. Era molto diversa dalle altre amiche di mia madre perché oltre a essere molto più giovane era l’unica che sembrava dare molta confidenza sia a me che alle mie sorelle, e quando , sempre più spesso dopo la sua separazione veniva a trovare mia madre, indugiava spesso a chiacchierare con noi figli anche di argomenti diversi e più profondi delle solite constatazioni su quanto eravamo cresciuti o su come andavamo a scuola. Non posso nascondere che era diventata una delle principali protagoniste dei miei sogni erotici. Mi immaginavo che un giorno lei con una scusa mi avrebbe invitato a casa sua, e che si sarebbe spogliata per me, che avrei potuto finalmente vedere sotto la sua gonna, che avrei potuto finalmente averla. La sognavo, la vedevo nuda in sogno, ci baciavamo, ci leccavamo, ci amavamo, ci davamo reciprocamente piacere fino a gridare. Ma poi mi svegliavo……. Iniziai a pensare a come avrei potuto immaginando mille situazioni diverse, fino a che decisi: sarei andato un giorno nel suo studio e con la scusa di un dolore all’inguine mi sarei mostrato a lei nudo e poi avrei azzardato! Un pomeriggio le telefonai allo studio chiedendo un appuntamento ed accennandole qualcosa, ma le chiesi di non dir niente alla mamma per non farla preoccupare! Lei disse che potevo andare il giorno seguente all’orario di chiusura, mi avrebbe visitato nel suo studio e visto che sarei stato l’ultimo cliente mi avrebbe rassicurato su ogni mio eventuale dubbio! Che brava che era! Ma non immaginava minimamente quello che io avessi in mente! Arrivai allo studio alle 19: 00 in punto, nello studio fui ricevuto da un infermiera in camice bianco che mi fece accomodare nella stanza d’attesa, la ragazza era una biondina con i capelli tagliati cortissimi, non molto alta ma con tutte le curve al punto giusto, ed il camice un po’ trasparente lasciava intuire il suo abbigliamento intimo anch’esso bianco. l’infermiera mi pregò di seguirla, le andai dietro e notai con molto piacere il suo camminare ancheggiante e provocatorio. Arrivammo alla porta, la ragazza bussò ed una voce dall’interno ci disse di entrare Entrai e Lucia era seduta dietro la sua scrivania, mi salutò con un sorriso smagliante e mi disse di sedermi ed iniziare a raccontare cosa mi era successo! Io mi sedetti ed iniziare a parlarle di un fantomatico dolore all’inguine e di quanto fossi preoccupato di questa cosa, lei mi rassicurò e disse che sicuramente non era niente di grave, ma che sarebbe stato meglio dare un’occhiata, così mi disse di alzarmi in piedi e spogliarmi, mentre lei indossò un paio di guanti di lattice! Quindi la dottoressa si alzò, e potei finalmente guardarla a figura intera, sotto il camice indossava un tailleur nero con la gonna al ginocchio, calze nere coprenti un paio di scarpette nere con i tacchi a spillo, ma fù la giacca a turbarmi maggiormente, infatti da un bottone maliziosamente aperto sbucava un reggiseno nero che faceva fatica a contenere le sue grandi mammelle. A quella vista temetti di svenire , il cazzo mi si rizzò, imbarazzatissimo cercai di coprirlo con le mani,

“però da quel che vedo li non ci sono problemi” mi disse.

“scusa non so che cosa mi è preso”

“non ti preoccupare” disse lei

“è normale per un ragazzo della tua età” intanto lei continuava la visita chiedendomi di volta in volta se avvertivo dolore, le sue mani passarono dall’interno del mio inguine fino ad accarezzarmi le palle! Era fantastico! Ad un certo punto tolse i guanti di lattice perché disse che voleva sentire meglio perché non risultava niente di anomalo! Il contatto della sua pelle sui coglioni mi procurò una erezione incredibile, non resistevo più! Anche Lucia doveva essersi eccitata alla vista del mio cazzone infatti fece scivolare la mano attorno all’asta rigida e diede alcuni colpi. Il suo…lavoro di mano era molto esperto. Poi abbassò la testa e iniziò a succhiare, facendo scorrere la bocca su e giù il mio uccello. Era fantastico, il pompino più incredibile che avessi avuto. Ma era tutto tranne che clinico. Lo cacciò fuori dalla bocca per picchiettare la lingua lungo l’asta per alcune volte, poi iniziò a succhiare di nuovo. Andò perfino un paio di volte in gola profonda, rischiando una volta di soffocare. Esplorò le palle con la lingua, mentre ascoltavo tranquillamente i suoi ansiti! Ad un certo punto sentii il calore alla punta del pene, la fuoriuscita del liquido pre-seminale, e poi sette-otto potenti fiotti di sperma. Smise di andare su e giù con la testa, mentre venivo, picchiettando la parte di sotto del mio uccello con la lingua al ritmo del mio orgasmo. Mi inarcai nel lettino, muovendo i fianchi contro la sua faccia. Poi quando fu tutto finito, lo liberò dalla sua bocca, facendo un risucchio spaventoso mentre finiva la suzione e ritornava l’aria. Passò il pollice sopra la punta della cappella per far venir via i filamenti che le colavano dalle labbra. Mi guardò, la bocca piena, un grumo di sperma che le colava dalle labbra. Alzò le sopracciglia e disse:

“Mmmmm.. proprio buono tesoro…. e tu sei ancora duro, proprio come speravo… Sai, anche la dottoressa ha bisogno di un po’ di cure adesso… da quando mi sono separata ho fatto pochissimo sesso, ho voglia……” Quella era musica per le mie orecchie, non aspettavo altro! Lucia mi afferrò una mano, e se l’infilò sotto la gonna. Con voce roca mi disse:

“Senti come sono bagnata? “. Era vero i suoi umori le colavano lungo le cosce come brina su steli di fiore; tutte le sue splendide gambe sembravano pregne d’eccitazione. Gli slip n’é erano imbevuti. Le passavo la mano all’interno di quelle colonne lisce e morbide sentendo la pressione del mio sangue battermi sulle tempie come un martello, la sua eccitazione le faceva fremere le gambe. Mi chinai e fu il mio turno di farle provare piacere. Le sfilai gli slip e mentre le infilavo la lingua in quel cespuglio profumato d’umori, mi afferrò la testa fra le mani, la mia testa era un turbinare di sensazioni, profumi, suoni, piaceri. Premeva il mio capo sul suo pube con forza fino quasi a farmi soffocare, era appoggiata alla parete, con una gamba alzata sulla mia spalla e la testa infilata fra le cosce, muoveva il bacino ansimando e dicendomi frasi sconce che non avrei mai pensato di sentire dire da Lucia. Scorrevo la lingua all’interno delle grandi labbra, poi, alzando la testa, con il naso andavo a sfregare il clitoride, glielo stuzzicavo con la punta della lingua per poi risucchiarlo fra le labbra. Intanto infilavo due dita da sotto, nella fessura umida, le aprivo a forbice e le ruotavo per sfiorare più superficie possibile e aumentarle il piacere. Gustavo i suoi versi, i movimenti, gli scatti quando toccavo un punto più che un altro, ero io, ora, a portarla al piacere. Sembrava impazzire, ululava come una lupa nelle notti di luna piena. Al colmo dell’eccitazione mi allontanò la testa con rabbia dal suo pube dicendomi a denti stretti:

“Voglio sentirlo dentro”. Si giro appoggiando le braccia sulla parete, e a gambe oscenamente aperte, sporse il sedere all’indietro per favorirmi la penetrazione. Volevo godermi quella visione, il suo sesso umido che sembrava invitarmi, era veramente piacevole. Alzandomi dalla mia posizione, strofinavo il membro duro all’interno delle cosce e poi glielo infilai, nel caldo nido peloso, con estrema lentezza, per non perdermi il gusto di quella fessura stretta e umida, arrivato al fondo cominciai un movimento inizialmente lento per poi progressivamente aumentarlo. Con le mani appoggiate sulle sue spalle la tiravo verso di me e con il mio bacino spingevo forte verso il suo, lei batteva con forza le mani sulla parete e scuoteva la testa incitandomi a farlo con più forza, sembrava non le bastasse mai, muoveva i fianchi in un movimento rotatorio con il mio uccello come perno. Le afferrai la coda di capelli alla base del nastro che li teneva, girandola verso di me per baciare la sua bocca carnosa, mentre continuavo il mio ritmo costantemente. Quel bacio esprimeva il piacere osceno del sesso, nel momento culminante. Vicini all’orgasmo i nostri sensi, come i corpi s’intrecciavano all’unisono. La mia lingua turbinava nella sua bocca alla ricerca d’altro piacere, sembrava non bastare mai. I gemiti dalla sua gola raggiungevano la mia in una cacofonia di suoni. Le spinsi via la testa e abbassai la mano lungo la sua schiena vellutata che formava una conca in quella posizione e raggiunte le natiche, gliele strinsi con forza, poi, le infilai il pollice con violenza nello sfintere, sembro apprezzare la cosa rispondendo con gemiti e frasi sconce.

“Siiii! Cosiiii! Continua, ti prego, spaccami tutta! Voglio che mi apra in due! Non me lo feci ripetere, però preferivo partecipare a quel piacere, sfilai il membro dalla vagina e lo infilai nella fessura fra le natiche, senza lubrificarlo, era già fradicio dei suoi umori. Aveva un buchetto stretto e caldo, che non sembrava desiderare altro, con un lungo gemito continuò a muovere il bacino e battere le mani sulla parete. La sbattevo con forza, stringendole e allargandole i glutei alternativamente, con i movimenti del mio bacino. Le venni dentro in un fiotto caldo, e mi fermai per un attimo in quella posizione, mentre le stringevo i seni sodi e i capezzoli duri. Lei abbassò le braccia lungo la parete, e restò con la guancia destra appoggiata al muro mentre mi guardava con lascivia mi disse:

“Ti sono piaciuta? ” Intanto muoveva ancora il bacino con il mio uccello che andava riducendosi nel suo buchetto.

“Non mi sei ancora venuto nella fica. Non vorrai lasciarla con la voglia, vero? ”

” Veramente bisognerebbe che “lui” non fosse così stanco, non trovi? ” Sorrise e mi disse di metterglielo fra i seni perché avrebbe provveduto lei a risvegliarlo. Cosi feci, mi misi a cavallo della sua pancia e appoggiai il membro in mezzo a quei seni gonfi. Lo stringeva schiacciandolo fra i seni mentre si sfregava i capezzoli con la punta delle dita, e leccava la cappella quando faceva capolino verso il suo viso. Io, leggermente voltato all’indietro con la mano le sfregavo il clitoride per tenerla “calda” e muovevo i fianchi avanti e indietro. Ruotava la schiena e puntando le gambe mi sollevava come una puledra cerca di disarcionare il cavaliere, ma più per avvicinare il suo pube alla mia mano, voleva risucchiarla dentro di lei. Quei giochetti non ci misero molto a svegliare il soggetto in questione, e con un grido di soddisfazione mi fece sollevare, e:

“Ora devi accontentare la mia passera, ha aspettato anche troppo! “. Mi misi a cavalcioni della sua gamba destra, le alzai la sinistra sopra la mia spalla e infilai l’uccello nella fessura, così completamente aperta. Tenendo la sua gamba in alto con il braccio destro, la mia mano sinistra andava a sfregare il clitoride infiammato. Le baciavo il polpaccio facendomi sfuggire qualche piccolo morso appena accennato. La penetravo con velocità sempre crescente, volevo che godesse per trarre piacere dal suo piacere. Girava la testa a destra e sinistra e con furia la sbatteva sul cuscino.

“Dai….. ! Cosi…… ! Non fermarti, sono la tua porca. Voglio che mi scopi per tutta la notte fino a sfinirmi”. Venimmo insieme, all’unisono come un’orchestra al culmine dell’opera, fu una sensazione meravigliosa!!!! Ci abbattemmo tutti e due sul lettino per riprendere fiato dopo l’orgasmo. Rimanemmo così per non so quanto tempo, poi si girò verso di me e mi baciò lievemente le labbra. disse felice

“è stato stupendo !!! ”

“anche per me, Lucia” risposi

“oh non avere paura, tesoro” rispose coccolandomi

“è stato bellissimo per tutti e due…. Non c’è che dire sei proprio bravo !!! Hai fatto godere la tua dottoressa come una maialina !!! Mi sembra di essere tornata ventenne !!! ”

“Cosa ne diresti di continuare ancora un po’? ! ? ! ” domandò cingendomi la gamba velata sopra le mie

“la tua maialina non è ancora sazia…”

“ah davvero ! ? ! ” chiesi illuminandomi.

“no.. no.. ” mi sussurrai maliziosamente nell’orecchio mentre cominciava a massaggiare l’uccello

“adesso faccio tutto quello che vuoi, . vuoi infilarmelo nella vagina ! ? ! ? senti quanto è calda…. vuoi rimetterlo nel sedere !! ? o vuoi che te lo prenda in bocca ! ? ! ? ”

“mmmm…” ci pensai un po’ su

“ah !!! trovato !!! ”

“Dimmi amore” disse, mentre sentiva il bastone percorso da un rapido guizzo.

“Alzati e siediti sopra al tavolo. ” Le ordinai. Si scrollò da sopra me e si erse in piedi camminando flessuosa come una gatta. Si sedette sul bordo del tavolo incrociando di nuovo le gambe con stile.

“fatto e ora !! ? ” mi chiese mentre mi alzavo e mentre lei guardava golosamente il mio uccello già dritto.

“bene ora apri le gambe per bene” dissi senza staccarle di occhi di dosso. Sorrise voluttuosamente, allargando lentamente le gambe e poggiandomi all’indietro con le mani sul tavolo. In quel momento vestita solo di autoreggenti, i capelli arruffati, con le gambe spalancate e gli occhi carichi di lussuria, e la fichetta in fiamme. Mi avvicinai lentamente puntando il pene nodoso verso la sua apertura. Non riuscii a staccare gli occhi quando glielo affondai lentamente fino all’orlo, riempendola tutta. Arrivato in fondo alzai il viso di scatto fissandola a pochi centimetri da me. La abbracciai prima teneramente poi sempre più appassionatamente. Sentivo i capezzoli duri contro il mio petto. Iniziai a baciargli il collo, mugolando e fremendo dal piacere.

“oohh Lucia.. mmm” dissi fissandola

“ti riempio tutta… ora agganciati a me con le braccia e con le gambe. Per bene mi raccomando. ” Mi guardò incuriosita mentre mi cingeva, allacciandomi le gambe dietro al bacino.

“E ora ? ! ? ” chi chiese morta di curiosità.

“E ora…si comincia !!! ” Infilai le mani sotto il suo sedere e con un colpo di reni la sollevai, girandomi. Il peso del suo corpo ricadde tutto sul mio uccello. Poteva sentire fino alla fine del collo dell’utero. Non riuscì a trattenere un urlo di piacere. Poi con colpi di reni aiutato dalle mani iniziai a farla andare su e giù, infilandola sempre più velocemente. La stavo scopando all’impiedi.

“allora ti piace ? ! ? ! ” chiesi ansando.

“oohh…mmmm.. AAAAHHH !!! ” rispose incoerente. Non riuscì più a trattenersi mi graffiò la schiena agitò la testa, mi baciava la bocca e la fronte. E sentiva quel palo bollente dentro di se. Non riusciva ad esprimere parole coerenti, mentre un orgasmo dopo l’altro le sconquassava le viscere. “ssìì scopami infilami prendimi con questo bel cazzone…” blaterò

“mmm… oohh… come mi piace essere scopata… aahh ancora ancora ancora ti prego non ti fermare…. chiavami ancora.. ”

“sììì … sei bravissimo a far godere…. mmmmm.. quella maiala della tua dottoressa cosiiiii…. ooohh.. AAHHH!!! ” Sentivo gli umori scorrere a fiumi bagnarmi le gambe, il pavimento. Stava godendo come una cagna. Ad un tratto la appoggiai al muro puntando i piedi.

“Lucia sto venendo…. anch’io.. ” .

“SSSIIII DAII VIENIII aahhhh!! ” tuonò mentre aveva l’ultimo interminabile orgasmo. Le mie urla si confusero con le sue mentre la schizzavo di tanta buona roba bianca. Non finivo di godere, le riempii tutta la vagina e bagnai le nostre gambe incrociate. Appoggiai sfinita la testa sulla sua spalla, ansimando come un mantice. Una scopata fantastica, quanto avevamo goduto; i nostri corpi erano sazi di piacere, ci baciammo ancora teneramente! Le succhiavo la lingua e baciavo le labbra, com’era bella! ……la mia dolce Lucia! Ci abbracciammo e ci guardammo negli occhi, era stato troppo bello, troppo intenso per non ripeterlo, così la “mia dottoressa” mi annunciò che mi avrebbe tenuto in cura per una lunga e dolce terapia! Quella era stata solo la prima di una lunga serie di sedute…………. FINE

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