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La laureanda

“All’inizio è stato un po’ forzato, ma poi è venuto da se”. Queste parole mi furono dette da Evelina, al termine del bocchino che mi fece una sera di marzo del 1991, a Milano, dove ci eravamo recati per partecipare ad un simposio. A quel tempo, Evelina era già laureata, ma continuava a frequentare in previsione dell’esame di Stato. Era già da un po’ che Evelina ed io avevamo furibonde sessioni di hard-petting.
Tutto era nato prima della sua laurea, quando un giorno, sopraffatta dall’ansia di non riuscire a presentare la tesi di laurea in tempo, Evelina si era lasciata andare a qualche lacrimuccia. Io avevo cercato di rassicurarla sulla fattibilità della cosa, e per rendere le mie parole più convincenti, mi era venuto di darle un bacetto. Solo che il bacetto glielo avevo dato sulle labbra. Evelina aveva accettato il bacio senza reagire, e questo mi aveva fatto pensare che il mio gesto non le era sembrato frutto di eccessiva confidenza. Rassicurata, aveva ripreso il suo lavoro di stesura di tesi, usando un vecchio computer, un modello obsoleto che stazionava inusato dai più nella stanza delle riunioni. Quando il pomeriggio tornai al lavoro, la trovai intenta a scrivere nella stanza vuota. Seduto accanto a lei, le chiesi come stava, quindi avvicinai le mie labbra alle sue, per ripetere il timido bacino della mattina. Ma questa volta fu Evelina che sorprese me, schiudendo le sue labbra e spingendo la sua lingua tra le mie labbra. Capii che l’ansia era svanita, e che altri, ben più divertenti pruriti le passavano per la testa. Quel primo bacio fu presto seguito da altri e più prolungati baci, grazie ai quali imparai ad apprezzare la sua bocca. Era infatti una di quelle bocche che portano a concludere che, anche un semplice bacio può assumere la valenza di un atto sessuale. Era larga ed accogliente, sempre ricca di saliva, che scambiava appassionatamente con la mia. La sua lingua si muoveva di vita propria nella mia bocca, e seguiva i movimenti della mia lingua, toccandola, cercandola, e attorcigliandosi ad essa.
Ben presto ai baci seguirono le carezze. All’epoca Evelina aveva 21 anni, ed era una bella ragazza, con lunghi capelli, naturalmente chiari, che si faceva screziare di biondo, il che la rendeva più appariscente. Non era bellissima di viso, tuttavia era ben proporzionata di altezza e di forme, e nell’assieme era attraente. Aveva tette grosse, e tenere, a palparle riempivano completamente le mani. Prendemmo così l’abitudine di baciarci, mentre le palpavo le mammelle piene. Un giorno, mentre ci eccitavamo in questa maniera, le dissi che avrei fatto l’amore con lei. Al che, Evelina mi rispose che era vergine, e che aveva intenzione di rimanerlo fino al matrimonio. Stupito per le sue parole, data l’evidente voglia di cazzo che dimostrava e il piacere con cui rispondeva ai miei baci e ai miei palpeggiamenti, mi resi conto di avere a che fare con una di quelle “sweet, young things” di sani principi religiosi, “sane davanti ma rotte di dietro”, disponibili a fare e a farsi fare di tutto, tranne che farsi scopare in figa.
Ed era proprio così, perchè ben presto e senza protestare, Evelina accettò di masturbarmi. Ricordo la prima masturbazione che mi fece. Eravamo in stanza seminari, e, quindi, non potevo spogliarmi. Evelina, seduta alla mia destra, mi massaggiava il cazzo da sopra i pantaloni, mentre io la baciavo in bocca e sul collo, palpandole le mammelle, e spingendo la mia mano fin sotto la camicietta. “Non fermarti, Evelina, continua”, la incitavo, e lei con molta determinazione continuò a masturbarmi fino a che cominciai a gemere, sborrando. In seguito, in ambienti meno rischiosi, accettò di masturbarmi il cazzo nudo, fino a farmi eiaculare. Le piaceva, lo cercava spontaneamente e, spesso, mi masturbava con due mani. Alle volte venivo rapidamente, altre volte cercavo di godermi la masturbazione il più a lungo possibile. Allora Evelina mi incitava, quando le dicevo: “Così mi fai godere”, lei rispondeva: “Dai, fai presto”.
Con la medesima voglia, Evelina si faceva masturbare da me. Spesso, ci recavamo in qualche posto più tranquillo, e lì, Evelina si sedeva a cavalcioni sopra di me, iniziando a sfregarsi la figa contro il cazzo turgido, mentre io le sbottonavo la camicietta e mi prendevo cura delle sue tette. Le dicevo: “Voglio farti godere”, e lei mi rispondeva: “Ci stai riuscendo”. Mentre mi cavalcava, le prendevo una mammella tra le mani e cominciavo a leccarle il capezzolo con passione. Aveva areole mammarie molto larghe, ma il capezzolo era piccolino. Altre volte, si sedeva sulle mie ginocchia ed io la masturbavo da sopra le calze collant. Ogni tanto Evelina sobbalzava ed io le chiedevo se le avevo fatto male, ma lei mi rassicurava che no, non era dolore, ma piacere quello che la faceva sobbalzare.
Alle volte, Evelina lasciava che le aprissi completamente la camicia e le succhiassi e baciassi le tette. In quei frangenti, la nostra temperatura erotica saliva a tal punto che poggiavo Evelina contro il banco e cominciavo a strofinare il cazzo con forza contro il suo ventre. Poi la giravo e continuavo a sbattere il cazzo duro contro il suo culo. La cosa più arrapante era che, mentre la sbattevo in questo modo, le dicevo di tutto, spiegandole con dovizia di particolari come l’avrei inculata in quella posizione, per poi terminare godendole in bocca. Evelina gradiva visibilmente questo tipo di “dirty talking”, e mi lasciava dire, facendomi tuttavia capire che non era disposta a concedermi l’utilizzo di alcuno dei suoi orifizi sessualmente utilizzabili. Una volta, dopo mezz’ora di baci, palpate e leccate di mammelle, strofinamenti furibondi di cazzo e soprattutto valanghe di porcherie che mi passavano per la mente su come l’avrei scopata, inculata e riempita di sperma ovunque, non ne potei più. Estrassi il cazzo dai pantaloni, la spinsi a sedere sullo sgabello e puntai il cazzo sulla sua bocca. “No”, gemette lei, ma io non avevo alcuna intenzione di fermarmi. Ma quando il cazzo era ormai sulle sue labbra, bussarono alla porta. Ci rivestimmo in tutta fretta. Più tardi sfogai la mia eccitazione in cesso, masturbandomi pensando ad Evelina e schizzando una quantità industriale di seme.
Ciò che quella volta era stato così bruscamente interrotto, tentai di rifarlo in seguito. Dopo un’altra violentissima sessione di hard-petting, Evelina, di fronte al mio evidente stato di insoddisfatta eccitazione, ebbe un moto di pietà. “Dai, vieni”, mi disse e si sedette sullo sgabello.
Rapidamente estrassi il cazzo che lei prese in mano e poi portò alle labbra. Non so come feci a non sborrarle in bocca istantaneamente. Sentii il cazzo avvolto da un calore umido, che mi fece rapidamente salire lo sperma alla punta del glande. In quella bocca larga e piena di saliva, il mio membro si trovava immerso nel suo ambiente naturale. Tuttavia, non volendo forzarla a fare qualcosa che non le piaceva, le chiesi: “Ti piace? “. “Veramente, non tanto”, mi rispose. “Va bene, allora lasciamo perdere”, conclusi. Veramente un signore. Insomma, Evelina era disponibile a baciare e a farsi baciare, si lasciava palpare ovunque, sulle tette e sul culo, che aveva durissimo, apprezzava che la masturbassi e non disdegnava masturbare me, e si lasciava dire qualsiasi oscenità, ma non c’era verso di convincerla a ricevere il mio sperma in bocca, oppure a farsi scopare o inculare.
Alla fine Evelina si laureò, quindi venne l’occasione di quella gita a Milano, che si prospettava come una buona occasione per scoparla, finalmente. Eravamo soli, alloggiavamo in albergo, quale migliore occasione. Arrivati a Milano, depositammo i bagagli nelle rispettive camere e ci recammo a cena. Poi una piccola passeggiata, infine tornammo in albergo. Accompagnai Evelina alla sua camera ed entrai con lei. Deciso a non perdere tempo, avvicinai la mia bocca alla sua e la baciai, lingua in bocca. Come sempre, Evelina non opponeva resistenza, anzi mi rispondeva con passione, lingua e saliva. Continuando a baciarla, iniziai a palparla, poi le tolsi il maglione, sotto il quale Evelina indossava una smorfiosa canotta in seta che rapidamente sfilai, scoprendo un body bianco. Poi, incurante delle sue flebili proteste, la spinsi verso il letto. Una volta distesa, abbassai una spallina del body e le scoprii una mammella, ma a questo punto Evelina cominciò ad agitarsi con forza e non ci fu verso di tenerla ferma. Inutilmente cercai di baciarle la figa, ancora coperta dai fuseaux e dai collant, ma solamente dicendole che non le avrei fatto niente si convinse a tranquillizzarsi. Allora distesa sul letto, con il body abbassato sul tronco e le grosse tette offerte, si lasciò baciare le tette, e leccare con cura i capezzoli; quindi acconsentì a farmi stendere dietro di lei, così da farsi strofinare il cazzo contro il culo, mentre le palpavo i seni. Dopo un po’ fu lei stessa a chiedermi di mettermi disteso sulla schiena, e mi salì sopra, iniziando a sfregarsi la figa contro il mio cazzo duro, mentre io mi occupavo delle mammelle piene. Dopo qualche minuto di quel lavoro, avevo il cazzo teso con la corda di un arco. Implorandola, le chiesi, con poca speranza, di baciarmi giù. Ma, evidentemente lo sfregamento della figa contro il mio membro duro non aveva eccitato solo me, poichè Evelina, quella volta, non mi rifiutò la sua bocca.
Io ero disteso sulla schiena sul letto, mezzo svestito, Evelina era sul mio lato destro. Lentamente si mosse con il viso verso il mio cazzo, lo mise a nudo e lo prese tra le labbra. Dapprima timidamente, poi con sempre maggiore energia, iniziò a spomparmi, mentre con la mano destra mi masturbava l’asta tesa. Io, nel frattempo, gustavo il bocchino che mi stava facendo, palpandole le tette nude. L’accogliente bocca di Evelina si faceva man mano sempre più intraprendente, si riempiva sempre di più di cazzo e lo teneva dentro, succhiandolo a lungo. Per essere una principiante, era brava, e dopo un po’ mi accorsi che ci stava evidentemente prendendo gusto, perchè affondava sempre più cazzo in bocca. Evidentemente le mancava la pratica, ma non la teoria. Le informazioni sui bocchini doveva averle ricevute dalle sue amiche, che erano tutte accoppiate e, mi pareva, più scafate di lei. Il pompino durò un bel po’, poi quando realizzai che stavo per godere, la avvertii di quanto stava per accadere nella sua bocca, ed aggiunsi:
“Evelina, non lasciarlo, ingoia tutto”. Ma , evidentemente, Evelina era stata ben istruita su come comportarsi in questo momento topico del bocchino.
Infatti, quando cominciai a sborrare, non si tirò indietro, anzi, tenne il mio cazzo nella sua bocca fino all’ultimo sussulto del membro sborrante.
Evelina si dimostrò abile nel trattare quello sperma colloso che schizzava con veemenza nella sua bocca, e non ebbe problemi ad ingoiarlo, almeno in parte. La sorpresa maggiore, però, fu che, dopo avermi fatto eiaculare nella sua bocca, Evelina venne a baciarmi, scambiando lo sperma con me.
L’esperienza del cum swapping non era nuovissima per me, dato che lo avevo fatto spesso con la mia ex moglie Elisa, ma la bocca di Evelina, così naturalmente umida e ricca di saliva, aggiunse nuova eccitazione a quella pratica. Fu bellissimo, la degna conclusione di quella serata.
Dopo di allora, Evelina non volle più sbocchinarmi. Continuammo a masturbarci reciprocamente, ma non riuscii più a convincerla a farmi eiaculare nella sua bocca. Non che quello fosse rimasto l’unico bocchino della sua vita, anzi. Una volta, dopo il ritorno dalle vacanze estive, durante le quali era stata in viaggio con amici e, probabilmente, con un morosetto, mentre pomiciavamo, Evelina mi confido che “quello non era stato l’unico”, anzi, che “dopo ne aveva fatti altri”. Usò il termine plurale, maschile, cosa intendeva, bocchini, pompini?
Non ho mai saputo se Evelina abbia concesso la figa a qualcuno, prima o poi. Adesso è una di quelle classiche insegnanti zitelle veleggianti verso i quarant’anni, che con il passare degli anni vedono sfumare assieme alla loro giovinezza anche le speranze di trovare un qualsiasi marito. A me rimane il piacevole ricordo di essere stato il primo a sborrare nella bocca vogliosa e capace di una giovane studentessa. A lei, forse, il rimpianto per molte occasioni perdute, che non ritorneranno. FINE

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