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La mamma di J

Il periodo era quello del liceo, la quarta B era la classe, e la voglia di studiare molto poca, il pomeriggio ci trovavamo di solito per fare i compiti (così si fa per dire) a casa di qualche compagno di scuola. Questa volta si andava a casa di James. Era un ragazzo schivo e taciturno, quasi timido, ma molto (secchione) a scuola.
Come al solito io ero in ritardo, arrivai davanti al portone della casa di James, era aperto salii le scale, sapevo che l’appartamento era al primo piano, feci i gradini due a due in un batterd’occhio arrivai di sopra bussai ed entrai nell’appartamento, i miei compagni erano già seduti ed aspettavano solo me. La prima persona che riconobbi subito fu la mamma del nostro compagno, era una donna molto bella e affascinante sui quarantacinque anni ben vestita, ma non elegante, alta e con un bel personalino.
Mi disse entra siediti, intanto che il mio ragazzo va a prendere il gelato qui sotto. L’invito era accettato, ma gli occhi della signora erano bellissimi e non meno i suoi seni così grossi che si affacciavano dalla giacchetta aperta sul davanti. James era già sceso in strada per acquistare il gelato, quando ad un tratto la signora ci invitò ad avvicinarci, eravamo io, Stefano e marco che intimiditi ci recammo vicino alla mamma.
Subito ci disse forza ragazzi accomodatevi, non abbiamo tempo, qui c’è posto per tutti ed aperta la giacchetta e la gonna fatta a portafoglio ci mostrò due tette così grosse e perfette ed una fregna così pelosa che noi rimanemmo bloccati. Forza ci ripetè venite a leccarla, aspetta solo voi, io fui il primo a buttarmi su quella bisteccona, tanto era grossa, cominciai a leccarla mettendole due dita all’interno, la signora gradì subito il mio lavoro di mano, Stefano le toccò le tette come se fosse un artista e marco le mise la lingua in bocca. Era il momento di godersi quel ben di dio, la signora si mise con la schiena contro il divano io tirai fuori il mazzo e glielo ficcai in bocca, mentre Stefano e marco insieme cercavano di ficcare i loro pistolini insieme nella topa della mamma troiona. Una scena da vedere io venni subito, con quella bocca avrebbe fatto tirare anche un morto, lei bevve avidamente il nettare e si cosparse anche il seno, mentre i due ragazzi inesperti come me le vennero uno dentro e l’altro sulla pancia.
La signora sembrava sognasse, era nell’estasi, mentre ci diceva bravi figliuoli, state imparando bene, vedrete che farete dei bei compiti. In fretta si rivestì, ci disse di non dire niente e ci fece sedere al tavolo per aspettare suo figlio che ancora non tornava.
Il gelato non l’abbiamo mangiato, James si era fermato in una sala giochi vicino a casa sua, ma noi contenti ugualmente, ci siamo accontentati di ben altro, spero solo un giorno di rincontrare quella signora così gentile, premurosa e tanto troia. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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