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La portinaia

La Signora Anna è una donna di 63 anni, separata, che lavora come portiera nel mio stabile.
Essendo chi vi scrive un single di 27 anni, le chiesi se poteva aiutarmi nelle faccende domestiche; così adesso lavora come colf nel mio appartamento durante le ore di pausa del suo lavoro e, talvolta, mi cucina anche qualche cosa per la cena. Il sabato mattina poi, essendo chiusa la guardiania, entra di buon ora a casa mia, mi prepara la colazione ed inizia le faccende domestiche. L’ho sempre considerata una specie di mamma e debbo dire che anche lei mi ha sempre accudito amorevolmente, come un figlio; così non ho mai avuto problemi ad andare a fare colazione in cucina in sua presenza indossando solo i boxer, così come non mi creava nessun fastidio o imbarazzo vederla con una leggera vestaglietta mentre svolgeva le faccende domestiche. Un sabato però è accaduto qualche cosa che ha cambiato definitivamente il nostro rapporto. Mentre ero intento a farmi la doccia sono scivolato sbattendo violentemente sulla cabina e provocandomi un dolore intensissimo; spaventata dal rumore e dal mio urlo, la Signora Anna entrò in bagno trovandomi a terra, completamente nudo mentre mi stringevo la coscia sinistra che sembrava la più offesa dal capitombolo che avevo appena fatto. La tranquillizzai sulle mie condizioni e mi feci aiutare a rialzarmi; a fatica mi misi l’accappatoio per asciugarmi ed ancor più a fatica mi misi un paio di slip e mi distesi sul letto per lenire il dolore. Poco dopo Anna entrò nella mia stanza per portarmi un bicchiere d’acqua e per chiedermi come stavo; le dissi di avere un gran dolore alla gamba. Lei inforcò gli occhiali e notò che sulla stessa mi si stava formando un grosso livido; a quel punto andò a rovistare nell’armadietto dei medicinali , e tornò con una crema. Mi fece stendere pancia giù sul mio letto, mi spalmò la crema sul retro ed interno coscia, ed iniziò a massaggiarmi. Nel massaggio nell’interno coscia, spesso il dorso della sua mano si posava sui miei testicoli, ma non diedi molto peso alla cosa. Mi fece girare ed iniziò a massaggiarmi l’altra parte della coscia; dopo un po’ mi accorsi che mentre si esercitava nel massaggio, abbassandosi, metteva in mostra un decoltè che fino ad allora non avevo mai notato: Due tette enormi (almeno una quinta) che dovevano, dall’aspetto, essere piuttosto sode nonostante l’età. Iniziai allora a posare sempre più insistentemente il mio sguardo su quel seno; notai ad un certo punto che dalla vestaglietta che indossava si potevano vedere i capezzoli inturgiditi. La scena mi fece eccitare e, essendo in slip, la mia eccitazione si stava facendo evidente. La Signora Anna, accortasi della situazione esclamò: ” Però! … il Dottore mi sembra gradisca in maniera evidente il mio massaggio ………” Divenni rosso come un peperone e farfugliai qualche parola a caso. Lei riprese : ” Vediamo ora cosa si può fare per calmare questi bollenti spiriti” Così dicendo mi abbassò gli slip e, preso in mano il mio uccello, iniziò a masturbarmi lentamente “Va meglio ora? ” riprese. A quel punto presi coraggio e le chiesi: ” Signora, la prego, si può spogliare? ” Non disse nulla; si alzò, si tolse la vestaglietta, poi il reggiseno e quindi gli slip “Le piacciono le mie tettone? ” disse massaggiandosele. In effetti a vederla nuda non era niente male per una donna della sua età; le tette non tradivano le mie aspettative e, malgrado un po’ di pancetta ed i fianchi larghi anche il resto non era male; certo, sulle gambe si vedeva qualche vena di troppo, ma in quel momento non era il caso di andare troppo per il sottile. La cosa curiosa è che a quel corpo niente male, faceva riscontro un viso che mostrava tutti i suoi anni; sarà stato per gli occhialini da presbite che portava, o forse per quei capelli bianchi raccolti a cipolla sulla sua testa. Dopo essersi denudata si rimise di fianco a me e reiniziò a masturbarmi; mentre io le strapazzavo le tette con le mani, lei con l’altra mano, si stava masturbando furiosamente: ” Le piace di più se faccio così ? ” Mi disse, continuando a toccarsi come una forsennata. In realtà a me non fregava niente, in quel momento volevo solo godere e così le chiesi se poteva farmi una spagnola. Lei allora si piegò in ginocchio ai bordi del letto mi fece infilare il cazzo fra le sue tettone che strinse forte con le sue mani. Mio Dio che bellezza!!!!! Iniziai a muovermi prima piano e poi sempre più forte, volevo venire lì. Di tanto in tanto tentava di darmi una leccata al cazzo sempre tenendolo ben stretto tra le zinne. Dopo un po’ di quel su e giù le dissi di mollarmi perché stavo quasi per venire. E Lei : ” Continui , continui pure, mi vanga addosso mi

sborri addosso” Diedi qualche altro colpo e le venni copiosamente addosso, in faccia, tra i capelli. Le spalmai il mio sperma sulle tette le diedi un bacio sulla guancia ed andai al bagno a farmi un bidè. Dopo poco entro anche Lei e mi disse un po’ alterata : ” E no caro mio; prima mi fa infoiare e poi mi molla senza darmi neanche una ripassata? Lei ha goduto, non v’è dubbio, ma a me non ci pensa? è una vita che non fotto! Anch’io ho i miei diritti! ” Pensai che in fondo aveva ragione quindi la invitai a darsi una sciacquata che poi ci avrei pensato io a Lei. Eccitatissima, non appena ripulitasi si sdraiò sul letto accanto a me ed iniziò a massaggiarmi il cazzo : ” Capisco che sono vecchia e magari le faccio anche un po’ schifo, ma non le chiedo di fare niente, faccio tutto io: Prima glielo addrizzo, poi mi metto sopra di Lei un po’, giusto il tempo di venire” Mi fece una gran pena; non potevo trattarla così, come una puttana qualsiasi. Così le dissi ” Tranquilla; lei è ancora una bellissima donna e non è assolutamente un peso per me chiavarla. Anzi glielo dimostrerò. Si fermi e lasci fare a me “. Mi avvicinai e le diedi un bacio sul collo, poi sulla bocca; dischiusi le labbra e tirai fuori la lingua. Rimase sorpresa dalla mia iniziativa, ma ben presto aprì la bocca anche Lei, ed iniziammo a baciarci con grande trasporto. Iniziai a passarle la lingua su ogni parte del suo corpo, mentre la sentivo fremere sotto di me; indugiai sui suoi meravigliosi seni dandogli prima dei piccoli colpi di lingua sui capezzoli turgidi, e poi infilandomeli in bocca come per mangiarli. Lei gemeva e gemette ancora di più quando la mia lingua si intrufolò nel suo ombelico. In preda ad uno spasmo mi prese la testa e me la spinse sulla sua potta vogliosa; Le grandi labbra erano rigonfie dal piacere e il clitoride, eretto, faceva bella mostra di sé. Iniziai a leccarla ed i suoi pochi peli grigiastri non erano da ostacolo alla mia opera. La scopai con la lingua e con le dite; iniziai a mordicchiarle il clitoride. Ma venne solamente quando passai a stimolarle l’ano con la lingua e contemporaneamente le strizzavo il clitoride con le dite. Inghiottii i suoi succhi e la baciai in bocca. Mi ringraziò, ma a quel punto fui io a fermarla : ” Basta così? Veramente avrei intenzione di andare avanti ” In realtà il mio cazzo non era abbastanza eccitato, ma la invitai a farmi un lavoretto che, solitamente mi porta subito all’eccitazione. No, non un pompino, ma semplicemente una sana leccata dei miei capezzoli. Dopo un po’ che la sua lingua armeggiava sul mio torace, l’arnese si inturgidì; decisi allora di non perdere tempo e di cogliere l’attimo: la feci salire sopra di me ed iniziò a cavalcarmi. Disegnava degli “otto” con il bacino mentre si muoveva con il mio cazzo infilato fino alle palle dentro di sé. Dopo poco iniziò a pistonare sempre più veloce sempre con più forza. Strinse forte le cosce e venne un’altra volta. Non la lasciai, volevo farla impazzire. Iniziai ad inarcare la schiena ed a muovermi verso di Lei. Anche Lei riprese a muoversi e dopo qualche tempo le chiesi dove voleva che venissi. Dovetti coglierla proprio nel momento dell’orgasmo in quanto mi rispose gridando : ” In figaaaaaaa! Sborra in figaaaaaa! Sborra tutto! Inondami! Spaccami in due!!!! ” Era la prima volta che si rivolgeva a me con il Tu. Accelerai i movimenti e, tenendo fede alla sua richiesta le sborrai nella potta oramai grondante dei miei e i suoi umori. Rimasi un po’ dentro di lei, poi lei si alzò e me lo prese in bocca ripulendolo di tutta la sborra che era rimasta addosso. FINE

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