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La scuola

Mi chiamo Carlo, sono un ragazzo di 18 anni e frequento l’ultimo anno di un istituto tecnico. Benché non abbia avuto notevoli esperienze, ho sempre e costantemente il pene duro, ho sempre voglia di donna e spesso mi masturbo anche nel gabinetto della mia scuola. Uno dei bagni degli uomini confina con quello delle donne e tante volte ho sognato che, mentre mi masturbo, una donna poteva essere nel bagno a fianco e, magari, si affacciava dall’alto nel mio gabinetto e rimaneva a guardarmi. Ieri mattina mi capitò una cosa bellissima che voglio raccontarvi. Come al solito, eccitato dalle gambe della prof di inglese, andai nel bagno a masturbarmi; mentre mi slacciavo i pantaloni (di solito quando mi masturbo a scuola mi piace tirarmi giù pantaloni e gli slip , in tal modo mi sento libero di potermi toccare come più mi piace) sentii delle voci dal bagno accanto, quello delle donne (Le ragazze vanno sempre a coppia in bagno, per cui, mentre una fa la pipì, l’altra magari si da un tocco di trucco e parlano tanto…), parlavano del prof di matematica, un bell’uomo con un fisico atletico che fa morire le alunne:

“io lo vorrei vedere nudo e toccargli le palle”…

“a me, invece, piacerebbe prenderglielo in bocca fino a che sborra…”. Rimasi allibito, non avrei mai creduto che delle ragazze, mie coetanee, potessero usare un linguaggio tale! La discussione continuò nello stesso modo per quasi 5 minuti. Io mi ricomposi ed aspettai fuori dal bagno le due ragazze allo scopo di individuarle, erano due mie compagne di classe (tra l’altro molto bone). Wow, pensai, due mie compagne che sono così arrapate? Vedrò di ficcarmi nel loro problema… Rientrato in classe scrissi un bigliettino ad una di loro invitandole entrambe a casa mia per il pomeriggio per studiare un po’ insieme. Le vidi ridere nel leggere il biglietto, forse capirono subito le mie intenzioni, non dissero subito di si, ma, all’uscita di scuola, dopo un po’ di insistenza, accettarono. Tornai a casa facendo salti di gioia, mia madre e mio padre erano al lavoro e mia sorella in gita, per cui mi apprestavo ad un pomeriggio da sogno con le mie due amiche. Mangiai in fretta ciò che mia madre mi aveva lasciato nel forno, sparecchiai tutto, misi un paio di Coca nel frigo e presi la scatola dei cioccolatini ponendola al centro del tavolo del salotto, dove le avrei ricevute. Chiamai il fioraio sotto casa e mi feci portare un bel mazzo di rose rosse per arredare meglio il salotto, mi feci una doccia, mi improfumai tutto con il dopobarba di papà e rimasi in attesa della loro venuta. Alle 16 in punto suonarono il citofono, il mio cuore era al vento. Quando aprii la porta e le vidi ebbi quasi un colpo: entrambe in minigonna e con una camicetta che lasciava ben poco all’immaginazione, oltretutto entrambe calzavano dei sandali da sogno con tacco alto. Erano truccate pesantemente, come indigeni che si recano alla caccia ed in effetti era così in quanto la loro preda, da li a poco, sarei stato io. Le feci accomodare in salotto e, dopo i loro complimenti sull’arredamento e sulle rose, passai ad offrire le Coca ed i cioccolatini portando, su un vassoio, i bicchieri pieni. Quando mi videro varcare la soglia del salotto con il vassoio una di loro, Nicoletta, mi disse

“però… come cameriere andresti bene” e scoppiarono a ridere. Riprese l’altra, Luisa, che ribadì

“Già, ti dovrai abituare perché a noi così piaci…”. Subito non capii cosa volessero dire, arrossii e prendemmo a bere le bibite mentre loro si scambiavano sguardi di complicità. Il silenzio che si era creato riportava l’eco del tic tac del pendolo, ma fu subito interrotto da Nicoletta che in modo spavaldo disse:

“Caro Carletto, sappiamo bene che ci hai invitate perché vuoi fare qualcosina con noi, stamattina hai ascoltato i nostri discorsi, vero? Ce ne siamo accorte quando, uscite dal bagno, ti abbiamo visto nel corridoio che quasi ci stavi aspettando, a noi, comunque, la cosa non dispiace in quanto insieme abbiamo avuto qualche esperienza e poi tu non sei niente male”. Io arrossii ancora di più e l’imbarazzo mi fece seccare la lingua tanto che tentai di ribattere, ma dalla mia gola uscì solo un verso quasi asinino che fece sbellicare dalle risate le mie due amiche. Allora le due, accavallando le gambe, iniziarono a dire:

“chissà com’è nudo… lo facciamo spogliare? “. Io risposi subito

“daiii, ma che dite? Mi vergogno…” allora Nicoletta si alzò e si venne a sedere sulle mie gambe e con fare gattesco, mentre mi accarezzava con una mano il viso, badando bene a farmi sentire le sue unghie sulla pelle, mi sussurrava nell’orecchio:

“Carletto, dai, facci vedere il tuo bel pisellino, ti promettiamo che non lo diremo a nessuno e poi non è quello che stavi sognando da tempo? “. Nel fare ciò l’altra mano si andò a conficcare tra le mie cosce ed il mio cazzo iniziò a sbattere contro la cerniera, come un animale che non vuole più stare in gabbia. Lei abbassò la cerniera e delicatamente lo tirò fu! ori iniziando a scappellarlo con un movimento molto lento e dolce, ma che evidenziava una notevole esperienza. Stavo quasi svenendo quando entrambe, come forsennate, presero a spogliarmi ed in pochi attimi fui completamente nudo davanti a loro. Non so perché ma mi venne di inginocchiarmi e Luisa subito lo sottolineò

“Vedo che hai capito cosa volevamo e quale deve essere la tua posizione nei nostri confronti… bravo devi essere sempre docile e sottomesso con noi, ti promettiamo che così non ti faremo del male…”. Queste parole mi confusero moltissimo, che significava che non mi avrebbero fatto del male? . Giocarono moltissimo con me prendendomi in giro notevolmente sulla mia condizione di sottomesso. Nicoletta si tolse un nastro che aveva tra i capelli e mi legò le mani dietro la schiena, poi si spogliarono entrambe… erano meravigliosamente belle. Luisa si sedette sul divano a gambe larghe e mi chiese di leccarle la fica, io non l’avevo mai fatto ma in queste cose si impara ! presto. Tirai fuori la lingua ed avidamente leccai le sua fica bagnata finché la lingua non iniziò a farmi male. Mentre leccavo Luisa, Nicoletta si pose dietro e prese, da dietro, a massaggiarmi le palle ed in cazzo. Mi sentivo esplodere, difatti seguendo tale manipolazione, venni copiosamente sul tappeto e stramazzai a terra distrutto.

“Alzati cialtrone” disse Nicoletta dandomi un calcio

“chi ti ha detto di venire così presto? Ci devi chiedere perdono per questo, chiedici perdono leccandoci i piedi” Non me lo feci dire due volte mi posi inginocchio e presi a leccare i loro piedi che erano bellissimi e deliziosi . Mi sentivo alla loro mercé e ciò mi causava ancora più voglia finché, inaspettatamente, dissi:

“si, voglio essere vostro schiavo, fatemi ciò che volete”. Le due ragazze risero molto, ma passarono subito ai fatti: Mi distesero a terra a pancia sopra e, mentre Nicoletta si sedeva sulla mia faccia, Luisa prese a toccarmi il cazzo per farmelo diventare ancora più duro e mi cavalcò furiosamente. Mentre stavo per esplodere di nuovo lei, accortasi degli spasmi che il mio corpo dava, si fermò e si alzò per bere un po’ di coca seguita subito anche da Nicoletta. Poi, dopo essersi parlate nell’orecchio, mi ripresero invertendosi le parti. Anche Nicoletta, da persona estremamente esperta, non mi fece eiaculare, ma entrambe godettero molto. Mi lasciarono così sul pavimento eccitatissimo, si rivestirono del tutto poi Nicoletta, dopo aver calzato i meravigliosi sandali, mi masturbò con il piede premendomi il cazzo sulla pancia, fu una sborrata ancora più bella della prima. Mi slegarono e, dopo avermi salutato, andarono via facendomi, però, promettere di non dire mai nulla a scuola pena il termine immediato dei nostri incontri che sarebbero diventati, a detta da loro, frequenti…. Stamattina non sono andato a scuola, ho i muscoli a pezzi, soprattutto quelli delle braccia, forse la posizione assunta ieri mi ha causato questo dolore, oggi loro due torneranno, spero di riuscire a recuperare….. FINE

About Erzulia

Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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