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La vendetta di Milena

L’appuntamento è per le 21.30 e quando arriviamo sembriamo una squadra di assaltatori della Delta Force versione Fantozzi. Tute scure ed opache, scarpe da ginnastica nere, giubbotti milletasche e marsupi. L’unica ad avere una tenuta decente è proprio Milena che, nonostante il programma della serata, da lei stessa pianificato, si presenta in giacca e minigonna di pelle, calze a rete e tacchi a spillo, quasi debba andare ad una festa in discoteca.
– Sei sicura di voler fare una cosa del genere? – le chiedo mentre, affidatami la borsa piuttosto pesante che ha con se, fruga nella borsetta alla ricerca delle chiavi del portone.

Lei si ferma per un attimo e mi fissa. Lo sguardo è eloquente.
– OK, scherzavo. – Rispondo immediatamente. Do un’occhiata ai ragazzi che mi fissano a loro volta: non so bene se siamo eccitati o impauriti, sta di fatto che ho l’impressione che stiamo per finire in un mucchio di merda alto come un palazzo di dodici piani.

Milena apre il portone e ci fiondiamo dentro come altrettanti razzi.

In un paio di minuti siamo davanti alla porta dell’appartamento, pronti ad entrare.
– Se ho fatto bene i calcoli, a quest’ora saranno già in camera da letto a spassarsela. – Ricapitola sottovoce Milena. – Io entro per prima, do un’occhiata e, se tutto è a posto, vi faccio cenno di entrare. Una volta dentro, arriviamo alla camera da letto ed al mio via diamo inizio all’operazione. –
– Si Sergente! – non posso fare a meno di ribattere, con tanto di saluto militare regolamentare. – La mitragliatrice dove la piazziamo? –
– Smettila di fare lo stronzo e muovi il culo. – Ribatte Milena con piglio da vero sergente istruttore mentre i ragazzi sghignazzano alle nostre spalle.
– Scherzi a parte, mi spieghi come cavolo pensi di bloccarli. Mica possiamo stordirli con una botta in testa. –

Le dico. Va bene tutto, ma non voglio mica rischiare di finire in galera per aggressione, già così l’intera faccenda puzza di bruciato.
– Non ti preoccupare di quello, ci penso io a renderli innocui per il tempo necessario a legarli per bene. – il tono che usa non lascia presagire niente di buono.
– Non farai qualche stronzata, vero? – le chiedo, preoccupato, pensando già a bombolette di Maces o tamponi di cloroformio.
– Tranquillo! – fa lei, sicura. – Ho studiato tutto nei minimi dettagli. –

“E’ proprio quello che mi preoccupa!” penso, ma senza dirlo ad alta voce.

Lei si volta, infila la chiave nella toppa con somma precauzione e socchiude la porta, sbirciando nello spiraglio. Poi la apre un po’ di più e sguscia dentro, richiudendosela alle spalle.
Io non commento ma mi limito a guardare i ragazzi: non hanno una bella cera ed io non devo essere da meno.
Neanche un minuto dopo, la porta torna ad aprirsi e Milena ci invita ad entrare a gesti.
Quando siamo entrati, chiude a chiave la porta dall’interno e ci guida verso la camera.
Man mano che ci avviciniamo, il basso mormorio che sentivo si fa più distinto, trasformandosi nei tipici gemiti di una sacrosanta scopata.
Sempre a gesti, Milena ci dice di prepararci e noi obbediamo: mi sento un cretino ma abbasso sul viso il leggero passamontagna acquistato per l’occasione.
Lei sbircia nella camera trafficando con qualcosa che ha in mano che però, nell’oscurità del corridoio, non riesco a distinguere.
– Pronti? – bisbiglia.

Cenno collettivo di assenso. Ho fatto il militare ed ero pure in un battaglione operativo di assaltatori, ma giuro che non ho mai avuto tanta strizza come in questo momento.
– Andiamo! – dice Milena. Senza esitazione entra nella stanza, seguita a ruota da noi, ed accende la luce.

Se viene un accidente a me, vedendo quello che ha in mano, figurarsi ai due poveri disgraziati che se ne stanno a scopare nel letto, improvvisamente interrotti, abbagliati dall’accendersi delle luci e che si trovano una Colt Phyton . 357 Magnum puntata in faccia. Riconoscerei quella forma tozza e compatta in mezzo ad un milione di altre pistole a tamburo
Se ci restano secchi, non mi meraviglierei affatto.
– Milena? – esclama l’uomo, mentre la ragazza che sta sotto di lui accenna ad un urlo di terrore, subito zittito da un movimento brusco del cannone e ad un categorico – Zitta! – ringhiato da Milena.
– Che ci fai qua? – chiede il cretino, con aria stranita. Poi si rende conto della pistola puntata in faccia e diventa pallido come uno straccio. – Cosa vuoi fare con quella pistola? Sei matta? –
– Tappati la boccaccia, figlio di puttana, e togli l’uccello da quella troietta. – Sibila Milena di rimando.

Non so perché, ma io al suo posto farei immediatamente quello che gli ha ordinato; dopo un attimo di esitazione si rende conto pure lui che, davanti ad una moglie tradita che ti pizzica a scoparti una ragazzina che per l’età potrebbe essere sua figlia, che ti punta addosso un aggeggio capace di scavarti un traforo del Monte Bianco nel petto, e che è incazzata nera come una biscia, è meglio obbedire.
Il tipo si tira su lentamente e si sfila come da ordini ricevuti.
Milena si volta leggermente verso di me. – Forza, legateli. – ordina. – Se provi a fare lo stronzo, ti riduco la testa in poltiglia. – dice poi, rivolta marito che aveva accennato a reagire.
Mi sa che il mucchio di merda è parecchio più alto di dodici piani, e vorrei tanto tirarmi fuori da tutta ‘sta storia, ma chissà perché non mi va proprio di mettermi a discutere con Milena e una Phyton, così apro la borsa e tiro fuori l’attrezzatura.
Quattro paia di manette, diversi metri di corda piuttosto spessa, due bavagli con tampone stile sadomaso cinghie e cinghiette, collari in ferro e gingilli del genere.
Mi chiedo come un idiota dove stracacchio abbia trovato quella roba Milena, poi smetto di cazzeggiare e mi do da fare con i due disgraziati sul letto.
Aiutato da Daniele, piazzo il marito di Milena su una delle due sedie disponibili, prendo corda collari e bracciali e lo lego come un culatello. Gli do un occhiata: il povero disgraziato guarda terrorizzato i nostri passamontagna, ansimando dalla paura. Non so se provare pena o vergognarmi per lui: l’uccello tra poco gli rientra in pancia, da tanto piccolo si è fatto.
Poi tocca alla moretta.

Come da istruzioni precedentemente ricevute da Milena, la ammanettiamo al letto distesa di schiena, con braccia e gambe divaricate al massimo. Se non fosse per la situazione carica di tensione, ammetto che vederla così indifesa e scosciata mi ispirerebbe parecchi pensieri lascivi.
Infine applichiamo a tutti e due i bavagli con i tamponi.
Do un’ultima controllata al tutto. – A posto! – dico a Milena, che tira un sospiro di sollievo. Mi da un’occhiata e mi butta la pistola, facendomi saltare un paio di battiti cardiaci.
Per poco non mi cade per terra. – Ma che sei scema? E se parte un colpo? – la rimbrotto.
Lei ride di gusto.

La guardo strabuzzando gli occhi, poi un dubbio mi assale. Controllo il cannone e… che mi venga un accidente: è un maledettissimo modello innocuo, di quelli con la canna turata ed il tamburo in lega leggera.
Costano un occhio della testa, ma si trovano nei negozi di giocattoli di mezzo mondo.
– … e io sono completamente deficiente ad andare in giro con una pistola vera? – mi chiede Milena,

continuando a ridacchiare. – Non saprei nemmeno caricarla, figurati se mi fido di maneggiarne una! Serviva solo a tenere buoni questi due stronzi fintanto che li legavate. –
Oh Cristo Santo, che scherzi del cazzo!
– Ma ora veniamo a noi! – continua, avvicinandosi al marito. – Non ti aspettavi che la tua piccola, stupida, credulona mogliettina scoprisse la tua piccola tresca, vero? – Lui logicamente la fissa ma no può rispondere, ma dagli occhi sgranati che presenta, credo proprio che Milena abbia perfettamente ragione. Si china su di lui e gli afferra un capezzolo, torcendoglielo. – E invece ti ho beccato! E sai perché? – Lui strizza gli occhi e geme dal dolore. – Perché una moglie, per quanto tonta sia, si rende conto quando il proprio uomo non le viene più vicino e lo fa perché è sazio. Così mi è venuto il dubbio ed ho incominciato a starti dietro, a vedere cosa combinavi, dove andavi e soprattutto con chi ci andavi. – Gli lascia il capezzolo e gli infila una mano tra le gambe, agguantandogli l’uccello. – Ed ho scoperto che andavi ad usare questo, – dice, scrollandoglielo piuttosto brutalmente. – con la troietta legata sul letto. – il gemito dell’uomo sale di tono.

La tenuta da ninja che ho indosso mi tiene caldo, ma il trattamento riservato all’uomo mi sta facendo sudare freddo.
– Al primo momento ho pensato di piantare un casino della Madonna, chiedere la separazione e infine spolpare per benino il tuo conto in banca. – dice, rialzandosi e chiedendomi con un gesto la borsa delle meraviglie. Gliela passo, lei l’appoggia sulla cassettiera e comincia a estrarne il contenuto, appoggiandolo ordinatamente sul ripiano. – Poi ci ho pensato meglio ed ho deciso che sarebbe stata una cosa piuttosto stupida da parte mia. è il tipico modo di reagire della moglie sconfitta, che cerca una rivalsa economica al posto di quella personale. Così ho deciso di vendicarmi direttamente e dimostrarti cosa sono capace di fare, nel bene e nel male. – Getta da una parte la borsa e sventola in aria una videocassetta. – Innanzitutto c’è questa! è una cosuccia che voglio tu guardi con molta attenzione. – Si avvicina al videoregistratore ed alla televisione e li accende, poi infila la cassetta, ma non la fa partire. – Poi c’è questo. – Dice, prendendo la scatola nera carica di pulsanti e ruttori. Mi ero chiesto cosa fosse fin da quando l’aveva tirata fuori: un sospetto mi era venuto ma…
– è un giocattolino simpatico che ho comperato da poco. – spiega, prendendo dei cavetti e cominciando ad attaccarli alla scatola. – Non ci crederai, ma l’ho visto in un film pornografico. – Gli spiega. L’uomo spalanca gli occhi, incredulo. – Si, lo so, caro! Quando mai la tua santa mogliettina ha guardato i film porno. – Mi guarda per un istante e mi fa l’occhiolino. Sono io che l’ho iniziata a quel tipo di passatempo, dapprima con le mie cassette amatoriali e poi con quelle commerciali. – Eppure ora li guardo, e non ti immagini nemmeno cos’altro sono diventata capace di fare. – Gli si avvicina ed appoggia la scatoletta nera sul letto, poi infila il cavo in una presa di corrente (adesso ho la conferma che si tratta di un elettrostimolatore). – Guarda che strano! è stato proprio quello che mi hai combinato a farmi scoprire tante cose che avevo solo sognato e che ora si sono tradotte in realtà. – Mentre parla, incomincia ad attaccare i cavetti al corpo del marito: con due piccoli coccodrilli ne fissa uno per ciascun capezzolo, uno lo appiccica al ventre con un adesivo, una altro, con un anello, attorno all’uccello dell’uomo.
– Dammi una mano a sollevarlo. – fa rivolta a me.

Mi avvicino e, allentata leggermente la corda che lo tiene bloccato alla sedia, lo sollevo leggermente. Milena infila una mano sotto al sedere del marito e gli infila nel culo il cilindretto metallico che è attaccato alla fine di un cavetto. L’uomo geme sommessamente.
– Oh scusa, caro! – fa Milena. – Perdonami, non ci ho messo il lubrificante! – lo guarda fingendosi dispiaciuta.

Poi ridacchia. – Fa niente, sarà per la prossima volta. –

Si rimette in piedi e ricomincia l’operazione sulla ragazza. Seni, fichetta, pancia e sedere. Poi guarda soddisfatta il risultato del suo lavoro.
– Il fatto è che tu hai sempre pensato a me come ad una santarellina. – Continua nel discorso che aveva interrotto. – Di buona famiglia, leggermente bigotta, un po’ perbenista. Insomma la perfetta mogliettina da sfoggiare nella buona società, un vero e proprio concentrato di virtù. Cene di gala, ferie in posti di élite, serate in teatro, ma tra noi due di sicuro niente cose al di fuori del comune: la scopatina canonica serale, rigorosamente a luce spenta, un bacetto e via, si dorme. –

Io soffoco un commento: Milena si è dimostrata ben differente dalla descrizione che ha appena data di se stessa.
– Ma si sa! Agli uomini piacciono un po’ di porcherie e quindi, perché non trovarsi una troietta per sfogarsi a fare quello che con la propria maglio non si fa. E una volta trovata, si può anche fare a meno di dare la ripassatina serale alla moglie, tanto quella è un ciocco a cui non interessa affatto il sesso. – Continua, mentre traffica con i ruttori della scatoletta.

Guarda per un momento il marito poi sbotta.
– E INVECE NO! NON E’ COSì CHE FUNZIONA! – Grida, schiacciando con rabbia un pulsante.

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