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Le quattro stagioni

Primavera

Tutto è cominciato quando lavoravo al servizio rieducazione dove si prendevano solo maggiorenni ma con meno di vent’anni. Inutile dire che c’erano ragazze veramente belle che venivano a stare lì ed il mio lavoro era supervisionarle e cercare di tenerle fuori dai guai.
Quella notte d’aprile avevo il turno da mezzanotte alle 8, un turno infernale che molti dello staff odiavano, ma quella notte l’ho adorato. Il regolamento dice che dobbiamo controllare tutte le stanze ogni ora per essere sicuri che tutti siano a letto a dormire o perlomeno che siano in camera. Da mezzanotte all’una ho controllato le otto stanze. Camminavo lungo il corridoio e sbirciavo dentro, dapprima ho verificato le prime tre stanze sul lato destro e poi sarei ritornato costeggiando il lato sinistro. Una volta raggiunto il lato sinistro, ho aperto la porta della camera di Ambra. Ho dato un’occhiata dentro e ho notato che il suo letto era vuoto, non c’era un’anima. Ho acceso la luce e ho guardato dietro la porta ma di Ambra neppure l’ombra. Mi sono innervosito, non doveva esserci una fuga durante il mio turno. Ho chiuso la porta e mi sono diretto verso l’ufficio con l’intenzione di fare una telefonata al Direttore. Quando ho aperto la porta Ambra era là, 18 anni, capelli biondo sabbia, occhi blu acqua e corpo meravigliosamente snello, tutto muscoli, non un grammo di grasso. Stava là con la testa piegata di lato e le piccole mutandine che gli stringevano il culo. Mi ha guardato ed ha fatto scivolare la lingua lungo l’orlo delle labbra come se stesse già succhiando il mio cazzo duro.

Si è avvicinata, delicatamente ha afferrato la linguetta della chiusura lampo e ha aperto i miei pantaloni gonfi. Ero così eccitato che avrei potuto venire sul momento. L’esperienza era troppo calda. Le ho circondato la vita, ho afferrato il suo piccolo culo stretto strofinandoglielo. Si lamentava e bisbigliava “fottimi, ohhh, fottimi. ” Sapevo che avrei dovuto far scivolare la mia salsiccia nella sua scatola stretta e fotterla fino a farla impazzire. Finalmente mi ha tolto i pantaloni e con le sue mani calde ha strofinato il mio cazzo rigido e ha
giocato con le mie palle. Diventavo sempre più eccitato, avrei voluto fotterla subito ma mi stuzzicava a tal punto che non riuscivo pensare con chiarezza. Ambra ha abbassato le mie mutande alle caviglie e delicatamente è scesa lungo il mio corpo tracciandolo la lingua bagnata. Ha raggiunto la punta del cazzo e ha cominciato a leccare circolarmente l’orlo della mia cappella dura e colpirla con calde leccate. Alla fine ha preso “tutto” il mio cazzo enorme in bocca e l’ha lavorato su e giù.
Allo stesso tempo giocava con le mie palle muovendole su e giù con un movimento lento. Avrei voluto sbattere il cazzo duramente dentro di lei.

Non potevo resistere più a lungo, ho tolto il cazzo dalla sua bocca, l’ho alzata e l’ho fatta sedere sulla scrivania, le ho tirato giù le mutandine e ho cominciato a salire lungo la sua gamba con la lingua, avvicinandomi alla sua calda fica fumante. Voleva essere fottuta violentemente, si lamentava. Ho smesso di stuzzicarla, mi sono posizionato tra le sue gambe, ho spinto la mia verga nella stretta micia vergine e ho cominciato a martellare nel suo piccolo corpo appoggiato al muro. Si lamentava, mi ha afferrato i capelli e me li tirava come si fa per fermare i cavalli, ma io non mi volevo fermare, dovevo rilasciare il mio carico! Sono andato con le mani sotto il suo corpo mentre fottevo la sua micia stretto e ho infilato l’anulare nel suo buco del culo vergine, lei ha cominciato a lamentarsi più forte. Speravo che nessun altro sentisse, ma allo stesso tempo la cosa non mi preoccupava, era così bello! Non appena ho mosso il dito nel buco, ha gridato “Oh… siii. ” poi è venuta. Anche a non mancava molto, ho inarcato la schiena e ho riversato un enorme carico di proteine nella sua vergine scatola d’amore; lei si contorceva per il piacere. L’ho fatta scendere dalla scrivania, poi gli ho comandato di andare a letto e lei ha obbedito senza problemi.

Quell’anno abbiamo fatto la stessa cosa più volte, ma Ambra ha invitato un’altra ragazza a partecipare alle nostre feste di sesso notturne. Poi ho cambiato lavoro prima che la cosa divenisse di dominio pubblico, ma Ambra non ho più potuto dimenticarla.

Estate

Sabrina aveva deciso di dare una festa per celebrare l’inizio dell’estate; aveva chiamato la sua amica Carla e l’avevano organizzata. Avevano invitato 100 persone ma solo una dozzina di uomini si erano fatti vivi mentre nessuna delle ragazze sarebbe venuta, tutte sapevano che Sabrina e Carla erano irresistibili con i ragazzi ed avevano deciso di non competere. Il giorno della festa Carla e Sabrina si sentivano un po’ maliziose e così avevano indossato gonne pieghettate molto corte e T-shirt. Erano occupate a servire drinks e snacks agli ospiti quando arrivavano e si mettevano in mostra mentre servivano i rinfreschi; ogni volta che si chinavano verso un ospite, tutti potevano avere una splendida visione delle loro mutandine e delle tette che pendevano sotto le camicette. Naturalmente nessuna delle due si era preoccupata di mettere un reggiseno così gl’invitati avevano un trattamento completo. Qualcuno metteva anche le mani sotto le gonne mentre lavoravano, uno aveva messo il dito sotto le mutandine di Carla e le aveva strofinato la clitoride per un momento fino a che Carla non aveva proseguito. Un altro si era messo dietro a Sabrina che si stava chinando, aveva messo le due mani sotto la camicetta e per un momento le aveva afferrato le tette.
“Ehi Sabrina, che belle tette ” aveva urlato Giacomo.
“Mi piace il culo di Carla ” aveva risposto Davide.
Dopo aver servito i rinfreschi, le ragazze erano andate in cucina per mettere a punto la loro strategia.
“Cosa dobbiamo fare con 12 ragazzi? ” aveva domandato.
“Non so tu, ma io ho in mente di essere fottuta per bene” ha risposto Carla.
“Lo so e va bene anche a me. Quello che voglio dire è che penso che dovremmo dar loro un po’ di divertimento prima. ”
“Potresti saltare nella piscina vestita e quando se ne accorgono… ”
“È un’ottima idea, ” ha esclamato Sabrina, “ma dovremmo saltare dentro tutte e due. ”
“Se lo dici tu. ”
Le ragazze erano ritornate fuori con un carrello delle bibite per ciascuno. Quando erano state vicino alla piscina Sabrina aveva finto d’inciampare, Carla aveva cercato di afferrarla ma ambedue erano cadute nella piscina, erano piombate a testa in giù e mutandine e culi erano ben in mostra. Gli uomini si erano affollati sul bordo per aiutarle; Giacomo era arrivato per primo ed aveva aiutato Sabrina ad uscire, i vestiti aderivano al corpo della ragazza e delineavano ogni curva. Davide aveva aiutato Carla ad uscire e qualcuno aveva portato degli asciugamani. Mentre le ragazze si asciugavano i ragazzi le aiutavano, uno aveva tolto la T-shirt a Sabrina per potergli asciugare la parte superiore del corpo ma non poteva resistere alla tentazione di giocare con le sue tette. Un altro aveva cominciato ad asciugare le gambe Carla, le aveva alzato la gonna e le aveva tolto le mutandine mentre un altro le toglieva T-shirt e gonna. Mentre l’asciugavano Carla era occupata ad afferrare i loro cazzi ed accarezzarli. I ragazzi avevano cominciato a spogliarsi ed in breve erano nudi. Carla aveva afferrato un cazzo ed aveva cominciato a succhiarlo, inoltre aveva altri due cazzi, uno in ogni mano e due uomini che le succhiavano le tette. Sabrina era in ginocchio e stava facendo un pompino mentre un uomo sotto di lei la chiavava quando un altro le è venuto dietro e le forzava 20 centimetri di cazzo nel culo.
“Cosa succede”? , aveva domandato una voce assonnata.
“Oh mio Dio” aveva pensato Sabrina, aveva dimenticato sua sorella diciottenne, Tanya e la sua amica Cristina che erano a casa per le vacanze. Tanya e Cristina erano uscite nel patio in baby-doll trasparenti che non nascondevano fiche e tette. Erano state circondate immediatamente da quattro individui nudi.
“Ragazze volete unirvi a noi? ” aveva domandato Marco, un ragazzo alto con una bella abbronzatura e 22 centimetri di cazzo duro.
Tanya l’aveva guardato con apprensione e poi aveva guardato Carla che aveva ancora cazzi in ogni apertura. Tanya non era una santarellina ma non aveva mai fatto sesso di gruppo. “All’inferno” aveva pensato mentre afferrava il cazzo di Marco, ne aveva scoperto il prepuzio ed aveva cominciato a fargli un pompino. Un altro le aveva già tolto il pigiama e le stava leccando la fica. Nel frattempo Cristina era stata “attaccata” da due individui che rapidamente l’avevano spogliata, uno l’aveva sollevata e poi l’aveva fatta scendere sul suo cazzo rigido che era scivolato molto facilmente nella sua fica mentre l’altro le aveva sbattuto l’uccello nel culo. Prima di mattina ogni ragazza era stata fottuta da almeno tre individui diversi ed i pompini fatti erano stati infiniti.
E quell’estate restò nella memoria dei partecipanti per tutta la vita.

Autunno

L’estate era appena finita e la scuola era iniziata da poco, gli alberi cominciavano ad assumere i colori autunnali, eri dannatamente felice perché era l’ultima lezione di una settimana disastrosa ma c’era una consolazione, la nuova prof. Era splendida e si muoveva ed era profumata nella maniera giusta. Avevi lavorato duramente al compito in classe ma eri riuscito ad osservare che i suoi capezzoli erano eretti sotto il maglione ed avresti potuto giurare che non portava reggiseno, questo aveva fatto nascere nella tua mente (ed altrove) la domanda se portava biancheria intima. Per la quarta volta in pochi minuti ti era venuto il desiderio di avvolgere le labbra intorno alle sue areole, l’avevi sentita dire che la lezione era finita, ma quando ti eri alzato ti aveva puntato contro una matita e ti aveva detto che aveva bisogno di parlarti. Ti eri domandato inquieto cosa poteva esserci che non andava, erano passate appena tre settimane di lezioni, e riuscire ad inguaiarsi in un tempo tanto breve sarebbe stato un record anche per te, comunque avevi aspettato pazientemente fino a che il resto della classe uscisse poi nervosamente ti eri avvicinato alla sua scrivania. I suoi lunghi capelli rossi ed ondulati scendevano sulle sue spalle come un mantello ed era difficile per te pensare a lei come ad un superiore, ma ci provavi, poi avevi alzato lo sguardo, avevi visto i suoi occhi verde smeraldo fissarti ed avevi sperato che non potesse leggerti nella mente. Lei aveva messo delicatamente una mano sotto il tuo mento e l’aveva alzato forzandoti a guardare dentro quegli occhi incantevoli. Ti aveva sorriso e ti aveva domandato come mai in classe la fissavi sempre, avevi compreso che voleva catturare il tuo sguardo ed avevi visto una tonalità di rosso nuova da aggiungere alla tavolozza dei pittori. Aveva riso con una risata che suonava più simile ad un tintinnio di campane che non ad un’espressione umana, e fissava il tuo inguine ed ad ogni movimento vedevi un effetto cromatico nuovo.
Aveva sorriso e ti aveva domandato che progetti avevi per la serata, tu eri un po’ frastornato dalla sua prontezza ma avevi risposto che avevi solo pensato di uscire a bere qualcosa con gli amici e poi andare a letto. Ti aveva detto che era un’idea piuttosto noiosa e ti aveva chiesto se volevi andare da lei per un drink e dicendolo appoggiava il suo ampio seno al tuo braccio. Non avresti voluto rompere l’incantesimo ma gli avevi domandato dove viveva, perché avresti voluto fare una doccia e cambiarti prima di raggiungerla. Aveva sorriso ed aveva detto che avresti potuto passare dalla tua stanza a prendere un cambio di vestiti e poi fare la doccia a casa sua. Non potevi credere alla tua fortuna, gli avevi detto che poteva andar bene e che avreste potuto incontrarvi al bar dell’università dopo dieci minuti.
Lei era d’accordo e ti aveva detto di portare i jeans neri e la camicia di flanella grigia che avevi indossato la settimana precedente, e questo aveva confermato definitivamente che non eri stato il solo a guardare, perché quelli erano i tuoi jeans più stretti. In tre minuti eri andato alla tua camera, il nuovo record della scuola, due minuti per trovare i vestiti ed altri quattro per raggiungere il luogo dell’appuntamento con un minuto d’anticipo. Proprio in quel momento era entrata guardandosi intorno come per cercare qualcuno che non trovava, ti aveva fatto un cenno poi era uscita. Avevi lasciato passare un paio di minuti per non dare nell’occhio, poi ti eri alzato e l’avevi seguita.
Era seduta in attesa in macchina, eri entrato ed avevi sentito un profumo come di rose mentre lei innestava la marcia. Dopo un isolato avevate incontrato un semaforo rosso e lei si era piegata verso di te e ti aveva baciato sulle labbra. Lentamente lo shock si era dileguato e l’avevi guardata, sembrava completamente a suo agio. L’appartamento era alla periferia della città e sicuramente nessuno ti avrebbe riconosciuto. Lentamente l’avevi seguita su per le scale ed osservando il suo culo avevi avuto la conferma che non portava niente sotto. Entrati ti aveva mostrato dove avresti potuto fare la doccia; ti eri chiuso la porta dietro di te e col respiro affannoso ti eri spogliato. Dopo alcuni minuti, mentre eri sotto l’acqua calda, avevi sentito come il rumore di una porta che si apriva e silenziosamente si chiudeva, la porta della doccia si era aperta e lei era là, completamente nuda dai soffici capelli rossi sino ai piedi. Eri rimasto bloccato dalla sorpresa mentre ti chiedeva se poteva unirsi a te, avevi sbattuto le ciglia, avevi accennato di si e lei era scivolata dentro accanto a te quindi aveva chiuso la porta e, preso il sapone, aveva cominciato ad insaponarti il torace. Il sapone gli era scivolato di mano, ti eri chinato a raccattarlo ed avevi iniziato a strofinarlo sulle sue morbide mammelle che non erano assolutamente deludenti. Eri sceso al suo stomaco insaponandolo ed avevi sentito una mano sulla schiena, lei lentamente ti guidava al fiammante cespuglio rosso all’apice delle sue cosce, avevi sentito il caldo umidore sul dito ed avevi iniziato lentamente a strofinarle la clitoride che emergeva dal suo cappuccio, poi con movimenti circolari delle dita ti eri mosso sul suo bottone del piacere finché lei non riuscendo più a resistere ti aveva chiesto di fermarti. Si era girata per sciacquarsi ed avevi avuto per la prima volta la visione del suo culo sodo, improvvisamente si era girata ancora e, preso il sapone dalla tua mano, aveva cominciato di nuovo a lavarti il torace e lo stomaco, poi lentamente si era mossa verso il basso fino a prendere il tuo cazzo eretto nella mano e farti la sega più esperta della storia; proprio mentre stavi per venire, si era fermata e ti aveva detto che sarebbe stato meglio che ti risciacquassi e ti vestissi per la cena, poi era uscita dalla doccia ed aveva lasciato la stanza. Rapidamente eri uscito dal box, ti eri asciugato e ti eri vestito.
Uscendo dal bagno l’avevi vista con il paio di pantaloni più stretti che ti fosse mai capitato di vedere e che accentuavano le sue curve mostrando chiaramente che si era “dimenticata” di indossare le mutandine. Ti aveva informato che la cena sarebbe stata pronta in un paio di minuti e nel frattempo avreste potuto andare nel soggiorno ed aspettare con un drink. La conversazione era stata tutt’altro che sexy con le solite domande su come si passano le giornate che si utilizzano quando non si sa che dire. Anche la cena era stata buona ma lontana dall’essere eccitante fino al dolce quando si era avvicinata al frigorifero, aveva preso una bomboletta di panna annunciando che il dolce era lei, avvicinandosi al tavolo si era aperta la chiusura lampo dei pantaloni e li aveva lasciati a terra, dopo di che si era seduta sul tavolo di fronte a te con un piede su ciascun lato della tua sedia e ti aveva dato la bomboletta. Avevi spruzza un po’ di panna intorno alla sua passera, poi all’interno e quindi avevi cominciato a far correre la lingua tutt’intorno portandola al limite e poi arrestandola sull’orlo come lei aveva fatto con te. Era calda e pronta, ti aveva afferrato il polso e ti aveva trascinato in camera da letto dove l’avevi spinta sul letto e ti eri strappati i jeans dal corpo mostrando l’uccello duro e pronto. La sua calda micia aveva ingoiato il tuo cazzo fino a sentirne ogni centimetro nella fica spasimante, lei emetteva un lamento lungo basso mentre tu sentivi ogni muscolo afferrarti e rilasciarti durante il suo orgasmo. Dopo quella che era sembrata un’eternità ti aveva guardato, ti aveva detto che era il tuo turno di andare in paradiso, lentamente aveva abbassato le sue calde labbra morbide intorno al tuo cazzo ed aveva cominciato a scivolare su e giù fino a che non era sembrato che tu uscissi di mente, allora l’aveva preso profondamente in gola e tu ti eri scaricato profondamente dentro di lei.
Vi eravate sdraiati uno vicino all’altro nell’autunno della vostra passione, ma solo per promettervi di continuare il giorno seguente.

Inverno

Elena si era sdraiata sulla schiena a gambe larghe mentre Roberto si avvicinava al letto. Voleva il suo cazzo con tutto il suo corpo, non ricordava di essere mai stata così eccitata. Le sue tette erano come frutti maturi, le sue areole ed i capezzoli gonfi di desiderio. Sapeva che la sua vagina era bagnata e non ne poteva più di sentire la sua asta scivolare dentro di lei. Lui le ha preso le cosce e l’ha portata all’orlo del letto. Lei ha catturato il suo cazzo con le sue mani; era caldo e palpitante. Si è chinato su lei e lei l’ha guidato alla sua fica. La sua prima spinta è stata come una bomba esplosa nel suo inguine. Avrebbe voluto strillare ma se l’avesse sentita avrebbe smesso e non avrebbe continuato a spingere il cazzo dentro e fuori per i seguenti trenta minuti. Era venuto due volte ma non gli era mai diventato molle mentre sbatteva quel cazzo duro come un osso dentro e fuori da lei.
Si era sentita diventare scivolosa per lo sperma che le aveva pompato dentro ma questo ha fatto solo diventare più veloce la chiavata. Era coperta di sudore e sentiva il sudore dell’uomo gocciolare su di lei. Aveva gli occhi chiusi mentre lui spingeva dentro e fuori. Dio! La stava fottendo come non era mai stata fottuta prima.
Ora era uscito e la tirava per i capelli; il suo viso contro il cazzo bagnato di sborra. Era ancora duro come roccia e caldo. Era nella sua bocca. Lo succhiava. No… le stava fottendo la bocca. Soffocava. Aveva provato a toglierselo ma lui l’aveva forzata e poi era venuto di nuovo riempiendogli la bocca di sperma. Le gocciolava fuori dalla bocca mentre lui continuava a pompare il cazzo dentro e fuori tra le sue labbra. Non diventava molle e per la prima volta Elena aveva avuto paura. Avrebbe potuto fotterla sino alla morte.
Prima che potesse pensarci ulteriormente era in ginocchio con Roberto dietro a lei che la fotteva con rabbia. Slap… Slap… Slap… Slap. I loro corpi bagnati sbattevano l’uno contro l’altro. Elena aveva cominciato a venire un po’ dopo che lui ha cominciato a chiavarla alla pecorina e non poteva fermarsi. Lui gridava per un altro orgasmo e lei aveva sentito la sua sborra infradiciarla dietro, riempiendogli la fica. Aveva provato a togliersi ma lui la teneva fermamente per le anche. Era caduta sullo stomaco con lui che martellava sul materasso ed il suo cazzo che non lasciava la sua vagina dolente.
Finalmente si era stancato di fotterle la fica e l’aveva tolto, ma solo per alzarla sulle ginocchia e spingere il cazzo contro il buco del culo. La cappella era entrata ed ora martellava con il cazzo delle sue budella. Quando il dolore era diminuito lei aveva cominciato a venire ancora. L’uomo dietro di lei aveva riempito il suo buco del culo con spruzzi di sborra e quando era diventata scivolosa per il suo sperma, aveva martellato ancora più duramente e più velocemente. Poco dopo che Roberto era venuto nell’ano, Elena era svenuta e tuttavia quello non aveva smesso di fottere.
Era scuro quando Roberto si era alzato e si era sdraiato sul pavimento. Era disorientato e, prima di ricordarsi dove fosse, era in ginocchio; aveva guardato sul letto ed aveva visto Elena sdraiata su di un fianco, le ginocchia sotto il mento. Era strisciato sino al muro ed aveva acceso la luce. Oh! merda! L’interno delle sue cosce ed il culo erano coperti di sangue. Aveva guardato in basso ed aveva scoperto che anche il suo stomaco e l’inguine erano coperti di sangue. Oh! Cazzo! Cosa era accaduto?
Roberto non ricordava niente dopo aver affondato il cazzo dentro di lei. Era andato in bagno e si era lavato, si era vestito e poi era scivolato fuori dal motel raggiungendo la sua macchina sotto la neve. Erano le undici e trenta quando era arrivato al suo appartamento. Aveva preso in considerazione di fare i bagagli e fuggire, ma forse era meglio aspettare prima di fare qualche cosa di drastico. FINE

About Esperienze erotiche

Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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