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Le ripetizioni fanno bene!

La professoressa Walcott aspettava, con una certa trepidazione si accorse, l’arrivo di Jeff Rosh.
Seduta dietro la sua scrivania, ripensava al colloquio avuto la mattina con Jeff quando, dopo la lezione, gli aveva detto di restare un attimo perché voleva parlargli.
Perché glielo aveva chiesto?
E perché poi gli aveva detto che era meglio se lui prendeva qualche ripetizione di filosofia, visto l’andamento dei suoi studi, e che lei era disposta a dargliele.
Sarebbe stato più semplice chiudere lì la faccenda, ma qualcosa l’aveva spinta a parlargli.
Aprendo il libro che aveva di fianco, lo fece scorrere fin quando non venne fuori il biglietto che era stato la causa del suo rimprovero e, si rendeva conto, della situazione in cui si trovava.
Durante il colloquio con Jeff, alla fine, platealmente l’aveva buttato nel cestino, ma, dopo che lui era uscito era corsa a recuperarlo, rapidamente e attenta come una ladra.
Quando era uscita dall’aula, si sentiva come se avesse addosso gli sguardi di tutti, e che tutti erano consapevoli del suo gesto.
Il biglietto era diretto a Janet, una compagna di corso di Jeff, una bionda, alta, formosa.
Un corpo e un viso stupendi, dovette ammettere con una certa gelosia.
Diceva: Allora mia cara troietta, ti è piaciuto ieri sera?
Purtroppo la mancanza di tempo e l’esiguo spazio (come pretendi che possa farti godere come piace a te nel gabinetto di un bar! ) non mi ha permesso di ficcarti il mio cazzo in tutti i tuoi posti disponibili, ma c’è sempre tempo.
Vuoi uscire domani sera?
Ho le chiavi dell’appartamento di mio fratello, domani parte e sta fuori per tre giorni.
Immagini cosa possiamo fare, in tre giorni e tre notti?
Se accetti, voltati verso di me e fammi vedere di che colore sono le tue mutandine oggi.
La cosa la sconcertava ancora, aveva visto la ragazza leggere avidamente il biglietto e poi sorridere.
L’aveva vista girarsi a guardarlo e…
Dio mio! Una cosa inaudita… !
L’aveva vista mettere le gambe fuori dal banco e… incominciare ad allargarle.
Lo squillo del campanello la portò alla realtà.
Sentì Vincent, suo marito, andare ad aprire, poi sentì il loro colloquio.
– Buongiorno signore
– Buongiorno figliolo! Cosa posso fare per te! – sentì dire suo marito.
– Mi chiamo Jeff Rosh, signore, sono un allievo di sua moglie, la professoressa Walcott ha accettato di darmi qualche ripetizione di filosofia.
– Ah, bene. Entra pure.
Janet era sulle spine. Tremava. Lo scatto della maniglia la fece sussultare, si ricompose prima che suo marito entrasse.
– Janet, cara, c’è qui… Jeff vero? Si, è venuto per delle ripetizioni di latino. Vieni avanti Jeff.
Janet non rispose, e fu grata a suo marito di non avergliene lasciato il tempo.
Mentre vedeva suo marito spostarsi per lasciar passare Jeff, sentì il suo cuore martellarle il petto.
Quando Jeff comparve sulla soglia, le sembrò che non c’è la facesse a respirare.
– Buongiorno signora, sono qui. – disse Jeff semplicemente, ma a lei sembrò una frase programmata insieme per dire tante altre cose.
Lo guardò in quei occhi di fuoco e ripensò alla lettera; il sangue scorreva più velocemente nelle vene.
– Buongiorno Jeff, vieni pure avanti, siediti. – riuscì a dire sistemandosi nervosamente gli occhiali.
– Bene! Allora io vi lascio soli. – disse suo marito – Piacere di averti conosciuto, Jeff!
– Piacere mio, signore. – rispose pronto Jeff.
Lo guardarono uscire.
Quando la porta fu chiusa, sembrò che si fosse chiusa sul mondo.
Rimasero per attimi interminabili in silenzio. Janet, mettendosi gli occhiali, andò dietro la scrivania.
Cercava di darsi da fare, mostrandosi alla ricerca di qualcosa, ma… non poteva non sentire lo sguardo di Jeff su di se.
Quando rialzò la testa, vide che Jeff la guardava ancora.
– Che cosa c’è? Qualcosa che non và? – chiese lei guardandolo.
– è bellissima! – le disse lui schiettamente – Quegli occhiali poi, la rendono ancora più affascinante.
Janet si fece rossa in volto. Il complimento di Jeff le era piaciuto, ma non doveva sentirsi grata verso di lui, sarebbe stato pericoloso quello stato d’animo.
Vedeva i suoi occhi che si erano fissati sui suoi seni, coperti, per fortuna, dalla camicetta e dal reggiseno.
– Ti ringrazio! – rispose frettolosamente e un po’ rudemente – ma siamo qui per studiare filosofia, non per un corso di galateo. Bene, prendi il libro e leggi a pagina ottantaquattro.
Mentre Jeff continuava a leggere, Janet si alzò dalla scrivania. Jeff, continuando a leggere, la guardò alzarsi.
Le osservò i seni che immaginava pieni, dietro il paravento della camicetta e del reggiseno; i fianchi larghi e il culo sporgente, che immaginava sodo, sotto la leggera gonna blu; le sue belle gambe erano evidenti.
Janet, pur non guardando, avvertiva quegli sguardi.
Si diresse verso la finestra e, in controluce, Jeff cercò di vedere se i vestiti lasciavano trasparire qualcosa, ma era inutile.
Eppure, ciò lo eccitò ancora di più.
Sarebbe stato più bello ammirarla, dopo averne vinto la resistenza e… scoparla… sarebbe stato sublime!
Era venuto per questo e non per delle stupide lezioni di filosofia.
Sentiva il suo cazzo che già tendeva i jeans.
Dopo essersi interrotto un attimo, riprese a leggere.
– Ma… dove stai leggendo? – gli chiese Janet dopo un attimo di smarrimento.
– Bhé, qui. – rispose Jeff facendo segno col dito sul libro.
Janet si avvicinò al suo fianco.
Ora aveva i suoi fianchi all’altezza del suo petto, e i seni all’altezza del suo viso.
Attraverso la camicetta, Jeff sbirciò nell’insenatura che vide era profonda.
– I suoni seni saranno magnifici. – pensò continuando a sbirciare.
– Ma… hai saltato due paragrafi- Oh, non me ne sono accorto… – disse guardandola in volto mentre lei evitava di guardarlo fissando lo sguardo sul libro che aveva di fronte – Ma la colpa è sua… – continuò portando la mano destra sulla coscia sinistra di lei, sotto la gonna.
La sentì irrigidirsi.
Non volendo perdere il contatto e quel poco di terreno conquistato, prese a salire più in alto, girando con la mano dietro, vicino all’attaccatura del culo.
– Toglimi la mano da lì! – la sentì dire, con voce dura, ma piano, mentre, a occhi chiusi, stringeva fortemente il libro che aveva fra le mani.
Jeff, non tolse le mani.
Sapeva che se voleva arrivare a metterle le mani sul corpo e qualcos’altro dentro, non doveva toglierle.
Avrebbe potuto afferrarla e buttarla sulla scrivania, ma non voleva questo, voleva giocare con lei, voleva che, alla fine, fosse lei a chiedergli di possederla, di ficcargli il suo cazzo nella figa. Persistendo a palparla, era arrivato sul culo.
– Togli le mani da lì, ti ho detto! – gli disse, mantenendo il tono di voce basso e divincolandosi.
Jeff rimase con la mano per aria, mentre lei si allontanava.
– Come ti permetti! Qui, in casa mia, con mio marito, poi, che sarebbe potuto entrare.
– Oh, è solo per quello? !
– No! Non è solo per quello. – gli disse con voce accalorata, come il suo volto, diventato di fuoco – Con chi credi di avere a che fare… – riprese interrompendosi, vedendo che Jeff si alzava – Non sono una di quelle sgualdrinelle a cui mandi bigliettini sconci… io…
S’interruppe perché Jeff le era addosso e la spingeva contro gli scaffali della libreria alle spalle di lei.
Quando non poté più arretrare, fu gioco forza, sentire quella protuberanza che premeva sul basso ventre.
Jeff la guardava, osservava i suoi occhi spalancati attraverso le lenti, non sapeva se per il fatto che egli avesse osato tanto, o per quello che sentiva in basso.
– Io… io… ti prego, per favore, togl… – aveva ripreso a dire, bloccata poi dalla bocca di Jeff che si era incollato alla sua.
La sentì tremare, mentre continuava a strusciarsi contro il suo corpo.
La sentì cedere, ma fu solo per un attimo, poi il suo corpo si irrigidì di nuovo.
Forse era a causa della lingua che Jeff aveva preso a muovere nella sua bocca, fatto sta che prima che lei prendesse a spingere il suo corpo lontano, uscì un mugolio dalla sua bocca.
Poi riuscì ad allontanare dalla sua bocca quella di Jeff.
– Lasciami, lasciami stare, togliti! – gli disse senza gridare, riuscendo a divincolarsi ancora.
Allontanandosi da lui, e mettendo la scrivania fra di loro, prese ad a rassettarsi i vestiti.
– Non ti permettere più una cosa del genere, o sarò costretta a mandarti via! – gli disse con rabbia e rossa in volto. Jeff non disse nulla, continuando ad osservarla mentre si sedeva.
Lei continuava a guardare fissa il libro, e Jeff, sedutosi, si chinò un poco per vedere se da sotto la scrivania riusciva a vedere qualcosa delle sue gambe, ma la rialzò deluso.
Decise di tentare un’altra manovra.
Era sicuro che se fosse arrivato a toccarle la figa, che immaginava bagnatissima, perché si vedeva benissimo che era eccitata anche se la sua forza di volontà era notevole, se fosse riuscito a toccargliela, sarebbe stata sua.
Mentre lei riprendeva a parlare e continuando a leggere dal punto in cui si erano interrotti, Jeff, togliendo il piede destro, nudo, dalle scarpe da tennis, prese a dirigerlo fra le sue gambe.
Janet si sentiva sottosopra.
Da una parte era eccitata dalle manovre di Jeff, e mentre leggeva sentiva ancora la grossa protuberanza del suo… affare… sul suo bacino, dall’altra c’era la paura che suo marito entrasse e li cogliesse sul fatto, e anche se lei non aveva colpa perché stava tentando con tutte le sue forze… quelle poche che mi sono rimaste, constatò, perché sentiva anche lei la voglia urgerle nel ventre.
– Non devo cedere! – si disse – Non voglio diventare una delle sue sgualdrinelle! – e immediatamente la sua mente corse all’eccitante bigliettino che aveva sequestrato procurandogli un brivido.
Poco dopo, un altro brivido la percorse ancora.
Aveva sentito qualcosa che tentava di insinuarsi fra le sue gambe.
Interruppe la lettura un attimo per alzare la testa e guardare un Jeff che sembrava tutto preso da ciò che stava leggendo mentre vedeva che le sue mani erano sul tavolo.
Che cos’era allora che sentiva fra le gambe?
Cercando di percepire meglio…
No! Non la propria eccitazione!
A quella non doveva nemmeno pensarci… !
Ma quel qualcosa che si muoveva ora su, vicino alle sue mutandine…
Un piede! Era il suo piede!
– Oh, mio dio! – pensò.
Dopo essere rimasta un attimo interdetta per quella constatazione, prese a divincolarsi sulla sedia nel tentativo di cacciare via quella presenza fra le sue gambe.
Il tempo fu tuttavia sufficiente a Jeff per constatare l’eccitazione della professoressa.
Il suo piede avvertì chiaramente il calore e l’umidore delle sue cose e lo slip bagnato.
Eccome, se era eccitata!
Ora si muoveva, si divincolava, facendogli sentire, inconsapevolmente, la morbidezza delle sue cosce, e Jeff ne approfittò per cercare di inserire l’alluce sotto le mutandine.
C’era quasi riuscito quando sentì che si allontanava.
La professoressa aveva spostato indietro la sedia a rotelle cercando di liberarsi del suo piede e dell’alluce invadente.
La cosa si faceva sempre più eccitante perché tutto questo avveniva in un silenzio rotto soltanto dai mugolii della professoressa e dai suoi, nel tentativo di non perdere il contatto.
Per ottenere ciò, fu costretto a sporgersi sulla sedia aggrappandosi ai bordi.
La sedia della professoressa, intanto, si era fermata, in quanto dietro di lei aveva trovato l’ostacolo della libreria. Jeff la osservò e rimase affascinato.
Lei era tutta spostata indietro sulla sedia nel tentativo di allontanare il piede dal suo bacino.
Le sue mani erano chiuse a pugno all’altezza delle spalle e, con una smorfia, non sapeva se di dolore o di piacere, cercava di allontanare quel piede che le insidiava la figa.
Il movimento del suo bacino, l’unica cosa a muoversi del suo corpo, nel tentativo di scacciare il suo piede, eccitò ancora di più Jeff.
Il suo piede si muoveva come un serpente, un serpente che, Janet lo sentiva bene, era riuscito a infilarle l’alluce sotto le mutandine e stava quasi per riuscirci nel tentativo di infilarle la figa.
Non sapeva cosa fare.
In un ultimo disperato tentativo di allontanarlo, gli afferrò con le mani il piede malandrino.
Cercò di allontanarlo aiutandosi con le mani e con i movimenti del bacino, ma non ottenne molto, anzi… ottenne tutto il contrario di quanto si era premessa.
Jeff la vide abbassare le mani, le sentì sul suo piede mentre tentavano di toglierlo da lì.
Al tempo stesso sentiva i movimenti del suo bacino e i palpiti della sua fica e capì che la professoressa stava per cedere.
Infatti, dopo alcuni tentativi condotti malamente, di togliere il suo piede da lì, vide le mani della professoressa abbandonare la presa frenetica sul suo piede e diventare più dolci.
Divennero addirittura carezzevoli, incominciando a stringere dolcemente, in una presa appassionata il suo piede.
Jeff la vide sporgersi all’indietro, spostare in avanti il suo bacino andando apertamente incontro al suo piede che ora manovrava lei stessa per meglio inserire quell’alluce dentro di se.
Il suo viso, incastonato fra i capelli castano chiaro, divenne di una bellezza angelica, beata.
Il suo piede e il bacino di lei erano ancora coperti dalla gonna, anche se il suo movimento l’aveva portata in alto facendo vedere le calze e le sue cosce.
Vedeva la sua testa che si alzava e si abbassava quasi simulando il movimento del suo bacino sul suo piede, mentre dalle sue labbra piene, tremanti, percorse dai movimenti della sua lingua, uscivano sospiri di passione e di piacere.
I suoi movimenti diventarono più veloci, i suoi respiri più rapidi, ed ella venne singultando per il piacere, soffocando le sue grida sulla mano che aveva preso a mordere.
Dopo che i suoi singulti si furono attenuati, la professoressa si lasciò andare sulla poltrona poggiando la testa all’indietro. Jeff la udiva respirare forte a causa dell’intenso piacere che ancora sentiva perché, ogni tanto,
gemeva sommessamente.
Togliendo il piede dalla sua fica bagnatissima, e rimettendolo nelle scarpe, si alzò.
Andò dietro la scrivania e, spingendo la poltrona, la girò verso di se.
La professoressa non accennò alcun movimento. Jeff le portò le mani al viso togliendole gli occhiali che erano di traverso, poi le accarezzò il volto accaldato, le passò un dio sulle belle labbra e scese giù per il collo.
Dal collo scese sul suo petto accarezzandolo da sopra la camicetta e il reggiseno.
Le aprì la camicetta e, stava per toglierla per sganciarle il reggiseno, quando sentì le mani di lei che si aggrappavano alle sue.
– No! Cosa fai! Potrebbe entrare mio marito! – disse la professoressa tenendogli le mani – Aspetta, facciamo così! – disse lei mentre provvedeva a sganciarsi da dietro le spalle il reggiseno privo di spalline.
Jeff la vide portarsi le mani in avanti, aprire due bottoni della camicetta e, prendendolo per il centro, la vide togliersi il reggiseno. Le sue tette magnifiche traboccarono all’infuori.
Lei rimase a guardarlo, quasi a sfidarlo a un confronto con quelle delle sue allieve con le quali egli andava a letto. Jeff rimase interdetto.
Si era aspettato delle belle tette da parte della professoressa, ma queste superavano ogni sua aspettativa.
Belle, gonfie, sode, constatò prendendole in mano.
Prese a palpeggiarle quasi con furia mentre posava la sua bocca e la lingua su di esse incominciando freneticamente a leccare.
La professoressa prese a gemere, e si mise di nuovo una mano in bocca.
Jeff non avrebbe mai smesso di leccargliele se non fosse per il fatto che il suo cazzo aspirava anche lui a qualcosa.
A malincuore, lasciò le tette della professoressa e prese a sbottonarsi i pantaloni.
Non sentendo le sue mani sulle tette, e sentendo il rumore di una cerniera che si abbassava, la professoressa aprì gli occhi togliendosi le mano dalla bocca.
Ma dovette tornare a rimetterla nel momento in cui vide la sua asta poderosa.
Jeff rimase a guardare lo sguardo meravigliato della professoressa: gli succedeva sempre nel momento in cui mostrava a una donna i suoi argomenti!
Anche se aveva fatto il callo, ogni volta era diverso.
La professoressa non si era ancora ripresa, continuava a guardare senza riuscire a dire o a fare qualcosa.
Alla fine fu Jeff che, prendendole le mani, se le portò sul cazzo..
Nel sentire quelle delicate mani, Jeff incominciò a mugolare muovendo il bacino.
Lei rimase ferma, immobile, tenendo il cazzo con due mani e riuscendo a stringerlo appena, mentre fissava ipnotizzata quella testa che continuava a strizzarle l’occhio.
Era incredibile, non aveva mai visto in cazzo così grosso, mai! Il suo respiro incominciò a diventare affannoso come quello di Jeff, e alla fine, non resistendo più, inseguendo i movimenti del bacino di lui, calò la testa sul suo palo e incominciò a muovere la lingua, dapprima timidamente e poi più sfacciatamente.
Jeff, nel sentire la lingua della professoressa, cercò di fermarsi e, quando ci riuscì, intercettò il suo sguardo, ancora sorpreso ma pieno di gratitudine.
La professoressa, dopo averlo umettato per bene, cercò di inghiottirlo.
Aprendo le labbra, Janet cercò di far entrare la testa di quel mostro nella sua bocca.
Dovette aprirla tutta e, con notevole sforzo, riuscì a farla entrare.
Tenendolo in bocca, e lavorandolo con la lingua, cercò di farne uscire il prodotto.
La cosa non era facile perché il cazzo le occupava tutta la bocca, e allora, restando ferma e dondolando soltanto la testa prese a muoversi con più velocità.
Ora anche Jeff aveva preso a muovere il suo bacino e lei sentiva i suoi colpi, con il cazzo che le arrivava fino in gola, quasi soffocandola.
Fu costretta a fermarsi, buttarlo fuori e respirare.
– No, no, cosa fai! Imboccalo di nuovo! Sei bravissima professoressa, una pompinara eccezionale. Uhmmm… così, continua così!
Janet era eccitatissima, il suo cazzo era stupendo, e sentendo il complimento di Jeff si eccitò ancora di più.
Prese a muovere di nuovo la sua testa velocemente e poco dopo sentì la sua asta iniziare a fremere.
– Ancora, ancora! Sto per godere… continua così professoressa, continua, non c’è nessuna che lo fa come te. Ora so dove andare quando avrò bisogno di un pompino… ! Aaaahhh… vengo, vengo, vengooo…
Janet sentì il cazzo vibrare tutto, sentì la sua sborra salire per il canale e stava per tirare il cazzo fuori dalla sua bocca perché non era riuscita mai a inghiottirla quella materia densa, ne a suo marito ne a nessun altro, ma, sia per le dimensioni del cazzo che gliela tappava in maniera formidabile, sia per le mani di Jeff che la inchiodavano sul suo cazzo, non ci riuscì e, quasi soffocando, alla fine, quando la sua bocca fu piena, fu costretta a ingoiarla una volta… due volte… tre… e quattro volte… !
Non finiva mai! Jeff continuava a muovere il suo bacino con quel cazzo che non ne voleva sapere di abbassare la testa, ma vedendo le difficoltà a cui era incorsa la professoressa, fu costretto a uscire dalla sua bocca.
Quando venne fuori, la professoressa tirò un sospiro di sollievo.
Portandosi le mani alla bocca, Janet si pulì di quei getti caldi che erano usciti fuori e, mentre continuava ad inghiottire, si guardò le mani… !
Uno strano e invincibile impulso la prese!
Poi le avvicinò alla bocca e, chiudendo gli occhi, prese a leccarle con passione. Jeff, a cui il cazzo non voleva saperne di abbassare la testa, si eccitò a dismisura nel vedere la sua inappuntabile professoressa che si leccava le mani pulendole dei residui del suo godimento e, avvicinandolesi, le fece sentire il suo cazzo fra i seni.
Janet nel sentire qualcosa di caldo fra i suoi globi di carne infuocata almeno quanto la sua figa, aprì gli occhi e vide Jeff che, portando le mani sui suoi seni, li impastava e li comprimeva donandole nuovi brividi, mentre il suo splendido cazzo faceva su e giù fra di essi.
Janet era preda della passione, ma, nonostante tutto, sentì che era il momento di smetterla.
Poteva davvero entrare Vincent! A malincuore, lo allontanò da se.
– Adesso basta, Jeff! – gli disse alzandosi in piedi e prendendo a riabbottonarsi la camicetta.
– Cosa? ! Come sarebbe a dire basta! Non vedi il mio cazzo? ! Ho bisogno di sfogarmi
Janet nel sentire le sue implorazioni guardò il suo cazzo, teso e più grosso che mai, e stava quasi per fermarsi nell’abbottonare la camicetta, quando il pensiero che sarebbe potuto entrare suo marito la fermò di nuovo.
– No! Basta, Jeff! – disse decisa.
– Basta lo dico io! Puttana! – le disse con rabbia.
La spinse contro lo scaffale della biblioteca e, mettendole una mano sotto la gonna, le afferrò le mutandine e con un colpo secco le strappò. Janet si sentì nuda, anche se era quasi del tutto coperta, ma quello strappo aveva vinto le sue ultime resistenze..
– Al diavolo Vincent! Ora voglio quello splendido cazzo che Jeff ha fra le gambe anche se mi farà male… ! – pensò gemendo mentalmente e pregustando quel dolore paradisiaco.
Sentì il suo corpo premere contro il suo e il suo cazzo che premeva al di sopra della gonna.
Le mani di Jeff si erano appoggiate alla libreria e la tenevano inchiodata, prigioniera.
La sua lingua la leccava dappertutto, poi arrivò sulle sue labbra e, dopo una piccola resistenza, un ultimo residuo di pudore, lei l’aprì inghiottendola.
Mugolando di piacere prese a giocare con la sua, fiorettando e lappando freneticamente.
Ora era preda di un furore parossistico.
Non resistendo più alla voglia di sentire quel fantastico cazzo dentro la figa, prese ad alzarsi la gonna mentre con la lingua non smetteva di guerreggiare con la sua.
Fece tutto lei.
Si alzò la gonna, gli prese il cazzo e lo diresse verso la sua figa, poi, dopo averne fatto entrare la testa, non senza difficoltà a causa della sua enormità, mugolando alzò la gamba sinistra ai suoi fianchi.
Con le braccia si aggrappò al suo collo, continuando a gemere e a mugolare nella sua bocca.
Finalmente, con piacere lubrico, sentì Jeff che toglieva le mani dalla libreria, che gliele appoggiava sul suo culo e glielo afferrava sollevandola.
Lei gli si agganciò con le gambe al bacino: ora era completamente aperta al suo cazzo!
Questa consapevolezza la eccitò ancora di più.
Sentì il suo cazzo che premeva ancora all’entrata della sua figa e desiderò che entrasse, tutto, in un unico colpo. Jeff dovette quasi intuirlo perché diede un leggero colpo e il suo cazzo entrò di un altro paio di centimetri.
Jeff avanzava piano, la sentiva stretta, strettamente piacevole.
Soltanto una donna riusciva a prenderlo tutto dentro, in un colpo solo, e questa era Rose.
Ma la professoressa Walcott era un’altra cosa.
La sua fica era stretta, e questo, se era piacevole per lei lo era altrettanto per Jeff.
Diede un altro colpo e entrò per metà.
Janet, quando il cazzo di Jeff penetrò ancora, sentì una fitta al basso ventre.
La sua bocca, che fino ad ora era stata su quella di Jeff, si staccò e lei gemette.
– Oh, Jeff, ti prego, fai piano! Mi spacchi! Ti sento tutto e mi fai male!
– Tutto? ! Ma se sono entrato appena per metà! – le rispose Jeff.
– Oh, mio Dio, ancora metà. Jeff… mi vuoi uccidere! – urlò piano Janet nel sentire un altro colpo del suo cazzo –
Ooohhhh… Aspetta, fammici abituare, ti prego aspetta! – gli disse implorandolo, mentre a bocca aperta cercava di prendere fiato.
Jeff si fermò.
Sentiva il suo respiro affrettato, la sua figa rigida come tutto il suo corpo, rimase ancora un attimo fermo e poi, con le mani, prese a palparle il culo.
Forse furono quelle carezze, ma sentì poco dopo la figa di Janet incominciare a palpitare e la professoressa a gemere, anche se debolmente.
Sentendo che era giunto il momento, Jeff diede un colpo deciso con i fianchi e il suo cazzo penetrò tutto nella figa della professoressa.
Ella diede un altro gemito e poi incominciò a godere. Jeff sentiva chiaramente quella figa che si apriva per lasciarlo entrare tutto.
Sentiva i movimenti scomposti del bacino che rincorrevano ansiosi il piacere.
– E pensare che aveva fatto la santerellina fino a cinque minuti addietro, mentre ora si apre per farsi penetrare il più in fondo possibile. – pensò eccitato come non mai Jeff nel sentirla che si apriva tutta.
Janet godeva senza soste, quel cazzo formidabile le sfregava in una maniera incredibile le pareti della vagina allargandola e procurandole dolore misto a piacere.
Il piacere era tanto e tale da toglierle le forze.
Dopo non seppe quanto, si ritrovò senza forze, con le gambe che non riuscivano a stare intorno ai suoi fianchi e che erano scese giù, mentre Jeff, tenendola inchiodata alla libreria, continuava a scanalarla tutta con il suo cazzo.
Sentendo arrivare di nuovo il piacere, si riebbe e, afferrandosi al suo collo si premette contro di lui.
– Sto venendo professoressa, sto godendo. Ora ti inonderò la figa con la mia sborra. Lo senti, losentiiiii….
– Siii, siii, ti sento, ti sento tuttooo… godo, godo pure ioooohhhooo…
Agitandosi scompostamente e premendo il proprio bacino contro quello dell’altro, vennero baciandosi.
Quando gli spasimi si furono acquietati, rimasero un po’ fermi, uno addosso all’altra, prendendo respiro.
La professoressa fu la prima a scuotersi e, alzandogli il volto dal suo petto, prese ad allontanarlo dolcemente senza però resistere allo voglia di osservare il suo cazzo, che sentiva ancora semirigido nella sua figa, che usciva piano.
Era grosso, anche ora, e bagnato.
Lei glielo prese in mano, lo palpò tutto bagnandosi le mani del loro godimento, poi, con un sospiro lo lasciò e prese a ricomporsi.
Jeff afferrò la maniglia e l’abbassò, quando entrò nel salotto vide il signor Walcott che si godeva una partita di basket.
Girandosi, ebbe la prontezza di dire:
– Buonasera, professoressa! Allora, torno domani alle cinque. – le disse mentre la osservava raccogliere il reggiseno che entrambi si erano scordati, e metterlo in una tasca della gonna – Buonasera signor Walcott!
– Oh, buonasera… ragazzo. – rispose non ricordando il suo nome e evitando di distogliere lo sguardo dallo schermo.
– Goditi pure la partita, – pensò Jeff – io mi godo tua moglie! FINE

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