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Lettera ad un amico su sua madre

Caro Luca,
Ti scrivo dopo tanto tempo perché sento il bisogno di spiegarti alcune cose. Forse ti sarai già chiesto il motivo del mio allontanamento, e sicuramente ti sarai accorto che ultimamente la nostra amicizia si è raffreddata parecchio. Non c’entrano niente i motivi che ho usato come scuse: i litigi con la mia ragazza, il lavoro e tutte le altre stupidaggini che ti ho riferito. Il vero motivo è un altro, e ti giuro che provo molta vergogna per questa confessione, ma la mia coscienza urla pietà, mi devo sfogare, ti devo dire tutto, anche se questo potrebbe rompere la nostra amicizia.
Il vero motivo per cui non telefono più e non mi faccio più vedere da te è proprio lì vicino a te, mi riferisco a tua madre e mi rincresce dirtelo ma, tra lei e me, è successa una cosa incresciosa e non so neanche se è veramente giusto raccontartela fin nei minimi dettagli, ma anche tu hai diritto di capire quello che è accaduto e soprattutto il perché della mia vergogna.
Sai anche tu che tua madre, nonostante abbia più di quarant’anni, è una delle donne più belle della città, me l’avevi confidato, che continuavi a vedere gente che le sbavava dietro oltre ai vari complimenti volgari che sei costretto a sentire quando passeggi con lei. Io sono sempre stato un suo ammiratore, mi ha sempre affascinato nella signora Marilena, il gusto nel vestire, la finezza dei movimenti e visto che molte volte, grazie a te, ho avuto modo di parlarle, ho assaporato il piacere di conversare con una donna molto bella e cosciente delle sue doti, mai ostentate, ma mai nascoste. Insomma sono sempre stato attratto da tua madre, e penso che lei lo sapesse da tempo, per quello strano intuito che rivela alle donne quando un uomo è in balia del loro fascino. La storia che è andata a degenerare cominciò un mese fà circa, ti ricorderai, quando tua madre ha avuto quel piccolo incidente con la BMW, sulla strada che porta a Piazza D’Annunzio. Io passavo di lì per recarmi al negozio di dischi che si trova proprio in quella via, quando vidi la signora Marilena, con la macchina ferma sul ciglio della strada vicina ad un’altra auto ammaccata, notai anche, tua madre intenta a compilare la constatazione amichevole discutendo con un’altra donna.
Io allora mi fermai immediatamente per chiederle cosa fosse successo, senza sapere che sarebbe stato meglio per me, e per te, se avessi continuato per la mia strada. Appena tua madre mi vide, scoppiò in lacrime spiegandomi che lo spavento per l’incidente l’aveva sconvolta, comportamento che mi sembrò eccessivo, e non sapeva se fosse stata in grado di guidare fino a casa. Mi sono offerto subito di accompagnarla a casa vostra con la BMW cui i danni si riducevano solamente ad un faro spaccato e un graffio sul paraurti. Mi allontanai così pochi istanti per parcheggiare meglio la mia automobile mentre la signora Marilena finiva di compilare le ultime righe per l’assicurazione; pronti entrambi, le aprii lo sportello della vostra auto e la feci salire. Solo allora notai a pieno il suo abbigliamento: gonna come sempre molto corta, ma non certo volgare, di un blu scuro molto signorile, camicetta bianca scelta con lo stesso gusto della gonna, ma molto provocante lasciandola sbottonata più del lecito, gambe fasciate da calze color carne che si mescolavano alla sua pelle rendendola lucida ed eccitante ed infine scarpe aperte a ciabatta che lasciavano liberi i suoi piedi e la mia fantasia.
Quando tua madre entrò in macchina io mi sedetti al posto di guida e, accendendo la macchina, non potei fare a meno di notare che la paura era svanita dal volto della signora e al suo posto ora regnava un bellissimo sorriso che rendeva il suo viso raggiante e appetitoso quanto il suo corpo.
Notai altresì che non si era inibita di fronte a me, e che, anzi, mentre guidavo per quei pochi chilometri verso casa vostra non aveva perso occasione di far salire poco alla volta la sua gonna, che ora lasciava intravedere l’elastico delle autoreggenti. Diventai sicuramente rosso per lo spettacolo delle gambe di tua madre, e lei accorgendosi dell’effetto provocato mi disse:
– Ti vedo accaldato, vuoi venire su a casa nostra a bere qualche cosa?
– No, grazie Marilena, non voglio disturbare.
Improvvisamente, forse per mostrarmi meglio i suoi progetti si rivolse a me con tono molto rassicurante:
– Non disturbi nessuno, non ti preoccupare, Luca non c’è, è in università.
Dopo un attimo di silenzio proseguì:
– Non avrai mica paura di me o delle mie gambe, visto che le stai guardando da che sei salito in macchina.
Io fui preso completamente alla sprovvista e non seppi cosa rispondere, ma la situazione mi stava eccitando molto, ora che entrambi eravamo coscienti del gioco di tua madre.
Gioco che non credevo si sarebbe spinto oltre, tua madre mi sembrava una persona troppo seria e riservata da arrivare a qualche cosa di più di una sbirciatina alle sue gambe.
Invece capii subito di aver fatto un errore di valutazione, lei, infatti, si levò le scarpe ed appoggiò i piedi al cruscotto davanti a se, lasciando sulla plastica quel piacevolissimo alone prodotto dal calore dei piedi e dal loro sudore.
– Per ringraziarti del passaggio ti lascio guardare meglio le mie gambe. So che le hai sempre guardate; dal primo giorno in cui Luca ti ha portato a casa nostra. Che cosa credi anche mio figlio le guarda, perciò non vedo perché ora tu non lo dovresti fare.
Io allora trovai la forza di rispondere:
– Mi piacciono moltissimo, ma non posso gustarmi lo spettacolo devo guardare la strada, non vorrei provocare un altro incidente.
Lei rispose con un tono di voce che lasciava trasparire malizia:
– Non ti preoccupare, se vieni su in casa a bere qualche cosa te le faccio guardare meglio. Ma ricordati: guardare e non toccare, capito?
Ora, amico mio, so benissimo che a questo punto per rispetto verso di te, avrei dovuto declinare l’invito e limitarmi a fare il bravo ragazzo, ma Luca, come tu mi hai detto sempre, tua madre è troppo bella e riesce sempre ad avere quello che vuole che sia questo un vestito oppure un ragazzo molto più giovane di lei.
Sono salito a casa tua non per mancarti di rispetto ma solamente per debolezza e perché mi sentivo, a quel punto, catapultato in un’altra dimensione. Vedevo tua madre vicino a me che faceva di tutto per eccitarmi e le mie debolezze hanno avuto la meglio, per questo mi vergogno di aver rovinato la nostra amicizia. Ma ora lascia che finisca di illustrarti gli avvenimenti di quel pomeriggio cosicché tu possa capire che forse la colpa non è soltanto mia, ma anche tua madre usò tutte le sue armi per approfittarsi di me, che rappresentavo carne giovane per il suo carniere.
Arrivammo sotto casa dopo cinque minuti, passati costantemente a guardare le gambe di Marilena, lei mi fece parcheggiare nel viottolo dietro casa, a quel punto capii quello che stavo facendoti Luca. Tua madre scese svelta dalla macchina rimettendosi i sandali ed io la seguii verso l’ingresso del palazzo.
Cominciò così il pomeriggio più strano della mia vita, infatti, appena entrati nel pianerottolo e chiamato l’ascensore tua madre si girò verso di me e perdendo tutta la sua classe che tanto mi attirava disse:
– Mi hai fatto venire voglia, non ce la faccio più!
Rimasi stupito da quella frase uscita dalla bocca della signora tanto per bene, ma a dir la verità, scoprirla un po’ calda, scusa la parola, mi fece eccitare molto di più.
L’ascensore arrivò davanti a noi, io aprii la porta ed entrammo. Salimmo fino al vostro appartamento; tua madre non perse tempo ed appena la porta di casa si chiuse dietro di noi, allungò la mano laccata di rosso e tastò il rigonfiamento dei pantaloni per assaporare quello che avrei potuto darle.
– Vedo che ti faccio un certo effetto- disse con un po’ di civetteria.
– Sapessi cosa potrei farti- risposi io, ormai recitando a perfezione la parte dello stallone.
Volle allora lasciarsi più libera e, sorridendomi, si slacciò la gonna, lentamente la sfilò dalle sue gambe, poi aprì del tutto la camiciola bianca e si sedette sul divano lasciandosi coperta solo da reggiseno, mutandine e collant, tutto di color carne. Mi fece cenno di avvicinarmi ed io lo feci prontamente, trovandomi così in piedi davanti a lei, amico mio, mentre mi slacciava i pantaloni e cercava di estrarre il membro già duro e pronto.
Non esitò neanche un istante ad iniziare una lenta e magistrale masturbazione, mentre guardava ad intervalli la mia faccia sorridendomi e il mio pene leccandosi le labbra; lo spettacolo mi eccitava da matti e così per non venire subito le chiesi di fermarsi. Lei si bloccò con ancora il mio arnese in mano e sussurrò:
– Ora leccami dalla testa ai piedi.
Senza proferire parola mi buttai sul corpo di tua madre ed iniziai a leccarle il collo, accorgendomi che così nuda era ancora più bella di quanto potessi immaginare. Lentamente con la lingua tesa scesi e arrivai all’interno coscia e mi soffermai qualche secondo a leccare la peluria dolciastra.
Per soddisfare una mia voglia repressa presi tra le mie mani un suo piede e me lo avvicinai leccando la gamba così da riempire di saliva le sue calze. Avuto il piede davanti al naso iniziai ad annusarlo con foga e riempitomi l’olfatto di quel buonissimo odore di nylon, sudore e profumo, lo succhiai selvaggiamente iniziando contemporaneamente a sfilarle le calze.
Tua madre sembrava gradire il numero ed emetteva gemiti che mi fecero intuire che potevo tranquillamente continuare a leccarle i piedi. Passati circa due minuti lei si alzò, ormai coperta soltanto di mutandine e reggiseno e mi disse in un modo quasi volgare:
– Spogliati, lo voglio in bocca.
Non me lo feci ripetere due volte, in cinque secondi ero completamente nudo e tua madre mi fece sedere sul divano, mi divaricò le gambe ed iniziò a lavorarlo in un modo che penso non riuscirò mai a ritrovare in un’altra donna. Il gioco di tua madre durava da ormai cinque minuti ed io ero al limite del godimento, quando lasciò la presa del mio pene, si alzò si tolse gli ultimi indumenti e mi fece:
– Ora sdraiati a terra.
Non riuscivo neanche a parlare tanta era la mia eccitazione ma, capite subito le parole della signora Marilena, mi distesi supino sul vostro pavimento, aspettando di capire quali erano le sue idee.
Fu come un lampo, appena appoggiai la testa sulle piastrelle fredde, lei mi sedette sopra la faccia, appoggiando, in modo brusco, il suo desiderabile sedere sulle mie labbra e, fuori di se, urlò:
– Leccami il culo, ti prego, nessuno lo ha mai fatto. Leccami il culo, dai.
Obbedendo all’ordine di tua madre iniziai a leccare a fondo il deretano protagonista di tante mie fantasie masturbatorie, lo leccai con gusto quasi fosse un piatto prelibato, arrivando a nettare tutta la pelle intorno all’orifizio rendendola lucida d’umori e di saliva. Sentivo intanto che la sua mano aveva iniziato una masturbazione fantastica, con una mano muoveva il mio pene e con l’altra massaggiava dolcemente lo scroto. Io potevo solamente vederle la schiena, ma, leccandole il culo immaginavo l’espressione di godimento disegnata sul suo volto.
Restammo in quella posizione fino a che mi fece male la lingua a causa del troppo leccare, le feci capire allora che mi sarei dovuto alzare e lei mi permise di sedermi sul divano. Guardandomi in quella posizione scattò in lei la voglia di essere finalmente penetrata e, trovando la mia posa non priva di stimoli, mi saltò in braccio facendosi infilare da seduta. Ora eravamo una di fronte all’altro, nudi ed eccitatissimi; quando sentì l’arnese farsi strada dentro di lei, si morse le labbra alzando gli occhi al cielo, stavo facendo godere tua madre e lei stava facendo godere me. Tra un gemito e l’altro iniziò la sua danza di bacino, io controllai la mia respirazione nel tentativo di far durare quello spettacolo. Tua madre presa da una voglia irrefrenabile iniziò a mordermi la faccia e a graffiarmi la schiena, ed io di rimando iniziai a schiaffeggiarle il sedere ancora umido della mia saliva. Continuammo così più del tempo che avessi sperato, quando la sentii emettere urli di piacere che lasciavano intendere il raggiungimento del suo scopo, venni copiosamente dentro la vagina di tua madre che, sudata, sembrava ormai distrutta dallo sforzo fisico. Preoccupandomi per il luogo dove ora il mio liquido si trovava, la guardai negli occhi, lei capendo il mio stato d’animo mi tranquillizzò:
– Non ti preoccupare, prendo la pillola.
Io allora mi rilassai e vedendola così, in braccio a me, mi parve la creatura più bella e più indifesa del mondo, sentii che mi stavo innamorando di tua madre; povero Luca, cosa sei costretto a sentire.
Non volermene, ma il suo indiscutibile fascino ha sempre scatenato in me fantasie e ormoni, ora che l’avevo davanti nel pieno del suo splendore mi sentivo in pace con me stesso e mi rendeva felice il pensiero di averla soddisfatta. Non so se si trattasse di una semplice infatuazione oppure di amore vero appena sbocciato, ma la mia preoccupazione crebbe a dismisura quando capii a pieno quello che avevo appena fatto. Avevo fatto l’amore con la madre del mio migliore amico, mi ero appena sfogato sessualmente con una donna di vent’anni più vecchia di me, ed infine avevo appena tradito la mia ragazza. Mi spaventai accorgendomi di quello che i miei istinti sessuali erano in grado di fare, non volevo rovinare la mia vita e la tua solamente per aver soddisfatto il mio appetito. Così la feci alzare, mi vestii velocemente mentre vedevo, impotente, tua madre che iniziava a piangere. Prima di uscire da casa tua la volli guardare un’ultima volta, e lei, ancora nuda e calda di piacere, sedeva sul divano con la faccia tra le mani singhiozzando, infilandomi le scarpe penso di aver sentito:
– Oddio cosa ho fatto! Sono una puttana!
Mi girai verso la porta ed uscii, mi resi conto di aver sbagliato per l’ennesima volta non avendola consolata, ma il desiderio di uscire e fare finta che non fosse successo niente era troppo forte in me e non riuscivo a ragionare. Corsi giù in strada e camminai fino alla prima fermata del bus che mi avrebbe riportato alla mia automobile. Tenevo la testa bassa pensando a quello che avevo combinato a te e a tua madre, non riuscivo a rinfrescare la mia mente e mi sentivo la persona più cattiva e allo stesso tempo più debole del mondo.
Ora, caro Luca, sai tutto quello che è successo quel maledetto giorno, e so che non riuscirai mai a perdonarmi, ma spero che tu almeno capisca la situazione in cui mi sono trovato. Non voglio dare la colpa a nessuno, ma avrai anche capito a questo punto che non sono stato io a provocare tua madre né tanto meno le ho usato alcun tipo di violenza, probabilmente è successo perché doveva succedere e nessuno avrebbe potuto impedirlo. Ti chiedo perdono per l’ultima volta, ma ora che ti ho confessato tutto mi sento molto meglio e forse un giorno potremmo sederci nuovamente allo stesso tavolo e parlare come buoni amici. Sono convinto solo di una cosa, dopo quello che è successo, a volte gli uomini sono talmente deboli che riescono a fare male alle persone che amano.

Sinceramente tuo,
Andrea FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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