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Lezioni di anatomia (2 di 2)

Elisabetta tornò a casa quel pomeriggio ancora scossa per quello che le era accaduto.
Era stata violentata dal suo professore che con una scusa e qualche ricatto l’aveva costretta a farsi visitare nel suo studio privato. Prima di allora non sapeva che voleva dire sentirsi sporche e suo malgrado l’aveva sperimentato quel pomeriggio. Quel che era peggio e la preoccupava erano le foto oscene che l’uomo aveva per le mani, foto che la vedevano aperta con un fallo enorme che la sverginava, e poi con il volto sporco di sperma….. Solo a pensarci le veniva il vomito. Portava addosso anche il dolore fisico di quella violenza, oltre all’aver perduto ogni parvenza di verginità (cosa che avrebbe dovuto spiegare alla madre una volta che il ginecologo l’avrebbe visitata) si sentiva aperta, la farfallina le doleva per le grosse dimensioni del fallo che l’aveva sventrata, era tutta arrossata, a casa ci metterò un po’ di crema pensava…..
Rincasata la madre le chiese se era tutto a posto vedendola un po’ strana, lei disse di se e se ne andò in camera sua, pensando che non avrebbe mai avuto il coraggio di raccontare tutto.
Si stese sul letto stanca, prese il tubetto di crema emolliente e si sollevò l’abito.
Sfilò le mutandine e lo spettacolo che vide la fece nuovamente. Le cosce all’interno erano tutte rosse, la farfallina invece era gonfia oltreché sporca di sangue che aveva perso durante la penetrazione, la ripulì delicatamente dato che bruciava e si spalmò un po’ di crema, poi chiuse gli occhi e attese l’ora di cena.
Passò una settimana senza problemi alcuni, il suo aguzzino la trattava come se niente fosse mai successo fino a che una mattina non la pescò nel corridoio dopo l’ora consentita.
"Lo sa signorina che non si può stare qui?"
"Si certo mi scusi io vado…."
"Lei non va da nessuna parte invece viene in presidenza con me!"
"No la prego professore…"
"Su su non faccia storie altrimenti…"
"….non accadrà più lo giuro!… Mi dia un’altra possibilità!"
"Ah si eh?… Vieni con me che te la do io la possibilità!"
La prese per un braccio e la trascinò nello stanzino dove vengono tenuti spazzole e scope dai bidelli, sicuro che le nessuno li avrebbe disturbati. La stanza era molto piccola e piuttosto buia, dato che non vi erano finestre. La spinse contro il muro e iniziò a toccarla ovunque mentre la ragazza si dimenava, poi le disse:
"adesso tu ti spogli e mi fai vedere tutto"
"lei c pazzo!" disse Elisabetta furiosa per quelle manate ma non fece in tempo a replicare oltre che lui:
"…ricordati che io ho le foto" a quelle parole cedette.
"inizia da sotto, sopra ci penso io" cose mentre lei sbottonava i jeans lui le
sfilava la T-shirt, lei restò in mutandine sperando che si accontentasse, che le lasciasse quell’ultimo lembo di cotone a proteggerla.
Non fu cose. Finito di toglierle il reggiseno, la guardò e le chiese di levarle. Lei ubbidì e restò nuda.
Poi la fece inginocchiare a terra e le cacciò il cazzo moscio in bocca senza darle il tempo di dire nulla.
Elisabetta succhiava veloce e impacciata, era la seconda volta che lo faceva e sentiva ingrossarsi rapidamente il muscolo nella sua bocca in maniera impressionante, sapeva che prima l’uomo avesse raggiunto l’orgasmo prima l’avrebbe lasciata in pace.
Le teneva ferma la testa con le mani mentre dava dei colpi violenti nella sua bocca
proprio come se la stesse scopando in pancia, dopo poco l’uomo sente che stava per eiaculare, subito allora tolse il pene dalla bocca della giovane studentessa lasciandola spaesata.
Lei guardava il membro tremante davanti ai suoi occhi quando la fece sollevare mettendola faccia al muro.
Poi sente il pene farsi strada fra le sue cosce e cercare la fessura della vagina, entrò con un colpo secco facendola sobbalzare per quanto poteva, dato che era tenuta da dietro.
La fica le doleva ancora e certo quella scopata si rivelò più dolorosa del solito.
"…Sto per venire puttanella!" cose dicendo la riempie di sborra, poi sfilò il pene.
Elisabetta non aveva il coraggio di voltarsi a guardare, "girati stronza e guardami in faccia!… Dopo che ti ho scopato questo è il ringraziamento?"
Si riveste e prima di uscire le disse che presto si sarebbe fatto vivo lui per fissare la data della sua seconda visita. Poi se ne andò.

Un paio di settimane dopo un pomeriggio squillò il telefono a casa di Elisabetta.
Era sola a casa, i suoi erano al lavoro, e rispose. Quando sente la voce le venne un’angoscia pazzesca, si era fatto vivo lui come promesso…
"Ciao signorina" l’apostrofò sghignazzando. "Veniamo al dunque. Fatti trovare domani pomeriggio alle 4 davanti alle porta del mio studio. Vedi di esserci puntuale altrimenti farò un po’ di pubblicità alle tue foto… non so se ci siamo capiti"
"Si" disse solo questo, poi lui riattaccò.
Sapeva gir cosa l’attendeva, l’avrebbe di nuovo presa contro la sua volontà, ma non sapeva ancora quello che le aveva preparato di nuovo e sconvolgente…

E venne anche il domani. Si fece una doccia veloce per cercare di rilassarsi, poi andò nella sua stanza e prese a scegliere cosa indossare. Decise alla fine per un intimo bianco, come suo solito, dei collant neri, una gonna creme sopra il ginocchio, e un magliocino di lana dato che faceva freddo, prese la borsetta e uscì di casa.
Raggiunse lo studio con i mezzi pubblici fin dove era possibile, poi prosegue a piedi, con il cuore in gola man mano che si avvicinava a lui.
Suonò il campanello giù al citofono e senza nemmeno chiedere chi fosse le venne aperta la porta.
Lui l’aspettava davanti alla porta e la fece entrare. Le disse di accomodarsi nello studio che avrebbero iniziato subito. Sparì un attimo dietro una porta e poi tornò.
"Bene, mettiti pure a tuo agio" detto questo le fece capire di iniziare a spogliarsi.
Elisabetta si avvicinò al lettino e iniziò a svestirsi lentamente mentre l’uomo la
fissava. Si era tolta solamente il maglioncino quando apparve alle sue spalle una donna sulla cinquantina, piacente, che la guardava divertita.
"su bellezza che aspetti?" le disse la sconosciuta.
Lei si voltò a guardare l’uomo interrogativa. Lui capì e le disse che era una cara amica con gusti un po’ diversi dalla norma, le piacevano molto le ventenni carine come lei, e che avrebbe partecipato alla visita.
Elisabetta andò su tutte le furie, disse che non si sarebbe spogliata davanti a un’altra donna, che non voleva che la vedesse, che non….. All’ennesimo rifiuto la donna la prese da dietro e tenendola stretta a sé la palpava ovunque.
"è proprio ben messa la tua amica Carlo"
"già, te l’avevo detto no!"
"è anche vergine magari…."
"a quello ho pensato già io, Marisa, però dietro è intatta"
Intanto le mani della signora Marisa si erano fatte più audaci, le avevano alzato la gonna fino sui fianchi, fermandovela, cercavano l’orlo dei collant e quando lo trovarono li abbassarono quel tanto per permettere alle dita di infilarsi sotto la mutandina proprio alla ricerca della sua micina.
Il prof le succhiava voracemente le tettine, liberate dal reggiseno, entrambi la palpavano ovunque, la donna dietro e l’uomo davanti poi, come se fossero d’accordo, una mano davanti e una dietro le afferrarono le mutandine e le tirarono giù rapidamente. Si sentiva allargare le natiche, infilare le dita dentro di lei, mentre le toglievano quei pochi vestiti rimasti.
Poi la fecero stendere con la pancia giù sul lettino, le dissero di sedersi a cavalcioni e la spinsero indietro con il sedere sul bordo poi la distesero. Cose messa, con le gambe aperte, era completamente aperta con i due buchini a completa disposizione dei due. Le legarono le caviglie ai piedi del letto, mentre le braccia furono stese dritte in avanti e anch’esse legate, in ultimo le misero una cintura larga intorno alla vita che si agganciasse sotto al lettino per evitare che si muovesse troppo con il bacino.
"adesso sei preparata"
I due si misero alle sue spalle, non poteva vederli, ma parlottavano fra di loro
ridendo e guardando le sue intimità, poi due dita le aprirono le grandi labbra…
"senti com’è stretta Carlo…"
"…vediamo… mmnnn…. In effetti…."
"…mamma mia, adesso ci penso io…"
Le dita della donna si fecero più insistenti e si ritrovò ad averne quattro dentro, la cosa più dolorosa fu quando tentò di inserirvi il pollice.
"…la senti la mia manina bella… è tutta dentro la tua fichetta… adesso entro fino al polso…senti eh"
"…mmnnhhhhhhh…. Ahhhhh…. Mi sta rompendo…… nnnmmhhh…. Bastaaaaa"
"oh bella mia ho appena iniziato!….. Te la slargo bene la tua topina… vedrai…"
Intanto l’uomo le aveva allargato il culo e ungendo l’ano le aveva inserito un divaricatore in modo da preparare un po’ lo sfintere ad accogliere qualcosa di grosso.
La donna si stava sollevando la gonna e piazzata davanti al viso di Elisabetta la costrinse a iniziare a leccare in mezzo alle gambe.
"Su lecca puttanella, tira fuori la linguetta"
La ragazza leccava sopra le mutande della donna fino a bagnarle totalmente di saliva che si mischiava alle secrezioni della vulva della donna, poi le spostò con due dita e le affondò il viso nella vagina, grossa e larga, depilata e con le labbra gonfie e cadenti.
Il prof estrasse il membro dai pantaloni e lo indirizzò già duro alla fica della giovane e data la dilatazione del fist di prima fu subito dentro scorrendo velocemente quel tanto che bastava per lubrificarlo poi, tolse il divaricatore dall’ano che aveva
dato i suoi risultati, infatti il buchetto palpitava metà aperto e vi puntò il pene.
Elisabetta appena si accorse che stava per essere sodomizzata cercò di sfuggire spostandosi ma la cintura le teneva il bacino fermo e le mani dell’uomo sui glutei facevano il resto, sente solo una fitta di dolore pazzesco come se l’avessero sventrata e il pene dell’uomo fu dentro per metà mentre lui si compiaceva di quanto fosse stretto il suo buchino con la donna che adesso le stava facendo leccare l’ano che puzzava terribilmente.
Dopo un po’ l’uomo sente che stava per esplodere ma non voleva e rallentò il ritmo fino a fermarsi e ad estrarre il membro completamente dal culetto della giovane, poi si consultò con la donna e si cambiarono di posizione, la donna andò dietro ad ammirare le aperture dei buchetti e l’uomo davanti ficcando il cazzo in bocca deciso a sborrarle dentro. La donna sadica non si limitò a stuzzicare i buchini con le dita già arrossati tra l’altro, ma trovò nei cassetti della scrivania due falli di notevoli dimensioni e scelse quello più grosso per l’ano. Senza dire nulla spinse il primo nella vagina facendo sobbalzare la ragazza che non poteva dir nulla dato che aveva la bocca occupata…e poi prese il più grosso, più largo del membro dell’uomo che prima aveva varcato l’ano vergine, lo appoggiò per farlo sentire alla ragazza e poi spinse forte dentro.
Non fu possibile impedire a Elisabetta di urlare con tutto il fiato che aveva in gola mentre il grosso fallo continuava a entrare in lei senza pietà poi segue il pianto e il cazzo dell’uomo ricacciato in bocca che esplose un fiume denso di sborra che quasi la soffocò.
La lasciarono cose per un po’, legata, nuda, aperta completamente e in preda al dolore.
Poi la donna le spalmò qualcosa di fresco sull’ano e sulla vagina che le diede un po’ di sollievo e le accarezzò i capelli dicendole che ci sarebbero stati altri incontri di quel tipo e lei li avrebbe aiutati a cercare altre giovani e non donne per i loro giochi.
Quando fu rivestita l’uomo l’accompagnò alla porta e le disse sarcastico:
"Che ne dici di portare la tua mamma la prossima volta, so che ha partorito da poco, e una bella controllatina le farebbe bene… ci conto."
Detto questo le diede una strizzatina alle tette e la lasciò andare.
Elisabetta corse in strada in lacrime, pensava già alla prossima volte, camminava piano per il dolore al retto che bruciava tremendamente, pensava alla madre, chissà cosa voleva farle, chissà cosa le avrebbe fatto al suo bel visino. FINE

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Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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