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Lezioni di piano

La contessina Fabienne aveva uno spiccato senso della musica. Così fu deciso che avrebbe preso lezioni di pianoforte. Venne chiamata Madame Oulinsy, un’apprezzata concertista che, da poco, si era decisa ad aprire una scuola. La fama di virtuosa del pianoforte di Madame era pari solo alla sua fama di rigida professionalità nell’insegnamento della musica alle sue allieve.

Trattandosi della contessina Fabienne, Madame Oulinsy sarebbe andata di persona da lei, due volte la settimana. La contessina dimostrò un talento innato, e Madame fu lieta di aver trovato in quella sedicenne una promettente musicista. Un giorno, Madame si sedette accanto alla giovane, per illustrarle meglio la tastiera e i pedali. Iniziarono poi un duetto a quattro mani. In quella giornata primaverile, entrambe erano a braccia nude, e, nel corso di quella suonata, furono parecchie le volte in cui le loro spalle si toccarono.

Madame Oulinsy, nonostante il Madame, non era affatto sposata. Ma questo titolo le era servito per affermare la propria posizione, come concertista, e come maestra di musica. Madame dava più sicurezza a quegli aristocratici, patiti della forma, che decidevano di affidare le loro “pupille”. Jessica Oulinsy, quindi, a ventotto anni preferiva mantenere la propria libertà di donna e di musicista grazie all’espediente di farsi chiamare “Madame Oulinsy”.

Il contatto con la pelle giovane, e un poco accaldata, di Fabienne scatenò in Jessica Oulinsy un profondo piacere. Con estrema dolcezza la mano della maestra di pianoforte scivolò verso l’inguine della giovane allieva. La mano risalì, dalla coscia, insinuandosi sotto l’elastico degli slip di Fabienne. Costei, intenta a leggere le note, si accorse dopo un po’ che la mano sinistra della sua maestra non correva più sulla tastiera, bensì sul proprio corpo.

A quel punto, sebbene stupita, non avrebbe mai più potuto chiedere di togliere la mano. Fabienne aveva appreso in collegio cosa fosse l’amore fra donne. Però, certamente, nessuna delle sue giovani e inesperte compagne, poteva eguagliare il “tocco” di quelle mani esperte. Mani di pianista, mani di una donna che sapeva quello che voleva. E Madame Oulinsy, in quel momento, voleva Fabienne.

Le dita della concertista danzavano sulla e intorno la tiepida fessura dell’allieva, mentre questa sentiva montare in sè la voglia di qualcosa di più. Ma la danza doveva condurla la donna più esperta. Fabienne posò delicatamente il capo sulla spalla di Madame, con gli occhi socchiusi, il labbro superiore imperlato di sottili goccioline di estasi rugiadosa. La maestra posò le sue labbra su quelle di Fabienne. Prima delicatamente, poi facendo saettare con ingordigia la lingua fra i denti dell’altra. La giovane rispose con passione.

La mano della concertista continuava la sua ineffabile perlustrazione strappando l’elastico degli slip. Poi la lingua della pianista scese ad esplorare il calore suscitato dalla mano. C’era ora più gusto, ma anche più garbo, in quel serico contatto soffice, fra carne e carne, fra saliva e caldi umori interni. Fabienne vibrava, scalpitando fra sé, desiderosa di raggiungere l’appagamento che le sue coetanee non erano riuscite a darle che dopo molto tempo di titillamenti e ricerche. Adesso invece smaniava.

Infine la ragazza rovesciò la testa indietro, inarcando la schiena, posando le mani a! stringersi i seni, raggiungendo il sospirato orgasmo. La lingua di Madame corse allora ai capezzoli di Fabienne. I capezzoli erano turgidi, la lingua più che sapiente di Madame Oulinsy li fece divenire ancor più grossi e di un colore quasi cupo. Fabienne venne una seconda volta. E fu presa da una irrefrenabile sete di ricambiare, di poter conoscere lei stessa il corpo dell’altra. Fabienne si rivoltò, cercando frettolosamente l’apertura della sua compagna.

Vi era, fra loro, una differenza di tonalità e anche di umori: come l’odore dei campi è diverso fra la primavera e l’estate. La figa della concertista era più satura di odori, mischiati in accenni fuggevoli, ma ombrosi e caldi. Dopo le dita, che la stessa Fabienne giudicò inesperte e troppo avide, la giovane si decise a lavorare di lingua fra le grandi e le piccole labbra della maestra di piano.

Le sue doti si rivelarono, quando toccò e raggiunse il clitoride di Madame. Anche Madame riprese a fare andare la lingua. Dopo poco si diedero soddisfazione reciproca, giacendo ansanti e sorridenti fra le gambe del pianoforte. Nessuno era venuto a disturbare: la musica era sacra e le due ore di lezione non dovevano subire soste. Difatti, non le subirono. Sebbene alle lezioni di piano venissero alternate, spesso, le gioie dell’amore lesbico.

Ancora molte volte, la maestra e l’allieva godettero l’una dell’altra. Senza che neppure l’ombra di un sospetto aleggiasse su di loro. Solo Edmond, fratello di Fabienne, di un anno più vecchio, si accorse della cosa, curiosando un giorno, per puro caso, nella stanza da musica.

Da quel giorno in poi assistette, di nascosto, a tutte le lezioni. Era uno spettacolo inusuale per lui: non sospettava la sorella di tanta passione, e Madame di tanta lascivia. Solo dopo tre volte, l’eccitazione prese il posto dell’iniziale curiosità. Non voleva che si accorgessero della sua presenza. Tuttavia avvenne che, spinto dalla voglia impellente, decidesse di menarselo, mentre sbirciava le effusioni delle due donne.

Bastarono pochi colpi del polso ed esplose. Ma la sua verga era ancora turgida, e quasi implorante di poter sborrare ancora. Il suo respiro si fece affannoso, e questo lo tradì. Ma non fu affatto un male… La mano di Madame Oulinsy tirò la tenda dietro la quale Edmond si nascondeva. Il viso di Madame era di nuovo severo mentre scopriva l’intruso.

La reazione di Fabienne fu di paura, stupore e vergogna: tentò di ricoprirsi in fretta. Madame tentò di abbozzare un tono di rimprovero, ma Edmond fu più lesto, deciso e duro, nel controbattere. Edmond disse che, ormai, per evitare scandali e dicerie, era meglio che la cosa restasse circoscritta a loro tre. Non dubitava che l'”esperienza” di Madame poteva giovare anche a lui. Madame fu quasi contenta di questa soluzione: in fondo i maschi giovani la interessavano quasi quanto le giovanette.

E, per tutto il tempo di quella strana trattativa, la mazza di Edmond si era eretta turgida fra loro due. Per suggellare il loro patto a tre, la Oulinsy posò il capo fra le cosce del ragazzo e iniziò a spompinarlo con irruenza. Il seme che Edmond liberò l’attimo seguente la riempì di calore. Ma l’uccello di Edmond non cedeva ancora: le due eiaculazioni repentine non avevano spento il vibrare delle sue giovani reni. Egli si adagiò sulla schiena, costringendo Madame a seguirlo con la bocca. Madame docilmente lo seguì.

Intanto Fabienne assisteva, di nuovo nuda, all’intenso lavoro cui la sua maestra sottoponeva il fratello. Fabienne si eccitò allo spettacolo dei due. Le dita di Fabienne si strinsero sui propri seni, poi, decisamente si tuffarono sulla passerina. La ragazza si smaneggiava, ma non si decideva ancora a venire. Aveva una voglia matta di partecipare di persona al banchetto offerto dagli altri due.

L’esperta e furba Madame si avvide della bramosia di Fabienne e, sollevata solo un’istante la testa dalla cappella fremente di Edmond, la invitò a pasteggiare fra le sue gambe, mentre lei terminava il suo flautato bocchino. Madame allargò le gambe, per accogliere la bocca di Fabienne fra le proprie cosce. La lingua di Fabienne si incuneò in quel profumato avvallamento, mentre la lingua di Madame solleticava il glande di Edmond. Il giovane venne un’altra volta in gola alla maestra.

Fabienne era l’unica a muovere disperatamente il bacino, smaniando perché qualcuno aspirasse anche i suoi di umori. Così, la testa di Edmond girò per raggiungere la rosea fica lucente e spasmodica di sua sorella. La lingua deI ragazzo si infilò a tappare la fessura di Fabienne. Quel contatto diede vigore rinnovato alla sua voglia e il suo gambo virile divenne nuovamente duro. Il sapore di Fabienne gli era familiare, ovvio, ma, mai come in quel caso, egli lo apprezzò.

Madame si infilzò sul cazzo di Edmond e prese ad avvitarsi attorno a lui come un saliscendi, strizzandogli i coglioni, ma in modo piacevole. Fabienne si sollevò, senza però che la lingua di Edmond si staccasse da lei, e cercò il seno di Madame e poi, naturalmente, la bocca.

Le due donne si baciavano estatiche, mentre la maestra s’infilzava perennemente sull’asta di Edmond, e costui lappava ardentemente la figa della sorella. Infine, vennero tutti e tre insieme. Si placarono, ma non si divisero. C’era un altro a prendere lezioni di piano, ora.

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