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Donna in shorts, autoreggenti e tacchi alti seduta sul divano

Lizzy (4 di 7)

Dopo aver oltrepassato il cancello aperto. Elisabetta diresse la macchina lungo il viale alberato, in fondo al quale si intravedeva una grande villa illuminata. Arrivata davanti alla casa, un valletto le indicò dove posteggiare la macchina.
– Che lusso! – esclamò Elisabetta, non appena scesa dalla macchina.
– Non sapevo che Federica fosse così ricca – commentò Sean, tranquillamente.
Un cameriere li condusse lungo un piccolo viale illuminato da lanterne colorate fino ad una grande piscina attorno alla quale c’erano dei tavoli e molta gente in piedi. Li presentò ai padroni di casa: un uomo sulla quarantina, molto elegante in uno smocking bianco, e la moglie, una bionda provocante dall’aria annoiata. La donna le chiese se era una parente di Sean, ma Elisabett non fece tempo a rispondere che Federica si era materializzata accanto a lui e lo stava trascinando via.
Rimase per un attimo ad osservarli, mentre la coppia stava già salutando altre persone, disinteressandosi completamente di lei. Aveva l’impressione che tutti la guardassero e si stessero chiedendo chi diavolo fosse quella donna elegante senza uno straccio di accompagnatore. Ma i quel momento non le importava un granché di ciò che poteva dire la gente. Era troppo occupata a guardare Sean e Federica che ballavano allacciati sul bordo della piscina. Le sembrava di assistere ad una scena già vista, ed in qualche modo era proprio così: si muovevano come se stessero scopando.
– Deve avere qualcosa di speciale quella piscina.
La voce aveva un che di familiare. Elisabetta alzò gli occhi, e poi li sgranò dalla sorpresa. L’ uomo che le stava davanti era lo stesso per cui, tre anni prima, aveva comperato l’abito di Armani.
– Flippo! – fu tutto ciò che riuscì a dire.
– Sei sola? – chiese lui.
Elisabetta annuì e lo invitò ad accomodarsi. Ma lui si era già seduto e stava osservando attentamente il suo vestito. Probabilmente gli ricordava qualcosa.
– Sei sempre bellissima, Elisabetta. Il tempo sembra essersi fermatoa tre anni fa.
– Non lasciarti ingannare dal vestito, Filippo. E’ solo lui ad essere lo stesso.
Il sorriso gli si incollò sulle labbra, ma non si perse d’animo. Riprese il discorso da dove l’aveva interrotto: un discorso che ben presto si tramutò in monologo. Parlava soltanto di sé, della sua vita, della carriera che aveva fatto dopo avr abbandonato l’insegnamento.
Elisabetta lo ascoltava solo a metà. L’aveva già inquadrato. Quarantacinque anni, aria da manager arrivato, fisico da palestra, abbigliamento costoso, profumo della serie "vieni che ti stendo". Una moglie di rappresentanza, ed una vita sessuale intensa con segretarie compiacenti.
– Ti va di ballare? – chiese Filippo ad un tratto.
– Volentieri – rispose Elisabetta, e si alzò dirigendosi ai bordi della piscina. Avrebbe fatto qualunque cosa pur di sottrarsi a quella lagna
Lui le prese la mano e le allacciò la vita, dirigendola in una specie di valzer, anche se la canzone diffusa dagli altoparlanti non aveva niente a che fare con quel ritmo. c’erano molte coppie, per lo più giovanissime, che ballavano accanto a loro. Ad un certo punto incrociarono Sean e Federica. Ormai non seguivano nemmeno più la musica, ma solo il ritmo dei propri corpi. Sean premeva il bacino contro quello della ragazza, mimando l’atto sessuale. Lei fingeva di sottrarsi, poi si arrendeva alla forza del maschio strusciando il ventre contro il suo pene, con movimento sensuale. Elisabetta non riusciva a fare a meno di guardarli.
Ora Federica stava ridendo, la testa all’indietro ed i lunghi capelli che si agitavano come mossi dal vento. Sean, dopo averle baciato la gola, la prese per i capelli e la baciò sulla bocca, facendo scivolare le mani sul culetto, inguainato in una minigonna di stretch.
Elisabetta si accorse che Filippo non la teneva più nella posizione del valzer, ma la abbracciava più o meno come tutti i giovani che ballavano accanto a loro. Quasi nello stesso istante sentì due mani calde palparle il sedere. Ebbe un sussulto e puntò gli occhi inferociti in quelli delsuo cavaliere.
– Giù le mani – intimò.
– Perché? – fece lui sinceramente stupito. – Da come guardavi quei due, mi sembrava…
– Ti sei sbagliato – disse Elisabetta, scostandosi da lui.
In quel momento la musica lenta lasciò il passo ad un rock sfrenato. I ragazzi cominciarono a dimenarsi, mentre Filippo guardava Elisabetta, no sapendo che fare.
– Sai ballare il rock’n roll? -chiese lei.
– Ai miei tempi ero il miglior ballerino della compagnia – rispose Filippo.
Elisabetta mosse prima qualche passo incerto. Erano anni che non ballava, e poi con quel vestito stretto…
Filippo invece sapeva veramente il fatto suo: conosceva i passi alla perfezione ed aveva un buon senso del ritmo. Dopo un po’ Elisabetta si lasciò andare, e cominciò a volteggiare, incurante della gonna che saliva e degli sguardi che la fissavano. Si stupì di come certe cose, una volta imparate, non si dimenticano più. E si stupì pure del meraviglioso senso di leggerezza e di libertà che la danza le procurava.
Tutta la gente presente smise di ballare e fece cerchio intorno alla coppia, battendo il ritmo con le mani.
Sean osservava la scena, tenendo Federica per la mano. Elisabetta lo vide e prese ad agitarsi in un assolo che non aveva molto a che fare con i passi del rock figurato ballato in precedenza. Scuoteva il bacino ed il seno in una performance tutta personale.
La gonna. come tirata da mani misteriose, scoprì le gambe fino all’attaccatura delle calze, mentre il seno sussultava freneticamente. Sean vide le areole scure apparire e scomparire dentro il tessuto, e deglutì a vuoto.

Il cazzo, sollecitato dal giochetto di poco prima con Federica, sembrava sul punto di bucare i pantaloni.
Federico, intanto, s’era spostato di lato e seguiva la scena con espressione allupata. Non riusciva a capacitarsi di quella improvvisa trasformazione. Se ne attribuì il merito, e prese a fantasticare sull’epilogo di quella serata che prometteva molto di più di quanto avesse osato sperare. Elisabetta continuò la sua danza, agitandosi sempre più, seguendo il ritmo che saliva d’intensità. Gocce di sudore le scendevano sulla fronte, fra i seni, e lungo le cosce. Le sembrava di nuotare in un mare in ebollizione che la stava sommergendo.
Tuttavia non poteva fermarsi. Non ancora.
Sean capì che quella era la sua capitolazione. Aveva scelto di farlo pubblicamente, ma lui sapeva che ormai era una faccenda privata tra loro due.
Quando la musica cessò, lasciò la mano di Federica e si diresse verso di lei. Lizzy lo fissò con occhi febbricitanti. Luila circondò con le braccia.
– Andiamo a casa – mormorò.
Filippo li guardò inebetito, mentre si allontanavano dalla piscina, sotto gli sguardi incuriositi della gente. Rimase immobile, con lo sguardo fisso, per un bel po’, anche dopo che erano spariti dalla visuale.

Appena arrivati a casa lui l’afferrò e la baciò fino a toglierle il respiro. Lizzy si
divincolò.
– Voglio chiederti un favore – disse. – Andiamo in camera tua.
– Come vuoi. Ma perché?
– Voglio che tu faccia l’amore con me nello stesso modo in cui l’hai fatto con Federica.
– Allora ci hai spiato? Lo sospettavo, ma non ne ero sicuro.
– Ti spiace? – chiese lei.
Sean le disse di no e si complimentò con sé stesso. Il suo pano non avrebbe potuto funzionare meglio.
– Sono ben altre le cose che voglio farti – soggiunse.
Ci aveva fantasticato ogni giorno ed ogni notte, da quando era arrivato in quella casa.
Quella donna aveva scatenato la sua sensualità, come un’esplosione improvvisa. E sì che lui con le donne andava forte! Aveva avuto rapporti sessuali sia con ragazzine che con donne adulte, ma una come Lizzy non gli era mai capitata. Sin dal primo momento che l’aveva vista, la sua fantasia si era accesa nell’immaginare di baciare quella bocca, di toccare quei seni, di affondare il suo pene dentro di lei. E non solo! Aveva fantasticato di fare con lei l’inimmaginabile, quello che si leggeva solo sui libri, o si vedev nei circuiti hard.
Finora, certe variazioni sul tema, non l’avevano interessato più di tanto. Gli piaceva molto il sesso, ma si accontentava del lecito, di ciò che comunemente veniva definito "normale". Ma con lei no, con lei desiderava cavalcare la tigre, trasgredire ad ogni regola, e perché no, inventarsi delle regole nuove.
No era stato facile. Ad un certo punto aveva pensato di dover abbandonare i suoi progetti, di dover reinventare i propri sogni. Poi, quando meno se l’aspettava…
Lizzy era là, in attesa. I cpelli arruffati, gli occhi lucidi per l’eccitazione, il corpo fremente sotto il vestito di seta verde tutto sgualcito. Sean le andò vicino e l’aiutò a spogliarsi.
Poi l’ammirò, percorrendo con gli occhi ogni parte del suo corpo statuario; i seni rigogliosi, il ventre solcato dalle giarrettiere, le cosce bianche inguainate nelle calze.
Il pube era velato da un minuscolo paio di mutandine di pizzo nero, la cui trama disegnava una rosa.
– Voglio spogliarti molto lentamente ed assaporare questo momento attimo per attimo –
sussurrò Sean, sfiorandole i seni, che si alzavano ed abbassavano al ritmo del suo respiro.
Finalmente erano alla sua mercé; poteva toccrli, baciarli senza temere che lei lo scacciasse. Li sfiorò delicatamente con le dita, disegnandone i contorni, poi strinse i capezzoli fra il pollice e l’indice, facendola gemere. Quindi li prese fra le mani e li strizzò con forza, strappandole un urlo. Mollò la presa e li percorse con la lingua, soffermandosi sui capezzoli turgidi. Li leccò, li succhiò, li morse delicatamente. Lizzy gli prese la testa fra le mani e gli infilò le dita fra i capelli, mugolando come una gatta.
Sean fece scivolare la bocca sull’ombellico, passò la lingua nel suo interno e
contemporaneamente tirò giù le mutandine, fino al ginocchio. Rimase a contemplare per un lungo momento la fica, incapace di muoversi, incantato da quel triangolo rosso scuro, misterioso e conturbante come un frutto proibito.
– Vieni – lo invitò Lizzy, tendendogli la mano.
Sean si inginocchiò davanti a lei, le afferrò le natiche con le mani ed affondò il naso nel pelo morbido e setoso, esplorando con le mani le sue terga. Cercò con la lingua il clitoride e la solleticò un poco, strusciando con un dito il buco tra le natiche. Lizzy cominciò ad ansimare ed a dimenarsi, e Sean si liberò affannosamente dei vestiti.
Lei riuscì a malapena a vedere il suo corpo nudo che già lui la faceva stendere sul letto e si metteva a cavalcioni sul suo ventre, brandendo il pene sopra i suoi seni. Lei li riunì con le mani, facendo in modo che raccogliessero, come in un nido caldo, l’uccello eretto.

Sean prese a muoversi su e giù affondando in quelle carni morbide e velltate che si facevano sempre più ardenti. Ad un certo punto ebbe la sensazione che la sua verga incandescente si stesse sciogliendo al calore bianco di quei seni.
Il primo fiotto di sperma schizzò il collo di Lizzy che afferrò il pene con le mani, giusto in tempo per dirigere lo spruzzo verso i seni. Sean si abbandonò ansimante sul petto caldo e vischioso di lei.
– Mi dispiace – mormorò. – Mi sono comportato come un bambino Lizzy ripensò alla teoria "dell’educazione" di Cecilia. Dopotutto l’amica aveva ragione: per quale motivo Sean doveva essere diverso dai suoi coetanei? Aveva solo diciotto anni.
– Non importa – rispose, e prese ad accarezzarlo come avrebbe fatto con un bambino. Lui si accoccolò fra le sue braccia e cominciòa succhiarle un capezzolo.
Lizzy era molto eccitata. L’attesa, per quanto la riguardava, era durata anche troppo.
Tuttavia non osava chiedergli niente. Rimase distesa, sforzandosi di calmarsi, mentre un uragano di desiderio le squassava le viscere. Sean le succhiò ancora un poco il seno e si addormentò con il capezzolo in bocca.
Lei rimase a guardare il soffitto, appena illuminato dalle luci della strada, per un tempo che le parve interminabile. Il braccio, imprigionato sotto la testa di Sean, cominciava a farle male. Ma no osava muoversi, perché non voleva svegliarlo. E, poi, le piaceva tenerlo aggrappato al suo seno, proprio come un bambino.
Ad un certo punto fu colta dal sonno: un sonno superficiale dove realtà e sogno si confondevano. Giaceva nuda, al buio, in un letto sconosciuto, ed ad u tratto sentiva il tocco di molte mani sul corpo. Era una sensazione piacevole che la faceva fremere tutta. Ed ecco che alle mani si sostituiva una lingua, leggera ed umida, che le solleticava i seni. La lingua si spostava e scendeva verso il pube, dove di insinuava abile, frustando la clitoride ora con delicatezza, ora con violenza. Lei apriva le gambe per agevolare quelle leccate che la facevano impazzire. Allora le mani le sollevavano il bacino e la lingua scendeva ancora, fra le sue terga. Era percorsa da piccole vibrazioni deliziose, che la stavano portando all’acme del piacere. Il sogno era talmente reale da sembrare vero! Come vere erano le mani che le stavano palpando iseni, il pene che affondava dentro di lei, ed i contorni del viso di Sean che si stava avvicinando al suo. Lo strinse forte a sé graffiandogli la schiena.!
Il amento di Sean la convinse che no stava sognando. Allora lo fece girare su se stesso e si mise a cavalcioni su di lui.
– Ecco – mormorò, – è così che sognavo di fare l’amore con te.
– Ti piace? – disse Sean, strizzandole i seni.
– Sì. Non fermarti.
– E’ abbastanza grande per te?
– E’ magnifico. Mi sembra di sentirlo fino al cuore.
Sean iniziò a sferrare colpi sempre più forti, senza smettere di toccarle i seni e di solleticarle i capezzoli. Lizzy, eccitata da quelle manipolazioni, si agitava
selvaggiamente, senza controllo.
– Più piano – disse lui, afferrandola per i fianchi ed accompagnandola in un movimento circolare. – Prova a fare un otto.
Lizzy cominciò a dondolare descrivendo prima un cerchio, poi un doppio cerchio, come aveva detto lui. Il pene ruotava dentro di lei e toccava ogni nervo del suo ventre infiammato.
Implorò Sean di non muoversi, per potr assaporare ogni istante di quel godimento che si faceva via via più intenso. Quando il crescendo arrivò al limite, si aggrappò a lui, affondando le unghie nei suoi glutei sodi. Lui si alzò, l’afferrò per i capelli e riprese a colpire, con il pene ormai duro come il granito, lottando contro la voglia e l’impulso di lasciarsi andare.
Lei venne scuotendosi tutta, e poi venne ancora, e ancora, fino a quando il piacere fu meno intenso, ma più sottile. Una delizia sopraffina a cui si abbandonò languidamente, unendo la sua bocca a quella di Sean in un unico respiro. Sean indugiò in quel bacio fino a quando non sentì allentare la morsa ce le pareti della vagina avevano stretto intorno al suo pene.
Quindi la rovesciò su un fianco e ricominciò a fotterla con vigore.
– Mi fai male – mugolò lei con tono poco convincente.
Luisi aggrappò al suo seno e sferrò gli ultimi, decisivi assalti. Inarcò il bacino e Lizzy incrociò le gambe attirandolo ancora più a sé. Sean di contrasse in uno spasmo, e quando liberò l’onda calda dentro di lei, Lizzy riprese a muoversi gemendo di piacere e di dolore. FINE

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Mi piace partecipare al progetto dei racconti erotici, perché la letteratura erotica da vita alle fantasie erotiche del lettore, rispolverando ricordi impressi nella mente. Un racconto erotico è più di una lettura, è un viaggio nella mente che lascia il segno.

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