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copertina racconto erotico

Manuela

Alba camminava che sembrava una principessa.
Aveva i capelli lunghi ed era magra, gli occhi neri e le mani esili. Non lo mai vista indossare un paio di pantaloni, forse inconsciamente voleva mettere in mostra le belle gambe che aveva.
Guardava le vetrine di Corso Italia e anche se era li attenta a scrutare avevo l’impressione che pensasse ad altro. Sai quando ti senti una cosa dentro lo stomaco, ti viene voglia di fermarla ma non sai cosa dire? ecco così mi sentivo.
Saranno state le cinque, massimo le cinque e mezza ed io la vedevo dall’altra parte della vetrina del mio negozio, lei stava guardando un completo da uomo, forse immaginandoci dentro il suo ragazzo, non si era neanche accorta di me.
Io invece mi stavo stampando nella memoria la sua faccia, le sue gambe, i suoi capelli.
Però ero lì, immobile con quattro maglioni in mano, due a V e due a girocollo, non facevo un passo e pregavo che lei alzasse gli occhi.
Lo sguardo passò su dei boxer, una cinta, un maglione beige e si soffermò dinuovo su un gruppo di orologi con le bandierine della marina. Era bellissima.
Si chinò un attimo, forse per scorgere il prezzo di uno degli orologi e dalla camicetta potei scorgere un capezzolo, stavo per sentirmi male. Un attimo dopo andò via.
Con la roba ancora in mano andai verso la porta e cercai di vedere dove si stava dirigendo, ma aveva il passo veloce e già si stava mischiando tra la gente. Misi in ordine i maglioni e ricominciai il mio solito lavoro.
La testa non si staccava da quella ragazza stupenda, e durante la giornata sembravo un po’ svanito.
Dovevo fare pipì, andai in bagno e con mia sorpresa notai che alla fine, quando lo si ‘sgrullà un filo di sperma usciva dalla cappella. Non servì altro, la vista di quella donna aveva fatto scattare quell’oscuro meccanismo che comanda la nostra sessualità e iniziai a farmi una sega, lì in piedi vicino al water. Manuela era di là e mi chiamava.
– ma ci sei caduto? –
– aspetta un attimo… – avevo la voce strozzata
La mia mano scorreva su e giù sull’asta bagnata e dovevo trattenere i gemiti per non farmi scorgere dall’altra commessa, Manuela appunto.
– Ale, ma che succede… ? – disse lei entrando all’improvviso nel bagno. Avevo lasciato la porta socchiusa com’è mia abitudine quando faccio pipì, la sega non era prevista e non avevo pensato a chiudermi dentro. Lei quindi mi trovò in quella posizione indegna, una mano appoggiata al muro, una mano intorno a mio cazzo ed io leggermente riverso in avanti verso il water.
– ma che stai a fa…. ? –
Tentai di darle le spalle facendo un salto per lo spavento e cercai di rinfilare il cazzo alla bella e meglio nei pantaloni.
– ti stai facendo una sega ! Oddio, non mi dire che ti stavi facendo una sega! – rideva. Rideva la stronza !
– no non mi stavo facendo una sega, facevo pipì ! –
– te lo stavi menando, dì la verità –
– ma che cazzo ti salta in mente… –
– guarda che bozzo che hai – e indicò effettivamente il bozzo dei pantaloni – stai pure macchiando i pantaloni nuovi … vieni qui che ti finisco io, stupido –
Cosa cavolo stava succedendo? Manuela, ventiquattro anni, commessa da tre mesi al negozio di mia madre, fidanzata e non eccezionale come bellezza, abbastanza timida e riservata, vestita con un maglioncino a rombi blu e rossi… Manuela insospettabilmente mi stava con destrezza tirando dinuovo fuori l’uccello e iniziava a menarmelo con la sua mano ingioiellata. Iniziò a baciarmi.
– lo sai che mi piaci un casino he? ! Ti eccita la mia minigonna, vuoi vedermi le cosce, vero? c’è né voluto di tempo per fartelo venire duro… ma hai reagito finalmente! –
E chi glielo diceva che nemmeno mi ero accorto che portava la minigonna da un po’ di giorni?
– Ma Marco… – sopirai in un fil di voce
– non pensiamoci ora –
Manuela mi stava facendo una sega dellamadonna, la sua mano scorreva lenta sul mio cazzo e la vedevo umida
– il negozio…. non c’è nessuno – sembra che quel che dicevo avesse un senso perché lei si staccò un attimo
– aspetta, vado a chiuderlo –
Rimasi attonito, con il cazzo di fuori ad attendere che la matta tornasse indietro a finire il lavoro.
D’un tratto la sentii parlare, era entrato qualcuno nel frattempo, feci mente locale e ricordai che si era allontanata con la mano ancora sporca di sperma – ommadonna… – pensai
– Può provarseli lì, io torno tra un attimo, mi scusi – la sentii dire. Un momento dopo riapparve
– uuufff…. è entrata una vecchia… –
– ma hai la mano tutta bagnata… –
– l’ho pulita sulla giacca della vecchia… – e rise – vieni qui, sbrigati – Si mise in ginocchio e prese il mio cazzo , che si era un po’ smosciato, in bocca. Iniziò a succhiare come una forsennata, era chiaro che voleva che sborrassi subito, in modo da tornare dalla cliente.
– signorina… –
Manuela si sfilò il cazzo dalla bocca – si un attimo solo – lo rimise dentro e continuò con la stessa foga
– signorina scusi… –
– che palle…. mi sussurrò. Si signora arrivo. Tu aspetta tesoro. –
Ora aveva anche la bocca piena di sperma e le labbra lucide e unte
– mi dica – la sentii dire con il suo classico modo di fare affabile.
– mi sembra che questa gonna pieghi male, qui, vede? –
– No signora, l’ha messa male, la lampo va di lato non dietro, aspetti…. ecco, vede? –
– ah si, ma di questo modello c’è solo con questi colori? –
– credo ci sia qualcosa nel retro, aspetti vado a vedere –
Eccola che torna , entra in bagno come una furia, si inginocchia e ricomincia a succhiare, con la testa andava su e giù e vedevo bene il mio cazzo, con le vene ormai gonfie, che scompariva dentro le sue labbra. Aveva messo le mani sulle mie anche e mi tirava verso di se ogni volta che lo faceva riaffondare tra le labbra.
– non riesco a venire con questa che sta di la! –
Manuela si staccò e passò il dorso della mano sulla bocca come a mò di bevitore del Far West
Tornò in negozio
– Mi dispiace quello è l’ultimo rimasto –
– Non fa nulla allora, grazie –
– Arrivederci, grazie a lei –
Sentii il campanellino della porta che suonava all’uscita della vecchia. Fu un attimo e il campanellino suonò dinuovo. Non c’è mai stato tutto questo traffico nel mio negozio! Riconobbi ad un tratto la voce, Manuela dicava qualcosa del tipo
– Aspetta un attimo devo finire di sistemare delle cose nel retro – e Marco le chiedeva se aveva bisogno di aiuto. Oddio Marco!
Era un anno che stava insieme a quel tipo intellettualoide che sembrava un armadio. Sempre vestito in giacca e cravatta, con i suoi occhialini da commercialista e la ventiquattrore teneva la contabilità del negozio ma secondo me poteva fare tranquillamente il giocatore di rugby. Il mio cazzo appassì all’idea di uno scontro fisico, o meglio, delle mie sorti in un eventuale scontro fisico con lui…
Manuela riapparve e sembrava eccitatissima. – sbrighiamoci – mi disse sottovoce e non curante del fatto che il mio cazzo si era smosciato lo ingoiò dinuovo.
– toccamela –
Mise una gamba sul Water in modo che potessi arrivare meglio alla sua fica, era caldo e sotto la minigonna c’era solo un piccolissimo slip che al tatto sembrava finemente ricamato e fradicio di umori. Spostai le mutandine in quella che era una posizione scomoda ma eccitante, lei pompava con la testa su e giù e quando le infilai l’indice tra le grandi labbra strinse leggermente il mio cazzo fra i denti, mugolò di piacere. Era un lago. Infilai l’indice e il medio nella figa calda come un vulcano e comincia i masturbarla con violenza.
– ‘more… ma dov’è Sandro? –
– Sono qui – risposi con la voce più normale possibile, – aspetta ora vengo… –
– davvero? … – sussurrò Manuela compiaciuta e riaffondò sul cazzo
Continuava a pompare, ora gemeva anche, e ad ogni spinta della testa emetteva un ‘mph’. Una piccola goccia di sperma le colò dalle labbra umide e si fermò sul mento, a quella vista non riuscii a trattenermi le infilai il dito nel buco del culo e sborrai. Gli stavo allagando la bocca di sborra e lei ad ogni fiotto mugolava più forte (con il rischio che Marco sentisse) e quando fu piena ingoiò tutto in un colpo solo.
– basta… – la supplicai spostandole la testa e lei si ritrasse.
Allentò la presa delle labbra e si sfilò lentamente mostrandomi la lingua piena di sperma mentre lasciava scivolare la mia cappella esausta.
– ora vieni di la e guarda… –
Si alzò in un attimo e corse di la. Aveva ancora le labbra umide in maniera a dir poco evidente ma non ebbi la forza di richiamarla per dirglielo. Mi sistemai come potevo e le andai dietro . Rimasi attonito, li trovai avvolti in un abbraccio profondo e si baciavano.
– cavolo che troia – pensai vedendo la scena
– cosa hai mangiato ? hai un sapore strano – chiese Marco quasi sottovoce.
Manuela non si scompose affatto e voltandosi verso di me rise facendomi raggelare l’anima
– chiedilo ad Ale, ha comperato uno yogurt in offerta speciale ma mi sa che non era proprio il massimo… –
Stetti al gioco. – A me è piaciuto –
– Si può assaggiare? – chiese ingenuamente
– finito, me l’ha fatto finire tutto –
– hai voluto finirlo tu ! –
– mi hai preso per fame… –
Risi nervosamente e insieme a me risero anche loro.
– che gran paracula ! – pensai ancora, ma mi trovai stuzzicato all’idea. Con la bocca piena di sperma ci godeva a baciare quel cornuto del suo ragazzo e si divertiva a prenderlo in giro sull’evidenza. Il gioco stava diventando malizioso e io c’ero cascato per caso, hai capito la timida Manuela cosa nascondeva in realtà…
Il giorno dopo sembrava non fosse successo nulla, io non sapevo bene come comportarmi e forse neanche lei. La timida Manuela era lì, insospettabile piena di sorrisi e di ‘grazie a leì verso i clienti.
Facevo quasi fatica a rivedere nella mia mente le sue labbra umide e la sua bocca che permetteva al mio cazzo lentamente di fuoriuscire, eppure era accaduto. Tra l’altro notai che aveva rimesso la gonna lunga, forse ora che si era tolta lo sfizio, le cose sarebbero ritornate come prima.
Andai un paio di volte sul retro e ci rimasi per qualche minuto in modo da invogliarla a seguirmi ma non ottenni risultato. Amen, capii che l’atteggiamento dl giorno prima era stato solo un momento di follia. Devo dire che ci rimasi anche un po’ male.
Verso le cinque la campanella della porta suonò e apparve lei, Alba. Ebbi un sussulto. Manuela la accolse con la sua solita familiarità.
– ciao –
– ciao, volevo vedere dei boxer da uomo –
– sai già che modello? –
– ho visto quelli in vetrina, quelli aderenti –
– ah, belli, li ho presi anche io per il mio ragazzo –
– quanto vengono ? –
– Quarantaduemila-
– cavolo! –
– il principale è lui, non te la prendere con me –
Fui tirato in ballo e sorrisi come un deficiente
– sono cari anche a noi… – mi giustificai
– posso vedere che colori avete? –
– si, te li prendo – rispose Manuela prontamente e aprì alcuni cassetti dietro l’altro bancone
Io ero lì , intimidito dalla presenza di quella statua, la fissavo e per quanto mi sforzassi non riuscivo a toglierle gli occhi di dosso
– Sei una faccia conosciuta – mi disse ad un tratto la statua
– davvero? –
– si, devo averti già visto da qualche parte-
– non lo so… –
– non eri a Porto Rotondo questa estate? –
– no, sono andato in Grecia –
– ah, dove? –
– al Med –
– dicono sia molto bello –
– è vero, non ci sei mai stata? –
– no, però dovevamo andarci due anni fa, poi il mio ragazzo ha preferito la Corsica-
Cazzo, lo sapevo, è fidanzata. D’altronde perché avrebbe dovuto comperare dei boxer da uomo?
– anche la Corsica è molto bella – mi ripresi
– è stupenda, però è un posto solo per turisti accoppiati… dopo un po’ ti stufa –
– io non ci sono mai stato… –
– vacci, merita di essere vista … – fu interrotta da Manuela
– ecco, che taglia? –
– la terza credo, non ci sono blu? –
– no, tutti qui i colori rimasti –
– ho capito… e non hai altri modelli ? –
-quelli classici –
– e il blu di questo non ti torna? –
– si ma la prossima settimana –
– allora ripasso, grazie –
-Grazie a te – rispose Manuela
– ciao- e uscì. Volevo morire, se ne era andata.
– hai visto un fantasma? –
– cosa? –
-chiedevo se hai visto un fantasma, stai li a fissare la porta –
– è bellissima – risposi
– la porta? –
– si, domani… –
– dai che scherzo, stavi li allibito a fissarla come se avessi visto una dea-
– più o meno… dici che si notava? –
– nooo, non le hai staccato gli occhi d dosso un attimo, non si notava affatto… te la sei scopata con gli occhi –
-pensi che se nè accorta? –
-lei? non lo so, forse si, magari le vai anche a genio vedrai-
-dici? –
-ti piacerebbe infilarle il dito nel culo come hai fatto ieri con me, vero? –
– penso proprio di si-
-sei un porco, lo sai? –
-senti da che pulpito viene la predica-
-ieri non mi hai fatto neanche venire.. – Eccola li, si stava rifacendo sotto. Mi sembrava strano… !
-e come facevo, c’era Marco! – risposi in tono di sfida.
– ora non c’è… – Manuela sorrise, la sfida era stata raccolta e mi sorrideva maliziosamente finendo di ripiegare i boxer. Ad un tratto ne prese uno e strinse fra le mani il punto dove spesso si mette il cazzo. Mi fissò
-andiamo nel retro – le dissi con voce assatanata
– no, vieni qui –
Mi avvicinai e lei mi prese delicatamente la mano e se la portò all’altezza della figa.
– toccami… –
La iniziai a tastare sporgendomi verso di lei con il bacino in modo che il mio cazzo le strusciasse sulla gamba
– stai fermo che oggi tocca a me, non mi hai filato tutto il giorno…. –
– ah, io –
– Adesso facciamo una bella cosa… io i seggo qui e tu ti metti sotto il banco.. –
-qui? ! –
-si-
-ma sentra qualcuno –
-sarà più eccitante-
– no sei matta! –
-daiii- e mi sinse sotto il bancone in radica che mia madre pagò un occhio della testa
Le spostai la gonna e vidi la sua figa nuda, non si era messa le mutande la maiala e la cosa era insospettabile visto che la gonna era di jeans.
– leccamela.. -mi sussurrò
Non ci capivo più nulla e senza pensare ad altro le allargai con le mani le grandi labbra della figa e comincai a leccarle il clitoride. Spalancò ancor dippiù le gambe e afferrò con le mani il tavolo.
-… si…. lecca, lecami la sorca porco, leccamela tutta che ti sborro in faccia –
Manuela non si controllava, ansimava come una vacca in calore e la fica le trasudava tanto da gocciare sullo sgabello
-… daii, succhia adesso… dai succhia, mph.. siii così –
Leccavo tutto quello che le usciva da quelle labbra gonfie e mi piaceva un casino, non pensavo più a nulla, volevo solo leccarle e sentirla godere. D’un tratto le sue mani mi afferrarono la testa e la spinsero ancora più a fondo
-Ecco… siii… dai, dai, dai, continua… dio che bello-
Non ce la facevo più il cazzo mi stava esplodendo letteralmente e sentivo le gocce di sperma che mi bagnavano i boxer, qulli aderenti che voleva comperare alba. Lo tirai fuori, non so come, e iniziai a farmi una sega come il giorno prima.
– ti stai facendo una pippa eh? ! si menatelòo bravo, leccami e menatelo, fammi vedere quanto ti piace… –
Mi masturbavo con tanta violenza che si sentiva il caratteristico ‘clok clok’ di quando sei pieno di sperma
-sentiti, senti come gli daide ntro –
Il campanellino suonò. Cazzo! mi raggelai, era entrato qualcuno. Mi staccai dalla fica ma la mano di Manuela mi spinse facendomi capire di non smettere. Ricominciai più lentamente.
– buona sera- era la voce di una ragazza
– buona sera- rispose Manuela con la voce un po’ strozzata ma ben mimetizzata
-salve- rispose una seconda ragazza
– in cosa posso esservi utile ? –
– Abbiamo visto un maglione in vetrina, volevamo vederlo –
– Potete prendrlo da voi –
– grazie – disse una delle due
Manuela tratteneva a stento i mugolii e se una delle due ragazze l’avesse guardata meglio avrebbe notato la sua strana posizione da seduta. Io per evtare casini non mi masturbavo ma avevo ripreso a leccare a peno ritmo.
Manuela ebbeun sussulto quando succhiai il clitoride dinuovo.
-mph! –
-che succede? – chiese una delle due
-nulla, ti piace il maglione? – la voce di Manuela ora tradiva quel che succedeva e loro si insospettirono
-ti senti bene? –
– oh sii… non ti preoccupare, ho il singhiozzo-
Mi stavo divertendo, volevo quasi che si tradisse, volevo vedere come se la cavava
-Che taglia è questa –
– non mi ricordo, leggilo, mph… sul collo.. –
La sua mano ora tentava di allontanare un po la ia testa ma io, per tutta risposta le spattei l’indice in figa –
‘OOOOhhhh’ sussurrò la puttana, ma si sentì chiaramente
Le ragazze si insospettirono ancora – sicura che va tutto bene-
-si scusa, mi gira un po’ la testa –
– hai bisogno di aiuto? – chiese gentilmente l’altra
– no.. , graze, ora passa-
-non c’è la tagia media – chiese chi stava vedendo il maglione
– si, guarda, la trovi in quello scaffalle…. mph… Oddio –
– senti- riattaccò la prima – io chiamo qualcuno, tu non stai bene…. ! –
– va tutto benissimo grazie, non ti preoccupare-
-guarda veramente, sei tutta rossa! –
-forse hai bisogno di un po’ d’aria, esci fuori un attimo… –
– … grazie, non posso… –
– dai, una boccata d’aria ti fa bene! –
– ti ringrazio ma, – e con un fil di voce – in questo momento propro non posso alzarmi
Le infilai d’un colpo la punta dell’indice nello sfntere del culo e il pollice nella figa
-OH! siii-
-ma….. – stava per chiedere una delle due e si fermò
-non vi preoccupate ragazze, mph, va…. tutto…. bene OOOHHH, sto solo…… Sborrandoooo-
Manuela cominciò sborrarmi in faccia sotto gli occhi, suppongo allibiti, delle due clienti che si erano impietrite.
-OOOOHHHH siiii, siiii- mugolò riversandosi sul bancone.
Potei sentire un risata soffocata e il rumore attutito del maglione che cadeva a terra sul parquet
– Auguri! -dissero ridacchiando mentre frettolosamente aprivano la porta accompagnate dal classico campanellino.
-che sborrata…. –
Io ero ancora li che leccavo e lei si ritrasse un attimo – basta, basta… –
Avevo la faccia lavata dai suoi umori e il cazzo gonfio come una botte. Ero ancora li a terra e lei si alzò in pedi, quasi barcollava.
-mi gira tutto… –
-ci credo, sei venuta momenti vedevo gli schizzi! –
-vieni di la-
-blocca la porta-
Lo fece. Non aveva voglia di essere interrotta ancora.
Sentii lo scatto della serratura e la vidi mettere il cartellino ‘torniamo subitò sulla maniglia.
– dai vieni –
Mi alzai e la seguii dentro uno spogliatoio.
-Tiralo fuori- le dissi
La sua mano sganciò nervosamente la cinta e lo tirò fuori in un attimo.
Ero bagnato da morire e i boxer avevano una macchia così.
Si inginocchiò e iniziò a menarlo velocemente con la mano facendolo sbattere sulla lingua che aveva messo in bella mostra davanti alla mia cappella gonfia.
– voglio vdere quanto ci metti a schizzare! –
– un attimo……. –
E un attimo fu, carico com’ero. Le schizzai in faccia mezzo litro di sperma bollente , metre lei rideva e mi fissava
-dai sborra! –
-siii-
– dai, dai, dai. –
Continuava ad uscire sperma, una marea di sperma, le avevo letteralmente riempito la faccia di schizzi bianchi come il latte
-fermati.. –
Dolcemente la sua mano si bloccò ma non richiuse il cazzo. Teneva ban salda l’asta e la mia cappella ancor gonfia davanti a lei.
-Ti è piaciuto he? –
-da mrire-
Diede ancora un colpo decco e io feci un balzo. Un piccolo fiotto andò ad aggiungersi agli altri sul suo viso
-Fermati ! –
Mollò il cazzo.
-mi vado a lavare-
Mente lei usciva io scivolai seduto a terra lungo la parete liscia dello spogliatoio.
Stavo lì, la mente annebbiata e la sensazine di aver dato tutto quel che avevo. Tenevo il cazzo tra le mani e lo sentiovo smosciarsi lentamente. Dopo qualche minuto Manuela si riaffacciò
– sta incora qui? –
– mi stavo rtilassando… –
– se vuoi ti scarico ancora – sorrise maliziosamente
– no, non ce la faccio –
– non mi dire… –
– e invece te lo dico – sorrisi anche io stavolta
Manuela si chinò su di me e mi baciò dolcemente, poi con le mani prese a sistemarmi.
– guardalo come è esausto – disse riferendosi al mio cazzo che ormai era moscio completamente
– senti Ale, stasera c’è una festa, ti va di venirci? –
– e Marco –
– è in montagna dai nonni –
– e quando è partito? –
– oggi , mi ha chiesto se lo raggiungo Sabato –
– vai su? –
– dipende da quello che si fa qui –
– perchè che si fa ? –
– vedremo… poi sai che c’è, non mi va di andare li e farci l’amore –
– beh ma mica è detto… –
– non lo conosci…. quello mi scoperebbe anche in un funerale!
– e perchè non ti va? –
– perchè… – e fece una piccola pausa – è da un po’ che mi piace un altro – mi fissò un attimo e sorrise
– anche tu mi piaci, però ti prego, con calma…. –
– che vuoi dire? –
– voglio dire che non mi sembra il caso he tu molli Marco per me, almeno per ora… –
– ah, ho capito… –
– no, non hai capito, mi sono lasciato da un anno con la mia ragazza e… insomma non so se sono pronto ad un nuovo rapporto… –
– ancora ci pensi? –
– si, talvolta –
Ci guardammo per un attimo e la baciai
– tu mi piaci, con te mi piace far l’amore, ma è tutto così improvviso… –
– forse hai ragione, vediamo allora come vanno le cose così naturalmente –
– si, forse è la cosa migliore –
– dai alzati e chiudiamo ‘bottegà –
Ormai sistemato mi alzai e chiusi il negozio. Manuela andando via mi diede un tenero bacio sulle labbra.
Il Sabato non venne al negozio, segno che alla fine era partita. Non ci pensai molto e la sera uscii con Roberto e gli altri. Domenica però avevo un pensiero martellante in testa, non me lo spiegavo ma la faccia di Manuela mi tornava spesso in mente, ora che sorrideva, ora sporca di sperma, ora con i clienti, non vedevo l’ora di vederla l’indomani. Cercavo di spiegarmi il perchè di tutto questo ma non ne trovavo, per quanto mi sforzassi, la ragione. Passai il giorno quindi a distogliere l’attenzione da quei pensieri e volutamente cercai il ricordo della mia ex. Cazzo, era passato un anno, anzi tredici mesi da quel tremendo giorno di Giugno. Mai più vista, mai più sentita, tre anni persi in un attimo…
La cosa fu efficace perchè mi tornò il mal di stomaco e verso sera sentii il bisogno di telefonare a Manuela per vedere se era tornata.
– pronto – rispose una voce stanca
– Manuela? –
– Ale, ciao-
– quando sei tornata? –
– siamo arrivati cinque minuti fa –
– avevo voglia di sentirti –
– che succede ? –
– nulla, volevo solo sentirti –
– senti, vorrei farmi una doccia, tra pochi minuti Marco va via, magari ti chiamo dopo… –
– si, va bene –
– rimani a casa? –
– si, credo di si –
D’un tratto Manuella prese a parlare sottovoce e ai limiti dell’udibile sospirò – non posso parlare, ti richiamo – e mi riattaccò in faccia. Rimasi incuriosito e accesi la TV apettando la sua telefonata che arrivò dopo una mezzoretta.
– Ale –
– ma che è successo? –
– nulla, è che c’era Marco e non potevo parlare, come mai mi hai chiamato? –
– volevo sapere se eri tornata –
– non sono partita –
– a no? –
– no, visto che i miei sono andati al mare io avevo casa libera e abbiamo approfittato questi due giorni – Fui preso da un leggero senso di gelosia
– ah, hai scopato –
– lascia stare, non mi reggo in piedi –
– ho capito… –
– oh, ma che fai il geloso ora ? –
– ma che sei matta! no, è che magari ti volevo vedere… –
– e passa a prendermi. –
– ma non sei stanca? –
– si, ma mi va di vederti, però non facciamo tardi –
– no, magari solo due chiacchiere –
– dammi un ora –
– un ora ! –
– tempo di rendermi presentabile – Stavo per fare una battuta che avrebbe ferito me e lei, mi trattenni
– ok, tra un ora –
Manuela abitava in un enorme palazzo a mattoni rossi, una di quelle case che finchè non ci vai non ti accorgi nemmeno che esiste. Sul citofono i nomi si leggevano poco, ma trovai quasi subito il suo.
Dopo poco vidi la sagoma di una donna affacciarsi dal portone, feci i fari e scesi per andarle incontro. Rimasi stupito. Mi trovai davanti una ragazza molto carina e vestita elegantemente, in tutti questi mesi non mi ero accorto delle vere potenzialità di Manuela. D’altronde, a pensarci bene una che si alza alle sette per venire a lavoro alle otto e mezza non è che pensa di ‘tirarsì
– ciao –
– ciao –
– qauasi non ti riconoscevo –
– lo prendo per un complimento, dove si va? –
– birreria? – Manuela mi guardo storto
– se ci prendessimo una bella tisana? – propose lei
– dove? –
– vieni ti porto io –
Montammo sulla mia Twingo e lei mettendosi seduta ebbe una contrazione per il dolore
– che hai? –
– nulla, vai li a destra –
Misi in moto e partimmo.
Chiacchierammo del più e del meno per tutto il viaggio e mentre lei rideva di cuore io la scoprivo sempre più carina. Ero proprio felice di essere uscito con lei e il pensiero di Marco iniziava a darmi sui nervi.
– parcheggia appena puoi, siamo arrivati –
– allora mi racconti di Sabato e Domenica ? –
– cosa vuoi sapere? –
La fissai sorridendo – tutto –
– dai scendiamo và –
Il locale era molto carino e in penombra. Non c’erano sedie e dei grossi cuscini a terra facevano da coronamento ai tavoli di pietra non più alti di un palmo da terra. Manuela doveva essere di casa perchè appena entrammo un ragazzo la si fece incontro.
Si salutarono cordialmente e lui ci porto ad un piccolo tavolo appartato con una bella candela sferica al centro.
– cosa vi porto? –
– infuso di mela e radice rossa –
– te… –
non sapendo cosa prendere risposi con aria sicura -lo stesso-
Samuele, così mi si era presentato, ridacchiò e aggunse una crocetta sul suo tacquino prima di andarsene
– allora mi racconti di Sabato e Domenica ? –
– Sabato mattina ho telefonato in montagna dai nonni e siccome avevo casa libera lui ha preferito scendere, abbiamo cenato fuori e siamo tornati a casa a vedere una video cassetta –
– che palle –
– insomma… –
– che film hai preso? –
– lo ha scelto lui – esitò un attimo -era un fil sozzo –
– erotico? –
– porno – e sorrise timidamente
– hai visto un film porno? – ero stupito realmente
– mica è la prima volta… –
– ah no? –
– spesso Marco li affitta, anzi ne prende due, uno porno e uno no –
– ah… – non sapevo che dire
– ci sei rimasto male? –
– no, però… insomma mi fa un certo effetto… –
– sapessi l’effetto che fa a me…. –
– me lo posso immaginare… –
– perchè voi uomini non pensate che anche a noi possono piacere i film pornografici? Mi sembra una discriminazione del cavolo, siamo tutti ugulai sai? –
– si, non lo metto in dubbio, però magari non ci pensi… –
– o non ci vuoi pensare-
– forse, comunque… e dopo? –
– e dopo indovina… –
– avete fatto l’amore-
– sarebbe più esatto dire che mia scopata per due giorni –
Cavolo, mi stavano girando le palle e non riuscivo a trattenermi ma volevo sapere tutto
– ti ha massacrata – dissi con un po’ di cattiveria
– si, ma non è quello il problema, lo abbiamo già fatto così a lungo… –
– e qual’è il problema? – ero nero.
– ha voluto incularmi – lo disse così candidamente che neanche mi ferì
– ha…. –
– non l’avevo mai fatto e ho sentito un dolore terribile, non si è preoccupato di me, ha continuato a entrare e uscire fino a quando non mi è venuto dentro, solo quando glielo ho visto ho capito che stavo perdendo sangue.. –
– ti ha sfondata – altra cattiveria
– ma perchè sei così ignorante? ! –
– non lo so, scusami, racconta –
– no, a questo punto non ti dico più nulla. Mi ha rotto il culo sei contento? !! –
– scusa non volevo ferirti… è che un po’ mi scoccia… –
– ma davvero? – Manuela si intenerì e mi sfiorò la mano
– ti ho pensata tanto… –
– si… davvero? –
– si –
– e a cosa hai pensato? –
– a tutto, a me a te, a quando facciamo l’amore… forse sono un po’ geloso… –
– Mentre Marco era li che spingeva io sentivo tanto dolore, non riuscivo a godere perche anche io ti pensavo…. – mi prese la mano e io la tirai verso di me, lei si abbandonò sul mio petto.
Samuele arrivò con due tazzone fumanti e sensa dire una parola le posò sul tavolo.
– poi, ad un certo punto ho detto il tuo nome, mi sono lasciata tradire dai pensieri e lui si è infurato. –
– ci credo –
– io ho tentato di metterci una pezza ma non c’è stato verso, mi ha fatto girare e ha ricominciato ad incularmi. Mi faceva ripetere il suo nome ogni volta che affondava e non ha smesso neance quando ho ricominciato a sanguinare –
– l’ha fatto apposta –
– si, però io non credo di aver fatto la cosa giusta –
– in che senso ? –
– volevo che se tra noi fosse nato qualcosa…. insomma è un regalo che volevo farti. se un giorno noi… –
La baciai quanto più teneramente potevo.
– Io voglio stare insieme a te Manuela –
Manuela sbigottì – ma come… venerdì mi hai detto…. –
– c’ho pensato su, voglio provarci –
Ci baciammo dinuovo, questa volta profondamente e in maniera intensa.
– domani mollo Marco –
– fallo ora –
– come? –
– fallo ora – e gli passai il telefonino. Manuela mi fissò.
– Ale non stai giocando vero? –
-chiamalo-
Fece il numero e attese.
– Marco? , no non nono a casa…. senti…. fammi parlare un attimo… si lo so sono una troia ma avrò diritto di parlare…. no Marco, no… con amici, non li conosci sono clienti, no non mi scopano… Marco perfavore…. io ti lascio. –
Per un attimo non sentii più la voce di Marco che urlava dall’altra parte del telefono, poi Manuela riprese – questi due giorni sono stati terribili te ne rendi conto? Lo so, è anche colpa mia… si lo so sono una troia l’hai già detto…. no non se ne può parlare, anche le troie si stancano. No…. no… ciao. –
Manuela mi ripassò il telefonino dopo aver attaccato e mi fissò dinuovo.
– ecco, l’ho lasciato… – aveva gli occhi lucidi
Con un movimento della mano si sollevò la gonna da un lato e prese a sfilarsi le mutandine senza distoglere gli occhi dal mio viso. Poi scostò la gonna dalla parte opposta e fece lo stesso.
Le mutandine ora erano sulle caviglie e sotto la gonna color crema il sua figa era completamente nuda.
– tiralo fuori – sussurrò in modo perentorio
Lentamente lo tirai fuori già duro senza preoccuparmi di dove eravamo.
– non ti preoccupare, non verrà nessuno a disturbarci –
Ci baciammo in silenzio, poi lei si alzò e si venne a sedere su di me. Le puntai il cazzo sulla figa ma lei si risollevò dinuovo.
– non li – disse e con un sorriso aggiunse – dietro –
Afferrò il mio cazzo che già era fradicio con la mano destra e lo puntò sul suo buco posteriore
– qui devi entrare –
– ma ti faccio male –
– non importa, questo era tuo, anche a costo di urlare ti devo sentir venire dentro –
Lentamente si sedette sul mio cazzo e la cappella cominciò a farsi spazio nello sfintere. Sentivo dolore anche io ma Manuela mi mise delicatamente una mano davanti alla bocca
– ssss… –
Affondai dippiù e vidi sul suo viso un a smorfia di dolore.
– ancora, entra dippiù – mi sussurrò
Entrai ancora più a fondo e lei iniziò a pompare facendo forza sulle cosce.
– godi amore mio, voglio che tu goda, questo è il mio regalo per te –
Sentivo il cazzo che entrava e usciva dal culo di Manuela e ad un tratto un esplosione di sperma siggillò la nostra unione.
Non lo sfilai, rimanemmo così, uno nell’altro. Manuela prese la mia tisana e me la passò.
– Tieni, beviamo così, non uscire, voglio sentirti dentro
– ma ti fa male! –
– si, mi fa male , ma sono così contenta che mi piace anche questo dolore – sorrise e bevve un sorso di tisana poi ci baciammo dinuovo.
Sono quattro anni che siamo insieme ormai, la trovo più bella e più provocante di quando la conobbi.
Francesca è un ricordo lontano e non ci penso quasi più, non riesco a vedere una donna al mio fianco che non sia Manuela, e ogni giorno è un giorno nuovo… Quella ragazza, Alba, non l’ho più vista, mi sarebbe piaciuto ringraziarla, d’altro canto se non l’avessi vista tutto questo non sarebbe mai accaduto. FINE

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