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Mia cugina Margherita

Circa cinque anni fa morì mio zio Stefano, la qual cosa comportò un certo cambiamento nella vita di zia Betta, la moglie. La prima fu che Margherita (figlia del primo matrimonio di mio zio) doveva tornare a vivere a casa.

Zia Betta non era la sua vera madre, che era morta quando Margherita aveva appena quattro anni. All’epoca della morte di zio Stefano aveva circa 21 anni, ma in un certo qual modo era sempre rimasta mentalmente bambina. Zia Betta l’aveva adottata legalmente e Margherita era in tutto e per tutto come fosse figlia sua. Aveva frequentato delle scuole speciali dove le avevano insegnato a prendersi cura di se stessa; non aveva mai imparato a leggere e scrivere, ma sapeva parlare appropriatamente in ogni circostanza.

Zia Betta viveva a Milano e non aveva la patente. Io all’epoca vivevo in Toscana, a Firenze, mentre Margherita viveva in una casa-famiglia nelle Marche. Zia Betta aveva pensato di prendere il treno per andare a prendere la ragazza e riportarla a casa, ma mi offrii di farlo io; sarebbe stata una buona occasione per rivedere quella parte del parentado. Il mio matrimonio era finito un paio d’anni prima e tornare a Milano sarebbe stata un buona occasione per iniziare una nuova vita.

Così partii da quella che negli ultimi cinque anni era stata casa mia, infilando in macchina quelle poche cose che avevo deciso di conservare nella mia nuova vita e mi avviai verso San Benedetto del Tronto, dove dovevo prendere mia cugina. Quando arrivai, verso l’ora di pranzo, la trovai già all’ingresso, con una sola valigia accanto. In una ventina di minuti sbrigammo le pratiche burocratiche e fummo in strada sulla via di Milano.

Mi sembrò una ragazza semplice con gusti semplici. Dopo un po’ di chiacchiere ci fermammo a un fast-food per mangiare e bere qualcosa. Seduti al tavolo, le parlai del mio matrimonio fallito.

“Mi sa che ti sto annoiando” le dissi dopo un po’, pensando che forse non capiva nemmeno la metà di quello che le andavo raccontando.

“No, mi sembra un po’ una telenovela” rispose, e, sorridendo, appoggiò una mano sulla mia. “Continua. ”

Aveva ragione: la fine del mio matrimonio era proprio stata una telenovela. Stemmo ancora un po’ seduti, lei parlò molto di televisione, di film e di pettegolezzi vari. A volte mi sorprendeva per le parole che usava, molto ricercate e appropriate a ciò che voleva esprimere. Le idee che mi ero fatte sulla sua mancanza di intelligenza cambiarono rapidamente in quella mezz’ora. C’erano una decina di anni di differenza tra noi, ma ebbi con lei una conversazione quale non avevo avuto, con una donna, da molto tempo.

Il fast-food era vicino a una stazione di servizio, perciò feci rifornimento e ripartimmo. Margherita si divertiva a giocherellare con la radio e canticchiava quasi tutte le canzoni trasmesse. Le piacevano particolarmente i Backstreet Boys e si eccitava quando riusciva a captare una delle loro canzoni. Eravamo a un paio d’ore da Milano e avevamo un sacco di tempo prima che venisse buio. Decisi di fare una regalo a mia cugina e uscii dall’autostrada, in cerca di un centro commerciale.

“Devo comprare un paio di cose, prima di arrivare a casa. ” Margherita sorrise mentre si agitava a tempo con la musica. “Vieni, entriamo” la invitai, sapendo che non potevo certo lasciarla in macchina da sola. Le aprii lo sportello, lei balzò giù e mi prese per mano. Era bellissimo, Margherita faceva tutto con leggerezza, era tempo che non stavo con una ragazza così serena e dolce.

Passeggiammo nel centro commerciale, parlando, scherzando e ridendo. Le comprai un gelato, presi per me un paio di cosucce e una sorpresa per lei. Mi tenne la mano per tutto il tempo e io risi più quel pomeriggio di quanto avessi mai fatto negli ultimi quattro-cinque anni.

Quando mi accorsi che erano ormai le quattro del pomeriggio, le dissi che era tempo di andare; buttammo i sacchetti della spesa nel bagagliaio e ci rimettemmo in viaggio. Dopo qualche minuto, spensi la radio; vidi un accenno di broncio sul suo viso. “Ho qui una cosetta per te” le dissi, mentre le si illuminavano gli occhi. Presi dalla tasca un pacchettino e glielo porsi. Quando vide la cassetta dei Backstreet Boys, mi si gettò addosso e mi stampò un bacio sulle labbra che a momenti ci faceva finire fuori strada. Iniziò a saltellare sul sedile, mormorando qualcosa a proposito del fatto che quella cassetta l’aveva avuta e che le era stata ‘rubatà.

La infilò nel lettore e cantò ogni singolo brano. Quasi a metà della seconda facciata, spense.

“Devo fare pipì! ” esclamò, tenendosi una mano tra le gambe.

“Mi fermo appena possibile. ”

“Ma mi scappa adesso! ” quasi urlando.

Uscii dalla superstrada e mi infilai in quella che poteva essere a malapena definita come un tratturo.

“È il meglio che posso fare, dato che non me l’hai detto in tempo…” le dissi, ricordando che effettivamente non era andata al bagno né al fast-food, né al centro commerciale, né al distributore.

Margherita scese dall’auto, facendo una sorta di balletto mentre si toglieva la gonna blu scuro. La piegò diligentemente e la sistemò sul sedile, sempre passando il peso da un piede all’altro per trattenere meglio l’urgenza di urinare. La guardavo, ma a lei sembrava non importasse. Grande cugino nel ruolo del grande fratello? Bah! Poi fu il turno dei grandi mutandoni bianchi stile ottocento, che seguirono la sorte della gonna: piegatura e appoggio sul sedile, sopra la gonna. Aveva un culetto perfetto, tondo tondo e senza difetti. Il pelo pubico era biondo e folto, senza un accenno di rasatura, ovviamente! Non potei fare a meno di ridere quando fu la volta delle scarpe. Se ne tolse una, poi l’altra, appoggiandole in macchina, sempre saltellando. Infine i calzini, sempre piegandoli e appoggiandoli sul sedile!

Mentre si toglieva i calzini e le scarpe dovette piegare prima una gamba e poi l’altra, così ebbi una splendida visione della sua fichetta. Cugina o no, la ragazza mi stava eccitando!

Si tolse il secondo calzino e lo appoggiò diligentemente piegato accanto al primo.

Mi diede un’occhiata e sorrise: “Ora posso fare pipì…” disse, senza badare al fatto che la stavo osservando attentamente. Si accucciò e immediatamente iniziò a spruzzare. “Ah! ” esclamò guardandomi. “Grazie. Ne avevo proprio bisogno, vero? ”

“Direi proprio di sì! ” Le risposi, osservando attentamente ogni singola goccia che usciva dalla sua giovane fichetta. Avevo vissuto situazioni simili, ma mai con una ragazza deliziosa come lei. Peccato che alla fine l’ultima goccia uscì e Margherita si alzò in piedi.

Mentre si rivestiva, lentamente e ogni cosa esattamente in ordine inverso a come si era svestita, le chiesi: “Perché non ci sei andata mentre mangiavamo, anzi perché non me l’hai detto prima? ” Fu allora che imparai una cosa importante riguardante Margherita.

“Non me l’hai ricordato. ” Mi rispose, con una vocina da bambina, stando lì in piedi, a culetto nudo, tentando di allacciarsi la seconda scarpa. Qualunque altra donna si sarebbe prima infilata le mutandine e la gonna per coprirsi. “Puoi aiutarmi ad allacciarla? ”

Questo era un altro suo problema e richiedeva che io uscissi dall’auto per dare aiuto a questa dea bionda, che, dalla vita in giù, indossava soltanto un calzino e una scarpa. Girai intorno alla macchina per aiutare mia cugina, che aspettava pazientemente.

“Ci provo, davvero, ma non mi riesce proprio…” affermò mestamente; buttò il laccio da parte e si appoggiò alla carrozzeria, mentre io mi chinavo per darle una mano. Alzò la gamba e appoggiò il piede sul mio ginocchio. Così facendo, naturalmente, fu obbligata a separare le gambe e mi consentì una veduta completa del suo inguine. Aveva un clitoride molto sviluppato, o particolarmente eccitato, tanto che potevo vederlo pur attraverso la folta peluria che le circondava la fica. Le allacciai la prima scarpa e aspettai che si mettesse l’altro calzino. Beh, non aspettai che mi chiedesse aiuto per infilarsi la seconda scarpa: la ressi con le mani sui fianchi e per un attimo sul culo, mentre si inchinava e se la infilava. Molto signorile da parte mia: avrei potuto farmi da parte e osservare soltanto, avrei avuto anche una veduta migliore!

Venne poi il momento di rimettersi le mutandine. Margherita si appoggiò addosso a me per farlo. Poi si infilò la gonna e la abbottonò. Alla fin fine – e sfortunatamente – era di nuovo ben vestita.

“Devi fare pipì anche tu? ” Mi chiese sorridendo. “Hai visto, IO te l’ho rammentato! ” E così dicendo mi puntò un dito contro, rise e si gettò fra le mie braccia, dandomi un altro bacio umido. Ridemmo e ci abbracciammo, fin quasi a cadere nel laghetto che la sua pipì aveva creato per terra.

“Baci bene, ” mi disse. “Non dimenticarti di fare pipì! ” Aggiunse, incongruamente; la cosa mi riportò in mente che sebbene fosse una donna immensamente desiderabile, era pur sempre mia cugina mentalmente svantaggiata. Non era disposta a lasciare quel luogo senza che io facessi pipì, e decisi di accontentarla. Ma c’era di mezzo la mia enorme erezione. Mi tirai giù la lampo dei jeans e stavo per tirarlo fuori quando lei mise una mano sopra la mia, che era all’interno della patta.

“No, prima le scarpe. ” Forse non sapeva che gli uomini possono semplicemente tirarlo fuori e pisciare? Beh, potete immaginare cosa feci: prima una scarpa e il relativo calzino, poi l’altra scarpa e l’altro calzino; mi abbassai i jeans e ringraziai mentalmente la buona sorte per essermi messo un paio di boxer puliti, dato che difficilmente avrei immaginato di trovarmi in una situazione del genere! Infine mi abbassai i boxer e li tesi a Margherita che piegava diligentemente ogni capo e lo appoggiava sul sedile. Rimasi lì immobile, il cazzo che puntava verso il cielo.

“Che grande pene! ” Esclamò Margherita guardandolo. “È duro come sembra? ”

Beh, quel che è troppo è troppo! Dopo tutto sono fatto di carne, perciò le dissi”Sentilo! ” Mi avvicinai a lei e lei lo osservò. La sua manina si allungò e ne circondò la testa. Poi si inchinò e mi sorprese infilandosela nella bocca calda e umida. Iniziò a muoversi su e giù; dopo la sorpresa iniziale, recuperai un po’ di fiato per chiederle cosa stesse facendo.

Ne estrasse appena un pezzettino per potermi rispondere: “Un bocchino! ” e poi ricominciò. Dato che erano almeno tre anni che nessuna donna me l’aveva fatto, non ero certo in grado (né, ci potete scommettere, ne avevo la voglia) di fermarla. Le passai le mani tra i soffici capelli biondi e non dovetti nemmeno immaginare qualcun’altra al posto suo che mi stesse facendo il servizio: era una bellissima bionda che mi sbocchinava! La vita non poteva concedermi di più! Sapevo che dopo che le fossi venuto in bocca (non avevo certo l’intenzione di ritrarmi! ) non mi avrebbe respinto. Aveva preso la situazione come prendeva la vita: con un gran sorriso! Sentii le palle contrarsi e infine le venni in bocca con lunghissimi fiotti. Ingoiò tutto, fino all’ultima goccia e mi ripulì il cazzo con lingua espertissima. Probabilmente avevo detto “Mio dio! ” almeno una dozzina di volte.

Infine la sua bocca terminò, sfilò il cazzo ormai flaccido e mi guardò negli occhi: “Ti è piaciuto? ” mi chiese con un sorriso enorme.

“È stato fantastico. ”

“Cinque euro. ”

“COSA! ? ” La guardai non potendo credere alle mie orecchie. Sorrideva tendendo la mano.

“Potrai riaverli quando leccherai me, ” affermò. Beata innocenza, pensai, mentre Margherita continuava: “era un gioco che facevamo a casa. ” (intendendo, penso, la casa-famiglia…) “L’abbiamo visto in un film e l’abbiamo giocato per settimane con i soldi del Monopoli. Daniela è diventata ricca! ”

Riflettei sul fatto che questo corpo da ventunenne aveva una mentalità da bambina, e, per quanto ne avessi già approfittato facendomi fare un bocchino, non potevo certo darle cinque euro. Se la madre le avesse chiesto da dove venivano… Mi immaginai il resto della mia vita passata dietro le sbarre… “Era solo un film, Margherita, questa è la vita reale. Io ti leccherò e saremo pari, ma senza scambio di denaro! ”

“Prima però devi fare pipì, perché se mi lecchi il tuo pene diventerà di nuovo grande e non potrai fare pipì! ” Naturalmente aveva ragione, e dovevo comunque pisciare. Mi girai, non per timidezza, ma per non farla addosso a lei e all’auto. Mentre sentivo l’urina che saliva, . sentii anche Margherita attaccarmisi alla schiena e la sua mano che mi afferrava il pisello.

“Mi piace questa cosa, ” disse Margherita, tenendomelo e muovendolo intorno come fosse una pompa da giardino. “Deve essere divertente avere il pene. Ci giochi spesso? ” Che cavolo di domanda, pensai.

“E tu ti tocchi tanto? ” Le chiesi, di rimando. Avevo appena finito di fare pipì e lei ancora me lo stava tenendo in mano, dovevo mantenere la conversazione nella giusta direzione.

“Te l’ho chiesto prima io! ” Affermò, come se stessi giocando sporco.

“Sì, lo faccio spesso” ammisi, e dicevo la verità.

“Mi piace quando mi toccano e mi leccano e mi piace essere riempita. ” Non ero sicuro di cosa volesse intendere con ‘riempità, se di sborra o di oggetti (il che avrebbe spiegato forse il clitoride enorme che avevo intravisto qualche minuto prima). Dando un’occhiata all’orologio, mi accorsi che era tardissimo, ma non volevo deluderla. Mi rivestii rapidamente (sotto la sua supervisione, naturalmente, ogni cosa nell’ordine esatto! ) e risalimmo in macchina. Le promisi che l’avrei leccata, dovevamo soltanto trovare un posto più comodo.

“Perché non andiamo in albergo? ” propose Margherita, visto che io non ci avevo pensato.

“Va bene, ma cosa diremo a tua madre? Sapeva che saremmo arrivati per cena. Abbiamo appena un’ora di strada fino a casa. ”

“Portami in albergo e LECCAMI! ” Come discutere di un argomento del genere che viene da una biondona stupenda?

“Dovremo impapocchiare qualcosa per tua madre. Sarà un problema? ”

“Penso che dovremo soltanto dirle una piccola bugia. Non pensi che anche le persone ‘lentè ogni tanto dicano bugie? ”

“Non dovresti chiamarti ‘lentà”

“Ma io SONO lenta. Lo so. Tu lo sai. Menti se dici che non sono lenta. Non mi piace ‘ritardatà o ‘scemà o ‘stupidà. ‘Lentà vuol dire che non faccio le cose con la stessa rapidità di te, non vuol dire che non so pensare o che non posso fare le cose magari meglio di altri! ” Ormai ero completamente rivestito e la sua mano si appoggiò sul mio inguine dando una leggera stretta.

“Bene, allora diremo a tua madre che abbiamo un problema con l’auto, che prenderemo una stanza e ripartiremo domattina. ”

“Non troppo presto, però. Mi piace essere leccata la mattina. Vuoi un altro bocchino domattina? ”

Pensai che lo avrei voluto ogni volta che sarebbe stato possibile. “Le diremo che ripartiremo appena la macchina sarà riparata, anche se fosse nel pomeriggio. Ora andiamo a prendere una stanza, poi chiamerò tua madre. ”

Per fortuna dopo cinque minuti di strada incontrammo un motel, fornimmo i documenti e ci venne data una stanza.

Alzai il telefono e chiamai. Zia Betta la prese bene e non sembrava pensasse nulla di male. Lei e Margherita parlarono per una decina di minuti, di cosa senza importanza. Ripresi il telefono e promisi di richiamarla in mattinata. “Prenditi cura di lei, ” si raccomandò, salutandomi.

Mi proponevo di farlo in una maniera che mia zia difficilmente avrebbe immaginato!

Rimisi il telefono sul supporto, stupito di aver potuto terminare normalmente la conversazione con mia zia, dato che Margherita nel frattempo mi aveva tirato giù pantaloni e slip e aveva iniziato a solleticarmi il cazzo con la lingua. Dava appena piccoli colpetti e linguate che me lo avevano reso duro: era solo per divertirsi un po’ in attesa che finissi di parlare!

“Vuoi vedermi le tette? Tutto il resto lo hai visto prima…” mi domandò, e iniziò a sbottonarsi la camicetta facendo leggeri passi di danza per la stanza. Stavo lì, sdraiato sul letto con l’inguine scoperto a godermi con delizia Margherita, senza nessuna preoccupazione, sempre un beato sorriso sul volto, nessuna pressione, nessuno stress. Sarebbe bello se gli scienziati scoprissero un metodo per abbassare il QI di ogni persona verso il 50 e renderci tutti indifferenti ai problemi che ci circondano! Se tutti potessimo essere come Margherita, non ci sarebbero guerre, quanto meno non ci sarebbero bombe atomiche varie né atti terroristici!

Ormai si era tolta la camicetta, che pendeva da un gancio dell’attaccapanni. Aveva appena portato le mani dietro la schiena e slacciato il reggiseno, dal quale erano balzate fuori due tette che chiedevano solo di essere baciate, leccate e morse, quando udimmo bussare alla porta. Si infilò rapidamente in bagno, mentre io cercavo di sistemarmi per andare ad aprire. Era la pizza che avevamo ordinato. Diedi al ragazzo una mancia tale da consentirgli di comprare tutta la pizzeria e lo rispedii via, dirigendomi poi verso il bagno.

Aveva lasciato la porta aperta e mentre mi avvicinavo la sentii dire: “Entra pure! ” Era seduta sulla tazza e ridacchiava. “Baciami”, mi chiese; io mi chinai e le nostre lingue si intrecciarono mentre continuava a fare pipì. “ti va di fare la doccia insieme e di lavarmi la schiena? Nei film sembra divertente. ”

Certo che aveva visto un sacco di film in quella casa-famiglia! Si alzò, azionò lo sciacquone e osservò l’acqua giallina sostituita da acqua pulita. “Ne berremo prima o poi? ”

“Cosa vuoi dire? ” Ero così preso da questa dea bionda che mi voleva senza alcuna riserva che non avevo colto il filo della conversazione.

“La mia pipì. In fondo torna indietro come acqua pulita, no? ”

“Sì, ma prima la filtrano e la depurano e solo allora ritorna acqua pulita. Non è che la pipì sia tanto cattiva, si può bere e non ti farebbe del male. Qualcuno per divertirsi lo fa. ” Non le dissi che durante la mia vita avevo giocato spesso con le piogge dorate e mi piacevano immensamente.

“Posso berne un po’ della tua? ” Non me l’aspettavo.

“Ti dirò, pensiamoci ancora un po’, poi se ancora ne hai voglia, forse te lo permetterò. ”

“Ti ho succhiato il pene e ho ingoiato tutto. Ti prego, fammi bere la tua pipì prima che la gente dell’acqua la pulisca! ” Mi stava supplicando di farle bere la mia piscia; c’erano voluti due anni per far sì che la mia ex moglie mi pisciasse addosso! E solo per una volta! Verso la fine del mio matrimonio avevo trovate altre persone più volenterose per giocare quei giochetti…

“Comunque credo che dovresti pensarci; tra l’altro, mi sei ancora debitore di una leccata di fica. E la pizza è arrivata. ” Presi i vestiti che aveva appoggiato sullo sgabello e ci apprestammo a mangiare. Lei aveva chiesto la pizza con le salsicce, e io così l’avevo ordinata, insieme a due bottiglie di Coca. Riempii due bicchieri e ci sedemmo sul letto per mangiare. La pizza non era male, ma la compagnia era fantastica!

Ci sono molti modi per mangiare la pizza. La maggior parte della gente ne prende una fetta e la morde; la mia ex-moglie mangiava soltanto l’interno e lasciava il bordo; sua sorella la tagliava a fette nel piatto. Margherita usò con me un altro sistema: si stese sulla schiena, appoggiò la pizza sullo stomaco e quello divenne il mio piatto. Naturalmente la posizione migliore era quella di stendersi fra le sue gambe e, dato che era totalmente nuda, questo mi dava anche accesso alla sua fica. Un pezzetto di salsiccia cadde dal piato, lo raccolsi e lo misi sul suo ombelico, mangiucchiandolo lì e strofinando il mio petto sulle sue grandi labbra e sul clitoride. Le piacque moltissimo, però il pezzetto di salsiccia finì troppo presto e Margherita mi guardò e mi sorrise, nuda con una macchia di sugo sull’ombelico. Ero stato talmente preso da quello che avevo fatto che non mi ero neanche accorto che lei aveva finito il suo pezzo. 25 euro compreso il bordo e sembrava che ne avessimo mangiato due pezzettini! Era ora di divertirsi sul serio. Le tesi una mano, lei ci si aggrappò e, mano nella mano, ci dirigemmo verso il bagno.

Era un normale bagno di albergo, asciugamani striminziti e saponette ancora più striminzite. Per fortuna che al centro commerciale avevo comprato tutto quello che poteva servire, dallo shampoo alle lozioni, all’olio detergente. Non potevo sapere cosa avrebbe gradito, me oramai ero certo che avrebbe voluto provare tutto! Forse era il gusto della libertà derivante dall’aver lasciato la casa-famiglia, insieme con l’incertezza di cosa che avrebbe riservato la vita con la madre, a renderla aperta a tutto.

O forse era soltanto uno spirito libero, chi lo sa? Io non lo sapevo, sapevo soltanto che era la mia giovane cugina che conoscevo a malapena, e che tentavo di conoscere in modi che l’intera società avrebbe certamente disapprovato!

Margherita era già completamente nuda ed esponeva tutte le sue grazie. Subito iniziò a togliermi i vestiti, uno per uno, correndo ogni volta ad appenderli in camera. Era condizionata a fare sempre la stessa cosa nello stesso modo. La svestizione aveva le sue regole! Infine fui nudo e iniziammo a baciarci e carezzarci. Aprii le doccia e lei mi baciò le spalle mentre ci ficcavamo sotto. Si inchinò dietro di me e iniziò a leccarmi e baciarmi le chiappe. Mi girai e le carezzai i capezzoli eretti. Mi si buttò tra le braccia. Con tutte le donne che avevo avuto, non riuscivo a ricordarne una così tenera e dolce come Margherita.

Decisi che ci saremmo soltanto lavati, per massimizzare l’effetto e per non perdere troppo tempo. Non vedevo l’ora di portarla a letto! Margherita, fu d’accordo, come sempre quando proponevo qualcosa. In breve tempo, ancora bagnati, ci gettammo sul letto e ci stringemmo per continuare la nostra odissea sessuale.

Margherita voleva che le leccassi la fica. La rotolai sulla schiena e posizionai il suo inguine sul bordo del letto. Iniziai a sbaciucchiarle i piedi e continuai a salire lungo la gamba e l’interno della coscia. Mi fermai al limite della foresta di peli biondi, poi iniziai a succhiarle le labbra esterne, una alla volta; a un certo punto si spalancarono da sole e di fronte a me c’erano il suo grilletto e il suo pozzo di miele! Scoprii che le piaceva che le picchiettassi il grilletto con rapidi colpi di lingua, quasi come un pugile che usa il sacco, e che la scopassi con la lingua. Non passò molto prima che iniziasse a godere e che sentissi i muscoli vaginali contrarsi.

Avevo conosciuto una donna che sapeva imitare i gemiti di Meg Ryan in Harry ti presento Sally, ma i gemiti di Margherita erano più acuti e a tempo con il contrarsi della fica. Sembravano più reali del vero. Terminarono con un getto vischioso proveniente dalla sua fica che mi bagnò il viso. Una volta che ebbe finito, soltanto le gambe ebbero qualche tremito. Mi guardò e sorrise. Come avevo ormai scoperto, era un sorriso nel quale ci si poteva perdere.

“Uau, uau! ” ripeté in continuazione, come avevo fatto io qualche ora prima mentre mi faceva il più bel bocchino della mia vita e la mia capacità verbale si era limitata a una dozzina di ‘Mio dio! ‘

Notò come avessi il viso bagnato e corse in bagno a prendere un asciugamano. Tornò e mi asciugò il viso. “Ora mi farai pipì addosso e in bocca? O hai bisogno di un altro bocchino, prima? ” Non riuscivo a trovare nessun difetto in quella ragazza; guardai la mia erezione e il seguito venne deciso dalle circostanze. Certo non potevo fare pipì finché l’erezione non fosse passata e il metodo migliore era quello che avevamo già usato per strada: inserire la base A nell’incastro B, ecc…

Versai un altro bicchiere di Coca a tutti e due, immaginando che sarebbe stato utile per il seguito. Margherita lo inghiottì di botto e se ne versò un altro; finimmo la bottiglia, poi salii sul letto e mi misi comodo appoggiato ai cuscini. Margherita si posizionò mezza fuori e mezza dentro, in modo da potermi prendere il cazzo in bocca e potersi muovere liberamente. Era il paradiso in terra.

Non mi solleticò con la lingua, come aveva fatto in precedenza, aprì semplicemente la bocca e me lo inghiottì completamente. Aveva la bocca un po’ fredda per via della Coca, ma dopo un istante la sensazione passò. Iniziò a scoparmi con la bocca, e soltanto con la bocca, senza usare le mani. Non riuscivo a capire come riuscisse a respirare, e mi stupivo che non si strozzasse. Speravo che non finisse mai; scoprii che potevo durare più a lungo, visto che ero venuto meno di tre ore prima: vantaggi o svantaggi dell’età?

Margherita sembrava conoscere tutti i trucchi. Forse era merito di tutte le partite a Monopoli giocate in precedenza… Alla fin fine non ce la feci più a resistere e per la seconda volta le riempii la bocca di sborra.

Inghiottì tutto, mi strinse il cazzo per farne uscire le ultime gocce e pulì accuratamente il tutto. Riempì di nuovo i bicchieri di Coca e mi si sedette accanto sul letto.

Le diedi un cuscino e lei di rimando mi sorrise. Avevo il braccio destro attorno alle sue spalle e con la mano le tenevo una tetta. Lei aveva un mio capezzolo a tiro della bocca e iniziò a sbaciucchiarlo. Il momento era fantastico, Margherita era fantastica, anzi SPECIALE!

“Ora ti decidi a farmi pipì addosso? ” Non se l’era certo dimenticato, né pensavo che lo avrebbe fatto. Era condizionata a pensare in una certa maniera e la applicava a ogni cosa, eccetto forse il fatto di ricordarsi di fare pipì durante un lungo viaggio in macchina. Mi decisi ad approfittare della situazione, andammo in bagno e iniziai a riempire la vasca mettendoci del sapone liquido. Sorrise ed entrò nella vasca quando c’erano ancora pochi centimetri.

“Se vuoi che mi fermi, distogli la testa o sbatti la mano sull’acqua, o qualsiasi altra cosa e io capirò, ok? ” Assentì a ogni mia istruzione di sicurezza, ma tremava nell’eccitazione dell’attesa di quello che stava per succedere, poi si rilassò. Mi misi in piedi accanto alla vasca e diressi il pisello verso il suo petto. Dapprima tentai di contenere la potenza del flusso. Lei ridacchiò quando sentì il primo getto che le bagnava le tette; era un buon segno, perciò le diressi il flusso verso il collo; dato che non si muoveva, salii verso la guancia. Improvvisamente girò la testa verso il getto, tirò fuori la lingua e intercettò la mia urina. Allora decisi di dirigerla direttamente verso la sua bocca. Il getto sembrava non terminare mai, ma alla fine la vescica si svuotò. Mi chinai e assaggiai l’acre gusto della mia piscia sulle sue labbra.

“Ti va di parlarne? ” le chiesi. La risposta mi lasciò attonito.

“Ti amo. So che non dovrei dirlo, perché è troppo presto e siamo cugini, ma so che devo dirtelo. ”

Erano anni che non piangevo, credevo di essere incapaci di simili emozioni, di essere troppo controllato. Invece in quel momento capii molte cose; mentre le lacrime mi scendevano lungo le guance, Margherita si alzò e ci abbracciammo strettamente. Piansi come un bambino; lei mi confortava e piangeva pure lei, poi iniziammo a ridere e sembrava non dovessimo finire più. Poi per tutta la sera fu sesso e solo sesso; ci addormentammo a un certo punto, uno nelle braccia dell’altra, davanti al televisore acceso.

Dormii come un bambino, la qual cosa mi stupì assai. Primo, non dormivo con una donna da almeno tre anni, e cioè dalla fine del mio matrimonio; secondo, la donna che mi dormiva accanto era una bionda strepitosa che faceva sembrare Cindy Crawford una qualunque sciacquetta; per ultimo, chi mi giaceva accanto era mia cugina, mentalmente svantaggiata, della quale avevo approfittato sessualmente fin dall’inizio! L’avevo usata come piatto di portata, come orinale e come contenitore di due sborrate ciclopiche.

So di essere stato forse un po’ stronzo, ma poche ore prima Margherita aveva detto di amarmi! Non le avevo risposto, forse questo conferma che sono uno stronzo; in ogni modo, dormii come un angioletto-

Normalmente io mi sveglio alle 3 di mattina, il che mi dà il tempo di scrivere le mie commedie (il mestiere che mi dà da vivere). Il fatto di essere in vacanza non impedì al mio orologio biologico di svegliarmi esattamente alla stessa ora.

Tentai di sollevare la testa di Margherita senza svegliarla. Si destò immediatamente. “Dove vai? ” chiese.

Non lontano, pensai, guardando il suo culetto rotondo nel quale non avevo ancora infilato il cazzo. Forse la avevo usata, in una certa maniera, ma ‘ancorà non l’avevo scopata. “Devo fare pipì”, le risposi.

“No, non andare, ” replicò e scivolò fino ad avere la bocca all’altezza del cazzo semi-eretto. “Ho sete, ” disse, prima di prendermelo in bocca. E allora pisciai. Pisciai nella bocca di mia cugina, che non ne perse una goccia. Quando fui completamente drenato, riappoggiò la testa sul mio petto e in trenta secondi dormiva di nuovo.

Ma io no! Ero abituato ad alzarmi, a quell’ora; tentai di richiudere gli occhi e di riaddormentarmi, ma dopo pochi tentativi capii che era impossibile. Avevamo lasciato la luce accesa, così potei godere della visione della mia splendida cugina. Giaceva alla mia destra, sul fianco sinistro e la visuale del suo folto biondo pelo inguinale mi fece rapidamente inturgidire il cazzo. Mi girarono in mente immagini di me che la fottevo su una coperta stesa su un verde prato. Le carezzai leggermente la schiena, ma non arrivai al culo. Margherita gemette, aprì gli occhi e mi sorrise sol suo sorriso da ‘accendete il mondò. Mi girai, le salii sopra senza pesarle e lei mi abbracciò, e mi baciò infilandomi la lingua in bocca. Sentii ancora il sapore della mia urina.

Mi attirò ancora di più verso sé, allargò le gambe e me le strinse addosso; volevo baciarla e leccarla lungo tutto il corpo, fino a scendere sull’inguine, ma non me lo permise; mi spostai un po’ e il cazzo incontrò un umidore che poteva essere soltanto la fica. Un posto molto umido, davvero! Era caldissima e cercava di catturarmi in tutti i modi possibili. Cedetti e non gli ci volle molto per infilarsi dentro quell’antro accogliente. Iniziai a scoparla lentamente, sentendo che rispondeva deliziosamente alle mie spinte. Dovetti concentrarmi per non venire subito! Non volevo che pensasse che non sapevo resistere.

Margherita allontanò la bocca dalla mia e disse: “Voglio che mi vieni dentro! ” Fino a quel momento non avevo pensato a una possibile gravidanza, ma quel pensiero mi si ficcò in testa e mi risvegliò dal mio stato lussurioso, però ormai era tardi e mi sentii esplodere dentro Margherita. A cosa cazzo stavo pensando? Mi riversai completamente dentro di lei, oramai era troppo tardi per tirarmi fuori…

“Non posso rimanere incinta, ” disse Margherita. “Papà mi ha fatto legare le tube quando sono rimasta incinta a 13 anni. ”

“Non lo sapevo. ” Un segreto di famiglia che mi sarebbe piaciuto sapere due minuti prima.

“Ti amo ancora. ” E mi sorrise di nuovo. “Non penso che mi passerà. ” Sapevo che attendeva una risposta. Ma non potevo dargliela.

“Ti avevo promesso di lavarti la schiena, ricordi? ” Ne ebbi in risposta un altro sorriso. Mi tolsi da sopra di lei e andammo in bagno insieme. Margherita si sedette sulla tazza e fece pipì, mentre io aprivo l’acqua della vasca. Era piacevole e calda, proprio come Margherita.

Tentai di renderla una scena da film, visto che il cinema le piaceva tanto. Presi la saponetta e iniziai a strofinargliela sulla schiena. Poi la mano insaponata passò sul suo petto, dove incontrò un capezzolo turgido. Dopo averle insaponato tutta la schiena, mi incollai a lei, che si girò. Eravamo completamente insaponati, persino i nostri baci sapevano di sapone. Le insaponai l’inguine e tentai di infilarle un dito nella fica per lavarla della sborra, ma lei mi trattenne.

Fu il suo turno di afferrare il sapone e di insaponarmi dalla testa alle anche. Poi mi sciacquò e mi baciò dappertutto, perfino sulle chiappe. Perdemmo almeno mezz’ora sotto la doccia, poi ci rituffammo nel letto e giocammo ancora.

Scoprii che soffriva il solletico e ne approfittai. D’altronde avevo approfittato di lei in quasi tutti modi! Ci facemmo il solletico, ci carezzammo, giocammo, ci baciammo e leccammo e finimmo con un sessantanove che durò infinitamente. Le venni in faccia, lei ridacchiò, poi si sedette sulla mia faccia e succhiandole le labbra e il grilletto la feci venire fino a urlare.

La polizia non si fece viva, quando urlò nell’estasi dell’orgasmo e neanche i pompieri, quando quasi mi affogò nella sua pipì. Erano circa le sette quando finalmente ci alzammo e ci rivestimmo per fare colazione: quasi quattro ore di sesso sfrenato!

Fummo in strada alle 8 e ci dirigemmo per l’ennesima volta verso Milano. Questa volta mi ricordai di chiedere a Margherita se doveva fare pipì. Ci fermammo sei volte in tre ore. Ogni volta lei guardava me pisciare e io facevo altrettanto con lei. L’ultima volta che ci fermammo, facemmo l’amore sul sedile posteriore, non sapendo quando avremmo potuto farlo di nuovo.

Zia Betta era seduta in giardino ad aspettarci. Ci corse incontro e ci sommerse di baci e abbracci.

Le donne mi fecero portare I bagagli dentro, mentre loro cominciavano a mangiucchiare qualcosa che zia Betta aveva preparato; poi ci mettemmo tutti seduti a spettegolare del resto della famiglia. Zia Betta si offrì di alloggiarmi, permettendomi una certa tranquillità in cerca di una sistemazione più confacente. Non potevo certo rifiutare, perciò accettai!

Quando chiesi quale sarebbe stata la mia stanza ambedue le donne puntarono il dito verso la stanza di Margherita. Le guardai sbalordito: “Come hai fatto a capirlo? ”

“Ho imparato a leggere i sorrisi e le smorfie di Margherita da quando era bambina. Conosco il suo sguardo; non ti ha tolto gli occhi da dosso da quando siete arrivati. Inoltre LEI ha messo le tue valigie in camera sua. La storia del guasto alla macchina non era molto originale. Infine, se proprio lo vuoi sapere, avrei scommesso che sarebbe successa una cosa del genere da quando ti sei offerto di andarla a prendere. ”

Zia Betta continuo a raccontarci i dettagli di quando aveva incontrato zio Stefano e di come lui fosse più grande di una decina d’anni, praticamente la stessa differenza di età che correva tra me e Margherita. Dunque per la famiglia quella non era una situazione nuova.

Dopo tante chiacchiere si fece ora di andare a dormire. Dopo un ultimo abbraccio e un bacio a zia Betta, Margherita e io ci ritirammo in quella che sarebbe stata la nostra stanza per tutta la nostra vita assieme.

Quella notte (che io e Margherita continuiamo a considerare la nostra ‘prima notte di nozzè, ancora dopo tanti anni che stiamo insieme), ebbi anche il piacere di violarle il culetto, una cosa che non aveva mai provato, nonostante tutte le partite di Monopoli.

Come tutti gli altri atti sessuali che ho raccontato, anche questo venne vissuto da Margherita senza alcuna inibizione né pudore, con estremo piacere nel dare e nel ricevere.

Quella stessa notte sussurrai “Ti amo” nell’orecchio di Margherita. FINE

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