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Mia Cugina

Sabato 6 agosto. Per me non è usuale scrivere quel che accade nella mia vita, ma determinate cose sono talmente gustose che devono essere ricordate. Così, come per il racconto della passeggiata, affido a te, caro computer, la memoria di questa mia impresa.

Sono due giorni che sono solo a casa, mio padre è fuori in vacanza insieme a tutta la famiglia. Ieri sera ne ho approfittato per invitare a cena mia cugina Elisa. Per futura memoria, ne faccio una sommaria descrizione: ha 18 anni, è alta circa un metro e settanta, snella, capelli neri ricci lunghi, un corpo ben formato tranne che per il petto troppo piccolo e per i piedi che hanno l’alluce troppo lungo e grosso, ed il calcagno leggermente sporgente.

La cena non è stata molto interessante: bucatini alla matriciana e prosciutto e melone, accompagnati dai suoi problemi col ragazzo, che si trasferisce a Trieste, e dai miei problemi con il sesso femminile in generale. Comunque, ho colto l’occasione per invitarla a rimanere a dormire da me. Era tanto che non lo facevamo, ed in genere ero io a rimanere a casa di mia zia, e a dormire insieme a Elisa e a Giorgio, che ha 3 anni meno di me. Questa volta invece eravamo solo io e lei. Ovviamente pensai a come approfittarne, ma parlargliene direttamente significava farle rifiutare anche l’invito a rimanere. Così le sciolsi dentro al suo piatto di pasta una bella dose di sonnifero, che l’avrebbe fatta dormire come un sasso tutta la notte, permettendomi di divertirmi. In realtà le mie intenzioni non erano serie, avevo più che altro voglia di giocare un po’ con il suo bellissimo corpo, che mi era sempre stato vietato.

Finita la cena, rimanemmo un po’ a chiacchierare, mentre io aspettavo impazientemente l’effetto del sonnifero. Cominciò a farsi sentire. Sapevo che aveva una mezz’ora di tempo prima di addormentarsi, e quando vidi i primi sbadigli le proposi di andare a letto, visto che avevamo entrambi molto sonno. Accettò quasi senza remore, e la accompagnai nella stanza dei miei fratelli. Avevo già rifatto il letto di mia sorella con le lenzuola pulite, e lasciai Elisa da sola nella stanza, a prepararsi per la notte.
Dopo un po’ mi chiamò e mi chiese di portarle dell’acqua, perché aveva sete.
Si era già messa a letto, e ormai era quasi del tutto addormentata. Aveva indosso una maglietta ed un paio di pantaloncini, sotto cui si intuivano le forme dei glutei ed i peli della vagina, mentre non vi era traccia di mutandine, che trovai sulla sedia insieme ai jeans, alla camicia ed al reggiseno.

Decisi di essere onesto, e di prospettarle prima che si addormentasse quello che sarebbe accaduto quella notte, soprattutto per farla spaventare, senza che potesse farci nulla. Portai quindi, oltre all’acqua, anche la telecamera ed una scatola di preservativi. Quando arrivai era quasi del tutto addormentata, e la dovetti svegliare. Bevve l’acqua in un sorso, e non sembrò curarsi delle altre cose che avevo in mano. Per farle comprendere appieno, dovetti montare il cavalletto. Con le ultime forze che le rimanevano mi chiese cosa avessi in mente di fare. Le risposi che avevo messo del sonnifero nella sua pasta, e che nel giro di cinque minuti si sarebbe addormentata volente o nolente. Tentò di alzarsi dal letto, ma prima che riuscisse ad arrivare alla porta della stanza, l’avevo già chiusa a chiave. Corse verso la porta finestra che dava sul balcone, ed iniziò a tirare su la serranda. Cadde addormentata prima di finire.

Misi in funzione la telecamera, e preparai lo spettacolo.

La mattina successiva (stamattina) le mie occhiaie erano ben visibili.
Comunque, avevo finito il lavoro appena in tempo. Alle dieci decisi di svegliare mia cugina. Ormai dormiva da undici ore, e l’effetto del sonnifero doveva essere finito. Le preparai la colazione, ed entrai in camera. La trovai nuda come l’avevo lasciata, prona sul letto, con una gamba piegata di lato ed il lenzuolo attorcigliato intorno al bacino, segno che dormendo si era mossa. Girai intorno al letto, e rimirai quello spettacolo, la sua fica aperta, le sue natiche perfette, la sua pelle liscia e morbida. Decisi quindi di svegliarla. Lei mi facilitò le cose, perché proprio in quel momento si girò in posizione supina. Mi fermai un attimo a guardarla in quella posizione, poi mi chinai sul suo volto e la baciai sulla bocca, aprendo le sue labbra con la lingua, e cominciandole a solleticare il palato. Aprì gli occhi, ma era ancora addormentata, perché intuii che non comprese subito la situazione. Quel mio bacio doveva piacerle, perché ricambio il gioco della mia lingua. Dopo un poco si rese conto di chi ero, dove era, ed in che stato era. Mi scansò, si mise seduta coprendosi con il lenzuolo, e quindi mi diede un sonoro schiaffo.

“Stronzo! ”
“Aspetta, prima di giudicare”
“Come ti sei permesso di farmi una cosa simile. Costringermi a dormire per approfittarti di me. ”
Mi misi a ridere. Quando si arrabbia, mi fa sempre ridere. Perché non è da lei fare la faccia imbronciata e dire male parole.
“Vabbè, comunque ti ho portato la colazione. Vestiti, e vieni giù, che ho una cosa da farti vedere. ”
“Vaffanculo. ”
“Grazie. ” Ed uscii dalla stanza.

Quando arrivò era ancora più nera. Voleva andarsene subito, ma la pregai di rimanere per vedere una videocassetta. Si ricordò che prima di addormentarsi mi aveva visto montare il cavalletto della telecamera, e decise di rimanere per vedere cosa avevo combinato quella notte. Se non altro avrebbe saputo esattamente per cosa doveva essere arrabbiata nei miei confronti.

Si sedette, ed iniziò la proiezione.
All’inizio si vedeva lei accasciata vicino alla finestra. Quindi la sollevavo e la portavo, non senza fatica, sul letto. Tolti lenzuola dal letto e vestiti da lei, la mettevo supina a gambe larghe. Ripresa dettagliata della sua fica.
Rientravo in scena con in mano un vibratore. Cominciavo a passarglielo su e giù per il pube, ed alla fine lo facevo entrare pian piano nella sua fica.
Poi la masturbavo, anche se in effetti quell’azione era inutile, visto che lei non sentiva nulla.
Mi girai a guardare mia cugina. Era nera in viso, ma aveva le gambe larghe ed il cavallo dei jeans infilato nella fica. Intuii che si stava eccitando.
Era quello il mio scopo.
Il film andava avanti. Ora le massaggiavo i seni, mentre il vibratore era visibile, inserito quasi completamente nella sua fica, e poi le mordevo i capezzoli, glieli tiravo, ci giocavo un poco.
Quindi la giravo prona, con le gambe unite, posizione che, se fosse stata cosciente, sarebbe stata abbastanza dolorosa, a causa dell’oggetto che aveva nella fica.
Ora le stavo frustando il culo, lasciandole delle strisce rosse. Forse qui avevo esagerato. Si voltò verso di me e mi diede un’altra sberla. Non replicai, poiché ora veniva la parte succosa.
Avevo preso un altro vibratore, più grosso del primo, e, divaricatole le gambe, tentavo di infilarglielo nel culo, senza successo. Allora le lubrificavo l’ano con dell’olio di oliva, e poi ritentavo. Ora, poco alla volta, il vibratore stava entrando. Nonostante fosse addormentata e praticamente anestetizzata, il suo corpo faceva ogni tanto dei piccoli sussulti.
Quindi la giravo di nuovo, ora in posizione supina, e cominciavo a spogliarmi. Il mio cazzo era al massimo delle sue dimensioni, ed io mi stavo masturbando.
Elisa guardò verso i miei pantaloni, ed in effetti all’altezza del cavallo c’era un certo rigonfiamento, che sentivo anch’io. Guardai anch’io verso la sua fica, e vidi che i pantaloni iniziavano a bagnarsi. Ottimo segno, andava come desideravo.
Ora le toglievo il vibratore dalla fica, e mi mettevo con il culo davanti alla telecamera, pronto a scoparmela. Mi guardò disgustata:
“Mi hai trombato, verme schifoso. L’hai fatto pure senza preservativo! ” Sorrisi. La chiavata durò buoni venti minuti, mentre ogni tanto mi fermavo per far decrescere l’orgasmo nascente e prolungare l’attesa. Devo dire che rivedendolo quel pezzo era piuttosto noioso. Non si vedeva altro che il mio culo che si avvicinava e si allontanava.
Alla fine le venni fuori, inondandole la fica e parte della pancia con il mio sperma. Nel vedere la sua fica piena del liquido vischioso, mia cugina diede un sospiro di sollievo:
“Almeno non mi sei venuto dentro. ”
A quel punto sfoderai le armi a lungo preparate:
“Guarda che bella fica bagnata! ” le dissi infilando la mia testa in mezzo alle sue cosce .
“Sembrerebbe eccitata” ed in un lampo le avevo sbottonato i pantaloni. Lei era troppo intenta a vedere le nuove schifezze che stavo combinando sullo schermo, che lì per lì non badò a quello che facevo. Così, mentre sullo schermo le leccavo via dalla pancia tutto il mio sperma, e poi passavo alla sua fica, dentro la quale, una volta pulita, trovavo il clitoride, e cominciavo a succhiarlo, nella realtà le sbottonai la camicia, tirai fuori dal reggiseno le sue piccole tette e cominciai a succhiarle un capezzolo.
Lei cominciava a non capirci più nulla. Era eccitata per quello che vedeva, ma ne era contemporaneamente disgustata; era disgustata nel pensare genericamente a me, ma contemporaneamente era eccitata da quello che le stavo facendo. Approfittai del suo disorientamento per infilarle una mano nelle mutandine, ed entrare con un dito nella sua fica. Emise un sospiro, come se ormai non ci fosse più nulla da fare. Mi girai verso lo schermo, e capii che quel sospiro era stato causato sia dal mio dito medio nella sua fica (che continuavo a muovere e a girare), sia sullo schermo dal mio cazzo di nuovo duro nella sua bocca. Ottimo, pensai, un sincronismo praticamente perfetto.
Si tolse la camicia ed il reggiseno, e rimase con i soli jeans e le mutandine, completamente bagnate. Mi abbassai e le tirai via i jeans dalle gambe, quindi presi le mutandine e gliele tirai in alto più che potei, facendole infilare il cavallo bene dentro la sua fica. Emise un piccolo grido e strinse istintivamente le gambe. Fulmineamente abbassai le mutande facendole uscire con forza il cavallo dalla fica chiusa. Gridò forte, che quasi mi spaventai. Abbassò le sue mani, che aveva incrociate dietro la nuca, e si tolse le mutandine. “Sei matto”, mi disse.
Mi spogliai, mentre sullo schermo scorrevano le immagini del mio culo che andava su e giù sul suo culo, segno che me la stavo inculando. Presi un preservativo e me lo infilai, quindi le alzai le gambe invitandola a sdraiarsi del tutto sul divano, con la faccia rivolta alla televisione.
Allargò le gambe, ed io mi misi in ginocchio davanti alla sua fica aperta.
Non so perché, ma non volevo farlo senza la sua autorizzazione. Mi disse:
“Beh, allora che aspetti? “, prendendomi la testa e portandola verso di lei.
Mi sdraiai ed entrai dentro di lei. Emise un mugolio, e strinse le sue gambe intorno al mio corpo. Per un attimo pensai:
“Tipica posizione del missionario”, e poi anche:
“Non c’è cosa più divina che scoparsi la cugina”.
Tuttavia scacciai questi pensieri, che sicuramente non si addicevano al momento. Mentre ritmicamente entravo ed uscivo dal corpo caldo, sudato e voglioso di mia cugina, lei si eccitava ancor più nel vedere quello che le stavo facendo sullo schermo.
Le avevo infilato due cilindri di ferro lunghi otto-dieci centimetri e larghi poco più di uno, dentro la fica e dentro il culo. Da questi cilindri partivano due fili elettrici che portavano ad un interruttore. Di lì il filo finiva dritto dentro la presa della corrente. Sullo schermo si vedeva me che di tanto in tanto chiudevo per meno di un secondo il contatto, ed il corpo di mia cugina che sussultava in maniera vistosa. Infatti lì non si trattava di riflessi, che essendo addormentata e quasi anestetizzata non poteva avere, ma di movimenti indotti dalla corrente elettrica. Nel vedere ciò, mia cugina giunse alla saturazione della sua eccitazione, ed ebbe un orgasmo.
Durò moltissimo, mentre continuavo ad andare avanti ed indietro a ritmo crescente, per prolungare il suo piacere. La sua testa sembrava impazzita, la voltava a destra e a sinistra ritmicamente, ed aveva sul viso una smorfia mai vista.
Dopo poco finì il suo orgasmo, e quasi contemporaneamente anche lo schermo diventò grigio, con la tipica nebbia del nulla. Io non avevo ancora
raggiunto l’orgasmo, e continuavo ad entrare ed uscire da quel corpo madido di sudore. Lei tolse la stretta delle sue gambe dal mio corpo, mi prese il culo con le mani e lo spinse verso di sé, dicendomi:
“rimani dentro”. Feci come dissi, lei mi spinse ed insieme rotolammo a terra. Ora io ero sotto, e lei era seduta, accovacciata sopra di me, con il suo busto ad angolo retto rispetto al mio, che mi guardava trionfante, mentre dentro di lei facevo muovere il mio cazzo. Il sudore le grondava dalla fronte, dal collo, fin sopra il suo piccolo petto, e scendeva sulla pancia, sui peli, ed alla fine arrivava a bagnarmi. Anch’io avevo il petto, la fronte e la schiena madidi di sudore, che accrescevano l’effetto di freddo che mi veniva dal pavimento di marmo.
Mi diede uno schiaffo, poi un altro, poi un altro ancora, sempre più forti.
Cominciò a ridere, mentre mi schiaffeggiava facendomi voltare la testa ora da una parte ora dall’altra. Poi si stufò, perché senti il mio cazzo farsi meno duro dentro di lei. Allora cominciò a far uscire ed entrare il cazzo da lei, prima lentamente, poi con un ritmo sempre crescente, alla fine quasi spasmodicamente, finché di nuovo non si accasciò sopra di me in un altro forte orgasmo. Abbracciai il suo corpo, e lo strinsi a me, mentre il mio cazzo ancora si manteneva duro nella sua fica. Ci baciammo varie volte, poi si alzò da me, e si mise a guardarmi in quella mia posa ridicola, sdraiato per terra, con qualche brivido di freddo per la schiena, con quel coso che sporgeva all’altezza del cavallo, ricoperto da un involucro di plastica.
Rise di nuovo. Spense il televisore, mi disse:
“Sei un figlio di puttana, però di voglio bene. E poi hai un bel cazzo. ”
Quindi fece una cosa che non mi aspettavo. Prese il mio cazzo in bocca, e lo succhiò per farlo diventare ancora più duro, quindi si sedette sulla mia pancia dandomi la schiena, e si avvicinò in ginocchio a gambe larghe al mio cazzo. Lo prese con una mano, e posizionò il glande all’ingresso del suo culo. Poi si abbassò sopra di me, facendo penetrare molto lentamente il mio cazzo dentro di lei. Respirava forte, per attutire il dolore. Quando mancavano ormai un paio di centimetri, si fermò. Pensai che era giunta al limite. Invece si riservava il colpo finale. Con una mossa fulminea allargò le gambe e le distese ai fianchi delle mie. Il suo corpo ora non aveva a reggerlo altro se non il mio. Il mio cazzo entrò istantaneamente tutto nel suo culo, e lei gridò. Ora era seduta sopra di me, le sue gambe di fianco alle mie, con il mio cazzo completamente infilato nel suo culo. La stuzzicai muovendo un po’ il mio membro nel suo culo. Lei sospirò, quindi infilò i suoi piedi sotto le mie gambe, ed incrociò le sue gambe sotto le mie. Si sdraiò sul mio corpo, mi prese una mano e me la portò sulla sua fica.
Infilai un dito lì dentro, e di nuovo lei sospirò piano.
“No, toccami il clitoride”. Le cercai con le dita il clitoride, e quando lo trovai e lo strinsi lei gemette un poco. Cominciai a massaggiarlo con movimenti circolari, mentre lei si toccava i capezzoli e cominciava ad andare su e giù, facendo entrare ed uscire dal suo culo porzioni sempre più ampie del mio cazzo. Giunse in breve tempo all’orgasmo, ma stavolta decisi che dovevo giungervi anch’io. Così non mi curai dei suoi gridolini, che fossero di piacere o di dolore, e le presi il bacino che le mani, facendola salire e scendere sul mio corpo, con il mio cazzo che usciva fino ad un certo punto, e poi entrava di nuovo completamente dentro il suo culo. Continuai per pochi minuti, perché sentii presto l’orgasmo arrivare. Mi fermai appena in tempo per farle uscire del tutto il cazzo dal culo. L’orgasmo era lì alle porte, pronto ad arrivare. La voltai, e le ordinai di togliermi il preservativo e di prendere il mio cazzo in bocca. Lo fece senza fiatare. Non appena sentii la sua lingua leccare il mio glande, non ce la feci più, ed esplosi in un orgasmo intensissimo. La cosa incredibile era che quando il mio sperma invase la sua bocca, lei cominciò a succhiarlo e ad inghiottirlo, aumentando la mia eccitazione e prolungando il mio orgasmo.
Ma c’era una piccola punizione che mi aspettava. Finito di succhiarmi il cazzo, lei si spostò su di me e mi baciò. Mi trovai la bocca inondata del mio sperma. Decisi che era talmente eccitante quel bacio che dovevo prolungarlo il più possibile. Così scavai con la mia lingua dentro il suo palato, poi nella gola, mentre con le mani tenevo la sua testa avvinghiata a me. Lei ad un certo punto tentò di mordermi la lingua, ed un rivolo del mio sperma colò fuori della mia bocca, sul mio viso fino a dietro l’orecchio.
Giunse quindi il suo turno di esplorarmi, e mi sentii la sua lingua andare ovunque dentro la mia bocca, ma non opposi resistenza. I nostri respiri erano affannati, i nostri corpi sudati e stanchi erano avvinghiati insieme.
La presi e ci rotolammo di nuovo. Ora era lei sotto di me. Chiusi la bocca, mentre la sua lingua era ancora dentro di me. La lisciai con le mie labbra, poi scesi e riversai sul suo petto quel miscuglio di nostri umori.
Desideravo scoparmela di nuovo, ma purtroppo il mio cazzo non aveva la stessa intenzione. Così mi accasciai sopra di lei, e mi addormentai.
Evidentemente si addormentò anche lei, perché mi svegliai un’ora dopo nella
stessa posizione. Lei era sveglia, e mi accarezzava i capelli.
La guardai, e le dissi: “Ti devo confidare un segreto: quel filmino ha di buono solo il montaggio. Stanotte io e te non abbiamo fatto proprio niente. ”
Si mise a ridere:
“Vorresti dire che l’unica scopata è stata quella di ora? ”
“Se non ci credi ho le prove”
“Vediamo. ”
Presi la telecamera, la collegai al televisore e cominciai a proiettare le riprese originali. Così Elisa scoprì che avevo fatto finta sia di scoparmela che di incularmela, che lo sperma era in realtà uno sciroppo molto denso, che i vibratori erano degli aggeggi che si sgonfiavano non appena si tentava di infilarli, e che entravano appena un paio di centimetri per rimanere fermi in posizione. La frusta, poi, era un’innocua striscia di gomma con sopra dell’inchiostro rosso, mentre il trucco della corrente elettrica era fatto con un piccolo stantuffo sotto il suo corpo, collegato ad una pompetta azionata dal mio piede. Agli elettrodi, ovviamente, non arrivava un filo di corrente.

Alla fine mi ha guardato, forse con odio, forse con stupore, forse con affetto. Non ha detto nulla, mi ha baciato, si è vestita e se ne è andata.
Ed ora sono qui, a raccontare tutto questo, senza sapere se domani cambierà il suo atteggiamento verso di me, se ne parlerà con qualcuno, se scoperemo ancora. FINE

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Colleziono racconti erotici perché sono sempre stati la mia passione. Il fatto è che non mi basta mai. Non mi bastano le mie esperienze, voglio anche quelle degli altri.

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