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Paola la compagna di liceo

Decisamente era l’ultima persona che mi aspettavo di incontrare a Roma. Paola ed Io eravamo stati compagni di classe per tutti e 5 gli anni di liceo, e per tutto quel periodo i nostri rapporti erano stati quelli che normalmente derivano dal trovarsi insieme tutti i giorni nella stessa stanza: un legame simile a quello che intrattenevamo con gli altri 20 compagni di sventura che condividevano con noi quelle 5 ore di noia totale. Era una di quelle frequentazioni “collettive” il cui ricordo sbiadisce poco a poco, finendo con l’identificare una persona solo come parte di un gruppo in cui siamo anche noi… Ma questo nel mio caso non era esatto; ricordavo benissimo gli attimi passati a spiare il suo profilo durante una lezione di latino o di matematica, o il piacere che provavo quando, seduto nel banco dietro di lei, potevo rimirare da vicino la sua enorme massa di riccioli castani, sentirne il profumo, e persino, negli attimi di maggiore audacia, giocherellarci con le dita (Piano, perché lei non se ne accorgesse! ).

Ricordavo anche i pensieri che mi ispirava nei lunghi pomeriggi, quando la mente, rifiutando la costrizione dello studio, galoppava sfrenata lungo i sentieri di fantasie proibite, e provavo ad immaginare le sue forme generose prive dello schermo degli abiti, regalandomi eccitazioni intense che placavo in solitudine, sostituendo con l’immaginazione il suo corpo e la sua bocca alla mia mano…

Era questa la donna che vidi fra la folla della stazione di Roma Termini, scesa forse dal mio stesso treno. La raggiunsi, e dopo la sorpresa iniziale anche lei sembrò contenta di vedermi. Una volta tanto le frasi di circostanza che si usano in questi casi (“Che bella sorpresa! Non sei cambiata per niente! “) furono dette con convinzione; Paola non era quasi cambiata, a parte il tailleur al posto dei jeans, che sacrificava un po’ le sue forme ma le dava un tocco di classe che la rendeva ancora più affascinante. Scoprii che anche lei era a Roma per lavoro, e vi si sarebbe trattenuta per qualche giorno; le proposi immediatamente di vederci a cena, e lei accettò con entusiasmo, dicendo che la salvavo da una tediosa cena in solitudine.

Quel giorno partecipai distrattamente agli incontri di lavoro che mi avevano portato li. Per meglio dire, ci partecipò solo il mio corpo, mentre col pensiero ero già alla sera, quando avrei rivisto per la seconda volta dopo anni la mia compagna di classe, protagonista di alcuni fra i sogni erotici più intensi della mia adolescenza. Cercai di concentrarmi su quello che facevo, ripetendomi che era solo una rimpatriata, che probabilmente sarebbe stata una serata noiosa, e se mi aspettavo troppo la delusione sarebbe stata ancora più cocente… Niente da fare. Arrivai a sera eccitato come un liceale al primo appuntamento.

Avevo una buona mezz’ora di anticipo, ma per fortuna Paola non mi fece aspettare più del dovuto, anzi arrivò qualche minuto prima dell’ora prefissata. Era ancora più splendida di come me la ricordavo; aveva cambiato il tailleur della mattina con un’ampia gonna a fiori e una camicetta nera a giro manica, e intorno al collo aveva una catenina il cui medaglione a forma di sole attirava gli sguardi (se mai ce ne fosse stato bisogno) su una fantastica scollatura che, senza essere eccessiva, rendeva piena giustizia al suo petto glorioso.

Lasciai a lei la scelta del locale, e propose un ristorantino vicino dove, a sua detta, si poteva cenare bene in un ambiente tranquillo senza andare in rovina per il conto. In effetti, la cena fu ottima, ma più che al cibo facemmo onore al vino. Ricordavo Paola come una ragazza quasi astemia, e fui sorpreso dall’evidente piacere con cui sorseggiava il vino dei Castelli. In breve la conversazione prese il volo, e, esaurito l’amarcord dei tempi del liceo, passammo ad argomenti più attuali. Avevo notato la sua conoscenza di Roma, e le chiesi se ci veniva spesso. “Si, cioè… No. Ci venivo spesso fino a poco fa, ma ora erano alcuni mesi che mancavo. ” Ne domandai il motivo, pensando fosse legato a questioni di lavoro, ma la sua risposta mi spiazzò completamente. “Bé, vedi, il mio ex è di Firenze, e qui ci incontravamo a metà strada, ma da quando ci siamo lasciati… Per un po’ non ho assolutamente voluto tornare qui, e stavolta ho accettato solo perché mi hanno pregata in ginocchio, ero l’unica persona disponibile”

Mi sentivo un idiota, per una sciocchezza avevo compromesso il clima di cordialità che si era creato, e cercai di rimediare dicendo che in fondo era stato una fortuna, perché se non fosse venuta avrebbe perso l’opportunità, più unica che rara, di una cena intima col sottoscritto… E aggiunsi che, pur non conoscendo il suo ex, avevo però capito che era stato un puro deficiente a lasciare una come lei.

“Ti ringrazio, sei sempre gentile e simpatico come ai tempi della scuola, ma direi che non è stato così stupido, anzi! Mi ha mollato per una modella, una che posa per i giornali di moda, e mi ha detto chiaramente che sono troppo “brava ragazza”, e per lui ci vuole una “vera donna”, sexy e appassionata! ”

Rimasi stupefatto da tanta cafonaggine, e le dissi che uno così era meglio perderlo che trovarlo. “E comunque” aggiunsi “non sa riconoscere una bella donna nemmeno quando la vede. E per dire che non sei sexy deve essere cieco e sordo. E morto. ”

Avevo ormai ingranato la marcia, ed era troppo tardi per fermarsi. “Vedi, Paola, ho sempre pensato che tu fossi la ragazza più bella della classe, e non so cosa avrei dato per trovare il modo di fartelo capire. E ora che ti ho rivisto dopo tutti questi anni… Beh, se avessi la possibilità di passare una notte con te, sapendo che è l’ultima cosa che faccio, lo farei e morirei felice! ”

Lei mi guardò con lo sguardo di chi si accorge per la prima volta di qualcosa che, in fondo, ha sempre saputo, si agitò sulla sedia… E disse, cercando di essere disinvolta, che si era fatto tardi ed era ora di chiedere il conto.

Pagai, e mentre ci avviavamo all’uscita, lei finse (male) di barcollare ed aggrappandosi al mio braccio disse: “Devo aver esagerato col vino, ed ora ho paura di non reggermi in piedi. Ti seccherebbe accompagnarmi in albergo, per favore? ”

L’hotel si trovava nella zona dei Parioli, e lungo tutto il tragitto in taxi lei non fece altro che stringersi a me e carezzarmi il dorso della mano con le dita; ad un certo punto, mormorando qualcosa sul caldo, allargò lo scollo della camicetta aprendo un altro bottone, regalandomi così una splendida visione delle sue dolci colline e della valle che le divideva, al cui ingresso si adagiava il ciondolo… Non riuscivo a staccare gli occhi da quello spettacolo, e lei se ne accorse. Accostando le labbra al mio orecchio sussurrò: “Per essere stato un ragazzo timido, sei diventato assai audace… Pensi sempre che sono la più tosta della classe? ” “Penso che vorrei essere quel ciondolo… ” “Scemo! ” ribatté, e avvertìì in un attimo la leggera carezza umida della punta della sua lingua nel mio orecchio. Fu così delicata e veloce che io quasi non sapevo se era una cosa reale o la mia immaginazione completamente fuori controllo, ma l’inquilino del primo piano aveva già deciso che era tutto vero, e cominciai ad avvertire una leggera pressione all’interno dei boxer… emisi un sommesso respiro, e mi agitai sul sedile cercando di sistemarmi più comodamente; avvertendo il mio movimento, lei sfiorò delicatamente la patta, avvertendo la crescente tensione “Wow! Ma allora ti piaccio davvero… ” Non lasciai che continuasse: il profumo del suo alito mi fece perdere la testa, le afferrai la nuca e accostai le mie labbra alle sue… Per nulla sorpresa, lei assecondò con entusiasmo la mia iniziativa, e le nostre lingue si incrociarono freneticamente, esplorando le rispettive bocche, mentre la respirazione si faceva affannosa. La sua mano esplorava il mio addome scendendo sempre più in basso, finché non si impadronì dell’inforcatura; cominciò a toccare, dapprima delicatamente poi con sempre maggiore decisione la bozza che si era ormai formata, esprimendo con mugolii di approvazione il suo apprezzamento. L’autista sembrava ignorarci, ma ciononostante non osavo seguire l’esempio di Paola, che ad un tratto mi prese al mano libera e se la portò al seno; era al tempo stesso morbido e sodo, e potevo sentire attraverso la stoffa della camicetta il capezzolo duro ed eretto, che sembrava quasi la punta di una matita… Lo strinsi delicatamente fra il medio e l’anulare, mentre lei aveva ripreso imperterrita ad impastare le mie parti basse, proprio come fossero pasta di pane. Ormai l’asta era completamente in tiro, e credo che sarei venuto lì, in quel taxi, se finalmente non fossimo arrivati all’albergo.

Ci ricomponemmo e scendemmo di corsa, ricordandoci appena in tempo di pagare l’autista. Io camminavo con difficoltà, a causa del grosso… imbarazzo che provavo, e che mi costringeva a restare leggermente piegato in avanti. Ci infilammo correndo nell’ascensore, e nel breve tragitto dal pianoterra al secondo piano riprendemmo a baciarci, mentre le nostre mani ansiose esploravano i nostri corpi… La chiave tremava mentre Paola cercava di introdurla nella serratura, e certo il fatto che io da dietro le baciassi il collo, riempiendomi le mani dei suoi seni e spingendo il mio inguine contro il suo generoso fondoschiena non facilitava l’operazione… Alla fine riuscì ad aprire la porta, ed io la spinsi all’interno della stanza guidandola verso il letto. Ma lei si divincolò dalla mia stretta e, con la voce ansante per l’eccitazione, mi disse di aspettarla per qualche attimo mentre andava in bagno.

Ormai l’asta mi faceva quasi male per la tensione; Mi sedetti sul letto giusto il tempo necessario a liberarmi degli abiti, poi, reso folle dal desiderio, la seguii; non aveva chiuso a chiave la porta, ma credo che in caso contrario l’avrei senz’altro sfondata. Girai la maniglia ed entrai, preceduto dalla mia bandiera che svettava orgogliosa verso il cielo: lei si era appena seduta sulla tazza, e al mio apparire restò senza parole. Si era già tolta la gonna e le mutandine, ed aveva addosso solo la camicetta, completamente sbottonata; la vista delle sue gambe, della sua pelle bianca e del triangolo più scuro che intravedevo fra le gambe mi mandò in estasi. Mi chinai e, mentre la baciavo, le alzai le gambe, in modo da esporre la sua vulva meravigliosa, vermiglia, colante umori e anelante di essere penetrata. La accontentai subito: infilandomi sotto le sue gambe, mi sedetti anch’io sul water di fronte a lei, e ondeggiando il bacino strusciai l’asta e lo scroto sulle piccole labbra e sul clitoride, inzuppandomi con le sue abbondanti secrezioni.

I suoi mugolii erano un commento efficace alla mia iniziativa, ma ancora più esplicita fu la sua mano, che scese per afferrare saldamente la verga costringendola ad abbassarsi, in modo da appoggiare il glande all’ingresso del suo canale. Avvertii una magnifica sensazione di calore che dalla punta si propagava al resto del corpo con in brivido. Guardando Paola negli occhi, cominciai a spingere lentamente per completare la penetrazione, ed il membro penetrò, un centimetro dopo l’altro, nella vagina scivolosa e caldissima. Lei ricambiava il mio sguardo, con gli occhi sbarrati e la bocca spalancata in un grido silenzioso di godimento. Oramai ero completamente penetrato nel suo grembo accogliente e caldo, e mi rilassai per qualche attimo mentre gustavo le sensazioni che il contatto col suo corpo mi procurava. Cominciai ad avvertire le sue contrazioni vaginali, mentre le mani si impossessavano dei miei fianchi attirandoli verso di sé per farmi entrare ancora più in profondità. Ma ero già tutto in lei, ed i testicoli premevano ormai sul piccolo fiore del suo “secondo canale”. Cominciai a pompare, dapprima lentamente poi con energia sempre maggiore, mentre ad ogni affondo le sue mani stringevano convulsamente il mio fondoschiena e la sua bocca emetteva gemiti via via più forti; di secondo in secondo il piacere prendeva tutto il mio corpo, facendomi temere di non riuscire a contenerlo, di esplodere spargendo tutto quel godimento intorno.

Non durai a lungo. Dopo pochi colpi, Paola iniziò a muovere sempre più forte i fianchi, fino alla frenesia, e quando, con un’ultima violenta contrazione, il suo orgasmo esplose con un grido mentre le sue mani mi artigliavano convulsamente i fianchi, venni anch’io, con un potente affondo che le fece sbattere la testa contro la parete; una serie di violente scosse attraversarono il mio corpo, ed ogni volta affondavo in lei con un gemito mentre il suo orgasmo raggiungeva il parossismo. Per un tempo che mi sembrò eterno, le vomitai fiotti di lava bollente nell’utero, mentre lei gridava che si sentiva scoppiare e che era bellissimo e riempimi tutta fammi scoppiare la pancia SIIIIIIII!!!!

Alla fine, entrambi esausti, ci accasciammo l’uno sull’altra, incapaci di qualunque movimento, mentre il mio membro ancora in parte eretto, in preda agli ultimi sporadici sussulti, era ancora infisso nel suo ventre, sigillando dentro di lei i nostri fluidi densi e vischiosi, ormai inscindibilmente mischiati. FINE

About Hard stories

Scrivo racconti erotici per hobby, perché mi piace. Perché quando scrivo mi sento in un'altra domensione. Arriva all'improvviso una carica incredibile da scaricare sulla tastiera. E' così che nasce un racconto erotico.

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