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Paola professoressa del liceo

Paola ha 36 anni ed è una professoressa di liceo.

Considerata la più bella docente della scuola, non si è mai curata troppo della sua avvenenza, preferendo invece l’impegno e la serietà nell’insegnamento.

Una sera Paola e la sua amica Sabrina decisero di andare al cinema per vedere uno dei film più chiacchierati: Basic Instinct; Paola non era molto entusiasta, tuttavia Sabrina aveva insistito così tanto che alla fine l’aveva convinta.

Terminato il film, la solita “margherita” nella pizzeria vicino a casa.

“Pensa” disse Sabrina “se anch’io riuscissi a far eccitare degli uomini come fa Sharon Stone, solo accavallando le gambe” e nello stesso tempo mise in atto il proposito, scoprendo un po’ le cosce.

Paola si mise a ridere: “Mi sa che sei andata fuori di testa del tutto”.

Le due ragazze si avviarono verso casa, ripromettendosi di sedurre, l’indomani, sia Michael Douglas che Kevin Costner, qualora fossero andati alle lezioni di storia dell’arte.

Paola cominciò a spogliarsi per andare a letto; lo specchio rifletteva la perfezione delle sue forme, completata dalla recente abbronzatura frutto delle vacanze estive al mare.

D’istinto, si passò le mani sulle tette, poi le schiacciò verso il centro mentre il reggiseno si gonfiava da scoppiare, spinto dai 90 centimetri di circonferenza seno che carrozzano la ragazza.

Durante la notte, Paola non riusciva a dormire: quel film che aveva considerato poco più che una scocciatura, le aveva invece colpito qualcosa di profondo; le ritornavano in mente il gesto dell’amica e la Stone che accavallava le gambe, dopo aver dichiarato di non portare mutandine sotto la minigonna, gli sguardi eccitati degli uomini ed il loro desiderio di possederla.

Ormai qualcosa in Paola era scattato: la sua mente cominciava a costruire fantasie erotiche e più andava avanti e meno le sembravano irrealizzabili.

Prima dell’alba, Paola sentì che “doveva” provare un’emozione forte e che lo avrebbe fatto subito, senza attendere occasioni particolari.

Si alzò e, fatta la doccia, concretizzo il suo piano: oggi, dovrà tenere lezione per quattro ore filate presso la quarta C, perchè l’insegnante di ginnastica le ha lasciato sulla segreteria telefonica il messaggio che non potrà andare a scuola in quanto malato.

La quarta C è una classe tutta maschile ed un po’ difficile: i sedici allievi provengono dai quartieri più periferici della città e spesso si dimostrano irrequieti e poco disciplinati; quando hanno lezione di educazione fisica, i ragazzi vengono a scuola vestiti con le tute da ginnastica ed ecco il piano di Paola: si vestirà in maniera provocante, farà un po’ la civetta finchè non sarà riuscita a vedere, attraverso i pantaloni della tuta di qualche ragazzo, almeno un accenno di gonfiore del pisello. Nonostante la cosa le sembri assurda e un po’ deficiente, Paola è fermamente intenzionata a farla.

Solitamente il suo abbigliamento è molto castigato, con abiti scuri e tali da mortificare le sue forme generose, anche se per una 90 – 60 – 88 alta un metro e settantasette non è molto facile nascondere le proprie fattezze.

Paola si infila un reggiseno nero molto aperto sul davanti, che copre a malapena i capezzoli; sopra solo una giacca bianca, la cui scollatura termina abbondantemente sotto il seno (mai l’avrebbe indossata senza una camicetta sotto, ma oggi era un giorno particolare). Le gambe sono perfette così e non necessitano di calze, mentre sopra le mutandine, nere, di quelle che sul sedere si restringono ad un filo di cotone affogato tra chiappe, mette solo una minigonna bianca abbondantemente sopra il ginocchio (anzi, pensa Paola guardandosi allo specchio, a dir la verità più che sopra il ginocchio devo ammettere che copre a malapena il sedere). Un paio di scarpe bianche con i tacchi a spillo completano il quadro.
Paola si guarda allo specchio: uno schianto, ma non ha il coraggio di presentarsi così a scuola: indossa quindi un impermeabile che si toglierà solo una volta entrata in classe, davanti ai “suoi” ragazzi.

Quando Paola arriva in aula, gli alunni sono già tutti presenti: come previsto, tutti i ragazzi hanno la tuta da ginnastica e, quando qualcuno accenna un salto per scavalcare una sedia, si notano gli attributi che scodinzolano da sotto la stoffa.

“Ragazzi, a posto, cominciamo”

Tutti si siedono e Paola si toglie l’impermeabile: un mormorio pervade l’aula, stupore ed ammirazione, uniti a qualche battutina un po’ pesante sussurrata piano ma non abbastanza da sfuggire alla prof si mescolano; Paola non si sente affatto imbarazzata: il gioco va come lei aveva previsto.

Inizia la lezione e Paola legge ai ragazzi un saggio impegnativo: durante la lettura, scende dalla cattedra ed inizia a girare tra le file dei banchi, lentamente.

Al suo passaggio, i ragazzi che le stanno dietro staccano gli occhi dal libro e restano ipnotizzati dallo stupendo spettacolo del suo corpo: vista da dietro, la prof è la più bella figa che abbiano mai visto in vita loro: quella gonna bianca ed attillata sotto la quale si vede perfettamente la forma generosa del culo, è la cornice perfetta per quelle gambe favolose, lunghe e tornite, che l’abbronzatura rende irresistibili.

Paola continua la lettura ed il suo girovagare lento per l’aula, ben cosciente del fatto che i ragazzi, appena lei è passata, se la divorano con gli occhi.

Terminata la lettura, Paola torna a sedersi alla cattedra.

Più volte, in passato, si era lamentata con il preside perchè la sua cattedra, aperta davanti ed in posizione rialzata, non era adatta ad un comportamento decoroso, ma la scarsità di fondi aveva ritardato l’acquisto del nuovo suppellettile, così che lei era sempre andata a lezione con i pantaloni, tranne in inverno quando metteva gonne lunghe fino ai piedi.

Ma oggi quella cattedra era un contributo formidabile al suo piano.

Si sedette ed immediatamente gli occhi di tutti furono puntati lì, sotto la cattedra.

Era una giornata di sole ed il riflesso del pavimento era come un faro puntato verso la sedia della prof e tutto ciò che ci stava sopra.

Paola cominciava a sentirsi sempre più immedesimata in quel gioco assurdo: allargava le gambe per poi richiuderle dopo pochi secondi, il tempo comunque sufficiente ai ragazzi per vederle gli slip e la peluria che usciva dai lati delle minuscole mutandine, poi le accavallava come aveva visto nel film, stando in punta alla sedia, lasciando che si vedesse il profilo posteriore della coscia fino all’inizio del sedere.

I ragazzi erano ipnotizzati: era impossibile ascoltare le parole della prof o seguire qualsiasi ragionamento: mai in quarta C si era udito un silenzio così totale ed assoluto.

Paola sbirciava i ragazzi delle prime file: da sotto il banco riusciva a vedere i pantaloni di qualcuno e, con piacere, notò che l’effetto del suo comportamento era evidente: i ragazzi avevano una erezione ed i membri tendevano vistosamente i pantaloni elastici delle tute.

Considerata l’età dei ragazzi – intorno ai 18 anni – ed il loro numero, qualunque persona di buon senso avrebbe interrotto il gioco, ma Paola ormai era totalmente schiava della situazione: non sarebbe riuscita a fermarsi adesso anche se non aveva alcuna idea di dove volesse arrivare.

Chiamò alla lavagna uno dei ragazzi, Matteo: il ragazzo si diede una toccatina al pene per cercare di nascondere alla meglio l’erezione e si indirizzò verso le cattedra.

L’erezione era evidentissima: il cazzo del ragazzo tendeva i pantaloni leggeri e la forma del pene era perfettamente visibile.

Paola finse di non accorgersene, si alzò anch’essa e si mise a fianco del ragazzo.

“Disegna una colonna dorica”, chiese.

Il ragazzo iniziò ad eseguire il disegno, mentre Paola lo guardava fisso; quando ebbe finito, se ne uscì con una battuta:

“La cima devi farla più larga, quella lì mi sembra la punta del tuo cazzo, o almeno così mi sembra di vedere da sotto i pantaloni”.

Lei stessa si stupì di aver proferito quelle parole: mai aveva parlato così, nemmeno nei momenti intimi con i pochi fidanzati che aveva avuto e che la consideravano una bacchettona.

Il ragazzo, eccitato, interpretò quelle parole come una provocazione e rispose a tono:

“è proprio sicura, prof ? Guardi meglio, forse si sbaglia” e , così dicendo, si calò i pantaloni e le mutande, restando con il cazzo dritto puntato verso la professoressa.

Senza rendersene conto, Paola allungò una mano fino a sfiorare con le dita la cappella del ragazzo:

“Non mi ero sbagliata, quindi”.

Ormai i ragazzi erano eccitatissimi: l’immagine della professoressa era scomparsa dalle loro menti, sostituita da quella di una femmina splendida, provocante, cui era impossibile resistere.

Alcuni cominciarono ad alzarsi dai loro banchi e ad avvicinarsi alla cattedra.

Paola vide due, tre, dieci ragazzi farsi intorno alla pedana della cattedra: tutti avevano i pantaloni tesi all’altezza del pube e sotto si indovinavano i cazzi lunghi e diritti.

In un attimo, riacquistò coscienza della situazione, capì in che guaio si era cacciata e, spaventata, decise di interrompere quel gioco stupido che non avrebbe mai dovuto iniziare.

“Ragazzi, tornate a posto, non è ora di intervallo”, disse tentando di riacquistare una voce ferma.

La decina di ragazzi che le stava intorno cominciò a ridere: imitando Matteo, si tirarono giù i pantaloni e le mutande e si tolsero le magliette.

Paola cominciava ad avere paura:

“Smettetela di fare gli stupidi o vi sospendo tutti”, gridò con un filo di voce.

Ora anche gli altri ragazzi si erano alzati ed avvicinati alla cattedra, spogliandosi come avevano fatto i primi.

Matteo andò alla porta e la chiuse a chiave, dopo aver messo all’esterno il cartello “Classe in palestra per lezione di educazione fisica”: nessuno sarebbe entrato nelle prossime ore nè dalla pesante porta di legno si sarebbero potuti udire rumori o urla.

Ormai tutti i ragazzi erano sulla pedana: i loro corpi nudi formavano un muro di carne eccitata e Paola ne era terrorizzata: la presero per un braccio, lei tentò di liberarsi con uno strattone ma sentì due, tre, tante mani che la afferravano in tutto il corpo: tentò di gridare ma le tapparono la bocca.

Sollevarono la professoressa di peso e la stesero sulla cattedra: la tenevano immobilizzata e cominciarono a spogliarla: via la giacca, poi la gonna ed il reggiseno e, da ultime, le mutandine; in pochi secondi fu nuda e tante mani la toccavano ansiose di piacere.

Le tette erano le più ambite, sode e con i capezzoli duri per lo spavento, venivano palpate in continuazione; altri le toccavano il ventre e le cosce, mentre alcuni ragazzi le tolsero le scarpe e cominciarono a toccarle i piedi. Matteo, invece, volle essere il primo a possederla.

“Volevi vedere il mio cazzo, puttanella ? Eccolo, senti se è duro abbastanza per te”

Montò sulla cattedra, si sdraiò sulla prof e la violentò.

Paola riuscì ad urlare, ma nessuno poteva sentirla; sentiva il membro del ragazzo penetrarla sempre più a fondo ed il suo ansimare sempre più forte, mentre con le mani si appoggiava alle sue tette, fino a quando raggiunse l’orgasmo.

Il secondo ragazzo era così emozionato ed eccitato che tremava: prima di pentrarla, le diede un bacio sulla bocca, poi la violentò così come altri dieci ragazzi dopo di lui.

La vagina di Paola era piena di sperma, che colava sul piano della cattedra; nel clima da bolgia, alcuni dei ragazzi avevano anche vomitato, sopraffatti dall’eccitazione e dalla voglia.

La trascinarono giù dalla scrivania e la fecero appoggiare al bordo, con il culo in fuori.

Le bagnarono il buco del culo con la saliva, tenendola saldamente per i fianchi.

Paola urlava “Porci, bastardi, ve la farò pagare. No, non voglio! Il culo no! Vi prego”.

Il primo ragazzo glielo spinse dentro con delicatezza, facendo attenzione a non farle male; il membro si immergeva sempre più a fondo nella sua carne e Paola lo sentiva penetrare, lì dove nessun uomo l’aveva mai avuta.

Gli altri ragazzi guardavano la scena dell’inculata della prof da sotto la pedana della cattedra, come se fossero al cinema e si eccitarono ancora di più; nell’arco di un’ora, tutti e sedici avevano sodomizzato la professoressa.

Terminato lo scempio del culo di Paola, la lasciarono tramortita, stesa sulla pedana.

Dopo un po’, la ragazza trovò la forza di rialzarsi e di avvicinarsi alla porta, ma i suoi allievi non ne avevano avuto ancora abbastanza: cominciarono ad inseguirla per l’aula: in realtà, non avevano alcuna fretta di catturarla, ma semplicemente si divertivano a vederla correre nuda e terrorizzata da una parte all’altra della stanza, nel vano tentativo di sfuggire a nuove sevizie.

Quando furono di nuovo arrapati, la catturarono e la trascinarono in mezzo all’aula: si misero tutti in cerchio e Matteo le ordinò:

“Adesso ce lo prendi in bocca a tutti, puttana”.

Paola si rifiutò “Non voglio, mi fate schifo maiali, lasciatemi in pace”.

Le bloccarono a terra le braccia e le gambe e cominciarono a solleticarla sotto i piedi; Paola soffriva moltissimo il solletico – durante una lezione lo aveva confessato ai ragazzi – e cominciò a ridere incontrollatamente; supplicava i suoi aguzzini di smetterla, ma questi si eccitavano alla reazione della donna e continuavano a farle ciò che avevano iniziato.

Dopo qualche minuto Paola si sentì mancare ed urlò “Va bene, bastardi, farò tutto quello che volete ma smettetela”.
Le lasciarono i piedi e si rimisero in cerchio.
Paola, in ginocchio in mezzo a loro, cominciò a sbocchinare il primo, poi il secondo e così via, fino a che tutti i ragazzi avevano sborrato nella bocca della professoressa.
La sveglia suonò come sempre alle sette.
Paola si svegliò, stanca e sudata: aveva avuto degli incubi orribili, durante i quali aveva sognato di essere violentata.
Si portò una mano in mezzo alle gambe e si accorse che le mutandine erano fradicie. FINE

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I racconti erotici sono la mia passione. A volte, di sera, quando fuoi non sento rumori provenire dalla strada, guardo qualche persona passare e immagino la loro storia. La possibile situazione erotica che potranno vivere...

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